Ep. 30: Respiri Keanu per non far rumore

Thronebreaker: The Witcher Tales ci riporta nelle lande fantasy immaginate da Andrzej Sapwowki 

Questa volta però, non giocheremo nei panni di Geralt ma di Meve, regina di Lyria e Rivia. La nostra storia sarà ambientata in un periodo antecedente alle vicende narrate in The Witcher III, ma sarà ancora una volta una storia di sangue, sofferenza e battaglie.

 

House of Cards (di Lyria e Rivia)

 

Versione Testata: Xbox One

Una delle qualità che ho sempre apprezzato dei ragazzi di CD Project è la bravura nel raccontare la guerra, o meglio le situazioni estreme causate dalla guerra. Nei panni di Meve ci troveremo infatti a percorrere un territorio piuttosto vasto, all’interno del quale interagiremo con una serie di personaggi e situazioni che ci offrono spunti di riflessione o dubbi etici dove, anche se si tratta di un gioco, saremo portati a pensare accuratamente sul da farsi.

Le decisioni sono importanti

Se c’è qualcosa che i giochi negli ultimi anni hanno cercato di raggiungere è il dinamismo e una sorta di imprevedibilità: far capire al giocatore che le proprie scelte hanno un peso e lo sviluppo della trama dipenda da esse. Queste scelte si traducono nel gameplay come una selezione di carte da gioco che potremmo utilizzare o perdere nel corso della campagna. Fin qui non abbiamo ancora affrontato il punto principale: si tratta di un gioco di Gwent.

Lo stesso che abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare il Gwent come mini-gioco all’interno di The Witcher III.

CD Project si è resa conto che aveva tra le mani un card game di tutto rispetto e dopo qualche anno ha fatto uscire Gwent: The Witcher Card Game come stand alone free-to-play e Thronebreaker, che doveva essere la campagna single player, è divenuto un gioco a parte (a pagamento). Da quanto detto fin ora, possiamo intuire che neanche i nostri amati polacchi sapessero bene che strada intraprendere ma ciò non toglie che da questo progetto in fieri ne sia uscito un lavoro di pregevole fattura.


Per approfondire:
The Witcher 3: Wild Hunt
L’ibrido che funziona

Vero è che si tratta di Gwent ma attorno al gioco di carte abbiamo una grossa cornice: la nostra protagonista si muove all’interno di una mappa a visuale isometrica, dal sapore un po’ retrò, che ricorda i vecchi RPG, ma assolutamente efficace. I mutamenti all’interno dei territori e la palette dei colori rendono l’esplorazione molto coinvolgente. La perlustrazione di tutti gli ambienti ci darà dei benefit, come ad esempio lo sviluppo di trame secondarie o la raccolta di risorse che ci aiuteranno nella gestione delle nostre truppe. Questa struttura di contorno rende il gioco molto più di un card game, mostrando il grosso sforzo compiuto dalla compagnia per realizzare un’esperienza quanto più complessa e strutturata. Menzione a parte merita la compagine delle illustrazioni, come già apprezzato in The Witcher III, come ad esempio nel “Bestiario”.
La qualità delle immagini è di altissimo livello, non a caso quando si sfogliano i mazzi di carte nel dettaglio possiamo vedere anche la firma dell’illustratore di ogni singola carta. Una scelta giusta che valorizza il lavoro compiuto. Per quanto riguarda la colonna sonora vale lo stesso discorso, come nei giochi precedenti le melodie musicali risultano perfettamente in accordo con gli avvenimenti che si stanno svolgendo su schermo. La cura dei dettagli è uno degli aspetti che non va mai trascurato e da questo punto di vista CD Project si dimostra sempre attenta.

Sì ma il Gwent?

Arriviamo alla pietanza principale, il Gwent. Nel corso degli anni la struttura e le regole del gioco sono un po’ cambiate, e a chi non ha vissuto gradualmente questi mutamenti, potrebbe risultare leggermente spiazzante rispetto a quello che fu in The Witcher III.
Thronebreaker tiene conto di questo e accompagna per la manina tutti i neofiti nelle prime fasi di gioco, spiegando bene e in modo asciutto le regole del gioco. Sono state aggiunte diverse modalità e tante nuove carte, sicuramente negli anni le suggestioni date da The Elder Scrolls: Legends, ma soprattutto Heartstone, hanno contribuito a smussare alcune meccaniche. Gwent resta comunque un gioco con le sue unicità, la cui strategia spinge sempre a considerare non solo la potenza del proprio esercito, ma anche le carte presenti nella mano dell’avversario. Questa struttura può non soddisfare tutti, in particolare gli aficionados di Magic: The Gathering, ma sono fiducioso che nel corso del tempo la casa polacca possa continuare a valorizzare il gameplay.

Oggi Thronebreaker, domani il Gwent

Thronebreaker rappresenta un piccolo esperimento in quella che potrebbe diventare una struttura ben più complessa. Il mondo di The Witcher possiede un humus incredibile dal quale poter attingere e sfruttare il Gwent ,per continuare a narrare le avventure di Geralt e compagni, potrebbe essere una delle strade. Il pericolo è dietro l’angolo perché non è detto che gli investimenti vengano ripagati dal pubblico, ed infatti lo stesso Thronebreaker non sta andando benissimo nelle vendite. Un’altra variabile potrebbe essere rappresentata dal nuovo giocattolino, Cyberpunk 2077, che potrebbe in futuro far focalizzare le energie su quest’altro progetto parallelo. In conclusione, quando si tratta di CD Project siamo sempre attenti ai prodotti proposti, perché sappiamo che vengono realizzati con passione e competenza. Nel caso di Thronebreaker possiamo ritenerci soddisfatti per l’esperienza ma ci auguriamo in futuro strutture ancora più coraggiose, magari ancora più ibride, che possano coinvolgere ancora di più il giocatore.

 

 

Verdetto
8.5 / 10
Se a Rivia ci fosse la briscola ci sarebbero meno guerre
Commento
Siete dei neofiti di Gwent ma volete approcciarvi a Thronebreaker? Innanzitutto significa che non avete giocato The Witcher III, molto male, rimediate subito. Poi, se volete fare una sorta di prova-demo, scaricate Gwent: The Witcher Card Game, tanto è gratis. Ne volete ancora? Bene, sarà il momento di comprare Thronebreaker.
Pro e Contro
Buona longevità
Comparto tecnico d'eccellenza
Sfide non semplici

x Si poteva osare ancora di più