È meglio PS5 o Series X? Speciale NextGen

Videogiochi che provocano ansia. Un’etichetta perfetta per The Suicide of Rachel Foster.

Questa è una lettera, una lettera di un uomo spaventato che i videogiochi che provocano ansia li evita. Il più possibile. Sono chiuso nella mia stanza. Ho abbassato le serrande. Dovreste fare lo stesso, ve lo consiglio. Io… Io dovrei fare la recensione di The Suicide of Rachel Foster… Però…L’ansia è contagiosa. Basta un attimo, è come un battito di farfalla: può provocare una valanga chissà dove nel vostro cuore e chissà quando non avrete più le scale sotto i piedi e vi arrenderete. Non terminerete la ricerca. All work and no play make me a dull boy. All work and no play make me a dull boy. Sto impazzendo. Meglio che inizi la recensione di The Suicide of Rachel Foster.

Portatemi via da questo hotel
videogiochi shining
Appunto n°1: Per chi non lo sapesse, Shining è un film del 1980 diretto dal regista Stanley Kubrick. Si ispira all’opera omonima di Stephen King.

Videogiochi paragonati al film Shining. Mi sembra tutto così assurdo dopo aver giocato a questo gioco. Questo È il videogioco che, per la mia esperienza da videogiocatore, più riprende la forza e la potenza del film di Stanley Kubrick. Ho qui affianco il libro. No, il libro ha tutt’altra forza. Quei corridoi rossi e lunghi. Le porte simmetricamente in fila, gli scricchiolii, le attese. The Suicide of Rachel Foster è Shining nella versione cinematografica. Eccoli, li sento ancora nelle orecchie. Quei suoni. Fammi abbassare il volume. Non voglio sentirli, preferisco il silenzio.

Ho ancora paura e non ho ancora finito il gioco, eppure non è questa la sua forza. Io ho voluto subito parlarvi di videogiochi e ansia, di questo Hotel similShining che ci ritroveremo a girare in lungo e in largo alla ricerca di indizi che svelino la verità dietro il suicidio di Rachel Foster. Ma non è la paura il punto focale. Sono io che sono un codardo, sono io che ho deciso di finire il gioco con l’audio abbassato. Perché è perfetto. Quell’hotel abbandonato è talmente realistico che ero convinto di essere io stesso là. O qua. Non so ancora se ne sono uscito. I suoni, le forme, i dettagli. Ricordo ancora la muffa sulle pareti. Non può essere solo un videogioco. È troppo reale. Ho paura, ho bisogno di qualcuno.

Portatemi via da questo hotel.

The Suicide of Rachel Foster ha un'ambientazione perfetta in ogni sua sfaccettatura. Ho paura.

Pronto? C’è qualcuno in chiamata
videogiochi ansia
Appunto n°2: Ovviamente la relazione umana è importante in questo titolo. Insomma, i videogiochi fanno bene alle persone, e possono insegnare qualcosa.

The Suicide of Rachel Foster non vuole puntare al farti stare solo. È un thriller, non un horror. O almeno, per chi ha il coraggio di affrontare le paure. Nicole per tutto il gioco è in contatto telefonico con una persona, e su questa meccanica si basa tutto il titolo. Sulla loro relazione.

Esplorano, cambiano, si aiutano. Lui è al sicuro, lei apparentemente no. Ma lui è con lei, sempre. Quando sei solo in un hotel pregno dei tuoi ricordi d’infanzia, un luogo che hai abbandonato perché tuo padre ha deciso di fare qualcosa che non doveva fare; beh, sentire una voce amica, per quanto sconosciuta, è l’ideale.

Solo a pensarci sto meglio. Sono da solo io però, non come Nicole. Ho ancora l’audio abbassato, ma l’ansia rimane. Qualsiasi cosa si può nascondere dietro l’angolo e io sento, anche senza orecchie, le pareti respirare. C’è qualcuno qui. Non sono ancora uscito dal gioco. Ho bisogno di chiamare qualcuno, proprio come ha fatto Nicole. Fatelo anche voi. Impazzirete altrimenti. Io lo sono già. Però c’è un giallo da risolvere nell’hotel. Nicole è la chiave, io sono la chiave. Devo sapere, ma da solo non ce la faccio. Chiamo qualcuno.

Pronto? C’è qualcuno in chiamata?

Quando videogiochi con qualcuno al telefono, l'ansia scompare. O quasi.

A volte la libertà è fredda come la morte
videogiochi ansia
Appunto n°3: La paura è tutta una questione mentale, soprattutto se si parla di videogiochi. Un po’ come succede con gli incubi.

Ci sono riuscito! Ho svelato il mistero! Oh, che chiusura perfetta di una storia piena di colpi di scena! No, non ve la svelerò. No, dovrete aiutare voi Nicole. Io, io ho finito e non credo di poter essere più felice. Ho giocato ad un gioco stupendo e finalmente ho scoperto la verità. Le porte di questo hotel si spalancano da sole, mi sembra quasi di volare come una farfalla rosa verso la verità. Dal buio alla luce. O viceversa?

Non importa, sono libero. Niente più scricchiolii, niente più bufera, niente più misteri. E ancora, niente più videogiochi che riprendono Shining o chissà quale altro film, niente più videogiochi che provocano ansia… Ma lo voglio davvero? Io… Sento di doverci tornare in un certo senso… Perché non ho visto tutto, ero troppo spaventato e mi sono perso qualcosa. E poi… Non può avere un solo finale.

Non importa ora. Devo chiudere questa lettera, questa recensione di The Suicide of Rachel Foster. Devo chiuderla in una busta, metterci un francobollo e spedirla a te anonimo lettore che stai leggendo. Chissà se ti arriverà. Chissà cosa penserai. Ora uscirò da questa stanza che per un po’ è stata la mia vita. Fuori è ancora inverno.

A volte la libertà è fredda come la morte.

Verdetto
9 / 10
L'ansia di svelare un mistero eccezionale
Commento
The Suicide of Rachel Foster è un Walking Simulator, quindi non aspettatevi chissà quali trovate incredibili di gameplay. Ciò che davvero fa la differenza in questi titoli è l'atmosfera che si viene a creare, composta, ovviamente, da: sound design, ambientazione curata, bei dialoghi e storia intrigante. Tutte componenti che questo titolo propone al meglio. L'acquisto è altamente consigliato, come è consigliata la lettura di questo pezzo, se non l'avete già fatta.
Pro e Contro
Ambientazione curata nei minimi dettagli
Ottimo sound design
Storia intrigante e piena di colpi di scena

x Qualche bug nei menu e quando si chiude il gioco