Speciale
di Stefano Calzati
il 29 aprile 2018, 09:36
in Speciali

Quando è più utile un uomo morto che un coltellino svizzero.

Dan Kwan e Daniel Scheinert, aka i Daniels, sono due spiriti liberi di incredibile talento, animali leggendari che non sono ancora finiti nel mirino dei bracconieri delle major, affamata di talenti da soggiogare al loro volere. E Swiss Army Man è quel tipo di cinema che non si pone limiti, inebriato dalla sua natura indipendente e grazie a questo spiazzante, imprevedibile, folle, fuori dagli schemi e dalle regole del mercato. Una pellicola divenuta un vero caso al Sundance 2016, premio alla miglior regia annesso, e subito entrato nella scuderia A24, piccolo paradiso terrestre del cinema indie. Ma i meri riconoscimenti lasciano il tempo che trovano e la prova schiacciante della bontà di un’opera passa sempre attraverso i nostri occhi per poi depositarsi nella nostra mente, come setacciare il letto di un fiume in cerca dell’oro. E devo dire che questa volta, di pepite ne ho trovate parecchie.

Toccante demenzialità

È un ossimoro su pellicola questo Swiss Army Man. Ho pensato più volte a come rendere minimamente elegante la descrizione della sua trama, ma come si fa quando le premesse vedono un aspirante suicida, Hank (Paul Dano), sulla spiaggia di un’isoletta sperduta al largo di una non precisata costa statunitense, cappio intorno al collo e un coraggio che stenta ad entrare in circolo, scorgere il cadavere del cinematograficamente redivivo Daniel Radcliffe (Manny) sul bagnasciuga? Fin qui niente di particolarmente folle potreste pensare, se non che il corpo esanime in questione comincerà di li a poco, perdonatemi, a scorreggiare (in grassetto, perché so che vi cadrà l’occhio proprio qui), convincendo il nostro Hank a cavalcarlo come se fosse una moto d’acqua e partire pieno di speranza, o quasi, verso la terraferma. È assurdo, ed è solo l’inizio di un viaggio indimenticabile. Una scena non avrei mai immaginato di vedere neanche con protagonisti Will Farrell e John C. Reilly, ed è incredibile come il tutto sia registicamente illuminato, visionario, geniale, perché è proprio questa la sua forza, farsi prendere sul serio con una tecnica invidiabile nonostante la sua tracotante libertà di espressione.

Swiss Army Man è una delle più pure definizioni di libertà cinematografica, nella sua espressione più eccessiva e travolgente

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E pensare che appena avviato il Blu-Ray ci si trova davanti a una scena carica di emotività, i resti di un naufragio, una barchetta che galleggia tra le onde dell’oceano riempita in ogni centimetro della sua superficie di frasi scritte a pennarello che partono dall’ironico e affondano nella disperazione, quella del Manny ancora vivo ma ormai alla deriva, condannato. “Mi sto annoiando”. “Non voglio morire da solo”. Un gioco di contrasti, una partita tra comicità grottesca, spesso volgare e terra-terra, e dramma, fantasy, andando pure a invade il campo della psicologia. Perché non bisogna dimenticare che nonostante l’amico inaspettatamente trovato, le gioie che ne conseguono e l’aura di stupidità che lo circonda, Hank è una persona disturbata, sociopatica, sola al mondo, fuggita di casa e fino a poche ore prima pronta a chiudere i conti con una vita infame e vuota. Da aspirante morto a insegnante di vita e speranza per chi dall’altra parte, non si sa bene come, è riuscito a ritornare. Un guscio svuotato dalle emozioni di cui lo stesso Hank sarà “benzinaio” nonostante la sua goffaggine, capace di descrivere l’amore alla perfezione eppure troppo insicuro per viverlo davvero, arrivando a travestirsi nella donna dei suoi sogni pur di far ricordare a Manny tutta la sua potenza.

Un personaggio veramente adorabile, a cui è impossibile non voler bene, da accompagnare nel suo rocambolesco ritorno alla vita di 97’. Ed è proprio qui, nel viaggio, che l’anima multiuso di Manny entrerà in gioco in modo dissacrante ed esilarante, un coltellino svizzero dalle mille e inadeguate funzionalità, sempre più vivo, sempre più loquace, come sempre più clamorosa diventa l’interpretazione dell’ex maghetto. Erezioni che si fanno bussola (si, esatto), stomaco che si trasforma in un distributore automatico di acqua fresca e pura, braccia a molla capaci di spaccare in due anche il tronco più tenace e mani pronte a fare letteralmente fuoco e fiamme, il tutto proprio nel momento del bisogno. Proprio l’utilizzo del corpo di Manny è quanto di più geniale il film ha da offrire, sia per gli utilizzi di ogni suo arto e organo, ma soprattutto per quanto Radcliffe sia incredibilmente inanimato (tra recitazione pura ed effetti speciali perfettamente integrati), costringendo Hank ad utilizzarlo e muoverlo come se fosse una marionetta, facendogli fare le cose più folli.

Tra peti, erezioni e altre assurdità, tipo che a metterle in scena è un morto vivente, si nasconde un ritratto psicologico e umano di grande finezza, illuminato da una regia talentuosa, carismatica e dall’estetica illuminata.

E intanto i due cantano, diventando parte integrante di una colonna sonora incredibilmente avvolgente e integrata nel tessuto visivo, la loro amicizia diventa sempre più solida e sfocia quasi in un amore impossibile e appena sussurrato. Quello che riesce a trasmettere è il senso di avventura di Into The Wild unito a ciò che ci ha appena raccontato Del Toro sull’amore, l’amicizia e i freak ne La Forma Dell’Acqua (straordinario notare quanti punti in comune abbiano le due pellicole), esagerando senza mai farla fuori dal vaso, osando sul versante estetico quanto su quello narrativo. Non tutto è perfetto, ovvio, alla fine i momenti imbarazzanti ed eccessivamente enfatizzati ci sono, ma sono parte della filosofia del “fare quello che ci pare” che alla fine ha ampiamente ripagato i Daniels. Un concentrato di umorismo, suggestioni e surrealismo che insieme si trasformano in una fiaba grottesca e vibrante, con una morale profonda nell’anima, senza la pretesa di insegnare qualcosa, lasciando che sia lo spettatore a poterla fare sua, grazie anche a un finale capace di risolvere tutto il film con eleganza finissima, chiudendo il cerchio dove (e come) tutto è cominciato.

Una perla che consiglio vivamente di recuperare a tutti coloro che amano il cinema senza catene e che cercano sempre, disperatamente, qualcosa di originale, unico e nascosto. Alla fine non è vero che è sempre più difficile sorprendersi, nel cinema, basta saper cercare bene.

  • Attori: Daniel Radcliffe, Paul Dano
  • Formato: Blu-ray, PAL
  • Audio: Italiano (Dolby Digital 2.0)
  • Lingua: Italiano, Inglese
  • Sottotitoli: Italiano
  • Regione: Regione B (Maggiori informazioni su Formati Blu-ray.)
  • Numero di dischi: 1
  • Studio: Koch Media
  • Data versione DVD: 9 nov. 2017


due parole sull'autore
Un milanese col cuore sui colli piacentini, "romantico" del videogioco con una spiccata predilezione per tutto ciò che viene da Kyoto e dal passato. Se non lo beccate nel Regno dei Funghi, lo potete trovare su qualche pista virtuale a bordo di qualche bolide che non potrà mai permettersi, a causa della sua sindrome da shopping videoludico compulsivo. Appassionato tifoso dell'F.C. Internazionale, segue anche le imprese dei grandi del ciclismo. Nel tempo libero cerca qualcuno con cui confrontarsi sui film di David Lynch senza che egli muoia di noia.
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