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Recensione Until Dawn: Rush of Blood

Con il passare del tempo è inevitabile che i videogiochi cambino e che, di conseguenza, cambino anche i videogiocatori. Con l’avvento della realtà virtuale (con tutti i pro e i contro del caso) è giunto il momento per noi redattori di modificare anche lo stile con il quale scrivere le recensioni per questo determinato tipo di prodotti. Per titoli come Until Dawn: Rush of Blood, ad esempio, ci siamo resi conto di come sia impossibile dare un giudizio del tutto oggettivo in quanto elementi positivi come la paura suscitata dall’immedesimazione nella realtà virtuale o negativi come il motion sickness siano del tutto soggettivi e non possano essere valutati come assoluti. Ecco che, quindi, vi invitiamo a leggere con ancora più attenzione queste nuove recensioni dedicate ai titoli VR e rimaniamo a vostra disposizione per qualsiasi domanda/dubbio/titubanza o perplessità. Buona lettura!

 

Until Dawn è stato un titolo che, nonostante qualche suo difetto, è riuscito nell’intento di conquistare una buona fetta di pubblico, presentando una trama capace di mutare davvero in base alle proprie decisioni. Il titolo sviluppato dai ragazzi di Supermassive Games, infatti, si basava in gran parte (quasi del tutto, a dire il vero) sul comparto narrativo, avvicinandosi a titoli come The Walking Dead, Life is Strange e Heavy Rain. Con l’arrivo sul mercato di PlayStation VR, però, il team britannico ha deciso di cambiare totalmente genere, ma mantenendo un forte controllo sulla propria IP principale. Ecco, quindi, che nasce Until Dawn: Rush of Blood, sparatutto su binari (letteralmente) che ci metterà a bordo di una giostra infernale per rivivere le atmosfere del capitolo originale sparando ad ogni creatura che entrerà nel nostro campo visivo. Riuscirà questa nuova formula a convincere sia come spin-off della serie che come prodotto a sé stante? Come al solito potete scoprirlo nella nostra recensione, ma prima vi ricordiamo come Until Dawn: Rush of Blood sia stato messo in vendita in concomitanza con il lancio di PlayStation VR, sia in formato fisico che digitale, al prezzo di 20.98€.

Una trama con alti e bassi (come le montagne russe)
Proprio la suddetta atmosfera risulta essere il punto di forza di Until Dawn: Rush of Blood

La trama di Until Dawn: Rush of Blood è chiaramente un elemento secondario della produzione, ma riesce comunque, in alcuni punti, a suscitare interesse e a incuriosire il giocatore. Nei panni di un non meglio precisato personaggio (evitiamo qualsiasi tipo di spoiler) ci troveremo a bordo di una giostra che, di capitolo in capitolo, attraverserà i principali ambienti (con relativi incubi) del capitolo originale con uno scopo ben preciso. Il problema principale della storia di Rush of Blood è che, proprio quando sembra che debba esserci una rivelazione sul nostro protagonista o un qualche elemento utile per caratterizzare il personaggio, il titolo si dimostra sbrigativo e, soprattutto nel finale, del tutto privo di mordente. Anche la collocazione temporale della trama (che sembra essere in continuity con l’avventura principale) non ci è parsa del tutto chiara e, nonostante questo non vada ad influire sull’ottima atmosfera che il titolo presenta, riteniamo che sia un vero peccato. Proprio la suddetta atmosfera, invce, risulta essere il punto di forza di Until Dawn: Rush of Blood. Dopo un primo livello poco esaltante (ma utile come tutorial), il titolo targato Supermassive Games riesce a coinvolgere, spaventare e divertire come poche altre produzioni di questo genere, spingendoci a consigliarne l’acquisto non solo agli amanti degli sparatutto su binari, ma anche a coloro che cercano momenti carichi di tensione, potenziati da un’immedesimazione pressoché totale grazie al PlayStation VR.

 

Sparatutto su binari
Il gameplay di Until Dawn: Rush of Blood riesce a spiccare sulle altre produzioni proprio grazie aL visore targato Sony

Da un punto di vista prettamente ludico, Until Dawn: Rush of Blood è uno sparatutto su binari dove, questa volta, i binari sono “reali”. A bordo di una giostra infernale, infatti, il nostro scopo sarà quello di aprire il fuoco verso tutti i nemici che ci assaliranno da ogni lato. Per farlo avremo a disposizione un’infinità quantità di proiettili per le nostre fidate pistole e una serie di armi che spaziano dagli uzi alla doppietta che, però, potranno contare solo un numero limitato di colpi (reperibili guardandosi attorno nei vari livelli di gioco). I ragazzi di Supermassive Games, inoltre, hanno inserito una buona quantità di collezionabili e numerosi bivi, aumentando notevolmente la rigiocabilità del titolo anche per coloro che non sono particolarmente fissati con le classifiche online. Proprio le suddette classifiche sono un altro elemento fondamentale della produzione che, grazie ad un sistema di punteggi legato ai moltiplicatori ottenibili distruggendo determinati oggetti nei livelli di gioco, risultano imprescindibili per coloro che vogliono superare i punteggi della propria lista amici (prima) e del mondo intero (poi). A partire dal secondo capitolo di gioco, inoltre, Until Dawn: Rush of Blood presenta anche dei boss di fine livello, mai davvero impegnativi, ma capaci di intrattenere grazie a meccaniche diverse dai nemici “standard” e grazie, ancora una volta, ad abili trucchi usati per spingere il più possibile il PlayStation VR. In definitiva, nonostante non rivoluzioni il genere, il gameplay di Until Dawn: Rush of Blood riesce a spiccare sulle altre produzioni proprio grazie all’immedesimazione data dal visore targato Sony. Nel corso delle 2-3 ore necessarie per portare a termine l’avventura, infatti, il giocatore verrà catapultato in un mondo malato, inquietante e di sicuro impatto, diventando sin da subito una delle esperienze più interessanti per questa prima ondata di titoli dedicati alla realtà virtuale su console.

 

Il bello della paura
L’elemento fondamentale della produzione è l’immedesimazione dell’utente nel mondo di gioco

Graficamente, Until Dawn: Rush of Blood, si dimostra uno dei titoli maggiormente curati durante questo lancio di PlayStation VR. I modelli poligonali dei personaggi sono ovviamente lontani dalle produzioni attuali normali, ma riescono comunque a convincere e ad apparire inquietanti quanto basta nel corso della nostra avventura. Come già ribadito più volte, l’elemento fondamentale della produzione è l’immedesimazione dell’utente nel mondo di gioco e, da un punto di vista tecnico, il titolo Supermassive Games riesce pienamente in questo intento. Anche il comparto sonoro, infatti, contribuisce a creare una corsa sui binari che non dimenticherete tanto facilmente, con un audio 3D capace di farvi percepire continue minacce a 360 gradi e con un doppiaggio in italiano estremamente curato grazie a Riccardo Peroni, voce ufficiale del Joker che in questo titolo interpreterà il giostraio presente lungo tutti i capitoli della nostra avventura. Durante le nostre prove non abbiamo notato la benché minima nausea da motion sickness, nonostante le sessioni di gioco di 2-3 ore alla volta.

Verdetto
8 / 10
Come al luna park, ma senza gli zingari
Commento
Until Dawn: Rush of Blood mantiene tutte le promesse fatte in fase di annuncio. Il titolo targato Supermassive Games si dimostra essere una folle, spaventosa, divertente ed esaltante corsa sulle montagne russe, garantendo un'immedesimazione totale e intrattenendo il giocatore dal primo all'ultimo minuto di gioco. Peccato per il comparto narrativo che, nonostante il potenziale per raccontare una buona storia, non riesce del tutto a convincere a causa di una seconda metà di gioco troppo frammentata e confusionaria. Ci sentiamo comunque di consigliare Until Dawn: Rush of Blood a tutti i possessori di PlayStation VR, in quanto ci troviamo di fronte ad uno dei titoli più indicati per scoprire la realtà virtuale e per comprenderne le potenzialità in vista dei futuri titoli in arrivo.
Pro e Contro
Atmosfera ben riuscita
Immedesimazione totale
Gameplay divertente
Tecnicamente solido

x Trama dispersiva
x Niente di veramente nuovo sotto il sole