Recensione
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Sono passati 6 anni dall’ultimo Soul Calibur, e il genere dei picchiaduro in questo lungo periodo è mutato parecchio. Nonostante l’amore e l’apprezzamento per la serie lungo venti anni, le cose però con il quinto capitolo non sono andate benissimo. Tanto da spingere la saga a prendersi una pausa forzata.

 

Oggi, 6 anni dopo, siamo pronti ad accogliere nuovamente Sophitia, Mitsurugi e tutti i volti più o meno famosi della serie cappa e spada di Bandai Namco con Soul Calibur VI.

Una ripartenza che può sembrare un nuovo inizio, un refresh stilistico che serviva da tempo per chiarire le idee.

Welcome back to the stage of History!

Soul Calibur VI svecchia la serie e la apre alle nuove generazioni. Senza per questo svendersi o rendere meno interessante il proprio gameplay.

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Versione Testata: Xbox One S

 

Uno degli aspetti da sempre apprezzati in Soul Calibur, e che per certi versi lo caratterizzavano rispetto ad una concorrenza più blanda, è il Single Player.

 

Negli anni la modalità campagna è sempre stata un succoso antipasto prima di iniziare a menare le mani contro amici e parenti, nell’era pre-internet. I giocatori potevano così approfondire le storie dei propri preferiti ed accedere a diversi extra. Insomma questa modalità era la portata principale della serie.

 

Con l’avvento dell’online, e una certa stanchezza nel proporre sempre qualcosa di nuovo, negli ultimi capitoli si era perso qualsiasi stimolo nell’intrattenere il giocatore. Cosa che ha portato ad un certo sbilanciamento proprio verso il mutigiocatore.

Con Soul Calibur VI la serie torna a brillare, e lo fa a partire dal single player. Con le Cronache dell’Anima, il giocatore si troverà a percorrere una lunga timeline nella quale potremo vivere in prima persona le storie dei vari protagonisti. Man mano che avanzeremo il gioco ci fornirà un quadro completo degli eventi e grazie all’ordine cronologico capiremo con facilità lo sviluppo di una storia che apparirà ben più complessa di quello che potrebbe sembrare. L’avvicendarsi dei personaggi più famosi della serie è uno stimolo che spinge ad affrontare ogni singola storyline, sebbene alcune siano fin troppo verbose, trattandosi principalmente di un picchiaduro.

Ma le sorprese per i giocatori solitari non finiscono qua.

Parallelamente alle Cronache dell’Anima troviamo un altra modalità singola: la Bilancia dell’anima. Per quanto simile alla precedente, qua il gioco assume i connotati di un RPG.

 

Prima di imbarcarci in questa nuova avventura saremo chiamati a mettere mano all’editor per creare un personaggio originale. Una volta finite le personalizzazioni partiremo per questa nuova avventura che, seguendo la leggenda della Spada Maledetta, ci offrirà una prospettiva differente di tutta la vicenda.

Qua il lavoro fatto è notevole e punta sicuramente sull’intrattenimento del giocatore.

Giocatore che si troverà ad affrontare via via i personaggi storici della serie e non solo. Proprio come in un RPG avremo una netta distinzione fra missioni principali dedicate alla storia e quest secondarie. Alcune avranno condizioni di vittoria particolari, mentre prima di iniziare lo scontro, potremo decidere se utilizzare del cibo per alterare le nostre abilità di lotta. Come ogni RPG che si rispetti, terminato lo scontro otterremo punti esperienza che ci faranno crescere di livello, con incrementi di statistiche annessi. Non manca poi la possibilità di esplorare le zone della mappa, con scontri casuali che incroceranno il nostro cammino, così come nelle città potremo spendere i soldi guadagnati per acquistare oggetti ed equipaggiamenti più potenti.

Il nome Bilancia dell’Anima anticipa una meccanica del gioco legata ad alcune scelte da fare nel corso dell’avventura. A seconda della decisione presa, il nostro personaggio si allineerà verso il “bene” o il “male” con risvolti di trama relativi al percorso intrapreso. A conti fatti questo rappresenta il piatto più succoso di questo capitolo e una delle attività che, escluso il multiplayer, terrà più impegnati a lungo.

 

Sul fronte del gameplay, Soul Calibur VI rivoluziona il suo combat system, adeguandosi a quelle che sono le tendenze del mercato dei picchiaduro.

 

Ma anche un addolcimento di alcune meccaniche e una riscrittura del timing di certe azioni, in un’operazione dal doppio aspetto: svecchiare la serie e aprirla alle nuove generazioni, senza per questo svendersi o rendere meno interessante il proprio gameplay. Ed ecco che anche qua potremo decidere se lottare con uno dei personaggi principali o crearlo da zero, mantenendone lo stile di lotta ma personalizzando tutto il resto.

La base del picchiaduro resta quella che abbiamo amato negli anni. Un beat’em’up basato sull’uso di armi bianche che prevede un triangle system dove attacchi orizzontali, verticali e calci sono legati fra loro da una gerarchia stile morra cinese. A questo si unisce la parata, che può trasformarsi nella Guardia Reattiva se eseguita con il giusto tempismo, per contrastare la maggior parte degli attacchi.

Assimilate le basi, ogni personaggio può accedere ad un ricco move set che riprende quello che i veterani della serie conoscono bene. In Soul Calibur VI però molte combo sono state riviste e adattate per ben sposarsi con il nuovo stile qua proposto.

Ad esempio troviamo le Cariche dell’Anima, mosse che permettono di potenziare il proprio personaggio per alcuni secondi e ribaltare le sorti dell’incontro. La carica assume anche una connotazione strategica. Non solo è in grado di interrompere le combo avversarie, dandoci così una via di fuga da combinazioni interminabili, ma potenziando il personaggio, questo avrà accesso anche ad un set di nuove mosse esclusive, oltre agli ovvi potenziamenti di statistiche quali attacco e difesa.

 

Parallelamente, sfruttando la stessa Barra dell’anima, potremo invece attivare le Lame Critiche. Questi potenti attacchi speciali sono in grado di ridurre notevolmente la salute dell’avversario e se usati nel momento opportuno, ribaltare le sorti dello scontro.

Non mancano poi caratteristiche distintive come il ring out, con arene studiate appositamente per favorire questa tecnica. Va detto che rispetto ad altre meccaniche, che negli anni sono state riviste e modificate, quella del ring out resta ancorata ad un concetto “antico”. Se altri picchiaduro hanno investito nello sviluppo degli stage, con sezioni distruttibili, passaggi per nuove aree e arene multi livello, qua in Soul Calibur VI rimane fedele ad una tradizione che forse era il caso di rinnovare.

 

Tuttavia il gameplay resta fresco e veloce, e si arricchisce anche di novità.

La più importante la troviamo infatti nel Taglio Invertito. Questa nuova mossa reinterpreta il concetto di parata, alla quale siamo abituati. Qua, semplificando un po’ le cose con la pressione di un solo tasto dorsale, andremo bloccare quasi tutti i colpi ricevuti, indifferentemente dal fatto che questi siano alti, medi o bassi. Premendo appunto il tasto dedicato, una volta terminato l’attacco per i due lottatori si attiverà una sequenza in slow motion. In questo stato rallentato i giocatori dovranno scegliere la mossa successiva, seguendo le “regole” della morra cinese proprio come per il sistema triangolare di base. Avremo quindi debolezze e vantaggi a seconda del tipo di attacco scelto. In caso di “parità” saremo chiamati nuovamente a ripetere fino che uno dei due non andrà a segno.

 

Il taglio invertito è una meccanica semplice e ben integrata nel contesto. E nonostante la sua facilità di esecuzione, riflette una profondità di gameplay sfaccettata. Ad esempio potremo sottrarci al Taglio Invertito con una manovra evasiva, così da guadagnare un vantaggio tattico sull’avversario, anche se il successo non è sempre garantito.

 

Il combat system di Soul Calibur VI viaggia così a metà strada tra il tecnicismo e l’immediatezza, permettendo a tutti, a vari livelli di gioco ed abilità, di trovare il proprio stile e la propria tecnica.

A proposito di questo è bene parlare dei personaggi che compongono il cast di questo sesto capitolo.

Come abbiamo detto in apertura, Soul Calibur VI è un nuovo punto di partenza dopo alcuni passi falsi del passato. E in quest’ottica non stranisce il fatto di trovare un roster composto in prevalenza dai volti storici della serie. Un totale di 21 lottatori selezionabili dall’inizio, con un ventiduesimo (Inferno) sbloccabile completando la modalità storia. Di questi però solo 3 nuovi. Troviamo Grøh, spadaccino che fa uso di un arma a doppia lama, Azwel, villain di questo capitolo e Geralt di Rivia, direttamente da The Witcher.

 

Come potete ben capire, per quanto vario sia il cast, la presenza di soli 3 personaggi inediti al lancio lascia un po’ l’amaro in bocca. Se a questo si mette il carico da 90 di alcuni personaggi storici come Tira, inserita come bonus preorder del Season Pass, ci troviamo di fronte ad una manovra si in linea con le altre produzioni, ma in parte deludente se vista con gli occhi del fan.

A proposito del Season Pass, proprio come già avvenuto con Tekken 7, questo garantirà nuovi personaggi, così da donare continuità al gioco dovendo però necessariamente mettere ulteriormente mano al portafogli.

Per quanto riguarda invece le nuove aggiunte queste si sposano ottimamente con il gameplay di Soul Calibur. In particolar modo Geralt, il guest characters di questo episodio risulta molto più convincente ed inquadrato, grazie alle sue mosse da Witcher, rispetto alle ospitate dei precedenti capitoli.

In generale però si nota un ottimo bilanciamento e un “reset” degli equilibri del gioco. Ogni personaggio ha ovviamente i suoi pregi, così come i punti deboli, ma grazie all’introduzione di situazioni come il Taglio Invertito o la Carica dell’Anima, è possibile tamponare certe mancanze.

Ad aiutare nell’allenamento c’è una corposa modalità tutorial. Oltre a permettere di testare qualsiasi combinazione, offre una corposa parte teorica, che spulcia nel profondo ogni singolo aspetto del gioco.

Allenarsi e comprendere al meglio la tecnica servirà per affrontare la modalità multigiocatore.

Risicando sulle opzioni selezionabili, potremo buttarci nella mischia ed affrontare qualche lobby, dove vige la regola del “chi vince, resta”. Qua i ritmi sono più rilassati e sarà una buona base di partenza prima di dedicarci al ben più stressante competitivo. Nelle partite ranked ogni personaggio usato avrà il suo personale grado che servirà per effettuare matchmaking con giocatori di pari livello. Almeno questo sulla carta, visto che molto spesso, tende a fare accoppiamenti con parecchi livelli di differenza. Vincendo otterremo punti che ci permetteranno di scalare le classifiche mondiali. Questo sistema però, non togliendo punti in caso di sconfitta, va a premiare chi gioca tanto piuttosto che le qualità del giocatore in sé.

 

Ultima carrellata veloce sulle altre modalità di gioco. Racchiuse sotto la voce Duello, propongono due attività classiche come l’Arcade e il Versus, sia contro la CPU che con un altro giocatore in locale.

Dai tecnicismi combattivi passiamo a quelli grafici.

Soul Calibur VI offre una buona performance tecnica e un comparto grafico in linea con l’attuale panorama dei picchiaduro. Il passaggio all’Unreal Engine si vede, e a beneficiarne sono le ambientazioni e i numerosi effetti video attivi, come un forte depth of field che sfoca tutto quello che sta dietro i due lottatori. Le animazioni sono impeccabili così come la realizzazione dei modelli 3D, altamente dettagliati. I risultati della lotta si manifesteranno sui corpi dei contendenti, con abiti che tenderanno a lacerarsi o distruggersi, e fisici che muteranno la propria fisionomia attivando la Carica dell’Anima.

Anche il frame rate (su Xbox One S), riesce a mantenersi costantemente ancorato sui 60 fps, qualità ormai imprescindibile per un picchiduro. Più sottotono invece la parte dedicata alla storia. In entrambe le modalità gran parte degli sviluppi della vicenda sarà affidato a immagini statiche in stile visual novel, relegando i filmati a pochi momenti chiave.

 

Buone le musiche, che contribuiscono a ricreare le atmosfere classiche della serie durante gli scontri.
Soul Calibur VI è completamente adattato in italiano. E vista la mole di contenuti presenti nella modalità storia, chi ha problemi con la lingua inglese apprezzerà lo sforzo compiuto.

In conclusione...
8.5
“Fra una questione di cuore e l'altra, Geralt mena di brutto”
Soul Calibur riparte da qua. Da questo sesto capitolo che sembra volerne riscrivere molti aspetti, dalla storia alle meccaniche. L'opera di Bandai Namco, seppur rischiosa per certi aspetti, riesce invece a dare nuova vita, realizzando un titolo per tutti, dai nuovi giocatori ai fan più incalliti, rimasti scottati dal precedente titolo. Uno Story Mode dalla duplice anima, nuove meccaniche e tanti bilanciamenti al gameplay scrivono la storia di uno dei capitoli migliori della serie. Nonostante l'ottima bontà del titolo, restano delle ombre come una concezione fin troppo stantia per quanto riguarda la realizzazione delle arene, o un roster con pochi volti nuovi, sebbene Geralt sia l'ospite più inquadrato che la serie abbia mai avuto. Un'ottima ripartenza insomma per Soul Calibur. E speriamo che i contenuti in arrivo nei prossimi mesi con il Season Pass riescano a mantenersi su questo livello e a tener vivo il gioco.
Single player corposo
Nuove meccaniche di gameplay
Sistema di combattimento ribilanciato
x Il roster non soddisfa a pieno
x Arene migliorabili

due parole sull'autore
Giacomo è il nonno del gruppo e giocatore fin dall'alba dei tempi. Finché non crepa, potete leggere i suoi deliri senili su queste pagine, che sopravviveranno al loro autore anche se chiudessimo il sito entro l'anno.
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