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Recensione The Town of Light

Quando si lavora ad un titolo basato principalmente sulla narrazione, la cosa più importante è ovviamente quella di avere qualcosa da raccontare. Dopo una succosa anteprima (che potete trovare qui), abbiamo realizzato che il Team LKA di cose da dire ne ha davvero un sacco e, cosa altrettanto fondamentale, lo sa fare con estrema maestria e poesia. A distanza di un paio di settimane, infatti, è arrivata tra le nostre mani la versione definitiva di The Town of Light, titolo per PC realizzato interamente dallo studio italiano. Sarà riuscita la squadra di Luca Dalcò a mantenere le ottime promesse della beta? Non perdete altro tempo e scopritelo leggendo subito la nostra nuova recensione!

Non sono pazza. È che mi disegnano così!
The Town of Light è un prodotto che nasce, vive e muore con un solo scopo: raccontare una storia

Come anticipato poche righe fa, The Town of Light è un prodotto che nasce, vive e muore con un solo scopo: raccontare una storia. La vicenda ruota attorno al personaggio di Renée, giovane sedicenne che, dopo una serie di tragici avvenimenti, viene internata nel manicomio di Volterra. La regia di tutta la produzione è a dir poco ottima e si avvale di continui flashback e flashforward per non annoiare mai e per mescolare elementi del presente (momento nel quale la storia viene raccontata) con quelli dell’inevitabile passato. Gran parte delle sequenze d’intermezzo, inoltre, sono composte da video realizzati con disegni dal tratto grottesco e dal forte impatto emotivo, andando a marcare in modo ancora maggiore le terribili disavventure della povera ragazza. La possibilità, con la semplice pressione di un tasto, di ottenere un indizio sulla locazione successiva da raggiungere, permette al giocatore di seguire la storia senza mai perdersi e, di conseguenza, riesce a mantenere il ritmo della narrazione sempre alto. Ad ogni modo ci teniamo a sottolineare come i temi trattati da The Town of Light non siano alla portata di tutti, in particolare a chi è particolarmente sensibile ad argomenti come “pazzia”, “disagio emotivo” e “violenze su minori”. Non che i ragazzi del Team LKA scendano mai nella volgarità o nella strumentalizzazione di certi aspetti, ma dobbiamo ammettere di non aver mai visti un videogioco trattare temi tanto forti, seppur in un modo così poetico ed elegante. La longevità complessiva del titolo si aggira attorno alle 5 ore, ma la presenza di alcuni bivi narrativi che portano a dialoghi (o meglio, monologhi) differenti rende tutta la produzione mediamente rigiocabile.

Una lenta discesa nella follia
Il gameplay di The Town of Light risulta completamente dipendente dal ritmo della narrazione

Le poche perplessità che avevamo avuto nel corso della nostra anteprima di The Town of Light erano proprio riguardanti il gameplay che, in certe occasioni, appariva poco intuitivo, legnoso e con un mancato supporto ai controller. Incredibilmente tutti questi fattori sono stati eliminati nel passaggio alla versione definitiva e ora la produzione del Team LKA appare funzionale da quasi tutti i punti di vista. La struttura di gioco, com’era già possibile intuire, si mescola con la narrazione e permette al nostro personaggio di muoversi attraverso le stanze del manicomio di Volterra per scoprire tutti gli eventi del passato di Renée. Sono state introdotte, inoltre, una serie di risposte multiple che andranno a modificare non tanto gli eventi di gioco, quanto la nostra comprensione di alcuni pezzi della storia della nostra protagonista. Rispondere una cosa piuttosto che un’altra ci permetterà di venire a conoscenza di un determinato evento piuttosto che un altro, rendendo l’avventura rigiocabile per comprendere tutta la storia al 100%. Assieme ad un vago tutorial (giusto per comprendere i tasti di base) e ad una comoda suddivisione in quindici capitoli, gli LKA hanno perfezionato l’utilizzo del controller che ora non risulta affatto scomodo in sostituzione ai più classici mouse e tastiera. Unica pecca che ci sentiamo di segnalare è l’eccessiva lentezza di alcuni momenti. Non stiamo parlando della narrazione (che non risulta mai noiosa) e siamo consci che i movimenti di Renée debbano avere un certo ritmo per accompagnare l’atmosfera della storia, ma abbiamo trovato eccessivamente lenti gli ultimi momenti di gioco, dove, ad una velocità davvero ridotta, eravamo costretti a camminare da un punto A ad un punto B (a dirla tutta, neanche troppo vicini tra di loro).

Una bellezza tutta italiana

Anche per quanto riguarda il profilo tecnico non possiamo far altro che elogiare il Team LKA. The Town of Light ora risulta molto più fluido, pur mantenendo una buona illuminazione e una buona modellazione di luoghi e personaggi. Dobbiamo però evidenziare come, durante tutta la nostra avventura, abbiamo accusato qualche immotivato e pesante calo di frame che, soprattutto in una sequenza verso la fine, ha reso difficile attraversare una determinata area di gioco. Si confermano ineccepibili le musiche che, sin dal primo minuto di gioco vi sapranno lasciare semplicemente senza fiato grazie ad una colonna sonora al pianoforte dal sicuro impatto che, mescolata a silenzi ben calcolati, saprà senza dubbio stupirvi e conquistarvi. Un plauso anche al doppiaggio completamente in italiano di Daniela D’Argenio che sin dalle prime parole dimostra le sue grandi doti recitative, interpretando alla perfezione il carattere di Renée. Anche in questo caso basteranno pochi minuti per rendervi conto di avere di fronte una produzione curata nei minimi dettagli anche per quanto riguarda il comparto sonoro. A parte qualche sopracitato calo di frame, non abbiamo notato altri problemi di natura tecnica e ci sentiamo di promuovere The Town of Light anche da questo punto di vista.

Verdetto
9 / 10
Life is really, really strange
Commento
The Town of Light è una piccola perla nel panorama videoludico, e non solo di quello italiano. Il Team LKA è riuscito nell’intento di trattare temi delicati e difficili con estrema maestra e con una delicatezza caratteristica solamente delle produzioni migliori. Il gameplay ridotto all’osso, davanti ad una tale componente artistica, non risulta un vero e proprio difetto quanto una parte fondamentale della produzione. Non ci sono enigmi da risolvere, nemici da affrontare o puzzle ambientali nei quali poter perdersi; ogni scelta multipla effettuata, ogni documento trovato e ogni stanza attraversata sono inseriti in quel punto solamente per contribuire alla storia di Renée. E ve lo possiamo dire senza remore: non è una storia che dimenticherete facilmente.
Pro e Contro
Atmosfera unica
Temi adulti trattati con maestria
Gameplay funzionale alla narrazione
Colonna sonora e doppiaggio di ottima qualità

x Temi non per tutti
x Movimenti di Renèe talvolta troppo lenti
x Qualche pesante calo di frame