Ep. 31: Scoprimi 'sta cippa

Speciale Doctor Strange

Altro giro, altro film per la nostra rubrica “Il Videogiocatore al Cinema“, che questa volta ci vede alle prese con arti mistiche e misteriosi poteri oscuri in grado di distruggere la Terra. Nella serata di Martedì, infatti, sono stato ospite di Disney e Marvel a Milano, all’ombra della Madonnina, per gustarmi l’anteprima dell’atteso Doctor Strange, primo film dedicato allo stregone dell’universo Marvel. Le premesse per un film che potesse lasciare il segno c’erano tutte, complice un cast di altissimo livello e una scenografia non convenzionale per il genere; Il risultato è stato assolutamente soddisfacente (magico, per restare in tema con la pellicola) e mi appresto a raccontarvelo in questa non-recensione a basso tasso di spoiler.

 

 

Il chirurgo che guardava il mondo dal buco di una serratura

 

Un uomo di scienza si scontra con una spiritualità più materiale che mai

Il film inizia a sorprendere fin dall’inizio, con una scena mistica e cruenta che vede protagonista un malvagio Mads Mikkelsen (non che sia una novità per lui, Le Chiffre in 007 Casino Royale) nei panni di Kaecillius, stregone deviato, all’assalto di uno dei tre Santuari (quello di Londra per la precisione) che proteggono la terra da Dormammu, entità oscura che brama l’intero universo. La battaglia che segue è già uno dei momenti più emozionanti del film, complice anche il mistero che permea inizialmente la vicenda. Kaecillius e i suoi adepti combattono contro un Maestro in tonaca gialla (il cui viso e identità resteranno sconosciuti ancora per qualche minuto) piegando la gravità al loro volere, mentre i palazzi intorno a loro assumono forme sempre più astratte e ipnotiche lasciando lo spettatore a bocca aperta, in quella che sembra una versione psichedelica di “Inception”. La bellezza coreografica e gli effetti speciali delle Arti Magiche (particolarmente pregevoli gli scintillanti incantesimi), si fondono per dare vita alle scene d’azione più belle dell’intero catalogo Marvel Cinematic Universe, a mio parere. Nel mentre, il brillante e spocchioso neurochirurgo di fama mondiale, Dottor Stephen Strange, interpretato elegantemente da Benedict Cumberbatch, è alle prese con un traumatico evento che cambierà la sua vita e lo porterà a condurre un viaggio per curare il suo corpo e la sua anima, nella popolosa e spirituale Kathmandu (quasi un momento autobiografico, in quanto Cumberbatch partì per il Darjeeling, insegnando inglese per un anno, dopo aver terminato gli studi). In questo luogo mistico incontrerà l’Antico, una Tilda Swinton sempre eccezionale, a cui il nostro dottore si porrà prima pieno di speranze, poi accecato dall’arroganza e dalla sua mente scientifica, per poi cedere e lasciarsi illuminare, affrontando un percorso che lo renderà il “Signore della Arti Mistiche” armato di Cappa della Levitazione e Occhio di Agamotto che tutti conosciamo. La trama in se ha una struttura classica, sviluppata però come un fiume in piena, senza soluzione di continuità e priva di momenti morti, con un retrogusto spirituale inedito: Il racconto dell’ascesa di un uomo che guardava il mondo dal buco di una serratura, e che ora è in grado di proteggere il mondo intero.

 


Per approfondire:
Road to Doctor Strange

 

Magica alchimia

 

Cast eccellente e componente audio-visiva da lasciare a bocca aperta sono i punti di forza della pellicola

Il film è godibile e appassionante, sia per gli appassionati del fumetto, sia per i profani, come da tradizione Marvel. Doctor Strange però si affida ad un mix esplosivo, un cast di estrema qualità unito ad una componente audio-visiva che potrebbe segnare un nuovo standard per i film del genere. Cumberbatch si cuce addosso il ruolo con estrema naturalezza, quasi come una metaforica Cappa della Levitazione, uno degli elementi distintivi del magico supereroe, protagonista anche di alcune divertenti gag, ormai parte della cifra stilistica delle produzioni Marvel. La sempre incantevole e bravissima Rachel McAdams, reduce dal film premio Oscar “Il Caso Spotlight”, interpreta il ruolo dell’infermiera Christine Palmer, sentimentalmente legata a Stephen Strange, in un rapporto tormentato e assolutamente non banale, ricco di contraddizioni e di dialoghi riusciti. Un’algida ed eterea Tilda Swinton, la quale non ha bisogno di presentazioni, interpreta l’Antico, Maestro Supremo ambiguo e affascinante, personaggio chiave della vicenda. L’esperto in materia villain Mads Mikkelsen risulta forse l’anello debole, anche a causa di una sceneggiatura che non lo caratterizza come avrebbe potuto, rendendolo un cattivo minaccioso e dai poteri affascinanti ma un po’ piatto dal punto di vista caratteriale. Chiwetel Ejiofor, candidato agli Oscar del 2014 come miglior attore protagonista per 12 Anni Schiavo, interpreta Karl Mordo, stregone ligio agli insegnamenti dell’Antico, in antitesi con il ribelle Strange, di cui però sarà una fidata spalla per tutta la vicenda. Un cast del genere sarebbe sprecato senza una scenografia adeguata, ed è qui che la produzione rivela la sua maturità e dove il regista, Scott Derrickson, riesce ad amalgamare il tutto egregiamente. La scenografia vanta luoghi di sicuro impatto, dall’abusata ma sempre splendida New York alla già citata Kathmandu, vibrante e spirituale capitale del Nepal; quello che stupisce però è come questi luoghi siano stati sconvolti da una serie di effetti speciali che incantano di continuo lo spettatore con quantità e qualità (in questo caso aiutato dalla proiezione in IMAX 3D). Il combattimento iniziale già citato è solo la punta dell’iceberg e le scene d’azione sono sempre diverse; la gravità e il mondo circostante sono in continua evoluzione, con i vari elementi degli edifici che si scompongono come puzzle sbattuti contro una parete, per poi ricombinarsi in forme geometriche innaturali ma armoniose. Questo è solo lo sfondo della danza che i protagonisti mettono in atto durante i combattimenti, che, tra colpi di scintillanti Mandala magici, levitazioni e distorsioni spazio-temporali create dall’Occhio di Agamotto, creano un’ordinata confusione, tra le più appaganti del genere. Tutto questo è accompagnato dalla colonna sonora di Michael Giacchino (premio Oscar nel 2010 per la miglior colonna sonora in Up, capolavolo indiscusso di Disney-Pixar), una seconda pelle che riveste e accompagna tutte le scene più emozionanti della pellicola.

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Dottor Strange di Marco Sciarra

L’occhio di Agamotto (o del fan del fumetto)

Non possiamo concludere questa non-recensione senza parlare dell’aspetto fumettoso di Doctor Strange. Non solo per la fotografia, che richiama più e più volte le splash page delle avventure mistiche dello Stregone Supremo: all’interno della pellicola vi è (come da tradizione dei Marvel Studios) una sequela di citazioni più o meno velate che faranno felici i fan del Dottore (tra cui anche rimandi all’ultimo ciclo di Jason Aaron). Lo Stephen Strange di Benedict Cumberbatch è spigliato e strafottente, senza ancora la calma mistica che contraddistingue il personaggio; ma è uno stregone agli inizi, e, per quel che vale, riesce a convincerci a pieno nella sua inesperienza. Lo stesso riescono a fare quasi tutti i personaggi secondari che, nonostante i cambi di etnia o di sesso,  si ritagliano un piccolo spazio sullo schermo. Per non rischiare di fare spoiler, non ci soffermeremo troppo sull’utilizzo di Dormammu; sebbene la battaglia alla fine del film sia veramente gestita bene, infatti, lo stesso non si può dire, purtroppo, dell’iconico cattivo. Nonostante ciò, Doctor Strange è un film che, in definitiva, si piazza tra le migliori origini del Marvel Studios, e che vi incanterà per il suo comparto visivo eccezionale.