Housemarque salverà Sony o è il caso che qualcuno la salvi da Sony?
Un minerale pregiato da usare come combustibile, un pianeta desolato dove raccoglierlo per conto di un impero economico interplanetario e consolidare così il suo potere: benvenuti in Dune… eeehm Saros.
Facciamo parte dell’equipaggio della nave Echeleon IV. Le spedizioni Echeleon I, II e III hanno fatto presumibilmente una brutta fine, quindi cosa potrebbe mai andare storto? Com’è che era la definizione di follia?
Tranquill* il fatto che andrà tutto a puttane non è uno spoiler: quando iniziamo va già tutto al contrario di bene, appena superato il tutorial che ci fa prendere velocemente confidenza con il gameplay (per “superato” intendo essere spettacolarmente morti alla fine). Titoli di coda? ovviamente no, ricompariamo sulla nave di cui sopra e facciamo conoscenza con il resto dell’equipaggio, perlomeno quello che ne è rimasto. Il resto è disperso o probabilmente diversamente vivo in giro per il pianeta Carcosa. Quei pochi rimasti sulla nave forse se la stanno passando anche peggio perché ci rendiamo conto che, ognuno per motivi diversi, sono tutti sull’orlo di una crisi psicotica. Vista la situazione sulla nave, l’idea di affrontare le terribili minacce mortali di Carcosa per cercare indizi su chi ci ha preceduto e magari trovarne qualcuno con i polmoni funzionanti non sembra poi più tanto una cattiva idea.
Iniziamo le nostre scorribande all’aperto alla ricerca dei superstiti e ne approfittiamo anche per la raccolta della tanto agognata e preziosissima lucenite. Sì perché per quanto la nostra priorità sia cercare i dispersi, dall’altra parte Soltari, la mega azienda che ci ha spedito lì ha ovviamente come primo scopo il profitto. Non perde occasione di ricordarcelo grazie al cugino ultracapitalista di Hal 9000 di 2001 odissea nello spazio, il computer centrale Primary.
Quindi ci troviamo a gestire anche questo conflitto di priorità che genera in noi un moto di ribellione, mentre allo stesso tempo dobbiamo fare pippa perché comunque ci servono gli equipaggiamenti della tuta spaziale di Soltari. Forse questa dicotomia ogni tanto è un po’ troppo didascalica – ok abbiamo capito capitalismo brutto e cattivo, non serve ricordarcelo in continuazione.
L’esplorazione è caratterizzata da loot e combattimenti, troviamo nuove armi a volontà che ci divertiamo a provare, ognuna con le sue peculiarità. Poi ad un certo punto non so voi, ma io capito quali sono le mie preferite le altre le tratto come fossero un malessere di Tinder: ghosting selvaggio dopo una conoscenza iniziale. Scusa Housemarque. Prima di arrivare a quel punto però ci si è già fatti una bella dose di appagante sperimentazione e godimento seminando morte e distruzione. Ancora una volta Housemarque si dimostra la cosa migliore accaduta al Dual Sense dall’arrivo su questa Terra, un gameplay che crea dipendenza sublimato dal feedback aptico. Grafica e particellari aiutano a creare delle coreografie stupendamente mortali, una danza continua tra schivate, salti e proiettili.
Il valzer si balla in due e la fauna di Carcosa contribuisce allo spettacolo con un’ottima varietà di character design ed attacchi. Anche se ho notato un certo riutilizzo di alcuni asset presi da Returnal ma nulla di eccessivo, almeno per quello che la memoria mi permette di ricordare.
Tutto è perfettamente bilanciato – esplorazione, azione, dimestichezza con le build e ovviamente la difficoltà. Raramente il gioco è frustrante perché ad ogni morte i progressi sono tangibili grazie ad un albero delle abilità da alimentare proprio con la cara lucenite. Inoltre il puzzle della trama si comporrà di nuovi pezzi, così da non far sentire il peso della sconfitta tenendo vivo il desiderio di scoperta.
Andando avanti impareremo a conoscere meglio Carcosa, un pianeta pieno di mistero, che sembra tutt’altro che un ammasso di rocce inanimato. È vivo e reagisce alla nostra presenza. Cosa ancora più importante scopriremo di più su noi stessi, sul perché siamo lì, cosa ci ha spinto ad intraprendere quest’atto di masochismo interplanetario. Non è detto che le risposte che troveremo ci piaceranno, ma questo lo lascio giudicare a voi. Housemarque così come con Returnal ha partorito un’opera capace di accontentare diversi tipi di giocator*. Da chi cerca “puro” gameplay nel senso più classico del termine, a chi invece gode nello scoprire una trama criptica portando in superficie l’animo dei vari personaggi e le loro annesse ombre e patemi grazie a log audio ed appunti sparsi in giro. Peccato che il background della maggior parte degli NPC non sia interessante come quello del protagonista ed altr* a lui più vicino. C’è da dire che se fate parte della seconda categoria comunque dovrete “scontrarvi” con un certo livello di difficoltà dovuto al genere di appartenenza essendo un roguelike. Però non è un gioco che gode nel rendervi la vita difficile, gli strumenti per superare gli ostacoli ci sono. Basta prendere un po’ di dimestichezza col tutto, perché il focus non è solo il senso di sfida, Saros nei limiti del possibile cerca di essere alla sua maniera gentile con la persona al di là del pad.
Vabbè ma ci sarà qualcosa che non ti è piaciuto no? Certo, ma sono cose fuori dallo schermo. Il contro peggiore di questa produzione secondo me è proprio Sony. Perché? vi chiederete. Ad oggi Saros ha venduto sulle 300.000 copie, una miseria rispetto al valore del titolo. Sono consapevole che sia un genere di nicchia per il grande pubblico ed è anche lodevole che Sony abbia comunque voluto investirci su, regalandoci forse gli unici due motivi per comprare una Ps5 ad oggi (Returnal e appunto Saros). Però se ci credi allora fallo fino in fondo, è praticamente la tua unica esclusiva in questa prima metà di 2026 e la campagna marketing ha a malapena destato la mia di attenzione, figuriamoci quella del grande pubblico più mainstream.
Sony proprio come Soltari ha mandato allo sbaraglio un equipaggio su un pianeta ostile pronto a fagocitarne ogni tentativo di sopravvivere. Le domande che mi pongo sono due, riuscirà L’echeleon a tornare a casa? Ma soprattutto, riuscirà Housemarque a non finire sui necrologi di fianco a Bluepoint?
Voto e Prezzo
8.5 / 10
80€ /80€
Commento
Housemarque non delude e ci regala un'opera che è un vero gioiello, un gameplay che da assuefazione ed una narrazione implicita che ci costringono a dirci ogni volta la stessa bugia "un'altra run e smetto". Carcosa è uno stupendo e mortale parco giochi di cui non ci si stanca mai. Peccato che le cose fuori dallo schermo vadano in modo inversamente proporzionale viste le copie vendute ad oggi, ma su questo problema c'è il nome di Sony scritto a caratteri cubitali.
Pro e Contro
✓ Gameplay assuefacente ✓ Storia molto interessante ✓ Ci ricorda che il dual sense esiste per un motivo ✓ Tradotto e doppiato in italiano
x Alcuni NPC non proprio il massimo a livello di scrittura. x Campagna marketing immeritatamente mediocre. x Se non mi è venuto di menzionare le musiche ci sarà un motivo
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