Guido Avitabile

Speciale Rogue One: A Star Wars Story

Un anno fa inauguravamo, in occasione dell’uscita al cinema di Star Wars Episodio VII: Il Risveglio della Forza,  la rubrica “Il videogiocatore al Cinema” in cui di pancia, ci gettavamo in opinioni sui film del panorama geek in uscita nelle sale. Ed è proprio con un’altra pellicola dedicata all’universo ideato da George Lucas e preso ora in carico da The Walt Disney Company che celebriamo l’anniversario di questi articoli: per la regia di Gareth Edwards, Rogue One: A Star Wars  Story esce nelle sale oggi (15 Dicembre) ed è il primo delle pellicole extra dell’universo di Jedi e Sith, ponendosi come prequel di Episodio IV  e raccontando le vicende dell’armata di ribelli impegnati a trafugare i piani della Morte Nera. Grazie all’invito di The Walt Disney Company Italia, abbiamo potuto assistere all’anteprima milanese del film, ed ora siam pronti a dirvi cosa vi aspetta.

Una ribellione che si basa sulla speranza

Alla fine rubano i piani della Morte Nera, ma questo lo sapevamo già. Fin dai titoli di testa a scorrimento di Episodio IV, sapevamo cosa avrebbe raccontato questo primo spin-off cinematografico dedicato al nuovo universo espanso di Star Wars. Rouge One si “incastra” esattamente prima di Una Nuova Speranza, e fa il suo dovere nel raccontare la storia di una squadriglia scombinata  che assalta una delle basi dell’impero per regalare una nuova speranza alla ribellione. Lo fa maledettamente bene. La regia di Gareth Edwards è pulita e priva di tutti quegli addobbi tecnici (transizioni in primis) che hanno reso celebre la saga di George Lucas, ma che nel 2016 (quasi 2017) possono risultare vetusti e ormai superati. Ogni attore è calato nella parte ad iniziare da Mads Mikkelsen (Dr. Strange, Hannibal, Death Stranding) garanzia di bravura e soprattutto privo del contorno occhi che ormai caratterizza fisicamente ogni suo personaggio. Ed è proprio attorno a Galen Erso che si struttura la trama di  Rogue One, ed è proprio grazie a questo nuovo volto che la pellicola riesce a mettere una pezza ad uno dei principali buchi (in tutti i sensi) dell’epopea stellare. Il resto del cast che compongono i Rogue One (o Rogue Uno nello sfortunato adattamento italiano) è variegato e mostra un aspetto dell’universo di Star Wars che va oltre i Jedi e i Sith, tra ribelli, religiosi e droidi riprogrammati, a spiccare sono principalmente tre figure: Jyn (Felicity Jones) figlia di Erso e pronta a riscattare il padre, Cassian (Diego Luna) Ribelle disposto a tutto per la causa anche a sporcarsi le mani e K-2SO (Alan Tudyk) il droide che menzionavamo poco sopra, capace di scene veramente riuscite e di rubare  i riflettori ai colleghi umani. Purtroppo sebbene caratterizzati da costumi e abilità, hanno meno impatto sulla storia  gli altri membri dello squadrone, risultando belli da vedere ma poco memorabili.

Dove però il cast di Rogue One eccelle è nel riproporre figure storiche della serie, regalando quelli che probabilmente (insieme al climax finale) sono i momenti migliori di tutta la pellicola di Gareth Edwards. Ed è ironico come in una produzione cinematografica, uno dei personaggi migliori sia interpretato da un attore purtroppo scomparso nel 1994 (Peter Cushing, il Grand Moff Tarkin), che dopo trent’anni fa ancora la sua sporca ed autoritaria figura pur se in digitale. Rogue One ci ha permesso anche di rivedere Darth Vader, in una delle migliori interpretazioni del personaggio, che però viene penalizzata leggermente da un cambio del costume classico con un’attaccatura del casco fin troppo marcata. Ma i due esponenti dell’impero non sono le sole vecchie conoscenze dei fan, e tutto il film di Edwards si riallaccia quasi senza errori ad Una Nuova Speranza, raccontando vicende sì conosciute da trent’anni, ma non uscendo mai dalle rotaie della trama.

 

 

Rogue One fa il suo dovere per le due ore e un quarto di durata complessiva, raccontando una storia di guerra, speranza e ribellione. Un treno in corsa che non deraglia mai, rallentando nei pressi di alcune stazioni per poi riprendere inesorabile la sua corsa fino a quel finale che tutti sappiamo da ormai trenta anni. Un buon spin-off che probabilmente soddisferà anche coloro  che non hanno digerito il lavoro di Abrams dello scorso anno, grazie ad un comparto visivo all’avanguardia e  una colonna sonora grezza che va ad anticipare alcuni dei brani più famosi di Episodio IV. Un tassello ben costruito, bello e probabilmente quasi impeccabile ma che a visione ultimata, era necessario?

Trovo insopportabile la tua mia mancanza di fede

Se arrivati a questo punto dell’articolo non avete ancora capito quanto Rogue One: A Star Wars Story sia riuscito, probabilmente non avete letto bene o molto più semplicemente non sono stato in grado di esprimermi correttamente e far arrivare le mie parole alle vostre menti. Un po’ quello che è successo in sala ieri mentre scorrevano i titoli di coda dell’ultima fatica di Edwards. Chiariamo (e ripetiamo) subito l’annosa questione: il film è bello e ha dei momenti, soprattutto nel finale, tra i migliori delle pellicole su Guerre Stellari, che durante la visione mi sono piaciuti e che ricorderò da buon fan dell’epopea.
Rogue One inizia e finisce in un determinato contesto, con delle barriere precise, e con esso si completano tutte le storie dei personaggi introdotti, non lasciandomi alcun interesse sull’approfondimento di questo squadrone d’eroi. Questa sensazione d’indifferenza purtroppo non mi è mai accaduta con nessuna delle opere (di qualsiasi genere) dedicate all’universo di Star Wars: ho odiato certi capitoli e amato alla follia altri, ma l’indifferenza, il non sapere cosa provare, il non essere spinto a rivedere il film a poche ore o giorni di distanza, non mi era mai successo e mi ha lasciato spaesato.

rogue one

E, dato che questa rubrica si basa da un anno esatto solo su opinioni di pancia, trovo onesto ammettere che il film non abbia fatto scattare in me nessuna scintilla, né nel bene, né nel male. Se dovessi paragonare Rogue One a qualcosa di fisicamente esistente, sarebbe una ragazza oggettivamente bellissima, ma che non mi causa alcuna reazione. È indubbio che possa piacere alla follia, perchè ha tutto al posto giusto e lo ammetto senza remore, ma chimicamente non mi ha lasciato nulla. Probabilmente potrei innamorarmene rivedendolo una seconda volta, o imparando a conoscerlo per quello che a tutti gli effetti è, ma il problema principale è che questa voglia di una seconda visione, al momento non ce l’ho. E con Star Wars, non mi era mai successo.