Recensione The Silent Age

Sons of the silent age, pace their rooms like a cell’s dimensions, rise for a year or two then make war.

Oggi inseguiamo il sogno americano, fatto di lavori spezza-schiena e stipendi al minimo del salario. The Silent Age ci trasporta al passato vicino degli anni ’70, negli USA ai tempi della guerra fredda, nel periodo dei disco club e dei baffi imbarazzanti. La paura per la grande Madre Russia che potrebbe lanciare un ordigno nucleare sulle sponde di Washington da un momento all’altro è sempre presente. Il nostro protagonista, Joe, non sembra però preoccuparsene, e vive ogni giorno per il duro lavoro, lasciando queste faccende di sicurezza nazionale a chi ne capisce molto più di lui. Noi subentriamo nel momento in cui la monotonia della sua vita viene completamente stravolta.

 

The Silent Age è uscito il 29 maggio 2015 su Steam e il 9 dicembre 2012 su dispositivi mobili Android e iOS, sviluppato da House on Fire, un piccolo team danese di otto persone nato appena nel 2011. Il titolo è un classico punta e clicca dal carattere serioso e con una grafica minimale molto efficace, che lo rende facilmente riconoscibile. Ma perché noi di I Love Videogames stiamo recuperando un titolo di cinque anni fa? Semplice, The Silent Age lo trovate su Utomik, la piattaforma ad abbonamento mensile che abbiamo provato poco tempo fa, e se lo stiamo prendendo in mano adesso vuol dire che vale la pena di essere giocato.

 

Figli dell’era silente

 

La storia di Joe è breve, poco complessa e manca di caratterizzazioni dettagliate, ciò che posso dirvi senza spoiler lo è quindi ancora di più.

 

Siamo nel 1972 e il nostro protagonista è il tipico uomo medio, senza desideri ne talenti, che passa da un lavoro all’altro come fa oggi un qualsiasi ragazzo italiano laureato all’università delle merendine. Da due anni sembra essersi stabilito in fondo alla gerarchia piramidale di una grossa azienda americana che si occupa della difesa nazionale. Dopo aver fatto l’imbianchino sulle navi, un anno da militare, e il cartello pubblicitario umano, Joe trova fortuna come addetto delle pulizie della Archon. Nonostante il curriculum poco invidiabile, Joe non si perde d’animo, e sembra accontentarsi facilmente di quel poco che la vita ha da proporgli. Il giorno in cui noi prendiamo i comandi di questo automa senza aspirazioni, la sua noiosa routine si imbatte in un improvviso giro di valzer che gli stravolgerà il futuro, non appena troviamo un post-it sopra la porta del nostro ufficio (sgabuzzino) lasciato dal collega e amico Frank, che ci avverte di dover andare di fronte alla scrivania del capo. Quel che sembra l’attesa per la pubblica gogna, si trasforma invece in una grande sorpresa, quando veniamo a conoscenza della nostra promozione, dato che proprio Frank si è appena licenziato senza dirci nulla, e prenderemo quindi il suo posto. Non perdiamo tempo, il nostro “nuovo” lavoro ci aspetta, otteniamo il pass del nostro amico e siamo immediatamente pronti per andare a pulire anche le zone dell’azienda dove prima c’era proibito entrare. Joe non riesce ancora a credere alla piega che ha preso la giornata, ma non è ancora finita. Quando si apre l’ascensore che ci porta ai laboratori della Archon, vediamo subito una traccia di sangue che prosegue fino all’ultima porta del corridoio. Seguendola giungiamo ai piedi di un uomo morente accasciato a terra, a cui hanno appena sparato. Quest’ultimo è giunto dal futuro per salvare l’umanità da un grande sbaglio, ma ha chiaramente fallito la sua missione, e ci consegna perciò il suo dispositivo per il viaggio nel tempo, ordinandoci di trovare sé stesso, prima che possa intraprendere il viaggio e fallire di nuovo, salvando la sua vita e il destino dell’umanità. All’interno di quei laboratori non si è creato poco casino, e indovinate un po’ chi è l’unica persona nei paraggi all’arrivo della polizia. Il nostro caro Joe viene quindi portato in centrale, seduto di fronte al poliziotto buono e a quello cattivo, con in tasca una tecnologia avanzata per viaggiare in un futuro apocalittico dove la razza umana è estinta.

The Silent Age

Da qui in avanti si entra nel vivo del gioco e perciò non proseguiremo con il racconto. Possiamo però analizzare l’opera nel complesso, che propone una storia ricca di potenzialità, accennata pochissimo nei primi capitoli. Il problema principale è che Joe è quasi sempre silenzioso, e difficilmente si lascia andare in monologhi interiori con il giocatore, che spesso si trova disorientato e non capisce cosa il protagonista abbia in mente di fare. Per questo motivo alcune parti del gioco risultano più difficili di quanto dovrebbero, ma ne parleremo meglio più avanti. Nel finale però The Silent Age riesce a stupire lo spettatore con consecutivi colpi di scena che lasciano a bocca aperta pur nei loro cliché. Le azioni quasi casuali e insensate dei primi capitoli acquistano ragion d’essere in quelli finali, che però tardano forse un po’ troppo ad arrivare, lasciando il giocatore in un contesto assurdo e privo di spiegazioni, se non al termine del gioco.

The Silent Age

Punta e clicca, clicca e punta

 

La meccanica del punta e clicca è utilizzata nella sua versione più pura, priva di qualsiasi operazione di crafting o attenzione nei dettagli degli oggetti raccolti. Si punta e si clicca, basta. L’unica nota positiva è il viaggio nel tempo, che può essere utilizzato per superare gli ostacoli sul percorso passando da una dimensione temporale all’altra, portando con sé gli utensili presi nel presente o nel futuro. L’alternanza tra anni ’70 e apocalisse alimenta un’enorme curiosità nel giocatore che scopre i devastanti effetti del tempo nelle diverse ambientazioni, ritrovando oggetti e cadaveri che hanno resistito negli anni. Come detto gli aiuti da parte del protagonista saranno davvero pochi, e in alcuni capitoli non capiremo nemmeno perché ci troviamo in un determinato luogo, portandoci quindi a raccogliere qualsiasi cosa e a tentare casualmente finché non incastriamo la combinazione giusta. La linearità della meccanica priva il giocatore di soddisfazione nella risoluzione degli enigmi troppo surreali per essere superati con la logica, e perciò risolti cliccando su tutto lo schermo. Per rendere il gioco più interessante, sarebbe bastato approfondire il gameplay con qualche azione di crafting, maggiore interazione con gli oggetti raccolti, e qualche aiuto in più sui ragionamenti del protagonista.

 

The Silent Age risulta comunque molto piacevole, nonostante la linearità del gameplay e la semplicità della storia che dona vere sorprese soltanto al photofinish. Potete giocare gratuitamente il titolo sfruttando il periodo di prova di Utomik.

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Verdetto
8 / 10
Breve ma intenso.
Commento
The Silent Age fa un grande tuffo negli anni ’70 negli USA ai tempi della guerra fredda. Il suo carattere serioso lascia poco spazio all’umorismo che di solito arricchisce il genere dei punta e clicca, ma la storia riesce ad incuriosire il giocatore, stupendolo soprattutto nelle fasi finali. Il gameplay è nella sua forma più semplice, approfondito solamente da ingegnosi viaggi temporali. Forse il prezzo a cui è offerto su Steam è troppo alto, ma essendo compreso nell'abbonamento a Utomik potreste ( e dovreste) approfittare dell'occasione.
Pro e Contro
Comparto artistico ottimo
Ricco di colpi di scena
I viaggi nel tempo arricchiscono il gameplay

x Longevità bassa
x Meccaniche basilari
x Storia inizialmente anonima

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