Mordraud – Fabio Scalini
Raccontiamo la storia di tre fratelli legati da un destino singolare, il tutto in un contesto più vivo che mai
Torniamo al fantasy, pur rimanendo in Italia, con la saga di Mordraud di Fabio Scalini. L’autore in questo caso è stato a nostro avviso molto abile (perlomeno, fino ai due libri per ora rilasciati) a costruire un mondo vivo e dettagliato, includendo anche l’immancabile elemento magico (per quanto in un modo abbastanza sui generis, visto che la maggior parte dei dotati esercita queste capacità tramite il canto) ma al contempo dandogli la giusta importanza, senza che la mole di informazioni vada a nascondere quella che è la vicenda narrata principale, la storia di tre fratelli (Mordraud, Dunwich e Gwern ) legati da loro da strani corsi e ricorsi storici, prima impegnati su fronti di battaglia opposti a causa della guerra che sta dilaniando Cambria e poi, nel secondo libro, dalle conseguenze delle scelte fatte precedentemente e da una sorta di profezia che pare destinata a condannarne le sorti. Proprio per la grande attenzione messa sul fronte dello storytelling ci piacerebbe uscire dal seminato e non pensare ad un altro action-rpg fantasy/medievale, ma ad un prodotto improntato alla narrazione e capace di dettagliare con la dovuta attenzione i personaggi. La scelta è ricaduta su Dontnod Entertainment, memori dell’ottimo lavoro svolto con Life is Strange (titolo che ci ha costretto a scrivere un altro articolo, oltre alle recensioni, per metabolizzarlo fino in fondo).

Hyperversum – Cecilia Randall
Cosa succederebbe togliendo il fantasy dal medioevo e realizzando una simulazione spietata di questi anni bui?
E parlando di come in effetti il fantasy medievale sia inflazionato, abbiamo pensato di prendere una delle due componenti e di escludere (quasi) in toto tutti gli aspetti fantasy, concentrandosi su un realismo più duro con lo scopo di realizzare una sorta di “simulatore di Medioevo” in piena regola. La saga più adatta, a nostro parere, per un procedimento del genere, è quella di Hyperversum, visto che in effetti è quanto succede ai protagonisti della storia: mentre stanno giocando un videogioco fortemente improntato al realismo e all’accuratezza storica (Hyperversum, appunto) vengono, in un classico, trasportati all’interno di questo e sono necessariamente obbligati a cavarsela in un mondo estraneo, selvaggio (pur dotato delle sue regole) e privo dei comfort dell’era moderna. La stessa cosa che ci aspettiamo succeda nella controparte videoludica (di un romanzo in cui i protagonisti giocano ad un videogioco): oltre ad imparare a sopravvivere e a combattere, il giocatore dovrà imparare anche a comunicare, imparando la lingua del luogo e assimilandone usi e costumi, stando bene attento a non destare sospetti e finire sul rogo per stregoneria. Il team di sviluppo non può che essere uno di quelli che ha sempre calcato la mano sul realismo e sulla simulazione: Bohemia Interactive, che probabilmente conoscerete per la serie di sparatutto militareschi Arma.

Profondo Blu – Jeffery Deaver
Hacker contro Hacker, con Remedy dietro le quinte. Da giocare
Se per caso Remedy volesse in un certo senso “tornare alle origini”, andando a realizzare un prodotto dalla filosofia simile a quella degli immortali primi due capitoli di Max Payne, il cavallo su cui potrebbe puntare potrebbe tranquillamente essere il thriller a sfondo informatico di Deaver. Sulle tracce dell’hacker Phate, che sta giocando nella vita reale ad una partita del fantomatico videogioco Access ed usa le sue abilità di Ingegneria Sociale per spacciarsi per altre persone e commettere omicidi via via sempre più difficili, le forze dell’ordine sono costrette a richiedere l’assistenza di un altro hacker, Wyatt Gillette, attualmente detenuto per aver violato numerosi sistemi di sicurezza informatica. Ne verrebbe fuori una sfida mortale hacker contro hacker, con uno che cerca di localizzare l’altro nell’intenzione di mettere fine alla partita, condendo il tutto con la regia e la sceneggiatura di primo piano che lo sviluppatore finlandese ha sempre dimostrato di avere nelle sue corde.

Ready Player One – Ernest Cline
Non ci siamo dimenticati della realtà virtuale. Dall’MMO…
Vero e proprio fenomeno moderno, tanto che è già in lavorazione una trasposizione cinematografica dell’opera, anche Ready Player One parte dal presupposto della Realtà Virtuale, in un mondo dove però questa ha raggiunto un’importanza ed un peso tali che tramite questa (e soprattutto, tramite il software OASIS) ricopre tantissimi aspetti della vita di una persona, dall’istruzione fino anche alla carriera lavorativa. Ma OASIS, come James Halliday, il suo ideatore, in punto di morte ha rivelato, nasconde il più grande easter egg del mondo, una sorta di caccia al tesoro ad indovinelli (rigorosamente tutti basati sulla cultura pop degli anni ’80) che mette in palio OASIS stesso, consegnando nelle mani del vincitore un potere ai limiti dell’assoluto vista la diffusione del software. Con queste premesse non si può che pensare ad un MMO, magari legato a doppia mandata ai visori per la Realtà Virtuale la cui uscita è ormai dietro l’angolo, per andare a confezionare una riproposizione massiccia e fedele degli sterminati mondi presenti in OASIS, mettendo in piedi delle caccie all’easter egg mondiali come accade nel romanzo. Lo sviluppatore? Qualcuno come Bioware ci sembra sicuramente all’altezza del compito, a patto di indovinare la formula con cui rilasciare prodotto e contenuti post-lancio.

Trilogia dello Sprawl – William Gibson
… Fino al gioco di ruolo nella sua accezione più classica
E parlando di Realtà Virtuale non si può non parlare di William Gibson, padre della corrente letteraria del Cyberpunk (che a sua volta è una delle cause principali del perché la Realtà Virtuale ha negli anni esercitato il fascino che ha tutt’ora). Le possibilità che in particolare la Trilogia dello Sprawl (Neuromante, Giù nel Cyberspazio e Monna Lisa Cyberpunk) apre dal punto di vista videoludico sono sterminate: dall’avventura grafica, strada già battuta, fino ai già citati approcci con multiplayer online massivo, passando per l’azione o il gioco di ruolo più tradizionale. L’idea che ci è sembrata più indovinata è quella di ambientare il tutto in questo universo narrativo, senza però ripercorrerne le vicende principali (ma comunque presentandone i personaggi, strizzando l’occhio a tutti gli appassionati del genere) e permettendo a chi gioca di scegliere quale personaggio interpretare. Tra “samurai della strada” dal fisico potenziato chirurgicamente e hacker capaci di avventurarsi nella Matrice il risultato potrebbe strappare più di qualche soddisfazione, specie nelle mani giuste. Scartata CD Projekt Red anche in questo caso (sono già al lavoro su un prodotto per certu versi simile) la scelta è ricaduta su Bethesda.

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