Speciale
di Antonino Lupo
il 21 aprile 2018, 07:17
in Speciali

Per qualche strana coincidenza del fato, Kratos non ama nessuna delle divinità con cui si ritrova a parlare, oppure le uccide per sbaglio. Ma gli Dei di God Of War sono veramente così cattivi?

 

Riflettiamoci un attimo. Quando pensiamo a Zeus, se non pensiamo al simpatico omone barbuto di Hercules (ci arriveremo), di solito ci viene in mente un dio un po’ capriccioso, forse eccessivamente preda delle passioni e degli istinti, ma comunque un essere più umano che divino, con pregi e difetti. Un capo dell’Olimpo inflessibile ma misericordioso, che temeva la propria moglie come ogni uomo assennato si ritrova a fare. Insomma, un sovrano severo, ma giusto.

E poi, ci viene in mente quello spregevole essere che abbiamo imparato a conoscere, odiare e affrontare nella saga di God Of War, dal primo capitolo (quando un filmato segreto ci rivelava la discendenza di Kratos) agli altri. Un dio che si è gradualmente trasformato in un mostro, quando ha dato prova di tutta la sua crudeltà nel secondo e nel terzo capitolo. Certo, si potrebbe argomentare che Kratos gli ha distrutto casa e famiglia con una reazione un po’ esagerata, ma è abbastanza per “stravolgere” una figura mitologica così imponente e amata dagli storici?

perché gli dèi di God of War sono così malvagi?

 

Zeus Kratos God of War

 

Cantami, o Diva…

Prima di giungere alla risposta, è necessario dare una rapida occhiata al Pantheon greco originale.

In questo periodo, chi scrive è saltuariamente impegnato nella lettura di Mythos, una sorta di antologia di miti greci redatta e ri-raccontata da Stephen Fry in persona (che conoscerete per il ruolo di Gordon Deitrich in V per Vendetta). Una lettura che potrebbe finire nella nostra rubrica Ludolettori, tra parentesi.

Le divinità della mitologia greca non sono così terribili come sembrano

Leggere il libro di Stephen Fry ha confermato ancor di più le nostre idee sulle divinità rappresentate in God Of War. Ripartiamo dal principio e prendiamo ancora Zeus, ad esempio: un prode condottiero, leader delle divinità, che sconfisse il padre Kronos e lo esiliò a un eterno vagabondaggio, liberando al contempo i suoi fratelli dalle viscere del Titano. Un dio impetuoso, preda delle passioni, ma comunque giusto e mai eccessivamente crudele: i suoi impeti di ira (tra cui la storia che lo vede “donare” un pungiglione suicida alle api) sono dovuti alla sua autorità, ma non c’è occasione in cui il dio non si guadagni il rispetto degli altri dèi o dei comuni mortali. E, non a caso, era adorato tanto dai greci quanto dai romani.

Ares è afflitto da una storia diversa: è effettivamente raffigurato come un bruto, dio delle battaglie e della cruda violenza, preso da una ardente passione per la bella Afrodite, che raffigura l’amore fisico e carnale (ma non necessariamente la lussuria). Poseidone è l’eterno secondo: un dio invidioso del potere di Zeus, che però cova un rispetto non indifferente per il fratello, eguagliato solo dalla sua rivalità con il carissimo Ade. Ade che, per quanto impetuoso e oscuro, è un dio giusto e rispettato, tanto quanto lo sarà Hela nel mondo nordico. E di sicuro, nonostante il rapimento da parte del Re degli Inferi, Persefone non è mai stata “cattiva” come in Chains of Olympus.

Le figure mitologiche greche non erano certo perfette; ma non erano neanche disumane come in God of War.

Ecco che, quindi, il quadro è già abbastanza curioso: le divinità del Pantheon greco non sono immuni a vizi, ma possiedono anche parecchie virtù. Apollo, portatore del Sole, era ampiamente amato dagli esseri umani, e di certo non era crudo e violento come nel terzo capitolo della saga canonica di Kratos.

In generale, gli dèi della mitologia greca hanno sicuramente dei difetti, ma non sono così terribili come vengono raffigurati nel corso della prima trilogia di God Of War. Ci sentiamo in dovere, dunque, di fare una piccola riflessione sulla faccenda.

 

 

… del pelide Kratos…
In God of War, tutti gli dèi sono eccessivamente spietati

Diciamo che Kratos non è esattamente la persona più calma del mondo, almeno nei primi tre capitoli. Il Fantasma di Sparta perde moglie e figlia spinto dalla propria cieca sete di sangue (dando poi la colpa ad Ares – grande Kratos), e si scaglia prima contro il Dio della Guerra, poi contro l’intero Olimpo pezzo dopo pezzo, fino ad arrivare a suo padre Zeus – che ritiene il più alto responsabile delle sue disgrazie. Gli dèi di God of War vanno oltre i semplici vizi e virtù: tutti, a parte Atena, sembrano essere particolarmente crudeli, e la loro crudezza viene rappresentata molto più della loro effettiva misericordia.

L’immagine di Prometeo divorato dall’Aquila gigante, nel secondo capitolo, è uno dei traumi infantili che ci porteremo per sempre, ma in qualche modo God of War dimentica di menzionare che Prometeo era anche molto rispettato da Zeus (prima di rubare il Fuoco, almeno), e lo aiutò persino a dare alla luce Pallade Atena.

Anche i Titani, nella serie di God of War, sono tra i più meschini; vigliacchi, approfittatori e malvagi, solo apparentemente dalla parte di Kratos. Eppure, anche dopo la Titanomachia (la guerra che vide dèi e Titani affrontarsi fino alla morte), Zeus concesse la misericordia ad alcuni Titani, permettendo loro di vivere sull’Olimpo insieme ai suoi fratelli. Anche se esiliò i più violenti, come Kronos e Atlas.

Una delle rappresentazioni più fedeli

Suona strano dirlo, ma, tra le due, la rappresentazione più fedele degli dèi greci sembra essere quella di Hercules, il film Disney – che comunque omette la parte più “cruda” delle divinità, concentrandosi piuttosto sulle qualità degli dèi stessi. Ma Zeus e Hera, amanti della famiglia e delle tradizioni, sono lì: Ade, il fratello invidioso della gloria di Poseidone e Zeus, è lì; Efesto è rappresentato fedelmente come il fabbro brutto degli dèi, figlio deforme di Zeus e Hera, e lo stesso Zeus dimostra di essere sempre pronto alla battaglia, quando respinge con ira l’attacco di Ade e dei Titani per proteggere l’Olimpo. In quel caso, gli eroi sono gli dèi; e come tali vengono rappresentati.

Finalmente, quindi, giungiamo alla domanda di apertura: perché gli dèi, in God of War, sono così cattivi?

 

 

… l’ira funesta.
La risposta è nel rapporto tra il giocatore e il personaggio

La risposta è più banale di quanto si possa pensare, e risiede nel rapporto tra il giocatore e il suo “avatar” – in questo caso, Kratos. Kratos è un personaggio spregevole, crudo e iracondo, e l’unico modo per farlo sembrare un eroe credibile era enfatizzare i vizi degli dèi che sarebbe andato ad affrontare, rappresentandoli come delle carogne anche peggiori del nostro protagonista. Questo espediente ha funzionato nel primo capitolo, con Ares, giacché il suo stesso personaggio si prestava a un tale stravolgimento; ha iniziato a vacillare quando, nel secondo God of War, Kratos se la prende un po’ troppo per essere stato esiliato da Zeus, che evidentemente voleva soltanto frenare la sua sete di violenza sul mondo mortale.

Il giocatore deve appoggiare le violenze di Kratos, empatizzando con chi ha perso la propria famiglia “per mano degli dèi”. Soprattutto, deve odiare Zeus e l’intero Olimpo, che si ritrova a dover fronteggiare un assalto dei Titani con a capo lo stesso Kratos. Apollo, Hermes, Hera (resa un’alcolizzata con una tremenda caduta di stile, per qualche motivo), Hades e altri sono soltanto degli strumenti della trama, delle pedine sacrificabili che vengono quasi totalmente private della loro dignità originale. Dopotutto, Afrodite può essere risparmiata soltanto perché si apre (in più sensi) a Kratos. Anche se, bisogna dirlo, la Dea della Bellezza e dell’Amore non si risparmiava certe scappatelle dal letto coniugale di Efesto, specialmente col fratello Ares.

Il giocatore deve empatizzare con tutto questo: deve provare pietà per Kratos e odiare i suoi nemici.

Il potere è in mano al narratore

In sostanza: gli dèi di God of War sono cattivi perché la storia richiede che lo siano. I personaggi, come uno scrittore impara a sapere nel corso della sua vita, sono al servizio della storia: il potere del narratore è indiscutibile, ed è la voce narrante a decidere se i personaggi sono buoni o cattivi, ed entro quali confini si spingeranno. Se volessimo, potremmo scrivere una storia ben strutturata sulla crudeltà e sui soprusi del nostro webmaster – e, se fossimo bravi a raccontarla, voi potreste anche crederci senza pensarci troppo.

E non perché voi, o tutti noi, siate o siamo ottusi, né perché siamo afflitti da una qualche forma di ingenuità. L’essere umano adora le storie: adora sentire racconti ben strutturati, avvincenti e coinvolgenti, adora prendere le parti di un eroe che deve affrontare le ingiustizie, adora seguire il viaggio di un protagonista verso la sua massima realizzazione. E, dunque, è facile capire cosa sia successo in God of War: Kratos è il nostro eroe; gli dèi, le nostre ingiustizie. E, per risultare in una storia credibile e avvincente, gli dèi devono essere crudeli.

Anche se questo vuol dire ignorare buona parte delle loro qualità positive, rendendoli spaventosi e malvagi anche nell’aspetto.

 

 

E adesso?

Il nuovo God of War è stato ufficialmente rilasciato ieri, 20 aprile, e la recensione arriverà presto su queste pagine. Per amor dell’esperienza ludica, non sappiamo ancora cosa ci aspetti nella nuova storia di Santa Monica Studio; ma sappiamo che le recensioni, finora, sono state estremamente positive, e che questa sembra essere la storia più matura che Kratos abbia mai affrontato fino ad ora.

La sua tempra sembra essere rimasta molto simile: spietato, legato alla famiglia, e disposto a tutto pur di proteggerla. Se sia necessario vederlo sterminare un altro Pantheon di divinità, per proteggere la sua famiglia, non ci è ancora dato saperlo; forse, il ciclo si ripeterà ancora, e vedremo le migliori divinità asiche e vaniche (come Odino e Thor) cadere sotto i fendenti della sua ascia. Forse, questa volta, non sarà necessario; ma è certo che il rapporto di Kratos con le divinità è sempre stato conflittuale, ed è possibile che la storia si ripeta anche in questo caso.

Noi, nel frattempo, ci accontenteremo semplicemente di invocare i nomi delle divinità che conosciamo. Specie quando il nostro piede incontra uno spigolo.



due parole sull'autore
Nato e cresciuto nell'epoca d'oro della prima PlayStation, ha visto il susseguirsi di almeno quattro generazioni di console fin da quando era bambino, ed è fermamente convinto che non smetterà mai di viverle sulla propria pelle. Suo unico rimpianto: non essere nato abbastanza presto da vedere la nascita dei primi videogiochi. Coltiva segretamente la passione per la scrittura, che sfoga sulle pagine di I Love Videogames proponendo folli idee (aka: rompendo le scatole) agli altri redattori. Gestisce anche il podcast Gameromancer e la sezione Speciali.
Commenta con:
Seleziona il sistema di commenti cliccando sull'icona


Torna su