Gameromancer 27: il videogioco come viaggio atrale/sega mentale

DreamWorks conclude la sua trilogia di draghi e vichinghi, con un capitolo capace di mangiarsi tutta la loro produzione recente.

Guardandoli tutti e tre a distanza ravvicinata ho notato ancor di più la crescita esponenziale della saga diretta da Dean DeBlois, su più piani. Quello più ovvio, legato ai progressi della CGI dal 2010 a oggi, quello della pura regia, sempre più audace ed esaltante, ma soprattutto quello umano, con personaggi cui è stato dato il tempo di maturare, evolvere, con tutte le paure e le gioie che ne derivano, dandoci la possibilità di sentirli sempre più nostri. Impossibile non affezionarsi a ognuno dei giovani e adulti vichinghi di Berk, trasformata negli anni da fronte principale della guerra tra umani e draghi a piccolo paradiso di questi ultimi, simbolo di convivenza pacifica, integrazione e amore. Il secondo, bellissimo capitolo si era concluso con il giovane Hiccup nominato Capo del villaggio, e l’adorabile quanto temibile Sdentato, Furia Buia dai modi felini, divenuto drago alpha della comunità. Ma per una tribù convertita alla convivenza con i furono nemici alati, un’altra è sempre determinata allo sterminio totale. Cacciatori guidati dallo spietato Grimmel, mano armata dietro la quasi estinzione delle Furie Buie.

La narrazione ha tratti quasi biblici, gli umani eletti a razza superiore dallo stesso Grimmel, berkiani e sputa fuoco costretti all’esodo in cerca di una nuova “terra promessa”, il Mondo Nascosto, madre di tutti i draghi e antica ossessione di Stoik, padre di Hiccup. La battaglia che incombe sarà serratissima, ricca di ribaltamenti di fronte, assalti e ritirare, ma ciò che questo terzo capitolo vuole davvero celebrare è l’amore. Quello tra il miglior fantino di draghi in circolazione e la “grande donna” che lo ha sempre sostenuto, Astrid (con un ruolo sempre più centrale), da cui ormai ci si aspetta il grande passo verso il matrimonio, ma anche l’amore tra Sdentato e la sua versione in negativo, una Furia Chiara che gli farà perdere letteralmente la testa, dando vita a scene di corteggiamento ora goffamente comiche, ora meravigliosamente suggestive, da pelle d’oca. Merito anche della pazzesca colonna sonora orchestrale firmata John Powell (il quale ha spesso collaborato con Hans Zimmer e si sente, soprattutto in certe scene dove i bassi montano minacciosi fino a esplodere), che accompagna scene di rara bellezza coreografica e scenografica, grazie ad animazioni fuori di testa e a un uso dei colori abbagliante, capace di penetrare fino all’anima. Il lavoro svolto a livello registico è magistrale, con campi larghi che traboccano di dettagli in movimento, esaltando la natura poligonale di questo fantastico nord, seguendo poi le scene d’azione, cariche di inventiva, coinvolgenti, esaltanti, con una fluidità stupefacente. La sceneggiatura inoltre non dimentica la sua natura in tre atti, avendo anche il coraggio di mettere un po’ in secondo piano personaggi fondamentali degli altri due capitoli (soprattutto Valka, madre di Hiccup) per esaltarne altri, riuscendo però a mantenere una coralità perfettamente intonata. Anche Grimmel funziona alla grande come nemesi; spietato, sprezzante della vita dei draghi al punto da soggiogarne alcuni inoculandogli il loro stesso veleno, trasformandoli in macchine di morte prive di coscienza, con un atteggiamento assolutamente distaccato, serafico e graffiante.

 

Questa caratterizzazione marcatissima è soprattutto frutto di dialoghi mai banali e sempre sfaccettati per essere compresi e interpretati da grandi e piccoli, intelligenti e coinvolgenti. È sempre stata un’opera che andava oltre il suo messaggio, raccontando un piccolo spaccato di società fantasy, molto umano, e questa indole raggiunge il suo picco in questo capitolo, dove si ride meno e si ride forse meglio (ci sono 2-3 momenti davvero esilaranti e Sdentato ha sempre dei tempi comici clamorosi), emozionandosi come dalla seconda metà del secondo atto, mantenendo una coerenza da applausi con tutto l’arco narrativo.

Bellissimo, elegante, profondo, oltre che vero e proprio cibo per le pupille (ok, Spider-Man, ma qui siamo comunque su livelli altrissimi), da vedere assolutamente dopo aver recuperato i prequel, disponibili su Netflix (il primo) e su Prime Video (il secondo), per poi godersi sul grande schermo (da stasera) questo grandissimo finale, apice di un’avventura che troverà casa nel cuore di molti.