Recensione Phantaruk

Cos’è che ci fa realmente paura? Quali sono i motivi per i quali riusciamo a definire un’esperienza videoludica come “spaventosa”? Se i primi capitoli di Alone in the Dark e di Resident Evil ci hanno insegnato come il pericolo possa celarsi dietro ogni angolo, titoli come Amnesia e Outlast sono riusciti a metterci al comando di personaggi disarmati e di farci provare la paura di affrontare un pericolo al di là delle nostre possibilità. A fondere queste due tipologie di gioco (che rappresentano solo un paio di possibilità all’interno del vasto mondo dell’horror videoludico) ci hanno pensato due anni fa i ragazzi di The Creative Assembly con il loro Alien: Isolation, forte del brand originato dalla prima pellicola di Ridley Scott e capace di conquistare i giocatori di tutto il mondo. Ma oggi non siamo qui per parlare della creatura realizzata da HR Giger, ma per analizzare Phantaruk, ultima fatica del team polacco Polyslash che con il terrificante titolo dedicato ad Alien ha più di qualche punto in comune. Sarà riuscito Phantaruk a conquistarci comunque, nonostante la mancanza di un solido brand alle spalle? E, soprattutto, sarà riuscito a farci davvero paura? Prima di scoprirlo nella nostra recensione, vi ricordiamo che il titolo in questione è disponibile esclusivamente per PC (lo trovate su Steam) a partire dallo scorso 16 agosto e al prezzo consigliato di 11.99€.

Lost in Space
La trama non è certo il punto di forza di Phantaruk, ma il vero problema è che non ci si spaventa quasi mai
La trama di Phantaruk ci vede nei panni di un protagonista senza nome che si risveglia all’interno di una stazione spaziale di proprietà della H+ Corporation in stato di abbandono. Le cose sembrano andare male sin da subito e, dopo pochi vuoti corridoi, il nostro eroe si renderà conto di non essere solo all’interno della Purity-02. Il comparto narrativo di Phantaruk, come anticipato nel primo paragrafo, mostra già delle cose in comune con Alien: Isolation, mettendoci nei panni di un personaggio disarmato e dandoci come obiettivo quello di fuggire dalla stazione spaziale prima di venire uccisi da misteriose creature. Per quanto l’atmosfera riesca a conquistare gli amanti della fantascienza, bisogna però ammettere che non ci si spaventa mai davvero e che la storia in sé non riesce mai davvero a emergere, relegando gran parte della narrazione al ritrovamento di file auodio o di testo che andranno a raccontarci le vicende accadute all’interno della Purity-02. Proprio i suddetti file, però, rischiano di spezzare la tensione di gioco e, soprattutto, rischiano di venire ascoltati con superficialità da parte del giocatore. Il motivo? Il nostro personaggio risulterà essere, dopo pochi minuti di gioco, affetto da una misteriosa tossina che lo obbligherà nel corso dell’avventura a raccogliere degli antidoti per sopravvivere, mentre un conto alla rovescia lo spinge secondo dopo secondo sempre più vicino alla morte. Ascoltare 2-3 minuti di file audio o “perdere tempo” a leggere dei log di testo rallenterà sì il tempo, ma non lo fermerà del tutto, mantenendo il giocatore in ansia e forzandolo a continuare l’avventura per non rischiare di morire. Ecco che, quindi, capiterà di arrivare in fondo al gioco senza aver esplorato a fondo la nave e senza aver ascoltato/letto con attenzione tutti i file, perdendo così gran parte dell’offerta narrativa della produzione Polyslash. La longevità di Phantaruk, per quanto non superi le 6 ore di gioco, non rappresenta un vero e proprio problema, in quanto il gioco riesce a svilupparsi, arrivare al climax e a chiudere la vicenda con un giusto equilibrio, senza lasciare l’amaro in bocca al giocatore.

 

Punto di non Ritorno
Il gameplay di Phantaruk rientra in quel filone dei survival horror che ha preso piede in seguito aD Amnesia
Il gameplay di Phantaruk rientra in quel filone dei survival horror che ha preso piede in seguito a titoli come Amnesia. Il protagonista, infatti, non potrà impugnare nessuna arma e sarà costretto a sfruttare le ombre e i nascondigli per evitare di venire ucciso dalle terribili presenze che si aggirano per la stazione spaziale. Queste meccaniche, che abbiamo potuto trovare anche in Alien: Isolation, si sposano però con la necessità del nostro eroe di trovare degli antidoti per sopravvivere all’infezione che si diffonde nel suo organismo. Questa particolare aggiunta al gameplay, per quanto, come abbiamo visto prima, danneggi la narrazione, riesce a mantenere l’attenzione del giocatore sempre alta e lo spinge a non rimanere nascosto troppo a lungo dalle creature nemiche per entrare nella stanza successiva e trovare la dose necessaria per non morire. Ad ogni modo questa caratteristica non rende la vita dei giocatori particolarmente dura, in quanto all’interno dei livelli sono presenti numerose siringhe per abbassare il livello di tossicità nel proprio corpo. Anche i nemici che andremo ad affrontare non si riveleranno essere troppo impegnativi, presentando un’intelligenza artificiale curata, ma mai davvero invalicabile.

 


Per approfondire:
Alien Isolation
 

Il bello dello spazio
Tecnicamente, Phantaruk presenta alti e bassi
Tecnicamente, Phantaruk presenta alti e bassi. Se l’atmosfera risulta sin da subito riuscita e riesce a conquistare fino alla fine grazie ad un level design sicuramente accattivante, lo stesso non si può dire della modellazione poligonale dei nemici che, spesso, non riesce a essere al passo con le produzioni più recenti. Altalenante anche il comparto sonoro che presenta musiche inquietanti e ben calibrate, ma anche un doppiaggio in inglese non esaltante e che non riesce ad enfatizzare alcune scene. Ricordiamo, inoltre, che il titolo è interamente sottotitolato in inglese, ma che, vista la narrativa non particolarmente centrale nella produzione, non andrà a rovinare l’esperienza ai non anglofoni.

 

Verdetto
6.5 / 10
Se non ti spaventi, nessuno può sentirti urlare nello spazio!
Commento
Phantaruk è un titolo che vanta una buona atmosfera e che, ne siamo certi, saprà conquistare gli amanti della fantascienza più classica. Ci troviamo di fronte, però, ad un titolo che non riesce mai davvero a colpire il giocatore, presentando una trama scarna, un gameplay che sa di già visto e incapace di incutere vero timore nel corso dell'avventura. L'introduzione della necessità di assumere un antidoto per non morire è sicuramente l'elemento più interessante di tutta la produzione, ma questo non basta a far fare all'ultima fatica dei ragazzi di Polyslash il salto per raggiungere i grandi titoli appartenenti a questo genere. Ad ogni modo, visto anche il prezzo contenuto, ci sentiamo di consigliarne l'acquisto a tutti coloro che sono in astinenza di stazioni spaziali abbandonate e di inquietanti creature che strisciano nei condotti.
Pro e Contro
Atmosfera affascinante
L'obbligo di ricerca degli antidoti risulta una valida aggiunta al gameplay
Ottimo level design

x Comparto narrativo striminzito
x Mancanza di un vero e proprio carisma
x Non spaventa mai davvero
x Tecnicamente presenta alti e bassi

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