Recensione Ravenous Devils, recensione: The Fork scansati

La pagina Steam lo diceva che era un gioco horror. Diceva, testualmente, “Un simulatore horror culinario in cui l’ingrediente segreto è il crimine”. Aggiungendo poi brevi dettagli che rientrano nella norma di un simulatore culinario. “Cucina e sblocca potenziamenti”, cose così.

C’era scritto “horror”, eppure io Ravenous Devils non me la sento di definirlo così. Gore, semmai, assolutamente sì. E nonostante tutto mi ha colto più impreparato di quanto dovesse.

Nella mia mente mi aspettavo davvero un’innocente sartoria, con un pub al piano terra e una cucina nel seminterrato. C’erano effettivamente troppi litri di sangue perché fosse innocente come lo prefiguravo nella mente. Eppure la sorpresa c’è stata.

La foto parla da sé, ma un’idea del circolo vizioso che caratterizza il gioco è il caso comunque di darla. Un cliente ignaro con un appuntamento per un vestito su misura varca la soglia della sartoria al primo piano. “Vestito su misura” è chiaramente una copertura, perché quella persona non vedrà più il mondo esterno. Il rinomato sarto si appropria dunque dei suoi vestiti, gettando il cadavere in una botola collegata al piano interrato.

Al contempo un gruppetto di clienti entra nel pub al pianterreno. Vengono serviti con un delizioso tortino. Di cosa? Vi ricordate cosa c’è al piano interrato? E cosa ci va a finire?

Il core di Ravenous Devils è esattamente questo. Il contesto è quello di una coppia con un vizio “particolare”, in fuga da un’altra città perché scoperti. Decidono dunque di ricominciare qui, dove nessuno li conosce e sa di loro. Per poco, s’intende, perché per servire un buon numero di clienti in quel modo bisogna adescarne molti altri.

A scoprirli – riconoscerli, piuttosto – è un anonimo sotto lo pseudonimo di J., che li ricatta per ottenere ciò che vuole. E ciò che vuole in realtà non è dissimile da quanto offre l’attività: desidera nutrirsi dei suoi nemici. No, non del loro dolore, proprio dei suoi nemici.

(Persone caratterialmente orribili, non c’è che dire, ma un metodo un tantino opinabile di stroncare il problema alla radice.)

Ravenous Devils è un simulatore culinario non proprio per i deboli di stomaco

Ognuna delle giornate in cui si suddivide il gioco riesce a ritagliarsi un proprio attimo di frenesia. Un po’ come in un ristorante vero, ma siete il proprietario e avete anche la rogna di decidere cosa comprare e quando. E sì, ci sarà anche la possibilità di sbloccare un cameriere – che andrà comodamente pagato solo per lo sblocco. D’altro canto l’esperienza lo paga già abbastanza, ed è tanto se respira ancora.

Visivamente il gioco rende davvero giustizia al tono tetro della trama. L’illuminazione mantiene costantemente in una sorta di penombra la visuale sui vari piani, e la strada all’esterno sembra essere perennemente avvolta dal buio della sera.

La strada stessa poi è un elemento che va apprezzato. Spostandosi più a sinistra degli interni si scopre, appunto, la vista sull’esterno. Nulla degli elementi che si intravedono è interagibile, il che lo rende niente più che un elemento decorativo. Da un lato aiuta a prevedere in quale locale entreranno i primi clienti della giornata, anche se chiaramente si ha avuto tempo più che sufficiente per prepararlo ancor prima. Dall’altro lato è una semplice strada trafficata, di cui è sicuramente apprezzata la cura dei dettagli.

Tornando all’interno, ognuno dei piani ha i suoi upgrade. La sartoria può avere più manichini, il pub più tavoli e decorazioni, la cucina nuovi strumenti e ingredienti E persino un gatto domestico. Nella mansarda, proprio accanto alla “stanza dei trofei”, si aprirà in automatico una serra: sarà gestita dal sarto e utilizzata appunto per i nuovi ingredienti.

Un simulatore culinario gore

Peccherò di scendere nel personale e confessare che mi piace spendere un sacco di parole a parlare di un gioco. Ognuno ha il suo qualcosa che lo rende unico e memorabile, per quanto magari non un capolavoro o non epico affatto.

Per Ravenous Devils probabilmente sarebbe la puntina di umorismo che i dialoghi dei personaggi fanno trapelare. Battute nemmeno troppo divertenti, ma che smorzano i toni abbastanza pesanti del gioco declassando quanto accade ad un’assurda normalità.

Alcuni obietterebbero che “nessuno legge davvero i dialoghi”, o che “sono fatti per essere saltati” – e sta proprio qui il problema. I dialoghi contestualizzano la storia, e se non si fanno leggere significa che non si sta riuscendo a raccontare una storia.

D’altro canto Ravenous Devils è un gestionale culinario e va giudicato chiaramente nell’ottica del genere. In questo riesce con modesta bravura in quanto fa. La meccanica per sua natura ripetitiva del genere è ben gestita, e il giocatore non si sente mai sopraffatto da ritmi massacranti e dal sentore di ingiusto. Con un accorto sblocco dei potenziamenti si riesce ad avere momenti per ragionare durante una giornata di gioco, grazie anche alle tempistiche più permissive della sartoria.

Voto e Prezzo
7 / 10
10€ /20€
Commento
Ravenous Devils è un gestionale culinario con una piega horror/gore. I temi piuttosto crudi su cui poggia le basi si riflettono appieno in un ambiente cupo, e in quanto a meccaniche si lascia giocare senza sopraffare il giocatore.
Pro e Contro
Accessibile nei ritmi
Ambientazione

x Molto meno accessibile nei temi
x Non brilla particolarmente

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