Don't Be So Serious - Speciale Death Stranding (Spoiler!)

Nel mercato videoludico contemporaneo, spesso saturo di idee stantie, talvolta è necessario tentare l’azzardo.

A volte bisogna osare per dare al pubblico qualcosa di più, ostentando tutto ciò che si può dare al software in uno slanciato all-in di inventiva. Ma, come tutti gli azzardi, se stai bluffando, prima o poi l’industria presenta il conto. È il caso di The Princess Guide.

Si tratta di un gioco dotato di trama lineare laddove il protagonista è un eroe di un non meglio precisato regno, che in virtù delle sue doti da intellettuale viene congedato onorevolmente per permettergli di diventare un istruttore. Nel corso dei suoi viaggi si imbatte nelle quattro protagoniste, che dovrà sgridare e lodare nel tentativo di renderle le leader che sono destinate ad essere.

Ogni principessa ha una sua storia, suddivisa in missioni, ed un proprio stile di combattimento. Tra loro sono piuttosto diversificate, e questo permette di avere un approccio sempre diverso a seconda della mappa e del “comandante” che si impersona in un determinato momento.

Non è cane, non è lupo…

Difficile inquadrare questo esperimento in un genere specifico, in quanto il titolo fallisce clamorosamente nel tentativo di appartenere ad un genere qualsiasi, risultando un amalgama non proprio ben riuscito.

Le meccaniche di interazione con le principesse, ad esempio, lasciano supporre la possibilità di modificare in qualche misura i rapporti con loro (con pochi risultati effettivi), come in una sorta di visual novel. La scelta della posizione delle squadre sulla mappa, la presenza di oggetti in grado di scatenare effetti ambientali, il tempo per completare le varie missioni secondarie, invece, sembrano dinamiche proprie di uno strategico. Tuttavia, le mappe sono ripetitive, noiose e con il giusto equipaggiamento tutto si riduce ad un cieco button mashing con l’attacco principale.

Infine, le statistiche, la crescita dei personaggi con la meccanica di insegnamento e gli equipaggiamenti potrebbero far pensare ad un JRPG, se non fosse che il protagonista non interagisce mai direttamente con l’ambiente o con gli altri personaggi, non è dotato di una vera psicologia, e il suo arco narrativo non decolla mai.

The Princess Guide lascia quel senso di incompiutezza che costringe il giocatore a porsi sempre una sola, fatidica, domanda: perchè?

Nel gioco non sarà possibile ricorrere alla parata o all’uso degli oggetti, eccezion fatta per le reliquie disponibili in abbondanza su ogni campo di battaglia. Nel corso delle nostre piccole battaglie in mappe chiuse, troveremo infatti alcuni artefatti dagli effetti più disparati. La loro posizione sulla mappa non sempre ci permetterà di sfruttare al meglio queste strutture, che diventano, nella maggior parte dei casi, un semplice e superfluo pretesto di contorno utile per sbloccare nuovi insegnamenti da impartire alle principesse, o per alzare la valutazione complessiva al termine di una mappa.

In termini di crescita dei personaggi, le statistiche hanno una scarsa rilevanza per il livello di difficoltà. Spesso capita che l’arma con le statistiche principali più forti non sia quella più efficace, perché ogni arma fornisce una abilità speciale differente al personaggio che la impugna, e non sempre si tratta di abilità realmente utili o con un danno in uscita importante.

Teach me Sensei!

La meccanica chiave di The Princess Guide è l’insegnamento. Durante i dialoghi che vedono coinvolte le principesse o nelle mappe in cui controlleremo la nostra pupilla di turno, sarà possibile lodarle o sgridarle nel tentativo di impartir loro qualche “importante” insegnamento. Questo aspetto illude di avere a che fare con un sistema liberamente ispirato da quello Eroe/Rinnegato di Mass Effect o di altri RPG celebri. Una scelta che per certi aspetti sarebbe stata anche interessante, ma implementata in modo discutibile e spesso limitata nel porre un giudizio di valore ad una banalissima domanda.

Questi scambi di battute possono diventare quasi surreali, arrivando a creare uno scambio in cui non siamo in grado di capire la nostra stessa risposta anche perché non viene mai palesata: tutte le interazioni tra il protagonista e le sue discepole avvengono tramite discorso indiretto o vengono lasciate all’intuito del giocatore, che dovrà basarsi unicamente sulle reazioni delle protagoniste.

In qualche modo la stessa meccanica ha effetti anche in battaglia. Sarà infatti possibile giudicare l’operato delle quattro durante i combattimenti sul campo. Questo ci permetterà, nella stragrande maggioranza dei casi, di recuperare punti ferita, oppure, di riportare in campo la principessa dalla schermata di game over. I possibili effetti della meccanica sgrida/loda non vengono spiegati nel dettaglio, e probabilmente è giusto supporre che non fosse nelle intenzioni originarie degli sviluppatori utilizzarla come cura di emergenza.

Arte della guerra for dummies

Dal punto di vista grafico, il gioco riesce ad essere gradevole, con personaggi colorati e deformati al punto giusto, non prendendosi mai troppo sul serio senza comunque sfociare nel ridicolo. Tuttavia quando si passa all’azione il tutto diventa inevitabilmente confuso, rendendo difficile seguire in alcuni frangenti gli spostamenti dei nemici a schermo o i loro attacchi, specialmente quelli che non sono ad area.

Durante i dialoghi che appaiono tra una missione e l’altra lo stile richiama molto le visual novel classiche di stampo nipponico. Tuttavia, anche in queste semplici sezioni le poche animazioni presenti sono sufficientemente fastidiose da riuscire a distogliere l’attenzione del giocatore dal testo a schermo a causa di un eccessivo tremolio dei personaggi, che sembrano affetti da una qualche forma di patologia neurologica. Chi vi scrive, nello specifico, ha dovuto dar fondo ad una buona dose di forza di volontà per distogliere lo sguardo da quelle animazioni disturbanti, in modo tale da poter focalizzare l’attenzione interamente sul testo. A titolo informativo, il gioco è interamente in giapponese con testo a schermo in inglese.

L’accortezza di tradurre il parlato non fornisce alcun valore aggiunto: la trama sfortunatamente è insipida e poco ispirata, e non decolla MAI. Le principesse sono psicologicamente piatte e totalmente inette nello svolgere il ruolo a loro demandato, con una sceneggiatura che contribuisce a rafforzare ulteriormente questa idea rendendole delle macchiette che difficilmente riusciranno a farvi empatizzare con loro o anche solo a strapparvi un sorriso.

Poco da dire anche riguardo alla colonna sonora, che risulta essere gradevole ma ripetitiva quanto basta da non permettere il raggiungimento del giusto pathos nelle scene drammatiche o più concitate. Si potrebbe considerare unicamente come un riempitivo di sfondo alle vicende senza una vera e propria anima.

Alla fine il banco vince sempre

Come detto in apertura, questo gioco è chiaramente una prova di stile. Un probabile tentativo di osare mescolando generi e meccaniche di gioco. Tuttavia il cuore è stato lanciato un po’ troppo oltre l’ostacolo, finendo dritto dritto nel cestino della spazzatura più vicino: risultando solo un fallimento su tutta la linea che si traduce, sfortunatamente, in una discreta perdita di tempo.

Verdetto
4 / 10
Notice me Senpai, ma anche no. Davvero.
Commento
The Princess Guide è uno di quei titoli che partono con una buona idea di base, ma compiono scelte discutibili divenendo titoli dimenticabili. Le principesse ed il protagonista non hanno spessore, così come le vicende che li riguardano. La trama non decolla e le meccaniche di insegnamento non vengono spiegate efficacemente al giocatore (ammettendo che abbiano uno scopo). Il sistema di combattimento è confuso e la crescita delle statistiche dei personaggi si rivela essere ininfluente ai fini del completamento delle missioni. Un titolo da evitare, sotto praticamente tutti i punti di vista.
Pro e Contro
Concept interessante
Grafica appropriata
Buoni presupposti...

x ... resa maldestra
x Sceneggiatura carente
x Tecnicamente scarso