Recensione Soul Sacrifice

È inutile girarci intorno. PlayStation Vita, fin dal giorno del suo rilascio, si è trovata di fronte un ostacolo enorme che ancora oggi non riesce a superare: convincere i giocatori ed imporsi come sistema di gioco alternativo all’egemonia di Nintendo che con il suo 3DS è sempre sempre più lanciata alla conquista del mercato dell’intrattenimento mobile. In verità in Giappone, terra madre della console Sony, le cose hanno iniziato a cambiare grazie ad un price-cut operato per spingere le vendite della console capace di quadruplicarle e soprattutto con l’arrivo nei negozi di Soul Sacrifice, titolo di punta di questa stagione videoludica sul quale pende una pesante spada di Damocle, sfamare gli affamati videogiocatori tenuti a stecchetto nel corso dei mesi. Soul Sacrifice, oltre all’oneroso compito di dare una botta di vita alla spenta softeca dell’handled Sony segna anche il ritorno sulle scene anche di Keiji Inafune, figura iconica del game design giapponese e responsabile di alcune serie che hanno segnato la storia del videogioco dando i natali a titoli come Mega Man, Onimusha e Dead Rising oltre ad aver partecipato alle più importanti produzioni Capcom. Come purtroppo spesso accade, il caro Inafune – dopo un’onorata carriera fatta per lo più di successi – si è trovato fagocitato da un mercato sempre più indigesto alle novità e ai cambiamenti tanto da forzarlo ad un periodo di stop che è gli è servito per riorganizzare la sua vita lavorativa, tanto da sperimentare nuovi progetti in ambito mobile, per poi tornare al suo vecchio amore su console con questo primo (sotto la sua nuova software house Comcept Inc.), ambizioso progetto.

C’era una volta

Possiamo classificare Soul Sacrifice come un action-RPG sebbene lo stile del gioco vada ben oltre la semplice definizione, strizzando l’occhio ad un titolo che ora come non mai sembra riscuotere molti consensi non solo in terra giapponese ma anche in occidente, ovvero Monster Hunter. Nel corso degli anni sono stati in molti a percorrere la strada battuta da Capcom, con cloni più o meno ispirati e riusciti, spesso con risultati convincenti (vedi la serie di God Eater) altre volte con esperimenti più fallimentari (Lord of Arcana su tutti). Soul Sacrifice ne saggia la struttura, proponendo battute di caccia, dove l’obbiettivo non saranno draghi e affini ma terribili mutanti trasformati dalla magia in grifoni, arpie o selvaggi cerberi portatori di morte. Ogni nemico racchiude dentro di se una triste storia, un passato travagliato e deprimente che li ha portati ad accogliere l’oscurità nei loro cuori causandone la celere mutazione. Amori spezzati, orgogli calpestati, amicizie dissolute. Dietro ogni legame memore di un tempo dissoluto si cela un sacrificio, il fil rouge di tutta la storia, che inizia con il nostro protagonista che si ritrova senza un perché imprigionato e pronto a morire per mano di un oscuro stregone impazzito, Magusar. Entrati in possesso di un magico tomo incantato conosciuto come Librom, sarà nostra premura riportare alla luce le vecchie memorie del precedente proprietario, le quali ci sveleranno le ragioni che hanno portato Magusar alla pazzia, cercando al tempo stesso di salvare la nostra preziosa vita. La storia che verrà raccontata da Librom però sarà verrà influenzata dalle nostre scelte oltre che dai ricordi alterati del precedente proprietario, rivivendo sulla nostra pelle flashback di una vita passata e consumata. Ogni pagina di Librom ci svelerà un tassello della vita di Magusar e solo vivendolo sulla nostra pelle saremo in grado di crescere e potenziarci per cercare di sconfiggerlo in cambio della nostra libertà. Rivivere le confuse storie ci permetterà di assimilare nuovi poteri ed abilità che si fonderanno nel nostro corpo, diventando parte di essa. Ma non solo questo, sconfiggere un nemico significa anche assorbirne i sentimenti, che altereranno in maniera indissolubile la nostra percezione di tutta la storia, spesso facendo sembrare le cose per quello che realmente non sono. Il sacrificio è costante, in ogni battaglia, ogni nemico che fronteggeremo ci porterà a compiere una scelta. Vita o morte, perdono o eterna dannazione, il libero arbitrio verrà messo a dura prova mettendoci di fronte a scelte che porteranno ad alcune ripercussioni e che in buona parte influiranno l’andamento della storia, in alcuni casi riscrivendola.

Sacrifice my soul

Non solo, salvare o sacrificare un nemico in fin di vita servirà anche alla nostra crescita, rendendoci di volta in volta più forti e sempre più vicini alla battaglia finale con Magusar. Scegliendo di salvare la vita di una delle nostre vittime, in cambio di parte della nostra energia, andremo ad incrementare la barra Vita (e al tempo stesso la difesa del personaggio) rendendo il nostro personaggio più resistente. Al tempo stesso il sacrificio comporterà un aumento della barra della Magia (e del valore dell’attacco), cosa che ci fortificherà e renderà gli scontri meno duri. Grazie a queste scelte potremo decidere come far evolvere il nostro eroe, optando per una crescita equilibrata piuttosto che potenziare una delle due caratteristiche. Essendo il sacrificio il tema portante del gioco, questo è ben radicato anche nel gameplay e ne influenza e delinea il sistema di combattimento e di potenziamento del nostro personaggio. Per i combattimenti, non sarà possibile affidarsi ai classici equipaggiamenti tipici del genere ruolistico, come armature, spade o quant’altro ma ad Offerte, particolari oggetti che se usati al momento giusto ci infonderanno nuovi poteri, permettendoci di evocare armi, protezioni o incantesimi. Potremo portare con noi fino ad un massimo di sei, garantendoci la possibilità di personalizzare in maniera profonda il nostro set. Questo però pone al giocatore dei limiti, in quanto ogni offerta avrà un numero specifico di utilizzi, superato il quale si danneggerà perdendo così la sua efficacia. Possono però essere ricaricate cercando nuove Offerte sparse nelle varie aree di gioco e che ci permetteranno di continuare la battaglia. La struttura dei combattimenti spinge il giocatore ad effettuare estenuanti sessioni di crafting selvaggio, indispensabili per poter realizzarne di nuove e potenziare quelle più utili. Migliorare un potere d’attacco ci garantisce la riuscita contro i nemici più imponenti e agguerriti mentre sconfiggerli significa avere accesso a nuovi materiali che ci garantiranno nuovi poteri, creando un circolo vizioso che spinge il giocatore a ripetere più e più volte le stesse missioni pur di ottenere l’oggetto che gli serve.

Una storia, tante vite

Durante le nostre missioni non saremo soli, in quanto sia durante la storia principale o le numerose missioni secondarie (delle quali parleremo tra poco) verremo accompagnati dallo stesso Magusar o da alcuni companion che ci forniranno man forte nelle nostre battaglie. Anche i nostri compagni d’avventura non saranno esenti dal sistema del sacrificio e se per caso cadranno sul campo potremo scegliere il loro destino, morte o salvezza e la scelta di una delle due comporterà vantaggi e svantaggi. Salvandolo, come avrete ben capito utilizzeremo parte della nostra energia vitale per rimetterlo in sesto e tornare a combattere. Più interessante e strategica invece la scelta di lasciarlo morire. Sacrificandolo, il nostro amico si immolerà per una giusta causa, utilizzando una tecnica finale che causerà gravi danni su tutta l’area di gioco a tutti i nemici presenti. Una volta passato a miglior vita, questi diventerà uno spirito che che con il suo potere potrà aumentare momentaneamente il nostro attacco o la difesa nemica. Dietro a questa mossa si nasconde tanta strategia e sarà indispensabile capire a seconda delle occasioni se sarà più indispensabile avere un amico al nostro fianco o utilizzare il suo potere distruttivo quando questo si troverà in fin di vita. Ovviamente, se saremo noi a cadere, anche il nostro destino sarà vincolato da questa scelta, con la sola differenza che la vita del nostro guerriero sarà in mano all’A.I. del gioco. Come accennato Soul Sacrifice, oltre alla modalità Storia, vanta una corposa sezione di missioni secondarie chiamata Patti di Avalon e che al suo interno raccoglie decine di missioni secondarie che si andranno via via sbloccando al completamento delle precedenti e che saranno indispensabili per la crescita e la formazione del nostro personaggio. Al loro interno trova spazio anche Amici Stregoni, una serie di racconti legati ad alcuni personaggi che abitano il curioso e sinistro mondo di Soul Sacrifice. Completare queste missioni ci permetterà, oltre ad ottenere nuove Offerte, di arruolare alleati da portare con noi e in base alle nostre scelte potremo migliorare l’affinità che ci lega a loro con ripercussioni sulle loro azioni in campo, mentre se commetteremo qualcosa contrario alle loro idee (ad esempio salvare una vittima, mentre loro erano pronti ad ucciderla) potranno decidere di abbandonarci. Lo stesso in caso di morte, ne perderemo definitivamente il supporto, a meno che non decidiamo di impiegare le Lacrime di Libron uno speciale oggetto di scambio che servirà a ripristinare gli oggetti distrutti, riportare in vita un amico caduto o stringere nuovamente un legame. Le Lacrime saranno elargite in quantità veramente ridotte e l’unico modo per averne sempre a disposizione sarà quello di continuare ad affrontare nuove missioni.
Oltre alle Offerte, potremo personalizzare l’esperienza di gioco infondendo nel nostro braccio destro alcuni sigilli magici, che andranno a migliorare varie caratteristiche come l’attacco o la difesa, l’uso della magia o il recupero della vita, ottenendo così abilità passive che saranno di grande aiuto durante i combattimenti. Fondamentali anche i Rituali Oscuri, mosse speciali attivabili quando la nostra vitalità raggiungerà livelli critici permettendo di scatenare tutta la nostra potenza in un atto disperato capace di salvarci la vita. Ogni rituale sacrificherà una parte del nostro corpo causando dei malus (che resteranno attivi finché non verranno usate le Lacrime di Libron. Per esempio, il primo rituale che troveremo nel gioco, Inferno, causerà delle potenti ustioni sul nostro corpo, dimezzando la difesa fino a quando tutto non verrà ripristinato. Questo espediente fa si che la tecnica speciale non venga abusata, costringendo nuovamente il giocatore a compiere delle scelte, che solo con l’esperienza di gioco si riveleranno azzeccate o no. Gli scontri, invece, si svolgono in maniera rapida e frenetica, con la possibilità di passare da un tipo di attacco ad un altro semplicemente selezionandolo da uno dei tre tasti dedicati (Cerchio, Triangolo e Quadrato) mentre X viene destinato all’uso della schivata, manovra evasiva che in più di un occasione ci salverà la vita. Bisognerà poi prestare molta attenzione allo svolgimento dei combattimenti con i boss, che consumeranno la pazienza di ogni giocatore, specialmente ai livelli più alti dove la sfida si intensificherà. Conoscere il proprio nemico, i suoi pattern d’attacco e i tempi di cooldown, evitando di diventare carne da macello azzardando la mossa sbagliata.
Dopo aver illustrato a grandi linee quali sono le meccaniche di gioco di Soul Sacrifice, passiamo a parlare di quello che non va. Soul Sacrifice riesce a prendere spunto da Monster Hunter, riuscendo perfettamente nel compito di incanalarsi in un percorso originale con un gameplay ben strutturato che necessita però di dedizione per essere assimilato e al tempo stesso trarne godimento. Nonostante ci troviamo di fronte ad un buon titolo, resta un prodotto non aperto a tutti, destinato ad un’utenza ricettiva verso questa tipologia di giochi. Il continuo crafting, il ripetere incessantemente le stesse missioni e una difficoltà tarata su livelli non proprio accessibili, dovuto al fatto che se non si dispone dei giusti mezzi è impossibile ottenere risultati, sono elementi che possono scoraggiare certi giocatori che rivolgendosi ad una console portatile cercano un titolo più a portata di mano. Anche sul piano ludico, gli manca una completezza che può vantare un titolo maturo come Monster Hunter, fattore che si riflette negativamente su una certa ripetitività nella quale si rischia di finire dopo poche ore di gioco a causa della poca varietà fra i nemici che incontreremo. Anche le missioni, seppur raccontante in maniera sublime e supportate da una storia convincente e ricca di sfumature, soffrono si una linearità sfiancante, che taglia di netto le gambe all’esplorazione delle varie aree, catapultando il giocatore immediatamente contro l’obiettivo di turno, il che si traduce nel recuperare qualche oggetto particolare, uccidere un determinato boss o poco più. Migliore la situazione online, dove la difficoltà delle missioni subirà un impennata in base al numero di partecipanti (fino ad un massimo di 4) rendendo le cose interessanti dovendo necessariamente collaborare in maniera più oculata, cosa che offline si perde avendo a che fare con una AI non troppo reattiva o collaborativa. Si sente di fatti la mancanza di poter impartire anche semplici comandi come inviare gli alleati all’attacco o ritirarsi in difesa cosa che avrebbe di sicuro giovato alla costruzione di varie strategie d’attacco ed evitato di trovarsi in situazioni di svantaggio per colpa di un’intelligenza ballerina. Sempre online da il meglio di se il sistema di controllo basato sulle Offerte, che permette maggior libertà di personalizzazione concedendo al giocatore la possibilità di specializzarsi verso determinati tipi di offerta, ad esempio concentrandosi sul supporto piuttosto che l’attacco nudo e crudo. Meno funzionale la crescita del personaggio tramite i sacrifici, in quanto ogni nemico ucciso potrà essere ucciso o salvato da un solo giocatore, cosa che si traduce, specialmente se ci si trova a giocare con sconosciuti in una corsa per accaparrarsi l’esperienza altrui pur di velocizzare il processo di level up.

L’estetica del male

Graficamente Soul Sacrifice alterna una direzione artistica sui generis contrapposta ad una realizzazione tecnica non sempre convincente. Funzionale ed essenziale il lavoro svolto per le ambientazioni del gioco, le enormi e spoglie arene nelle quali si alternano influenze che spaziano fra il greco e il gotico, con stage ambientati in cattedrali decadenti, onirici deserti ghiacciati o rigogliose foreste. Il risicato lavoro di level design però viene gratificato dall’atmosfera generare che si respira in tutta la produzione, dal senso di desolazione e decadenza che fin dai primi minuti di Soul Sacrifice ci accompagneranno fino all’inevitabile epilogo. La creazione di Inafune viene impreziosita da un design dei personaggi che ci fa chiudere un occhio su tutto il resto, con nemici maestosi e ben realizzati, mostruosità che ben rispecchiano il tema del dolore e del sacrificio, sintesi perfetta di un mondo malato nel quale la salvezza sembra un utopia. Tutto prende vita e si anima su schermo in maniera affascinante, nonostante le potenzialità della console non siano minimamente intaccate, garantendo in qualsiasi fase un’ottima fluidità.
Da applausi invece la colonna sonora firmata da Yasunori Mitsuda e Wataru Hokoyama che compongono una maestosa opera che chiude il cerchio dell’intera produzione con brani orchestrati e cantati letteralmente da brivido e capaci di trasportare il giocatore nel cupo mondo di Soul Sacrifice.

Verdetto
8 / 10
Inafune non si è certo sacrificato
Commento
In tanti in questi mesi si sono domandati se Soul Sacrifice fosse il prodotto che serviva a PS Vita per spronare le vendite della console. Le speranze erano tante e a conti fatti ci troviamo con in mano un'ottima opera prima da parte di un ritrovato Keiji Inafune che si mette di nuovo in gioco e raccoglie una sfida importante. Un titolo sicuramente da tenere d'occhio, capace di offrire ore di sano divertimento e che riesce a dare il meglio di se nel multiplayer, sia questo online o locale. Soul Sacrifice non è di certo un titolo aperto a tutti, ma una volta entrati nel mood del gioco è in grado di affascinare per merito di una storia ben raccontata e da un gameplay che può essere definito si derivativo ma in grado di mostrare i muscoli. Soul Sacrifice necessita di tempo e dedizione per essere apprezzato pienamente, chiedendo anche al giocatore di sorvolare su alcuni degli aspetti che meno convincono, come la troppa linearità e ripetitività di alcuni elementi di gioco, che si spera vengano limati nel prossimo capitolo, che a quanto pare è già in lavorazione e che già da ora promette grandi cose.
Pro e Contro
Direzione artistica di rilievo
Numerosi missioni in singolo e multigiocatore
Sistema di combattimento personalizzabile
Sontuosa colonna sonora

x Realizzazione tecnica incerta
x Troppo lineare
x AI talvolta problematica
x Non adatto a tutti