Don't Be So Serious - Speciale Death Stranding (Spoiler!)

Gli esports entrano a gamba tesa nel campo da calcio.

Se c’è qualcosa che lega calcio ed esports può essere, in alcuni contesti, un campo. Alcune notizie di non troppo tempo fa in realtà sembravano smentire la cosa, mettere i due mondi su piani del tutto diversi. O almeno è così che la vedono alcuni, come il presidente della Juventus Agnelli – che di Fortnite, un gioco sicuramente legato al calcio, fa un rivale. Sì, diciamocelo: nella mente collettiva “videogioco” e “campo sportivo” non vanno esattamente d’accordo, e spesso una per qualche motivo esclude l’altra. Allora, forse, si può pensare che sia strano trovarsi davanti uno sportivo appassionato di videogiochi?

Non dovrebbe essere poi così sorprendente se una persona si diletta a spendere il tempo libero con in mano un joystick. Ad esempio Diego Demme del RB Lipsia sembra essere ferrato in argomento videoludico – stando anche alle parole di altri campioni del mondo virtuale. Il classe ’91 infatti rappresenta la sua squadra non solo nel campo erboso, ma anche in quello virtuale degli esport di FIFA 20, insieme a Cihan Yasarlar – tre volte campione in merito. Una squadra di professionisti, quindi, e per Demme è il caso di dire che sta portando il lavoro nella passione (a stabilire quale è cosa pensateci voi).

Possibile che sia davvero così strano?

Quando qualcosa di “normale” attira attenzioni anche da parte delle testate stampate, tendenzialmente forse troppo normale non è (almeno non nella già citata mente collettiva). La scorsa settimana Agnelli ha dato l’allarme: ai videogiochi si è degnata meno attenzione di quanta ne meriterebbero, e bisogna stare molto attenti a questo oscuro medium. Una preoccupazione – perché questo era – che sembra un po’ cadere dalle nuvole, se si pensa che alcuni calciatori hanno calpestato il territorio dei videogiochi prima che lui se ne accorgesse (Totti, ad esempio, ci è passato non molto tempo fa).

Ci sarà un motivo se i riflettori si spostano pian piano sui videogiochi.

Una ricerchina rapida basta per farsi un’idea, seppur vaga, di come stiano le cose: c’è gente che per prepararsi a tornei di questa scala perde giornate intere. Detto così più o meno tre quarti della popolazione mondiale punterebbe il ditino troppo maturo per un joystick o una tastiera, ma poi gli esport-ers mostrano il conto in banca. A quel punto va tutto bene, e puoi giocare anche tutta la vita se vuoi (con un quarto di restanti scettici ancora lì a darti del fannullone). Sì, perché se non lo sapeste gli esports fruttano parecchio, almeno per i giochi più importanti. Se sei coinvolto nel calcio di serie A ed hai un estremo ed inspiegabile bisogno di arrotondare, dunque, la risposta è proprio “esports”.

Prima Agnelli dichiara Fortnite suo rivale; poi la notizia che Demme, un calciatore, nel tempo libero si diletterà a giocare per la sua squadra, ma in virtuale: gli esports fanno parlare di sé. Pur essendo in Italia un campo relativamente nuovo, non è impensabile possa farsi conoscere in breve. A quel punto, un’integrazione con il calcio potrebbe essere il minimo che ci si possa aspettare.