Recensione
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Sono passati più di quindici anni da quando Naughty Dog entrò nel cuore dei possessori di PlayStation grazie al suo platform Crash Bandicoot, e da allora la software house first party è riuscita ad emozionare i giocatori con storie sempre nuove, personaggi indimenticabili e ambientazioni da urlo.
Così, dopo i mondi alieni di Jak & Daxter su PS2 e le avventure di Nathan Drake su PS3, ecco spuntare, a circa cinque mesi dal lancio di PS4, l’ultima storia di questa generazione che da il via ad una nuova IP, diversa in tutto e per tutto da quelle già affrontate: The Last of Us.
Diverso dagli altri perché The Last of Us unisce le meccaniche in terza persona di Uncharted, unendole al survival horror, offrendo così un gioco particolare che sicuramente vi lascerà a bocca aperta in più frangenti.

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Disegno di Pino Cuozzo, fondatore di Cup of Pino is here

Non i soliti Zombie

The Last of Us è ambientato in un mondo post-apocalittico, dove un virus maligno ha sterminato maggior parte dell’umanità, trasformandola in Cordyceps, mostri umanoidi con escrescenze simili a funghi sparse su tutto il corpo.
Questo fungo maligno (che nella realtà attacca formiche e piccoli insetti, n.d.Guido) si sviluppa nel cervello del malcapitato, facendogli perdere ogni controllo del corpo e rendendolo irriconoscibile. Il tutto non è da confondere con il classico zombie, in The Last of Us non ci si trasforma una volta morti ma solamente se si viene morsi oppure infettati, in una decrescente perdita delle facoltà mentali e fisiche.
La trama, punto di forza del gioco, ci porta a vivere il viaggio di Joel e Ellie che, da una città in quarantena, si dovranno spostare per tutta l’America, evitando gli infetti e soprattutto gli umani senza buone intenzioni. Ed è proprio sul rapporto tra i due protagonisti che Naughty Dog ha costruito la sua nuova storia, ricca di colpi di scena, alcuni che lasciano a bocca aperta e altri prevedibili che si rivelano clichè di qualsiasi film post-apocalittico. Non vogliamo svelarvi nulla della trama proprio perché si tratta del punto forte del gioco e, soprattutto, perché alcune scelte narrative vanno viste per essere assaporate al meglio.
Possiamo invece parlarvi del mondo post-pandemico creato da zero da Naughty Dog, ambientazioni open world che lasciano senza fiato e una vastità di luoghi mai vista prima in un titolo della software house. Inoltre ogni dialogo, ogni collezionabile, ogni cartello sparso per le mappe di gioco, rendono il mondo di The Last of Us sempre più vivo e dettagliato, lasciando il giocatore estasiato dalla cura dettagliata di questo aspetto di gioco.
Se perderete tempo ad esplorare, senza correre da un punto all’altro, ascoltando i discorsi di Ellie e Joel, o leggendo i diari dei sopravvissuti sparsi per il mondo, otterrete molto di più che un semplice gioco d’avventura, otterrete una storia a 360 gradi che vi lascerà a bocca aperta non per l’originalità ma appunto per la cura fino al minimo particolare.
Durante le circa 18 ore di gioco (se appunto giocato con calma esplorando gli ambienti) non potrete non affezionarvi ai due protagonisti, immedesimandovi nel rude e burbero Joel, e finendo per adorare la giovane Ellie, coinvolti in questo viaggio non solo fisico ma anche psichico.
Il loro rapporto evolverà con gli eventi, i due si ritroveranno sempre più uniti, grazie ad una fiducia reciproca sempre maggiore, che ci sarà di grande aiuto nelle fasi avanzate di gioco.

Due modi per portare a termine il viaggio

Come già anticipato, il gameplay di The Last of Us mischia le meccaniche dell’avventura in terza persona di Uncharted, con quelle del Survival Horror, aggiungendo un sistema di crafting e tante fasi stealth.
Ma andiamo con ordine: Naughty Dog offre al giocatore la possibilità di affrontare gli eventi di gioco in due modi principali, nascondendosi ed evitando del tutto le battaglie (tranne quelle obbligatorie ai fini di trama ovviamente), oppure buttarsi come dei novelli ultimi sopravvissuti a capofitto contro infetti e umani dalle non tanto buone intenzioni, armati delle più svariate armi che raccoglieremo nel corso del gioco.
Sta al giocatore scegliere come affrontare le eventuali situazioni, a seonda del proprio stile di gioco, è nostro dovere ricordarvi però, che a volte sarà necessario per forza fuggire, mentre in altre battaglie dovremo per forza eliminare tutti gli avversari per proseguire.
Dimenticatevi le molteplici munizioni della saga di Uncharted, in The Last of Us bisognerà sfruttare ogni proiettile come se fosse l’ultimo, anche se a seconda della difficoltà con cui affronteremo il gioco, potremo trovarne di più o di meno durante la nostra esplorazione; Questo non colpirà nemici o personaggi non giocanti, che si ritroveranno con un caricatore perennemente pieno pronti a crivellarci di colpi se non ci sbrigheremo a metterli fuori gioco.
Passando all’equipaggiamento, a differenza di Drake, Joel ha uno zaino in cui può portare diverse armi, oltre a componenti vari che dovremo raccogliere nelle vaste mappe di gioco, e che ci saranno utili nella sezione di crafting di cui parleremo tra qualche istante.
Durante le esplorazioni, capiterà di trovare dei componenti o degli integratori, che serviranno gli uni per potenziare le armi dell’arsenale di Joel, e gli altri per migliorare le abilità dello stesso protagonista, fornendogli ad esempio un udito migliore o la possibilità di creare oggetti più velocemente.
Altra differenza sostanziale con Uncharted è appunto la barra della vita: nelle avventure di Drake, se i nemici ci riempivano di buchi, bastava passare in copertura qualche minuto per tornare come nuovi, in The Last of Us, dovremo invece creare o raccogliere dei Medikit per poter tornare in forma.
Passiamo al crafting, altro punto focale del gameplay del nuovo gioco di Naughty Dog, che ci permetterà di attuare ulteriori strategie di sopravvivenza per i nostri eroi.
Setacciando gli ambienti di gioco, è possibile trovare oltre alle classiche munizioni, gli elementi utili per creare medikit, molotov, bombe trappola, coltelli, o bombe fumogene, oppure oggetti in grado di potenziare le armi da mischia, rendendole più letali del solito, il tutto con un sistema di crafting in tempo reale e che non spezza il ritmo di gioco: infatti, mentre creeremo un nuovo oggetto, la storia non si fermerà, dovremo quindi assicurarci i essere in un posto sicuro per non rischiare un game over indesiderato mentre traffichiamo coi materiali.
Se da un lato ci troviamo davanti al miglior sistema di crafting degli ultimi anni (quello che nè Dead Island nè Tomb Raider son riusciti ad offrire) dall’altro le combinazioni di elementi sono uniche, in sostanza non potremo fare Molotov o Medikit se non con alcool e stracci, a differenza di quanto anticipato dalla stessa Naughty Dog negli eventi d’anteprima del gioco.
Infine è doveroso parlare dell’Intelligenza aritificiale dei compagni di squadra, infatti ogni membro temporaneo che si unirà al gruppo di Joel ha un comportamento diverso: avremo quello che si nasconderà e colpirà alle spalle il nemico, oppure quello che si butterà senza pensarci, armato di machete, e volenti o nolenti ci dovremo abituare al suo stile per affrontare le fasi di gameplay che li riguardano.
Purtroppo alcuni dei compagni di viaggio risulteranno più un peso che un valido aiuto, ad esempio, potrebbero attrarre gli infetti mentre cercate di muovervi senza far rumore, oppure occuperanno coperture utili a evitare i proiettili, fortunatamente tutto questo non riguarda la principale compagna di viaggio, la giovane Ellie, che si renderà utile distraendo i nemici, o attaccandoli alle spalle se sarete circondati.
Le meccaniche TPS di The Last of Us sono la diretta evoluzione di quelle di Uncharted, e non deluderanno sicuramente coloro che hanno affrontato le avventure di Drake; inoltre grazie all’aggiunta del crafting, e la possibilità di superare intere fasi di battaglia senza sprecare un singolo colpo, rendono il titolo rigiocabile solo per il gusto di affrontare diversamente una situazione.

Chi ha chiesto il Multiplayer?

Ed eccoci arrivati alla prima nota veramente dolente di The Last of Us: il comparto Multiplayer.
Se la modalità storia riesce ad attrarci, coinvolgerci ed emozionarci, le due modalità disponibili per il multigiocatore ci lasciano abbastanza perplessi e delusi.
Fazioni (così è denominata la modalità online) consiste principalmente nel sopravvivere, a gruppi di quattro, contro altri giocatori, in una raccolta di suppellettili e potenziamenti, che riporta il sistema di crafting già visto nel single player,con l’aggiunta di nuove armi e strategie di gruppo.
Ad ogni vittoria e/o sconfitta, otterremo nuovi superstiti per il nostro gruppo, che potranno essere anche gli amici di Facebook a seconda del nostro gusto personale, e man mano che proseguiremo nelle 12 settimane, (questo il tempo base per completare la ministoria del multiplayer) di cui ogni giorno equivale ad una partita , potremo affrontare delle sottomissioniche variano dall’eliminare il nemico, a raccogliere un tot, numero di oggetti.
Le premesse per un buon comparto online ci sono, ma la presenza di oggetti troppo potenti (disponibili dai livelli più alti) svantaggia sicuramente i nuovi giocatori o coloro che han voluto prima godersi completamente il comparto single player. Inoltre non sempre si riesce a cordinarsi con i propri compagni di squadra, finendo brutalmente macellati dagli avversari o ritrovandosi in punti completamente diversi della mappa in una modalità dove il gioco di gruppo è fondamentale.
Non è quindi completamente colpa di Naughty Dog se il multiplayer risulta scialbo e incosistente, e sicuramente non all’altezza di fronte ad una ben più avvincente modalità storia.

Guarda che espressioni!

Il comparto visivo di The Last of Us è come al solito curato in maniera ottima da Naughty Dog, e i pochi bug grafici riscontrati non minano per niente l’esperienza di gioco, e vengono completamente compensati dalle espressioni facciali di tutti i protagonisti.
Più volte durante l’avventura è capitato di fermarsi a guardare le rughe del volto di Joel, che risulta molto più espressivo di gran parte degli attori italiani dei nostri tempi.
Non solo Joel, ma tutti i personaggi principali del titolo sono curati alla perfezione, e durante i filmati sembra veramente di guardare un film post-apocalittico.
Lo stesso si può dire per gli ambienti nel complesso, senza scendere nel dettaglio delle texture, il tutto sembra davvero vivo e riesce a far immedesimare il giocatore nei panni dello stesso Joel, mentre setaccia le case abbandonate in cerca di suppellettili.
L’unica nota grafica che ci sentiamo di riportare è un sangue fin troppo finto, almeno per quel che riguarda le pozzanghere che lasceranno i nemici quando li crivelleremo di colpi,le texture troppo rosse lo fan sembrare più ketchup che altro, lasciando anche leggermente perplessi.
Passando al comparto audio, l’intero gioco è come sempre tradotto completamente in italiano, e anche se con qualche scivolone (ad esempio ad un certo punto il doppiatore di Joel chiama Ellie Illi)
risulta godibile; per coloro che vogliono giocarlo in lingua originale invece, dovranno cambiare la lingua all’intero sistema per poter sentire le voci originali.
Inoltre c’è come al solito, l’ormai ricorrente problema del mixaggio di voci e rumori di sottofondo che se lasciati con le impostazioni base non permettono di sentire i numerosi dialoghi, niente di irrisolvibile abbassando il livello delle musiche dal pratico menù delle opzioni.

The Last of Us è un titolo che ogni possessore di PS3 dovrebbe considerare come acquisto, sia perchè è uno degli ultimi canti del cigno del monolite Sony, sia perchè dona quello che gli ultimi survival horror non sono riusciti ad offrire, un’atmosfera credibile e immedesimante.

In conclusione...
9
“Figo ma la versione PS4 è meglio!”
Naughty Dog me l'ha fatta ancora. Dopo Crash, Jak & Daxter e Uncharted, è riuscita a creare un nuovo mondo, completo a 360 gradi, che se goduto a pieno regala una delle esperienze videoludiche migliori su PS3. Non siamo davanti al miglior gioco di sempre, ed il comparto multiplayer non aggiunge nulla all'esperienza di gioco (personalmente addirittura la rovina) ma siamo di fronte sicuramente ad uno dei titoli più curati e dettagliati di sempre. Raccolta l'esperienza dei precedenti lavori, il team di sviluppo si fa adorare dai fan di vecchia data, e sicuramente riuscirà a conquistare nuovi accoliti grazie alle ambientazioni post-pandemiche di The Last of Us. Se riuscirete a godervi ogni dialogo, ogni collezionabile e ogni espressione dei personaggi, sicuramente non rimarrete delusi da questa superba esclusiva Sony.
Storia avvincente.
Espressioni facciali magistrali.
Un mondo completo a 360°.
x Qualche bug grafico.
x Online superfluo all'esperienza di gioco.

due parole sull'autore
Assuefatto giocatore fin da quando non aveva neanche un pelo sul mento, ha coltivato la propria passione con lo stesso amore con cui cura la propria barba. Molti lo definiscono un Nintendaro senza speranza, senza contare gli oltre quattromila trofei presenti sull'account PSN e gli oltre 370 giochi su Steam (quanti di questi effettivamente giocati non lo sa neanche lui).
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