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Recensione The Binding Of Isaac: Rebirth

Non c’è dubbio che il genere Indie sia pieno di piccole perle più o meno riuscite a seconda dei casi, e alcune di esse sono state in grado persino di rilanciare dei generi videoludici che si credevano perduti da parecchi anni. Spelunky (2008), ai suoi tempi, ha saputo arrogarsi il merito di rilanciare il genere roguelike (insieme ad altri titoli come Weird Worlds: Return To Infinite Space), e il buon Edmund McMillen (che sembra avere un certo feticismo per lo sviluppo di giochi che fanno inc*zzare) ha colto “l’ispirazione al balzo” per realizzare una delle sue opere di maggior successo dopo Super Meat BoyThe Binding Of Isaac.

Chi è cresciuto in una famiglia particolarmente religiosa potrebbe sentire come propri alcuni dei temi nell’originale di McMillen, il quale ha dichiarato più volte di aver tratto ispirazione dalle sue stesse esperienze familiari per creare la storia del piccolo Isaac. Definito dal suo stesso sviluppatore “un gioco rischioso” a cui egli stesso non avrebbe dato una lira, The Binding Of Isaac si è rivelato invece uno dei titoli più “popolari” del 2011, in parte grazie all’appoggio di numerosi YouTuber che hanno realizzato intere playlist di video per il gioco. Alla fine, la storia di Isaac ha avuto tanto successo da richiamare l’attenzione di Nicalis, che ha deciso di far “rinascere” l’originale McMilleniano con una veste grafica più rifinita e un nuovo nome: The Binding Of Isaac: Rebirth.

In occasione dell’arrivo di The Binding Of Isaac: Afterbirth su console, I Love Videogames ha deciso di ripassare il breviario dei santi per affrontare nuovamente l’avventura del bimbo dalle lacrime letali (letteralmente).

 

Versione testata: PlayStation 4 (USA)

 

 

Abrama & Isacco

 

La trama di Rebirth è rimasta immutata rispetto all’originale

La storia di The Binding Of Isaac: Rebirth è rimasta sostanzialmente invariata rispetto all’originale, senza alcun cambiamento di sorta. Ispiratosi al sacrificio di Isacco narrato nell’Antico Testamento (Binding of Isaac” in Inglese, appunto), McMillen ha voluto raccontare la storia di un bambino e di una madre che vivevano da soli in una piccola casetta su una collina; mentre Isaac passava buona parte del suo tempo disegnando e giocando con i suoi giocattoli, la madre spendeva intere giornate guardando trasmissioni cristiane in TV, finché un giorno sente la voce di Dio che le chiede di “purificare” il figlio dal peccato.

Dopo aver chiuso il piccolo Isaac nella sua stanza (“per proteggerlo dal mondo esterno”) e avergli tolto vestiti e giocattoli, la madre sente un’ultima volta la voce di Dio che le chiede di dar prova della sua fede uccidendo il bambino. Isaac riesce a fuggire in una botola misteriosa sotto il tappeto della sua stanza, e inizia il suo “viaggio” all’interno del sotterraneo, dove incontrerà i mostri più temibili e affronterà le sue peggiori paure.

E quali strumenti può avere un bambino fragile e nudo per sopravvivere se non l’arma più pericolosa di tutte, in mano a un pargolo indifeso?

 

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Don’t Cry (1991)

 

Isaac sconfiggerà mostri e boss semplicemente piangendo

Per quanto possa sembrare strano, The Binding Of Isaac: Rebirth rappresenta uno di quei casi in cui piangere può essere utile per risolvere un problema. Sparando (dagli occhi) nient’altro che piccole goccioline d’acqua nella maggior parte dei casi, il piccolo Isaac sarà in grado di sconfiggere mostri e boss semplicemente piangendo, e il suo piccolo viso innocente sarà sempre, costantemente rigato da lacrime azzurre che sembreranno riflettere il suo stato d’animo spaesato e disturbato.

In sostanza, la piccola perla di McMillen è un riuscito twin-stick shooter che permette al giocatore di muoversi e sparare contemporaneamente, sfruttando sia la croce direzionale e i tasti frontali che le due levette analogiche. I controlli risultano sempre precisi e reattivi, ed è davvero difficile che chi gioca si trovi a perdere una partita semplicemente perché i comandi non hanno risposto come desiderava: ogni mostro / boss affrontato da Isaac possiede i suoi pattern di attacco, e sarà esclusivamente compito del giocatore studiarli e analizzarli a dovere per evitare una morte rovinosa e sgradita.

 

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Isaac affronterà stanze e livelli generati proceduralmente

Nel suo viaggio alla ricerca della madre (che farà da boss finale), Isaac sarà aiutato dalle profondità del sotterraneo con diversi potenziamenti, oggetti e stanze del tesoro, che offriranno al piccolo protagonista di volta in volta una serie di strumenti per affrontare l’oscurità in modi sempre più efficaci. In breve, Isaac si ritroverà (inizialmente) a percorrere circa sei livelli generati in maniera procedurale, con ogni stanza sostanzialmente diversa dalla precedente e un gran numero di mostri da affrontare man mano che si addentra nelle profondità del sotterraneo.

 

Tra Lovecraft e San Girolamo

 

Un viaggio nella mente di un bambino…

Un sotterraneo che, dopo un primo impatto, sembra rispecchiare la mente del piccolo Isaac quasi più del necessario, dando l’impressione che l’intera avventura sia frutto dell’immaginazione del bambino piuttosto che di un viaggio in un luogo fisico vero e proprio. The Binding Of Isaac: Rebirth rappresenta un chiaro tentativo di evasione di un pargolo innocente, un grido d’aiuto di Isaac che si ritrova a fronteggiare da solo tutti i suoi traumi peggiori (come si evince dalle brevi scene di passaggio tra un livello e l’altro). Il fatto che la madre di Isaac sia il primo dei “boss finali”, tra l’altro, è piuttosto indicativo già di per sé.

 

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Tra stanze oscure, giganteschi ammassi di feci e fuochi ribelli, Isaac incontrerà un gran numero di mostri macabri e decisamente disturbanti, che spaziano da semplici bambini indemoniati a creature leggermente più complesse, come vermi o volti fluttuanti circondati da uno scudo di mosche.

… Con uno stile artistico impeccabile

Con uno stile artistico a metà tra il fumetto e la computer grafica, The Binding Of Isaac: Rebirth è caratterizzato da un character design sensazionale sia per i boss che per i mostri comuni, con una cura per i dettagli che rasenta quasi il maniacale. Dettagli che si rifletteranno anche sul corpo di Isaac stesso, che verrà modificato di volta in volta man mano che il bimbo raccoglierà potenziamenti in giro per il sotterraneo (come il rossetto della mamma, siringhe infette e tanti altri oggetti interessanti).

A dare varietà al tutto e ad aggiungere un pizzico di sfida in più (se si escludono le varie pasticche e gli oggetti passivi / attivi che Isaac potrà raccogliere e utilizzare), di tanto in tanto il buon Satana farà la sua apparizione dopo la sconfitta di un boss per proporci una serie di patti, che ridurranno la salute complessiva di Isaac in cambio di qualche beneficio offensivo o difensivo. Nulla di eccessivamente overpowered, comunque: a parte in alcuni casi a dir poco rari, infatti, il livello di difficoltà si manterrà sempre bilanciato e costante, a prescindere dal numero di potenziamenti che Isaac potrà raccogliere.

 

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Ecco, San Girolamo forse è meglio lasciarlo fuori…

 

Comunque vada, Rebirth resterà sempre bilanciato

Non spaventatevi, dunque, se le vostre prime run su The Binding Of Isaac: Rebirth saranno traumatiche quasi quanto il passato del piccolo Isaac. Dopo aver perso una mezza dozzina di anni di vita tra imprecazioni e santi giù dal cielo, il titolo di Nicalis dovrebbe iniziare a diventare più semplice: man mano che si sconfiggono boss, infatti, il gioco sbloccherà potenziamenti e oggetti sempre più utili a bilanciare il divario tra il piccolo Isaac e l’innumerevole quantità di mostri che tenteranno di eliminarlo.

Come già accennato, però, Rebirth non diventerà mai troppo facile o noioso: grazie al gran numero di oggetti e potenziamenti presenti nel gioco (più di 200 in totale), ogni partita sarà sostanzialmente diversa dalla precedente, e invoglierà sempre e comunque a esplorare ogni singola stanza alla ricerca di quel piccolo oggetto che potrebbe rendere un po’ meno faticosa la corsa al boss finale. Come per tutti i roguelike, tuttavia, il rischio è che la frustrazione sopraggiunga piuttosto facilmente, costringendo il giocatore ad abbandonare la partita anche solo per non dover ricominciare la “scalata al potere” dalla forma base di Isaac.

 

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Bambini che piangono a 60fps

 

Un remake che perfeziona gli sforzi dell’originale

Se l’originale titolo di McMillen aveva degli evidenti problemi di ottimizzazione, gli sviluppatori di The Binding Of Isaac: Rebirth (tra cui lo stesso Edmund) hanno saputo impegnarsi per correggere quei pochi difetti tecnici del gioco base, riuscendo a confezionare un prodotto nel complesso ben riuscito e sostanzialmente vario ad ogni partita. Con l’aggiunta di diversi nuovi boss, oggetti, potenziamenti, mostri base e piccole revisioni del bilanciamento complessivo, il titolo di Nicalis si presenta come un ottimo remake di un gioco che aveva già riscosso un buon successo nel lontano 2011, in grado di divertire e irritare in un piacevolissimo rapporto di odio / amore che accompagnerà il giocatore fino all’ultimo fallimento.

Unica nota dolente, se vogliamo, risiede nella colonna sonora, che mantiene sì un altissimo livello qualitativo ma risulta decisamente meno incisiva rispetto al gioco originale. A parte ciò, The Binding Of Isaac: Rebirth è un titolo che, pur non essendo adatto a qualunque tipo di giocatore, potrebbe impegnare più di qualche ora a chiunque stesse cercando una sfida impegnativa, garantendo un’esperienza che difficilmente sarà in grado di annoiarvi.

 

Verdetto
9 / 10
Vi prometto lacrime e sangue
Commento
Preparatevi a ricordare l'odio, la frustrazione e la sofferenza di un bambino che non ha più nulla da perdere se non la propria vita: Isaac è tornato in una nuova veste, ed è pronto a farvi innervosire più che mai. Che si tratti di affrontare mostri comuni o boss giganteschi e cattivi, le lacrime del piccolo bimbo indifeso lo accompagneranno per un altro viaggio con nuovi nemici, oggetti e potenziamenti da raccogliere, nel tentativo di affrontare (e sconfiggere) tutte le peggiori paure mai concepite dalla mente di un bambino (mamma compresa). Nel nuovo manto di pelliccia regalatogli da Nicalis, The Binding Of Isaac: Rebirth si presenta come un ottimo remake di un titolo già ottimo di per sé, ora arricchito da nuovi nemici e strumenti per accompagnare Isaac nel suo viaggio alla ricerca della libertà, più vario che mai ad ogni singola run. Rebirth è una piccola perla del genere roguelike che non merita di essere ignorata in generale, men che meno da chi cerca una sfida sempre diversa e sempre più appagante ad ogni partita. Non resta che sfoderare il portafogli, insomma: avete un bambino da salvare.
Pro e Contro
Comparto artistico eccezionale
Sempre vario e divertente
Altissimo tasso di rigiocabilità
Piccola perla del genere roguelike
Sfida continua, coinvolgente e appagante...

x ... Ma facilmente frustrante
x Colonna sonora sottotono rispetto all'originale