Live #0: Di che colore sono i soldi su iCrewPlay?

Finalmente Lunedì. Una frase che nessuno avrebbe il coraggio di dire. Fortunatamente esistono delle eccezioni, ma quella di quest’anno è ancora più particolare, perché molte persone hanno avuto la fortuna (eufemismo vero e proprio) di poterlo dire per ben tre settimane di seguito, dopo il lunedì di Pasquetta, il Ponte del 25 aprile (Liberazione, non Festa della Repubblica, suvvia), ecco arrivato il tanto amato primo maggio, festa dei lavoratori che ormai da qualche decennio arriva nel nostro paese nel primo giorno di questo nuovo mese. Già, perché la tanto amata Festa dei Lavoratori – o Festa del Lavoro – fu festeggiata durante il periodo fascista il 21 aprile, in occasione della nascita di Roma. Ma questa festività è simbolo di un gruppo politico, o meglio di un tipo di pensiero – quello socialista e comunista – che celebra il Giorno di Lotta internazionale dei lavoratori ormai da tanti anni, facendo del primo maggio, insieme al 7 novembre di ogni anno – ricordo della Rivoluzione d’Ottobre russa – i giorni simboli del movimento, tanto che ancora oggi, in tutta Italia, vengono creati cortei e manifestazioni per festeggiare questo giorno, come a Genova, Milano, Torino, Brescia e altre città ancora.

 

 

Al di là di quello che si possa comunemente pensare, il concerto che si tiene a Roma e che viene mandato in onda sui canali Rai non è invece stato creato dal pensiero comunista ma dai sindacati italiani, salvo poi essersi defilati sempre di più nel corso degli anni. Ma basta divagare, siamo pur sempre un sito dedicato ai video games, no? Certo, ma bisogna in qualche modo introdurre questo discorso. Avremmo potuto cominciare inserendo falce e martello e la scritta “I cinque titoli che…” ma non ci sembrava il caso, e umilmente evitiamo discorsi politici del genere in questo caso. Ma come si sarà intuito per il comunismo, il pensiero sui lavoratori che questo movimento filosofico-politico aveva e ha ancora oggi è fondamentale se oggi ci sono regole ben precise che tutelano il lavoratore. Sì, molti di voi diranno che “così dovrebbe essere ma i politici mangiano solo loro”, ma il diritto al lavoro resta, malgrado nella società contemporanea questo non venga più rispettato del tutto.

Parliamo di cose serie.

Il mondo videoludico invece ha cercato di raccontare in maniera variegata il comunismo. Che sia un pugno in alto, che sia un esercito, o altro ancora, poco importa. Ciò che è davvero importante è come alcuni avvenimenti sono narrati, come vengono riprodotti alcuni personaggi, dove avvengono queste azioni, e soprattutto perché. Non ci resta quindi che cominciare realmente, analizzando il pensiero comunista in questi cinque giuochi.

Metal Gear Solid 3: Snake Eater
La realtà si intreccia a una trama di fantasia

Per molti, “anni ‘60” significa “Peace and Love”, per altri, forse quelli che l’hanno vissuta con meno positività, questo fu uno dei decenni più bui di quelli che seguirono la seconda guerra mondiale. Nel mondo c’era grande paura per quella che poteva essere una terza grande guerra, quella che avrebbe potuto sancire la fine del mondo a causa dell’ormai nota bomba atomica che aveva spezzato in due il Giappone poco più di 10 anni prima. Che Unione Sovietica e Stati Uniti non fossero alleate questo era noto ormai da tempo, ma ciò che accadde in quegli anni si avvicinava molto di più a un braccio di ferro a cui fu dato il nome di “Guerra Fredda”. Un qualcosa che insomma fu raccontato nei libri, nelle poesie, o anche nelle canzoni (come accadde per il famoso brano di Sting intitolato “Russians”), ma che è arrivato anche all’interno del mondo videoludico grazie al terzo capitolo della famosa saga di Metal Gear Solid. All’interno di questo titolo, come spesso accade nel mondo dei videogiochi, la realtà si intreccia a una trama di fantasia che dà vita a qualcosa di magico. Le avventure di Snake si tengono durante uno dei momenti di maggiore tensione tra le due superpotenze mondiali, in occasione della nota “Crisi dei Missili”, con la cui espressione si indica l’installazione appunto di missili a Cuba, nazione alleata dell’ex URSS e che provava poca simpatia verso gli USA.

 

Command & Conquer: Red Alert 3

Facciamo un passo indietro, e soprattutto cerchiamo di cambiare la storia stavolta. Cosa sarebbe successo se Einstein fosse stato ucciso subito dopo aver svelato al mondo la teoria della relatività? Command & Conquer: Red Alert 3 mette davanti al videogiocatore questo scenario, che risulta, malgrado l’assenza della bomba atomica, ugualmente apocalittico, con il Giappone diventato Impero del Sol Levante, e la Russia Sovietica governata dal premier Cherdenko (reo per l’omicidio di Einstein) e del generale Krukov. Ancora una volta ci ritroveremo all’interno di una società, quella sovietica, che fa del comunismo il suo stile di vita, in particolar modo seguendo le idee del marxismo, cercando di liberare il mondo dal suo grande nemico: il capitalismo, radice delle ingiustizie sociali nel mondo. In tutto ciò la colonna sonora aiuta ancor di più a immergerci in questo mondo.

 

Bioshock

All’interno della realtà-simbolo degli Stati Uniti, Columbia, è in atto una cruda e violenta guerra civile, dopo l’omicidio di Lady Comstock, moglie di un profeta. Da una parte i Fondatori, legati tra loro da idee elitarie e da valori ariani. Dall’altra i Vox Populi, che portano avanti idee di comunione e di parità dal punto di vista sociale con libertà di religione. La Voce del Popolo è considerata anarchica e legata a ideali che sembrano essere sacri, quali l’uguaglianza. Ma la storia è scritta spesso dai più potenti, e in questo caso i Vox Populi, sono descritti come veri e propri parassiti della società, che fanno solo del male al paese. Naturalmente questa fazione ne ricorda una realmente esistita, quella degli anarchi-comunisti, espressione con cui si intende un gruppo nato durante il XIX secolo, che negava la teoria del lavoro socialmente necessario e che il valore umano non può essere valutato in denaro: il sistema secondo cui vi sia un sistema dei prezzi è la base secondo cui l’uomo venga poi diviso in classi, cosa questa che ha come conseguenza principale la disuguaglianza sociale.

Ma non è l’unico caso della serie: cos’è Rapture dei primi Bioshock, se non il tentativo di un leader ambizioso di scappare dai terribili meccanismi del Capitalismo per costruire una nuova nazione, un’utopia, un paradiso in cui tutti potessero vivere felici e in armonia l’uno con l’altro?

 

Pikmin

Tanti esserini posti sullo stesso piano sociale, pronti a fare tutto per il bene della comunità e un solo comandante a guidarli, tendenzialmente tenendosi lontano dai pericoli. Questo è il fulcro di qualsiasi dittatura comunista che si rispetti, ed è anche il fulcro di una serie all’apparenza colorata e divertente ma molto più matura e cruda di quel che sembra. Stiamo parlando di Pikmin, splendido mix di azione e strategia in tempo reale firmato Nintendo, dove nei panni di un astronauta ai comandi di una navicella spaziale, atterrata sulla superficie di un pianeta inospitale, dovremo farci strada tra i suoi mille pericoli guidando i minuscoli e numerosissimi Pikmin, esserini dolcissimi e pronti a buttarsi tra le fiamme per il bene comune, letteralmente!

Il nostro alter ego, che sia Olimar o Alph, si guarderà sempre bene dal farsi trovare il mezzo al pericolo, mentre manderemo incontro a morte certa i nostri piccoli aiutanti. Essi affronteranno giganteschi animali alieni rischiando di venirne fagocitati, si faranno folgorare da apparecchi elettrici, annegheranno e faticheranno per costruire un ponte, prendendo i materiali necessari magari vicino alla tana di qualche vorace insetto. Noi li guarderemo inermi, impossibilitati a salvarli tutti, pensando però che si siano sacrificati per un bene più grande, quello di portarci al prossimo livello. I colorati esseri potranno anche riprodursi e quindi dare seguito alla propria stirpe, in quello che è un proletariato in miniatura, dove l’arte del sacrificio si tramanda di generazione in generazione. Addio piccoli Pikmin operosi, avete onorato la vostra Madre Patria!

 

Super Mario

L’Uomo è realmente andato sulla Luna? Gli alieni esistono? Il Mostro di Lochness è reale? Giucas Casella ipnotizza realmente le persone? Ma soprattutto, Super Mario è comunista? Sono tante le teorie che, con l’avvento di Internet, sono state portate avanti da alcuni videogiocatori, che hanno voluto vedere nei famosi titoli legati all’idraulico dall’accento italiano Mario dei simboli che avrebbero a che fare più o meno esplicitamente con la teoria comunista. Naturalmente noi possiamo solo alzare le mani di fronte a queste teorie, in quanto è difficile dire con esattezza se ciò che ha creato Miyamoto sia stato “sopravvalutato” e concepito male, o se invece il giapponese abbia voluto giocare con i videogiocatori.

 

La prima ipotesi nasce dallo stesso viso di Mario, che ricorda ad alcuni l’amicus humani, l’amore patriae della nazione, ossia Joseph Stalin, vero e proprio super uomo secondo una grande fetta della popolazione dell’unione sovietica a quel tempo. In ogni caso, dobbiamo ammettere che portare i baffi in un certo modo ricorda sempre un mito che ha portato avanti una moda. Chi porta i baffi oggi ci ricorderebbe forse il nostro head writer Antonino Lupo (non cercate foto online se non volete incubi), mentre in quel periodo i baffi folti erano legati alla figura di Stalin. Il secondo punto che avvicina Mario al comunismo è dettato dal colore rosso, tinta che utilizza sia nel suo normale costume, sia dopo aver mangiato il fungo che lo rende ancor più forte. E non dimentichiamo che Mario salta tenendo il pugno alzato.

 

Sembra reggere poco invece la teoria secondo cui la bandiera che tiriamo su alla fine di ogni livello mostri il simbolo della pace ergersi davanti al castello del malvagio despota (punto su cui ritorneremo presto). Molti sostengono invece che si possa trattare di un teschio – e siamo sicuri che molti di voi l’avranno pensato – oppure di un semplice fungo, uno dei veri simboli di questo franchise.

 

Un’altra bandiera fa invece discutere di più: quella che si erge dal castello alla fine delle battaglie nei castelli. Dalla cima del palazzo infatti si erge un vessillo bianco con una stella rossa al centro: ancora una volta simbolo della Russia.

 

Ultimo punto riguarda il mondo popolato da Mario e Luigi, un mondo governato da un despota che può permettersi di fare ciò che vuole: rapire principesse, tenere per sé i tesori e governare da tiranno. Anche in questo caso, i paragoni tra la società capitalista e quella di Mario sembrano non reggere. In quanti film e video games appaiono despoti e tiranni con manie di onnipotenza? Insomma forse sarebbe meglio non andare troppo in là con la fantasia e prendere i simboli per quello che sono. O forse no?