A distanza di vent’anni, nella realtà e nella sceneggiatura, Danny Boyle e la sua banda di scapestrati capitanata da Ewan McGregor tornano in quel di Edimburgo, per farci rituffare nel marasma di tossicodipendenza, ironia, adrenalina e soldi contanti ideato su carta da Irvine Welch. Basato sulle vicende del romanzo “Porno“, T2: Trainspotting non vuole e non può fare epoca come il suo predecessore, vero fenomeno popolare anni ’90 e una delle pellicole più iconiche di sempre, ma vuole raccontarci una storia di cambiamenti (personali, metropolitani, culturali) e di rancore covato per due decenni da amici traditi, con uno stile scanzonato che solo i britannici, con il loro humor, riescono a infondere alle loro opere. Ospiti di Warner Bros. siamo dunque stati invitati all’anteprima milanese della pellicola, per potervi raccontare le nostre opinioni in vista dell’uscita nelle sale, fissata per il prossimo 23 febbraio. Fate quindi partire il video poco sotto e godetevi la lettura sulle note della sempre splendida “Lust For Life” di Iggy Pop, remixata per l’occasione dai The Prodigy, sovrani della breakbeat britannica.

“Prima c’è stata un’occasione… Poi c’è stato un tradimento.”
renton cercherà di riconciliarsi coi vecchi e disgraziati amici…

Questa è proprio una delle frasi ricorrenti nella pellicola, per non dimenticare ciò che più di ogni altra cosa lega i due capitoli di Trainspotting: il tradimento di Mark Renton (Ewan McGregor), che venti anni prima era scappato col malloppo, guadagnato dalla partita di eroina venduta a Londra con la collaborazione degli amici di sempre, Sick Boy (Jonny Lee Miller), Spud (Ewen Bremner) e Francis “Franco” Begbie (Robert Carlyle). 16.000 Sterline totali, da dividere in quattro parti uguali; ma Rent Boy aveva ormai raggiunto il limite e aveva capito che quella derelitta esistenza non poteva più andare avanti, decidendo di tradire i suoi amici e di rifarsi una vita in Olanda, lontano da quella città così nociva per lui, lasciando però 4.000 Sterline a Spud, che “non ha mai fatto del male a nessuno“. Così si chiudeva nel lontano 1996 il primo atto e oggi Mark è un uomo apparentemente felice, sposato, disintossicato, con un lavoro stabile; si è trovato anche una non troppo inaspettata passione, quella della corsa e della dipendenza da endorfine. Sullo schermo scorrono i ricordi della rocambolesca e mitica fuga dai poliziotti insieme a Spud, mentre tra questi pensieri fanno capolino istantanee della sua nuova vita, con incantevoli scorci di Amsterdam e le prodezze della nazionale di calcio Orange, dipinte prima da Van Basten e poi da Van Persie. Poi il blackout, mentre si allena sul tapis roulant: infarto, o forse un nuovo inizio, da cui nasce la voglia di rincontrare suo padre, i vecchi amici e farsi perdonare (a modo suo) da loro; destinazione Edimburgo.

 

…in una Edimburgo che è cambiata molto più di quanto siano cambiati loro

Quella città che in Trainspotting e Piccoli Omicidi tra Amici (primo film diretto da Boyle e primo ruolo da protagonista per McGregor) appariva al tempo stesso ricca di scorci mozzafiato ma così fragile e dall’anima corrotta, è oggi una metropoli europea moderna, in piena riqualificazione e con una skyline modellata sui moderni canoni del design e dell’architettura. Ciò che però non è cambiato, insieme alle periferie, sono i suoi abitanti, o per lo meno tre di essi; Spud dopo un periodo di disintossicazione è tornato a farsi di eroina per colpa dell’ora legale (incuriositevi, è uno dei momenti più esilaranti del film!), e alterna la drammatica consapevolezza di una dipendenza imbattibile che lo porterà quasi al suicidio, a momenti di quell’ingenuo umorismo che lo rende un personaggio unico, scoprendo lati di se nascosti finora tra aghi e lacci emostatici. Simon “Sick Boy” Williamson è ora dipendente dalla cocaina e sta vivendo una remunerativa carriera da ricattatore, insieme alla sua complice e pseudo-fidanzata bulgara Veronika (una splendida e bravissima Anjela Nedyalkova), sognando il giorno in cui riusciranno ad aprire una sauna-bordello all’interno del vecchio pub Port Sunshine. Franco è invece prevedibilmente in carcere da vent’anni e impaziente di uscire, talmente tanto da ricorrere ad espedienti molto dolorosi pur di provare la fuga. Fuori di testa ancor di più di quando tirava bicchierate al pub, è oggi la persona che cova più risentimento verso quel dannato Renton, pronto a tutto quando verrà a conoscenza del suo ritorno. Dal loro essere e dal loro ricongiungimento partirà un vero trip fatto di amicizie ritrovate, odio, amore, e un turbine di soldi che entreranno e usciranno dalle loro tasche nei modi più disparati e bizzarri, per realizzare il sogno di Simon, con intermezzi tutti da ridere alternati a pugni nello stomaco ben assestati, grazie anche a flashback tratti dalla pellicola originale e integrati a regola d’arte. I ritmi saranno sempre compassati, con rarissimi momenti di pausa, che porteranno ad un finale thrilling da tachicardia, stilisticamente ed emotivamente da applausi.

Danny Boyle: l’uomo-cinepresa
Boyle firma ogni ripresa con il suo stile unico, come se impugnasse una stilografica e non una cinepresa

Danny Boyle alla regia è sempre una garanzia, è nato per fare questo mestiere e anche in questo T2 non sbaglia una ripresa. Ciò che contraddistingueva il primo Trainspotting erano le scene psichedeliche, realizzazione visiva delle paranoie che affliggevano il gruppo di tossicodipendenti. La droga in questa pellicola non è più la protagonista indiscussa (anche se tornerà in primo piano durante un’acidissima scena che sarebbe un delitto raccontare), spostando dunque la bellezza prettamente estetica dell’opera su inquadrature studiate al millimetro, come il ritorno di Mark a casa con suo padre, dove seduti al tavolo la sua ombra viene proiettata sulla sedia lasciata vuota dalla morte della madre. Degni di nota gli scorci naturalistici, dove Mark e Spud correranno sulle verdi colline che sovrastano l’antica Edimburgo, godendosi un sole mattutino che fa venir voglia di vivere ogni istante al massimo, solo osservandolo velato dalla foschia. Splendidi anche gli stacchi tra presente e passato, che ingannano la nostra mente e ci fanno pensare che quelli a schermo siano ricordi che rimbalzano nella nostra testa, senza dimenticare effetti speciali e sovrimpressioni che sono una vera firma di Boyle. Ne è un esempio lampante la scena in cui Mark, Simon e Nikki (il rapporto tra i tre è uno dei punti forti della produzione) sono in auto e i due amici le raccontano un aneddoto sull’idolo calcistico di sempre, George Best, con la figura di quest’ultimo che prende le forme di una BMW serie 3 di fine anni ’90, mentre la telecamera riprende tutto con una traiettoria semicircolare.

 

Scegliete la vita… Scegliete T2!
La bellezza visiva e sonora del film martella dall’inizio alla fine

Una menzione va fatta, senza spoiler di sorta, ad una delle scene finali del film, la più bella e intensa in assoluto, girata all’interno del Port Sunshine; un bombardamento visivo pieno di classe e di maestria, come pochissimi registi sanno proporre. I feticisti dell’estetica cinematografica (come chi scrive) troveranno tante scene brillanti come pietre preziose, inanellate da una trama coinvolgente (vero esempio di come si crea il sequel di un cult, completandone la storia senza forzature) che forma un collier di inestimabile valore. Ovviamente non sarebbe lo stesso senza una colonna sonora meritevole di essere acquistata come souvenir dopo la visione, che spazia dal già citato incontro tra Iggy Pop e The Prodigy, passando per le allegre “Radio Ga Ga” e “It’s Like That” (protagoniste del malcapitato incontro tra Mark e Franco) fino alla martellante “Slow Slippy” degli Underworld, che completa un quadro sonoro che aggiunge quella decina di battiti del cuore in più all’intera pellicola. Merito di Boyle è anche e soprattutto quello di aver riunito un cast di questo calibro e di averlo messo nella situazione di fornire una prova corale assolutamente impeccabile, per dialoghi ed espressività. Ne è la prova la nuova versione del monologo “scegliete la vita” adattato al mondo contemporaneo, citazione imprescindibile e non un mero orpello per fan, emozionante e splendidamente doppiato dal solito magistrale Christian Iansante. La squadra è impreziosita anche dal ritorno di Kelly Macdonald nel ruolo di Diane, ormai avvocato in carriera, e niente di meno che Irvine Welsh in persona, ancora una volta maschera del ricettatore (anch’esso in carriera) Mikey Forrester.

Scegliete T2… Scegliete la vita!

Scegliete se dare fiducia a questa opinione, scegliete di leggerla in bagno, in metropolitana oppure al vostro PC, comprato a rate in qualche centro commerciale dove siete solo una delle tante pratiche sbattute in un cassetto. Scegliete di godervi l’orgasmo visivo e sonoro messo in piedi da Danny Boyle, facendovi irretire dalla trama e trovando un po’ di voi stessi in questi folli personaggi così veri. Scegliete Renton, scegliete Simon, scegliete Begbie, scegliete Spud e amateli tutti alla follia. Scegliete di guardare T2 senza aver guardato il primo, per poi recuperarlo, ormai dipendenti, a distanza di qualche ora, acquistandolo su un qualche store online con la vostra carta di credito prepagata, su cui pagate decine di Euro l’anno in commissioni ingrassando la vostra banca. Scegliete di recuperare i libri di Welch, per averne una visione ancora più ampia e magari sperate in una qualche serie televisiva a tema per le vostre pay-tv. Scegliete poi di condividere la vostra opinione sulla nostra pagina Facebook con altri sconosciuti, oppure su Disqus, con persone ancora più sconosciute mascherate dietro i nickname più estrosi. Scegliete T2: Trainspotting, scegliete I Love Videogames, scegliete di godervi una serata al cinema. Scegliete la vita!