Recensione No More Heroes: Heroes Paradise

Acclamato dalla critica, un po’ snobbato a livello di vendite, ed in grado di “spaccare” letteralmente l’utenza: No More Heroes su Wii era la classica esperienza che o si ama o si odia, da una parte apprezzato dai giocatori che ne hanno capito lo spirito, accettando i difetti e le magagne ma dall’altra quasi osteggiato a causa di una “somma delle parti” in cui le parti prese da sole tendono effettivamente al mediocre. Travis Touchdown ci riprova anche sulle altre due console, riportandoci in una Santa Destroy in alta definizione e fruibile attraverso un gamepad più classico in luogo della coppia wiimote + nunchuck (nonostante la versione PS3 possa comunque essere giocata tramite Playstation Moven.d.r.).

Voglio solo essere il numero 1

Avviato il gioco parte un breve filmato che racconta in modo molto breve l’incipit della storia: Travis Touchdown, squattrinato otaku della fittizia Santa Destroy, conosce Sylvia Christel, agente della UAA (United Assassin’s Association), che gli propone di uccidere l’undicesimo assassino in classifica dell’agenzia per prenderne il posto, e da li iniziare a puntare verso la vetta. Concluso il riassunto, il giocatore prende subito il controllo di un Travis impegnato a farsi strada tra gli sgherri del numero 10 in classifica, Death Metal, il tutto a colpi di una spada laser vinta ad un asta on line. Da qui in avanti il gioco sarà un susseguirsi di situazioni atipiche e fuori dagli schemi, circondati da personaggi se possibile ancor più atipici e fuori dagli schemi.
Il “giardino della follia” a cui Sylvia si riferisce spesso potrebbe suggerire un qualcosa di metaforico, ma invece è la definizione che meglio descrive No More Heroes, ed il gioco stesso fa di tutto per renderlo chiaro fin dalle prime battute. Se stessimo parlando di un film, questa sarebbe senza dubbio la tagline, ma in ogni caso è il più grosso punto di forza del titolo by Suda51. L’aspetto che più incarna la “follia” del gioco sono i boss, che spaziano dalle ragazze con una pala-lanciarazzi al posto di una gamba a vere e proprie parodie di icone tratte da altri media come Darth Vader (che non si farà mancare nemmeno la classica asma e l’ancor più classica battuta “Io sono tuo padre”), passando per postini in armature degne di Iron Man capaci di lanciare Hadoken e Kamehameha. In generale questi sono caratterizzati molto a fondo, come si evince dai dialoghi tra loro e Travis prima e dopo i combattimenti, e andando oltre il forte impatto visivo che hanno risultano essere qualcosa di più che semplici freak bramosi di sangue. Nonostante le boss fight a livello di giocato siano assolutamente nella media e non abbiano nulla di innovativo sono sostanzialmente i boss stessi a renderle memorabili. Ma in generale praticamente ogni aspetto del gioco è permeato da questa tendenza tra il trash e l’ironico, anche i più basilari, come la gestione dei savepoint: per salvare la partita è infatti necessario andare letteralmente al bagno, e solo una volta sulla tazza sarà possibile mettere al sicuro i progressi fatti durante la partita.

Divertente con il pad, braccio corto con Move

La più gradita novità rispetto alla versione Wii è la possibilità di giocare utilizzando un gamepad “classico”. In questo senso il titolo vive quasi una vita nuova, con il gameplay che guadagna qualcosa in fruibilità senza farsi mancare alcune chicche che venivano offerte dal wiimote, quantomeno su PS3: grazie al Sixaxis del DualShock  3, ad esempio per ricaricare le batterie della Blood Berry, la spada laser, è sufficiente scuotere il controller praticamente alla stessa maniera di quanto si faceva sulla console Nintendo, con un Travis che esegue lo stesso movimento in modo volutamente equivoco, “sgrillettando” letteralmente la katana. Il battle system appare quindi abbastanza evoluto rispetto alla prima edizione del gioco, con la possibilità di scegliere tra un attacco basso, uno alto ed un attacco a mano nuda schiacciando un tasto invece che inclinando o scuotendo il controller . Le prese e le mosse di wrestling sono eseguite muovendo gli stick analogici secondo quanto indicato dal gioco, che risultano più intuitivi e di facile esecuzione rispetto ai movimenti con il motion controller. Il tutto non rende assolutamente l’esperienza di gioco più tecnica o più complessa, ma sicuramente la maggiore comodità derivata dall’utilizzo di un joypad “normale” è apprezzabile ed in definitiva accresce la godibilità del titolo. Se però da questo punto di vista il lavoro per l’adattamento dei controlli al joypad è ammirabile e riuscito, gli sforzi sul fronte Playstation Move sono praticamente nulli, riproponendo di fatto la stessa esperienza della versione Wii senza sfruttare appieno il controller più “sofisticato” (anche perché No More Heroes su Wii non supporta Wii Motion Plus, n.d.r.). La sensazione giocando con il controller di movimento Sony è dunque quella di un’occasione mancata e lascia il proverbiale amaro in bocca, risultando in ogni caso godibile e giocabile fino alla fine senza particolari problemi di sorta.

Fingersi un sandbox quando la vocazione è il cabinato

Essendo una conversione di un gioco proveniente da Nintendo Wii, per di più con già più di due anni sulle spalle, Heroes Paradise si porta dietro una serie di limiti implicabili anche, se non in alcuni casi soprattutto, alla console di provenienza. La struttura open world con cui Santa Destroy ci viene presentata non è altro che una maschera, che non invoglia particolarmente all’esplorazione se non per la raccolta di qualche collezionabile. La città non è altro che una sorta di interfaccia abbastanza dispersiva con cui il giocatore è “costretto a fare i conti”  tra una boss fight e l’altra cercando di mettere insieme la somma di denaro necessaria per poter sfidare il prossimo assassino sulla lista. Le possibilità che Travis ha per guadagnare soldi vanno dai classici omicidi su commissione a lavori più “normali” come il raccogliere frutta o servire i clienti di una pompa di benzina, dove lo spirito “da cabinato”  è palese e quasi nostalgico. Questi minigiochi risultano però alla lunga ripetitivi e meno redditizi degli omicidi su commissione, costringendo di fatto il giocatore a racimolare denaro in altro modo per arrivare alla prossima boss fight il più velocemente possibile. A questi limiti si aggiungono anche questioni meramente tecniche, come cali di framerate, e valutazioni legate alla semplicità dei modelli e dei poligoni che costituiscono Santa Destroy, che appare decisamente molto più scarna e peggio realizzata rispetto alle altre location del gioco. Tirando le somme l’aspetto sandbox del titolo è quasi una messa in scena data la poca interagibilità e la per niente memorabile realizzazione di Santa Destroy. A sottolineare la vocazione vintage del gioco interviene poi anche l’aspetto dell’interfaccia, realizzata con una pixel art in stile 16bit che arriva al cuore dei giocatori di vecchia data, e realizzando i menu con semplici scritte verdi su sfondo nero, come in un primordiale software per pc . Altro aspetto che si sposa con questa tendenza è la modalità sogno, aggiuntiva rispetto alla versione Wii, che permette di sfidare alcuni boss di No More Heroes 2 in una sorta di “cage match”, i cui punteggi andranno a comporre una classifica (sia locale che online) nel più classico stile arcade.

Fortezza della Nerditudine

C’è un’eccezione a quanto detto poco sopra: non tutto a Santa Destroy è rigido e poco interagibile, e questa eccezione è la camera di Travis al No More Heroes Motel.  L’essere otaku di Travis si palesa soprattutto dentro queste mura, dove il salotto abbonda di action figures in bella vista, maschere da luchador messicano appese al muro e una serie di figurine (collezionabili durante i “dungeon” che portano ai boss) relative ai personaggi del gioco in bella mostra. Sullo sfondo fa inoltre bella mostra di sé una riproduzione in scalda di un mecha, della serie fittizia Pure White Giant Glastonbury, di cui è giocabile alla televisione della stanza anche un gioco-dentro-il-gioco arcade in forma di shoot em up spaziale. Con il televisore è inoltre possibile visionare degli incontri di wrestling al fine di imparare nuove mosse da combattimento da eseguire sui nemici storditi. Si può inoltre giocare con il gatto di Travis, Jeane, e utilizzare il frigorifero per ristabilire la salute del personaggio. Oltre alla possibilità di andare in bagno per salvare la partita è possibile spostarsi anche nella camera da letto della stanza, dove oltre alle funzioni “classiche” come il cambio d’arma o il cambio di vestiti si può interagire con la segreteria telefonica di Travis, dove solitamente un videonoleggio ci avvisa che siamo in ritardo con la restituzione di qualche film hard oppure la UAA ci invia i dettagli della prossima sfida. La cura con cui questo ambiente (e anche gli ambienti dove si svolgono le boss fight) è realizzata cozza decisamente con la povertà di contenuti di Santa Destroy, dove il massimo dell’interazione è l’andare a collidere con qualche ostacolo mentre si guida la moto di Travis (con tanto di “effetto saponetta” quando si tamponano altri veicoli, sottolineato da effetti sonori, come ad ostentare la mancanza della gestione delle collisioni) per recarsi in missione o al negozio di vestiti, tanto da meritare una menzione a parte, soprattutto perché permette di approfondire alcuni aspetti della caratterizzazione di Travis, anche se in modo tutto sommato indiretto.

Verdetto
8 / 10
È touchdown anche su PS3
Commento
Se No More Heroes non era un titolo adatto al palato di tutti i videogiocatori, questa nuova versione lo conferma: sotto qualche punto di vista sembrerebbe quasi un gioco della generazione precedente, soprattutto a causa della realizzazione povera di Santa Destroy, che è in gran parte responsabile di questa sensazione di “vecchio”, nonostante la parziale giustificazione delle potenzialità tecniche più basse della console di provenienza dell’edizione originaria. Fortunatamente il videogaming non è una scienza come la matematica, dove sommando singole parti mediocri si ottiene un prodotto mediocre, e No More Heroes deve il suo precedente successo di critica proprio a questo, in quanto giocandoci non è tanto il gioco a colpire, quanto quello che trasmette o prova a trasmettere al giocatore. A questo va aggiunto un character design di assoluto livello e uno stile che “omaggia” altri videogiochi ed altri media sfociando quasi nella parodia . L’acquisto è consigliato soprattutto a quei giocatori che sono in grado di andare oltre i difetti di un titolo e di accettare dei compromessi pur di vivere un’esperienza dalla direzione artistica molto vicina al magistrale e che in generale hanno apprezzato altri titoli di Goichi Suda.
Pro e Contro
Caratterizzazione dei personaggi superba
Originalità e stile che spazia dal trash alla parodia
Alta definizione e supporto ai pad “tradizionali”

x Santa Destroy è povera sia a livello tecnico che di interazione;
x Tende ad essere ripetitivo
x Occasione sprecata per un’implementazione “più seria” del Playstation Move

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