Recensione
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Dopo aver fatto strage di giocatori su PC poco più di un anno fa Rogue Legacy, l’action-platform di Cellar Door Games, è approdato su PlayStation Network grazie a Abstraction Games in una triplice versione Cross-buy dedicata a PlayStation 3, Playstation 4 e PS Vita.

Narra la leggenda…

C’era una volta un prode cavaliere, intento a sconfiggere il male racchiuso all’interno di un castello inespugnabile. Questo eroe però ebbe vita breve, lasciando in eredità alla sua stirpe il compito di proseguire questa battaglia, con il sommo scopo di porre fine alle malvagità di questo signore oscuro. Rogue Legacy ci parla di questo, di un alternarsi generazionale di personaggi dalla vita mediamente breve, strappata prematuramente dalle mani del giocatore a causa di un tasso di sfida decisamente fuori dal comune, come un boia spietato farebbe con la sua vittima. Una storia quasi flebile, raccontata da stralci di un diario che mano a mano avanzeremo nell’avventura acquisterà sempre più sostanza per poi concretizzarsi in un epilogo dai risvolti interessanti.

a metà strada fra l’era d’oro di Castlevania e la difficoltà estenuante di Dark Souls

Rogue Legacy è un platform vecchio stampo a metà strada fra l’era d’oro di Castlevania e la difficoltà estenuante di un Dark Souls, basilare nelle dinamiche e di facile apprendimento. Si salta, si attacca con la spada e si lanciano magie, lasciando al giocatore il grosso del gioco mettendo a dura prova le sue abilità. All’inizio del gioco tutto sembrerà inaccessibile, a tratti inarrivabile. Il nostro personaggio inizierà dal suo piccolo castello per dirigersi verso la magione che racchiude al suo interno morte, facendoci sentire quasi inermi di fronte a tale incombenza. Una volta dentro iniziano i grattacapi, e dopo aver esplorato poche stanze sarà quasi la norma cadere per mano dei nemici o finire vittime di qualche trappola mortale, costringendoci ad archiviare l’eroe di turno per passare ad un suo erede ricominciando da capo l’avventura.

 

Il “rogue” che appare nel titolo fa riferimento ad un genere ben preciso, quello dei rogue-like, filone videoludico desueto appartenente ad una scuola ormai lontana nel tempo. La particolarità dei roguelike sta in alcune caratteristiche che ne delineano i tratti del gameplay come la generazione casuale dei dungeons o la morte definitiva del personaggio. In Rogue Legacy ritroviamo questi due elementi applicati al genere platform, dove ad ogni ingresso nel castello corrisponde ad una nuova generazione della mappa di gioco, andando a creare in maniera del tutto randomica una nuova pianta, mentre con la dipartita del protagonista, ogni progresso fatto andrà perso.

Ogni run si rivelerà fondamentale per accedere ai potenziamenti

Ogni run si rivelerà fondamentale e necessaria per poter livellare ed avere accesso a tutta una serie di potenziamenti che renderanno il nostro personaggio più performante e in grado di affrontare in maniera più adeguata qualsiasi insidia. L’esplorazione è un aspetto centrale di Rogue Legacy, infatti il denaro raccolto potrà essere speso per ampliare la nostra roccaforte, sbloccando nuove aree che corrisponderanno a potenziamenti, classi e “servizi” che potremo usare per alleggerire l’avventura.

Dimmi con che classe vai, ti dirò chi sei

Cominciamo con il parlare delle classi, uno dei cadini del gameplay di Rogue Legacy.

Alla morte del nostro personaggio saremo chiamati a scegliere un nuovo prode con il quale riprendere l’avventura

Alla morte del nostro personaggio saremo chiamati a scegliere un nuovo prode con il quale riprendere l’avventura, trovandoci davanti a tre eredi generati in maniera del tutto casuale. Ogni classe vanta caratteristiche uniche e peculiari, come il Paladino, uno dei combattenti più equilibrati o il Mago, debole negli scontri corpo a corpo ma abile nell’uso di magie, o ancora lo Shinobi, veloce e scattante con valori d’attacco piuttosto alti ma incapace di effettuare colpi critici, e non dimentichiamoci del Miner, indispensabile per i farmer più esigenti grazie alla sua abilità di ottenere maggior ricavi dai soldi raccolti. Ma queste sono alcune delle varie classi disponibili, tutte da sperimentare per trovare quella che meglio si confà al proprio stile di gioco o adatta a determinate situazioni. La classe d’appartenenza non sarà l’unico elemento con cui ci troveremo a dover scegliere, in quanto ogni personaggio oltre a variare nell’aspetto fisico e nel sesso, erediterà anche un tratto peculiare che andrà ad influire in maniera massiccia sul gameplay. C’è chi nascerà con alcune malattie genetiche legate alla vista come il miopismo, rendendo tutto offuscato intorno a noi con l’impossibilità localizzare i pericoli, oppure personaggi con disturbi della personalità, altri con problemi legati al disturbo ossessivo-compulsivo, e che guadagneranno HP o MP distruggendo gli elementi all’interno del livelli, o nostalgici, che vedranno il mondo in una tinta color seppia dal gusto amarcord. Saranno decine i tratti che possono essere tramandati nelle varie generazioni, alcuni dei quali decisamente geniali ed inseriti semplicemente per strappare più di una risata, come quelli affetti dalla coprolalìa che li porterà ad usare un linguaggio scurrile o gli ipocondriaci, che tenderanno ad ingigantire il danno ricevuto.

 

Children of the future

Ad aiutarci nella nostra avventura troveremo anche 4 figuri che si stanzieranno poco prima del castello da invadere e che ci daranno man forte. Dalla nostra parte avremo il Fabbro, che metterà a disposizione armi, armature ed accessori a patto di aver trovato i progetti per realizzarli e la Veggente, che con le sue rune ci permette di ottenere abilità aggiuntive, come l’utilissimo doppio salto, o la possibilità di effettuare rapidi “dash” per evitare le trappole. Ogni parte dell’armatura potrà ospitare una runa diversa, per un massimo di cinque e starà a noi gestire a seconda dell’occasione la combinazione migliore in base alle nostre esigenze. Troviamo poi l’architetto, che ricopre un ruolo abbastanza delicato, quasi una sorta di salvagente all’interno del gioco. Pagandogli parte dei nostri ricavi futuri, l’Architetto è in grado di congelare la pianta del castello evitando che si modifichi al nostro ingresso. Questa scappatoia, che in parte semplifica abbastanza le cose,

L’architetto permette di aggirare le rigide regole di Rogue Legacy

permette di aggirare le rigide regole di Rogue Legacy e si rivela utile specialmente quando avremo a che fare con  4 boss che ci separano dallo scontro finale, in quanto grazie anche a dei comodi teletrasporti si potrà tornare direttamente da loro in caso di sconfitta. Ultimo Caronte, misteriosa figura che pretenderà tutte le nostre ricchezze monetarie per poter ritornare in gioco, una tassa imprescindibile che ci costringe a scegliere bene su come spendere i nostri averi prima rimetterci in viaggio.
Riguardo i boss, sarà doveroso arrivare ben preparati e consci del pericolo che ci aspetta, e non crediate di batterli subito al primo colpo con semplicità. Con i loro attacchi letali invaderanno completamente lo schermo, obbligandoci a studiare con attenzione i pattern d’attacco cercando di trovare una breccia nella loro difesa, con scontri che assumono i toni di una vera impresa epica. Come se non bastasse, in questa edizione console, sono stati aggiunti tutti i miglioramenti e gli aggiornamenti apportati alla versione PC, compresa la versione Remix dei boss, nuove sfide ancora più difficili, che metteranno a dura prova i vostri nervi.
Arrivare alla fine di Rogue Legacy si rivela un’impresa titanica, un’esperienza sicuramente fuori dal comune, ma che al tempo stesso ripaga chi lo gioca con una soddisfazione immensa e rara che difficilmente si trova in titoli analoghi.

La difficoltà che  può sembrare snervante, qua assume un’altra dimensione, si trasforma in droga per il giocatore.

La difficoltà che ai più può sembrare snervante, qua assume un’altra dimensione, trasformandosi in droga per il giocatore. Le run si susseguono una dietro l’altra, spinti dalla voglia di vedere cosa c’è oltre il punto in cui siamo arrivati o scoprire un modo per abbattere il boss di turno dopo aver perso decine di personaggi nei modi più assurdi ed aver imprecato nel peggiore dei modi.
Una volta terminato, e si parla di diverse ore visto che il nostro primo playtrough è durato sulle 30 ore, è possibile accedere al New Game+, che non aggiunge nulla di nuovo alla formula di gioco se non aumentare ulteriormente la difficoltà, che si innalzerà al livello attuale che avremo raggiunto.

 

 

La morte ti fa bella
la pixel art di rogue legacy si rifà ai classici dell’era 16bit

Rogue Legacy vanta un comparto grafico più che discreto, specialmente considerando che si tratta di una produzione indipendente, con una pixel art che si rifà ai classici dell’era 16bit. L’ispirazione, come abbiamo detto in apertura, è chiara e rivolta verso la serie di Castlevania, e sia la struttura di gioco sia l’aspetto di alcuni elementi di contorno richiamano con piacere la serie di Konami. Paga lo scotto della creazione casuale degli ambienti, che se funziona sul piano del design dei livelli, con una generazione talmente varia da rendere quasi impossibile di trovarsi a che fare due volte con la stessa stanza, dall’altra abbiamo una certa ripetizione degli elementi decorativi a seconda dell’area del castello. Nonostante questo il gioco funziona alla perfezione, senza problema di nessun tipo legato alla fluidità dell’azione sebbene in molte occasioni lo schermo si saturi di nemici, lasciando il platforming pulito e privo di sbavature. Menzione speciale per la colonna sonora ad opera di Tettix & A Shell in the Pit, due compositori inglesi che propongono una splendida selezione di brani chiptune, che si alterneranno durante l’esplorazione del castello, con tracce cariche di ritmo, chitarre rocckeggianti e mandolini dal sapore medioevale,per poi esplodere in una carica emotiva grazie alle struggenti sinfonie melanconiche di pianoforte e violino in una delle tracce più belle dell’intero gioco, Whale. Shark, brano che accompagna la sequenza finale e i titoli di coda.

In conclusione...
8.5
“Se bestemmi non è che diventa più facile!”
Ancora una partita e poi smetto. Saranno queste le parole, spesso futili, che vi troverete a ripetere giocando a Rogue Legacy. Il titolo Cellar Door Games è una droga dal quale è difficile staccarsi. Nonostante a conti fatti sia un titolo piuttosto impegnativo e lontano dall'essere innovativo, contiene alcune intuizioni a livello di gameplay che lo elevano da un mercato, quello indie, sempre più propenso ad esperienze fresche e ricercate. Rogue Legacy diventa quindi uno di quegli acquisti immancabili, un titolo da avere, provare e godere fino alla fine. Ci si lamenta spesso dell'abbassamento del livello medio della difficoltà dei videogiochi odierni, beh, Rogue Legacy vi farà rimpiangere ogni parola, facendo riaffiorare in voi il vostro lato da hardcore gamer.
Meccaniche da roguelike applicate al genere platform
Colonna sonora da brividi
Impossibil staccarsi dal gioco
x All'inizio la difficoltà può spaventare
x Purtroppo finisce

due parole sull'autore
Giacomo è il nonno del gruppo e giocatore fin dall'alba dei tempi. Finché non crepa, potete leggere i suoi deliri senili su queste pagine, che sopravviveranno al loro autore anche se chiudessimo il sito entro l'anno.
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