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Io sono più forte di uno dei Seven Deadly Sins

Con questa frase, Gilthunder si infondeva coraggio, siglando al contempo un patto silenzioso con Meliodas per fargli capire che c’era qualcosa di marcio in Britannia. 

La stessa frase apre la nostra recensione di The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia, per darci il coraggio necessario a evidenziarne i madornali difetti.

Knights of Britannia è il primo gioco basato sull’opera di Nakaba Suzuki ad essere disponibile in occidente, in esclusiva su PlayStation 4. Purtroppo, dopo aver completato il titolo, ci ha assalito un forte senso di delusione. Scopriamone insieme il perchè.

The Seven Deadly Sins: Knights of Britannia paga il prezzo di alcune scelte ormai anacronistiche.

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L’adattamento che serviva?
una corsa verso il prossimo scontro senza alcun filmato d’intermezzo

Knights of Britannia copre gli eventi di The Seven Deadly Sins visti nelle due serie animate disponibili su Netflix o, in soldoni tutto quel che succede fino al termine dell’arc dei Cavalieri Sacri. E lo fa tramite missioni singole anticipate e concluse da dialoghi con grafica in-game. Modelli poligonali che restano fermi e si scambiano due o tre frasi, senza approfondire quanto successo in nessuna occasione.
Questo è il primo difetto di The Seven Deadly Sins, adattare circa dodici volumi in ventotto missioni principali, una corsa verso il prossimo scontro senza alcun filmato d’intermezzo. Una formula che risulta fin troppo affrettata e che viene diluita dalle circa sessanta (post game compreso) missioni secondarie ed incarichi, che appariranno sulla mappa casualmente e/o soddisfacendo determinati requisiti.

Una volta raggiunti i titoli di coda, si avrà accesso a due capitoli principali extra, che coprono eventi non ancora visti nella serie animata. Nel primo saremo messi di fronte ad una meccanica mai utilizzata nel resto del titolo, per una battaglia che sfrutta (male) dei QTE e che non può che lasciare spiazzati. A controbilanciare questo senso di smarrimento troviamo il terzo filmato di Knights of Britannia, una sorta di contentino per chi ha completato l’avventura di Meliodas.

La penuria di filmati in CGI è probabilmente il peccato più grave di questa prima apparizione dei Seven Deadly Sins su console.

La seconda missione principale aggiuntiva, sblocca invece l’ultimo membro del roster, di cui non vi riveleremo l’identità, ma vi anticipiamo sarà fondamentale nella prossima stagione animata.
Un cast che conta un totale di venticinque personaggi tra cui svettano tre forme di Meliodas e altrettante di Hendrickson.
Fortunatamente, è stato incluso nel pool anche il settimo peccato, Escanor (Superbia), anche se sarà accessibile tramite le secondarie dopo i titoli di coda; una scelta giusta, data l’assenza del personaggio durante gli avvenimenti della Capitale. 

Combattimenti senza doppie possibilità

Il titolo è molto simile alla serie Ninja Storm, con scontri in aree enormi distruttibili in cui premere tasti cercando di mandare K.O. l’avversario.
Tra scontri due contro due e due contro uno, o semplicemente fasi simili ai musou in cui sconfiggere una cinquantina di mob, l’obiettivo sarà ottenere diecimila punti e raggiungere così il grado S. Qui, Knights of Britannia inciampa ancora una volta.

Una volta avviata la quest, non è possibile riavviarla a meno che non la si fallisca o la si finisca ritornando sulla mappa di Liones. Qui si aprono due possibili scenari: se la missione era tra le secondarie, potremo ripeterla subito, se invece è un incarico, dovremo aspettare che lo stage appaia nuovamente e nel frattempo proseguire nel viaggio di Meliodas.

Non inserire un’opzione per riprovare, in fasi a punteggi è una scelta a dir poco anacronistica, che trascina il titolo almeno due generazioni indietro.

Per ammazzare il tempo e migliorarsi, si possono creare oggetti e incrementi di statistiche, grazie ad una comoda sferografia consultabile in qualsiasi momento nel Boar Hat. Entrando e uscendo dalla locanda infatti, avremo possibilità di far apparire determinate missioni, cercando poi di puntare ancora una volta al massimo del punteggio. Fortunatamente, il premio da utilizzare per i potenziamenti è ottenibile anche solamente portando a termine la missione, ideale per i giocatori più giovani.

Knights of Britannia non è difficile, ed una volta imparate le meccaniche di combattimento, riuscirete a cavarvela senza problemi. Fanno eccezione alcune arene in cui  la distruttibilità è nulla e nelle quali, per ottenere un punteggio adeguato, bisognerà concatenare il maggior numero di colpi nel minor tempo possibile. Sprazzi di difficoltà gratuita che riescono per lo meno a riaccendere l’attenzione di fronte all’ennesima missione simile alla precedente.

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I Maghi più potenti di Britannia

Essendo principalmente un picchiaduro, pur non di stampo classico, è necessario spendere qualche altra parola sul roster e sul bilanciamento dei combattenti.
Purtroppo, se da un lato abbiamo un cast ben nutrito, dall’altra abbiamo un problema di bilanciamento evidente. I combattenti di Knights of Britannia si dividono in tre classi: Potenza, Velocità e Magia. I potenti, come Twigo o Dreyfus, si muovono molto lentamente, ma sferrano  colpi micidiali che potrebbero mettere a rischio seriamente la vostra barra PV.
I veloci, come Ban e Arthur, possono concatenare combo e possiedono una mobilità più ampia rispetto agli avversari. Infine ci sono i maghi come Merlin o King, vere macchine da guerra con un unico contro: ogni loro mossa consuma la barra speciale. Una volta a zero, saranno costretti ad aspettare la ricarica automatica  senza poter reagire agli attacchi avversari.

La chiave per sconfiggere i maghi sta proprio nei secondi tra una ricarica e l’altra anche se, un sapiente utilizzo degli attacchi, difficilmente lascerà aperture nella difesa. Giocando online, sebbene la scarsa presenza di avversari, abbiamo notato una maggioranza di Maghi. Questo perchè la classe è decisamente superiore alle altre, infliggendo fin troppi danni tanto da garantire sempre una “S” nelle missioni dell’avventura. Per onestà intellettuale va ammesso che gli scontri sono divertenti, e sicuramente Seven Deadly Sins non punta ad essere un titolo competitivo.

Il minimo indispensabile

L’ultimo peccato di Knights of Britannia è legato all’aspetto grafico. L’intero titolo purtroppo non sfrutta l’hardware di PlayStation 4, regalando performance  già viste nella scorsa generazione e  che non riescono a lasciare il segno. Neanche i modelli poligonali che spesso sono il punto forte di questi titoli su licenza, riescono a convincere in pieno, anche per l’assenza di filmati in-game. Un occasione sprecata per i fan dell’opera di Nakaba Suzuki. 
Fortunatamente il titolo accoglie i doppiatori originali giapponesi della serie animata, riuscendo, almeno sotto quest’aspetto a soddisfare le aspettative, il tutto è inoltre tradotto in un ottimo italiano. 

In conclusione...
6
“Il vero peccato capitale è comprarlo a prezzo pieno”
The Seven Deadly Sins - Knights of Britannia è un occasione sprecata. Il titolo in sè si lascia giocare tranquillamente, non ci sono bug e si completa in una quindicina d'ore, ma ogni aspetto è curato davvero al minimo. A partire da quello visivo, con filmati praticamente assenti e un lavoro tecnico vecchio di una generazione. Passando per alcune scelte di gameplay fuori tempo massimo, come l'assenza di un'opzione per riprovare una missione in corso. Un appena sufficiente esordio su console fissa per l'opera di Nakaba Suzuki, che speriamo possa riscattarsi in futuro.
Buon cast per un primo gioco
Doppiaggio originale
Netcode solido...
x ...ma poco popolato
x Cast sbilanciato
x Carenza di filmati
x Alcune scelte anacronistiche
x Qualche contenuto fin troppo ripetuto

due parole sull'autore
Assuefatto giocatore fin da quando non aveva neanche un pelo sul mento, ha coltivato la propria passione con lo stesso amore con cui cura la propria barba. Molti lo definiscono un Nintendaro senza speranza, senza contare gli oltre quattromila trofei presenti sull'account PSN e gli oltre 370 giochi su Steam (quanti di questi effettivamente giocati non lo sa neanche lui).
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