Ep. 26: Costruisci il tuo sito di videogiochi professionale

Ovvero, 5 esperienze su kindle che mi hanno convinto a rinnovare Prime

L’abbonamento ad Amazon Prime fino a qualche anno fa era un must, per chi acquistava regolarmente sul portale: una decina di euro all’anno per avere la garanzia di ricevere i propri ordini il giorno dopo, comodamente a casa. La vita era più semplice, prima di Amazon Prime Reading e di Prime Video.

 

Poi, però, la storia si è complicata.

 

Ad un primo rincaro – che ha portato l’obolo alle soglie dei 20€ annui – è seguito l’arrivo di Prime Video, praticamente una sorta di metadone di Netflix. E qualche mese fa è successa la stessa cosa: Amazon ha annunciato un nuovo aumento di prezzo per il suo abbonamento e poi, in differita – perché era troppo facile fare le cose contestualmente – ha tirato fuori dal cilindro Prime Reading.

 

Ma che cos’è Amazon Prime Reading?

 

Sarebbe improprio dire “il Netflix dei libri” – che comunque esiste, sempre in casa Amazon, guardando dalle parti di Kindle Unlimited.

 

Ma l’idea è più o meno quella: dieci slot a disposizione, da riempire prendendo in prestito altrettanti libri dal catalogo di ebook che recano la dicitura “Prime”, con la possibilità di restituirli in qualunque momento per fare spazio a dell’altro. Dopo aver bullizzato le librerie, Amazon insomma decide di prendersela anche con le biblioteche.

E non potevo esserne più felice.

 

Chiaramente il catalogo non è cazz*to come quello di Kindle Unlimited – che per la cronaca *momento autopromozionale* include anche il nostro Io, Videogioco. Ma gli imperdibili non mancano, e in questi mesi di utilizzo del servizio ho riscoperto con piacere libri che avevo già letto e – soprattutto – opere, serie, ed in un caso anche un’autrice a cui mi sono affezionato. Traduzione: per cui poi ho speso altri soldi.

E Amazon non poteva esserne più felice – lo scopo di Prime Reading è essenzialmente questo.

 

Ed eccoci quindi all’ennesimo listone che non è un listone di cose che potreste leggere grazie ad Amazon Prime Reading.

 

Harry Potter è un must-read

E iniziamo subito con qualcosa che se non avete ancora letto dovreste vergognarvene. Londra, una trentina di anni fa, un treno espresso che parte da un binario improbabile e viaggia verso un castello scozzese (che poi Hogwarts è in Scozia? Dannato Statuto di Segretezza…) e insomma, o avrete capito che sto parlando di Harry Potter oppure vi siete persi quello che è probabilmente il manifesto della nostra generazione, l’equivalente per la letteratura di quello che è stato Guerre Stellari per il cinema e più in generale una saga di sette libri della madonna. Più qualche extra, perchè Prime Reading oltre a mettere a disposizione i libri principali a rotazione (fino a poco tempo fa era in catalogo La Pietra Filosofale, mentre sto scrivendo invece potete “noleggiare” La Camera dei Segreti) un po’ alla volta sta inserendo anche il materiale collaterale pubblicato negli anni.

 

amazon prime reading guida pratica

Cose come Il Quidditch attraverso i secoli e Gli animali fantastici: dove trovarli, che sono un modo come un altro per non abbandonare ancora quel mondo che in realtà non credo lascerete più. Per chi ha avuto la fortuna di leggere Harry Potter mentre cresceva assieme ai protagonisti sono stati veri e propri romanzi di formazione, ma anche a rileggerli oggi – con gli occhi un po’ più disillusi e pratici di chi, anche se non voleva, alla fine è cresciuto – tra quelle pagine si trovano vere e proprie perle di filosofia e lezioni che fanno pensare. Insomma, è una serie che si lascia vivere riga dopo riga anche adesso, e che non potete perdervi.

 

Dopo tutto questo tempo?

Sempre.

 

Se invece avete già letto l’opera di J.K. Rowling, Prime Reading nasconde tra i suoi scaffali anche qualcosa che ne ha quasi lo stesso sapore. E lo ha perché l’idea originale nasce come fan-fiction ambientata in quel mondo, con una (improbabile) storia di amore, potere e controllo tra Hermione Granger e Draco Malfoy.

 

 

Wired: la saga che non ti aspetti

Ma Wired poi ad un certo punto è cresciuto ed è uscito da quest’ombra, e per quanto sia molto facile trovare ancora parallelismi e sentire gli echi potteriani tra le sue pagine, la saga sta tranquillamente in piedi anche da sola. Dopo aver letto Glitch, il primo volume (unico disponibile su Prime Reading) è automatico acquistare gli altri due e concludere il ciclo, perchè si tratta della classica storia sul ragazzo predestinato che deve salvare il mondo – ma è raccontata con la voce di una narratrice non protagonista, non meno importante del punto di vista di chi vive le vicende sulla sua pelle. E perché si tratta di una storia che alla fine parla soprattutto di amore e lo fa toccando le corde giuste, anche – se non in particolare – quando finito il primo libro si passa al secondo e ci si ritrova davanti all’ennesima riproposizione del Canto di Natale di Dickens.

 

Avreste mai pensate di potervi emozionare con un adattamento di A Christmas Carol? È praticamente il trucco più abusato quando si tratta di raccontare una storia, chiunque e sua sorella negli anni hanno munto questa tetta dickensiana e ormai il suo latte inizia ad essere cagliato. Eppure Beta funziona alla grande. Se non è il marchio di fabbrica di qualcuno che sa scrivere, non so davvero cos’altro possa esserlo. Peraltro l’autrice è italiana, per cui entra in gioco anche un certo bonus autarchico a cui è davvero scortese dire no.

 

Sherlock Holmes va letto, specie se aggratis

Ma fingiamo per un attimo che non ve ne possa fregare di meno di maghi o dei loro emuli in salsa hi-tech usciti dalla penna di Mirya. Ma che vogliate comunque rimanere a Londra, complice l’aver da poco finito – e non aver ancora superato la fine di – Sherlock. Bene, fiondatevi su Tutto Sherlock Holmes, la racconta omni-comprensiva delle gesta del detective ideato da Sir Arthur Conan Doyle (e in cui poi Doyle è rimasto intrappolato, cercando anche di ucciderlo senza successo). Una vera e propria icona, due romanzi e una serie di (più brillanti) racconti brevi che esaltano e sdoganano il giallo deduttivo, dando pochi elementi al lettore per arrivare alla soluzione prima della fine ma d’altro canto sovrapponendolo alla perfezione con la figura di Watson. Per apprezzare al 100% il lavoro di Moffat, è importante leggerne la fonte: tantissime citazioni altrimenti si perdono sullo sfondo, e scatta quella caccia ai riferimenti che arricchisce sempre e comunque un prodotto di intrattenimento. Perché gli easter egg sono in tutto e per tutto intrattenimento.

 

Cambiamo completamente scenario: vi siete appena smazzati The Witcher 3 e relative espansioni, cercate qualcosa di vagamente simile da leggere ma visto che Andrzej Sapkowki apparentemente vuole 16 milioni di dollari da CD Projekt Red vi sembra poco carino presentarvi sulla porta di casa sua con due lire in mano, quindi volete destinare le vostre corone altrove. Volete un fantasy, ma George R.R. Martin anche quest’anno vi ha fatto il gesto dell’ombrello.

 

Per fortuna che c’è Fabio Scalini.

 

Ora, per qualche motivo è disponibile soltanto il terzo libro di Mordraud su Prime Reading. Il primo, però, rientra in quella serie di titoli disponibili su Kindle Unlimited (che peraltro offre un mese aggratis di prova, in perfetto stile Netflix). Per cui il risultato è che avete due terzi della saga a costo zero, con un quarto volume che attualmente è in stesura – o quantomeno io voglio credere che sia in stesura, dopo il finale del terzo (anche perché sto aspettando che esca quello per poter preparare un Ludolettori omnicomprensivo sulla serie).

 

 

La storia di tre fratelli che appartengono in parte ad un’altra razza, ormai dimenticata dai più, e che finiscono invischiati in una scacchiera dove si gioca la partita tra chi vuole capire il Limite e chi invece vuole nasconderlo. Un’altra delle serie che io personalmente ho scoperto grazie ad Amazon e che non posso fare a meno di consigliare.

 

Ma se voleste qualcosa autoconclusivo?

 

Qualche settimana fa ho finito di leggere Il Vampiro di Venezia, attirato soprattutto dal titolo e da uno dei rari attacchi di attaccamento alle terre natie che mi prendono. Ma discorsi sul mio diverso esiglio foscoliano a parte, Il Vampiro di Venezia immerge davvero nelle atmosfere della Serenissima, raccontandone un po’ usi, superstizioni ed elementi. E facendo finire le vicende praticamente a 300 metri dalla casa in cui sono cresciuto, per cui rimanendomi addosso anche per quello. L’ambientazione ha fascino, e per quanto si possa essere razionali quando si legge si è più propensi a cedere alla sospensione di incredulità, a credere che vampiri e altri mostri del genere possano esistere – quantomeno ai fini della storia che stiamo vivendo – e la cosa fa gioco alla suspance.