Vesper è un vero inno alla solitudine, e in questa recensione di Vesper non si può che lodarne il coraggio.

La solitudine è brutta. Non hai persone che ti parlano, puoi solo ascoltare e andare avanti. Ma la cosa più difficile e restare in silenzio e non proferire parola. Anche quando uno della tua razza ha attivato il protocollo Vesper, condannando la tua gente. Sei solo, e l’unica cosa che puoi fare è andare avanti e scoprire perché esiste odio nei tuoi confronti. Braccato da tutti, cerchi di nasconderti, perché tutti ti vogliono morto. E io rimango a guardare fisso lo schermo, e provo una forte empatia con Seven, il protagonista, che si ritrova a combattere per la sua vita. Senza aver fatto nulla di male. Perché tutti abbiamo avuto la nostra fase di solitudine.

Un mondo senza musica con il solo rumore dell’incedere dei nostri passi. E la vita che ci scorre davanti. E anche se troviamo la nostra arma di luce, dobbiamo nasconderci nell’ombra per poter continuare a vivere. Perché ormai non siamo nessuno. Siamo solo una sagoma nera in un mondo sbiadito. E non ci resta che stare nel nostro cono d’ombra ed aspettare l’occasione per fuggire. Perché non vogliamo nessuno, pensiamo che la gente ci odi. Perché il nostro grido silenzioso non lo ascolta nessuno.

La solitudine del 2.0

Vesper a tal proposito manda un messaggio forte. Per tutta la durata delle due run, dovremmo costruire da soli l’intera storia. Perché la trama gioca su più livelli e su più livelli temporali. E la storia che vivrete non è solo la vostra, ma anche quella di un popolo che lotta contro la Corruzione.

Questo nemico che si farà presente nella prima ora di gioco, è un nemico invincibile che vi seguirà fino in capo al mondo pur di eliminarvi o farvi impazzire. Ed è quello che ha messo contro un popolo robotico, portandolo alla pazzia. Ed è sempre un richiamo alla solitudine. Perché ciò che colpisce è ciò che provano i robot nei vari datalog nascosti nei vari livelli.

Seven il protagonista, sul cui sfondo troneggia un robot

E ciò che uscirà non sarà affatto piacevole, saranno gridi messi a tacere dalla Corruzione, echi di un’era in cui tutti si volevano bene e nessuno si sentiva solo, fino all‘arrivo del nemico. Ed è bellissimo come viene raccontata questa storia. Perché ad un’analisi fatta a mente non lucida, può sembrare il solito titolo “Limbo like“. Ma soffermandosi e riflettendoci, la storia guadagna varie chiavi di letture.

E soprattutto sorprende di come in questa storia gli androidi sappiano provare sentimenti, ed essere tristi nel veder lottare la propria gente tra di loro. Ma a colpire non è solo la storia raccontata, ma anche il comparto artistico.

Nel nero della solitudine il rosso della disperazione

Durante la scrittura della recensione di Vesper, non ho potuto che riammirare i disegni di gioco. I Cordens Interactive, studio italiano tra l’altro, mette in campo una direzione artistica senza precedenti nel panorama videoludico italiano, e non solo. Ogni cosa è disegnata a mano ed ogni scelta di colore ha un suo perché. Nelle fasi iniziali avremmo una palette di colori tra il nero e il blue, quasi a voler significare la solitudine che circonda Seven. Mentre in altre occasioni ci troveremo a cospetto di città distrutte, la cui scelta cromatica passa tra il rosso e l’arancione.

Seven vede una delle visioni del passato

Ciò suscita nel giocatore vari sentimenti e li ritrasmette con piena potenza. Fuggire dai cani robot, attraverso lo zoom della telecamera e lo sfondo tinto di rosso è una sequenza che rimane ben impressa nella mente. E il comparto sonoro viene stravolto. I passi vengono sostituiti da una musica che entra nella testa. E crea un effetto Mandela nella testa in cui non ricordi bene se la musica c’era durante quella cutscene oppure no.

E ritrovarsi dopo l’inseguimento, di nuovo soli e col solo rumore dei passi, non può che farti capire che tra le mani, ti ritrovi un piccolo gioiello.

Alla fine del viaggio, la luce ritorna

Non lo so bene se i ragazzi di Cordens si siano ispirati ai classici degli anni ’90, per quanto le meccaniche ricordano il mai dimenticato Oddworld: Abe’s Odissey. Ma sembra molto più incentrato alla questione della solitudine. E non mi è difficile immaginare questo studio lavorare con le proprie forze, insieme ad altri team di sviluppi italiani. Che hanno nel loro piccolo un sogno.

Perché per un gioco del genere, o per Stack UP!, ciò che li guida è quello di voler vedere il proprio sogno realizzato. Ma la cui voce sfortunatamente non verrà ascoltata. Io nel mio piccolo mi unisco a questo coro di voci silenziose, con questa recensione di Vesper. Perché nel rumore dei Tripla A, esistono indie nostrani che non hanno nulla da invidiare a titoli blasonati. Se solo avessero qualcuno con cui lenire la solitudine sarebbe meglio.

Perché in fondo, tutti noi siamo Seven. Persi in pianeti, alla ricerca della luce.

Voto e Prezzo
9 / 10
20€ /20€
Commento
Vesper è una vera e propria gemma di gioco. Sia per il comparto artistico, sia per quello sonoro, il gioco offre una danza di emozioni che si innescano tra di loro, creando un gioco che ricorderete volentieri anche dopo averlo finito. Quindi cosa aspettate correte a comprarlo e a farvi questo viaggio nella più totale e pacifica solitudine.
Pro e Contro
Direzione Artistica
Comparto Audio
Trama

x Bug durante le morti

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