Recensione JoJo’s Bizarre Adventure: Eyes of Heaven

Due anni fa Bandai Namco Entertainment provava a far appassionare i possessori di PlayStation 3 al mondo di JoJo, con All Star Battle, picchiaduro sviluppato da Cyber Connect  2 basato sulle otto serie principali di Hirohiro Araki, un prodotto che  piacque molto ai fan dei Joestar, e un po’ meno al grande  pubblico. Lo scorso 30 Giugno, nei negozi è approdato, nella sola versione PlayStation 4 (in terra natale è disponibile anche per PlayStation 3) JoJo’s Bizarre Adventure: Eyes of Heaven (da ora solo Eyes of Heaven n.d.Guido) con un prezzo di partenza di 69,99 € e un gameplay praticamente tutto nuovo, sarà riuscito il team a risolvere gli errori e a dar nuova luce  alla controparte videoludica  di Jotaro e soci?

Riscrivere il Bizzarro

Prima di concentrarci su Eyes of Heaven, è doveroso fare un recap dell’attuale situazione dell’opera di Araki in Italia, cambiata da quanto succedeva nel 2014: la versione cartacea continua la sua corsa imperterrita, offrendo ai lettori ogni quattro mesi circa un nuovo volume di Jojolion (ottava serie tuttora in corso anche in Giappone), mentre  l’anime ha finalmente esordito (per ora solamente sottotitolato) sulla piattaforma gratuita VVVID, o in simulcast su  Crunchyroll (È attualmente in corso Diamond is Unbreakable, la quarta serie); sebbene  la famiglia Joestar si stia diffondendo sempre di più, rimane comunque un prodotto commercialmente meno di massa rispetto a Naruto o One Piece, ed una vendità a prezzo pieno non era decisamente  una mossa furba (scopriremo più avanti alcuni motivi).

Concluse le premesse sullo stato del brand, passiamo alla trama originale di Eyes of Heaven che parte dallo scontro tra Jotaro e Dio alla fine di Stardust Crusaders e da lì si dirama in direzioni mai viste nella controparte cartacea.

La storia regge fino a quasi alla fine

Mentre Jotaro e Joseph stanno salutando Polnareff all’aereoporto, i tre vengono attaccati da Avdol e Iggy, morti durante la battaglia con Dio. Una volta sconfitti i due amici, vengono raggiunti da Speedwagon, che  gli spiega di un Sommo, che sta alterando le realtà con delle anomalie, ed è stato incaricato da Jonathan Joestar in persona di viaggiare tra le epoche degli alleati per porvi rimedio.Viaggiando tra le otto diverse epoche (che non sono altro che  le otto serie de Le bizzarre avventure di JoJo)  il gruppo si arricchirà di nuovi elementi ( i Joestar e i loro affiliati) sfidandosi in  combattimenti all’ultimo colpo non solo con i nemici storici ma anche con gli alleati creduti persi per sempre. La trama di Eyes of Heaven si completa (al netto delle missioni secondarie) in circa quindici ore ma, nonostante abbia dei buoni momenti , con alcuni dialoghi bizzarri e capaci di far sorridere i fan dell’opera di Araki, crolla nella ridondanza degli ultimi capitoli, dove la storia dovrebbe in tutti gli effetti decollare, con la scesa in campo del Sommo (e del suo stand  finale).

Quindi è questa la tua abilità
Un personaggio creato apposta per  il gioco non è utilizzabile

La modalità storia ci vedrà sbloccare man mano nuovi personaggi della serie che andranno ad arricchire il nostro party e potranno essere utilizzati in combattimento. CC2 ha  implementato un sistema a livelli con relativo albero delle abilità per potenziare i nostri guerrieri ed arrivare preparati alla battaglia successiva, o per affrontare le missioni speciali sparse per i diversi hub di gioco (che non sono altro che le arene dei combattimenti), e per inseguire i collezionabili che una volta consegnati a Rohan sbloccheranno delle colorazioni extra; direttamente da All Star Battle, torna il fornitissimo negozio di costumi e frasi (oltre che di oggetti d’aiuto) con cui personalizzare le pose e l’aspetto di tutti e 53 i personaggi, tra cui è purtroppo escluso il Sommo, creato da Araki proprio per Eyes of Heaven ma non giocabile in alcun modo. Sempre da all Star Batlle  la  differenziazione in categorie: utilizzatori di Hamon, Uomini del Pilastro (Vampiri), possessori di Stand e Guerrieri a Cavallo.

 

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Ognuna delle quali ha i propri comandi e  le proprie strategie da utilizzare sul campo di battaglia anche se è stata abolita qualsiasi differenziazione delle tecniche da eseguire riducendo l’abilità speciale (qualunque essa sia, trasformazioni comprese, anche se a questo giro saranno temporanee) al tasto R1. Laddove  All Star Battle non possedeva un gameplay complicato, ma permetteva un gran numero di manovre diverse a seconda del personaggio utilizzato, Eyes of Heaven riduce ogni attacco ad una combinazione di L1 più tasto, con un tempo di ricarica più o meno lungo per ogni mossa, e un’esplosione d’energia capace di interrompere  la combo avversaria con R2+L2. Quest’ulteriore semplificazione non sarebbe un problema se gli scontri fossero rimasti 1 contro 1 (presenti in rari casi nella modalità storia) ma Eyes of Heaven fa vanto di scontri di coppia.

arene studiate male e concepite peggio

Gli scontri due contro due potevano essere gestiti molto meglio a partire dall’ingenuità dell’intelligenza artificiale del nostro compagno, che il più delle volte resterà a guardarci maciullare gli avversari (o farci maciullare da questi) senza intervenire se non per attivare le combo doppie (tocco del touchpad) fino ad arrivare alla conformazione delle arene, veri e propri angoli in cui incastrare il proprio avversario (o farsi incastrare) o punti ciechi in cui la telecamera deciderà di abbandonarci. Ed è proprio quest’ultima il terzo difetto madornale del gameplay di Eyes of Heaven: assegnata ad R3, entrerà in conflitto con l’altra funzione del tasto, ovvero l’aggancio dell’obiettivo. Più volte nei nostri scontri due contro due ci siamo ritrovati a cambiare obiettivo quando volevamo solamente spostare  l’inquadratura da un muro o da un corridoio, perdendo combo preziose o semplicemente non capendo più nulla di quanto stesse succedendo a schermo (e nel caso si dovessero sfidare avversari piccoli come Iggy la situazione si fa ancora più disperata).

 

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Nella modalità storia sono stati inseiriti infine due altri tipi di gameplay: un minigioco basato sul poker in cui si potrà barare e/o impedire di farlo all’avversario immettendo la giusta sequenza di tasti,  e delle fasi simili ai musou portati alla fama da Omega Force ma ampliamente ridicole e lente (e che ricordano alla lontana le battaglie orda viste in Asura’s Wrath). Chiude il cerchio una modalità battaglia libera priva di opzioni, se escludiamo la possibilità di cambiare la durata del match, in cui si può affrontare o la CPU, o vedere match combattuti da essa. Il secondo giocatore non potrà affrontarci ma solamente aiutarci in battaglia sostituendo la già infamata IA. L’assenza di un multiplayer locale “classico” è un altro dei punti a sfavore di Eyes of Heaven.

Questo segna il mio trionfo! Peccato che non ci sia nessuno a vederlo.

Parlavamo in apertura del prezzo apparentemente esagerato di Eyes of Heaven, le poche vendite del titolo si riscontrano infatti nel comparto online praticamente deserto ad appena un mese dall’uscita del gioco CC2. Per giocare una partita amichevole  al momento bisogna aspettare dai cinque ai dieci minuti (quando si è fortunati) mentre in modalità Classificata la situazione è più rosea o almeno, lo è finchè lo socntro non inizia e i personaggi iniziano a scattare a causa di un lag incessante che prosegue per tutta la durata del match. Peccato che le  Season di All Star Battle  ( speciale eventi settimanali che spingevano a giocare online per guadagnare punti con cui comprare costumi esclusivi) siano state cancellate del tutto, lasciando adito solo a scontri classici 2 contro 2 (con la solita IA fastidiosa e nullafacente a non darci una mano).

 

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C’è da segnare però un paio di punti a favore di Eyes of Heaven: partiamo dal doppiaggio che sfrutta  le voci della serie animata ( Fino a Diamond is Unbreakable) e ripropone salvo omonimia, tutte le voci di All Star Battle, offrendo una recitazione degna di uno shonen. Non da meno la colonna sonora, che riesce ad  intrigare il giocatore non solo coi brani principali, ma anche con quelli individuali di ogni protagonista. Sono stati corretti anche due dei principali difetti del predecessore di Eyes of Heaven: questa volta i fan potranno godere di magnifiche scene animate in cel shading oltre alle immancabili mosse finali (anche di coppia) e di una traduzione italiana degna di questo nome (sebbene resti ancora il problema sui diritti di molti Stand basati su band musicali) con errori  madornali finalmente assenti. Peccato che tutto questo non basti a salvare la produzione.

Verdetto
5 / 10
Yare yare
Commento
Sebbene molti dei difetti di All Star Battle siano stati corretti, Eyes of Heaven ne aggiunge di nuovi e va a danneggiare soprattutto il gameplay del nuovo picchiaduro dedicato al mondo di Araki. Se da un lato il 2 contro 2 può sembrare interessante, dall'altro troviamo delle arene con fin troppi ostacoli, capaci di rendere le partite a senso unico o dei travagli infiniti per colpa di una telecamera che non fa il proprio lavoro. Se a questo sommiamo un IA dei compagni fin troppo ingenua, un online dopo un mese dall'uscita già deserto ed un prezzo decisamente troppo alto per l'occidente, il risultato è un gioco deludente e che finirà ben presto nel dimenticatoio. Speriamo che se CC2 si dovesse impegnare ancora una volta sulla serie, torni alle classiche battaglie 1 contro 1, o risolva i quintali di difetti di Eyes of Heaven.
Pro e Contro
Comparto grafico e sonoro
La trama ha dei buoni momenti...

x ...ma diventa ridondante sul finale
x Gameplay fin troppo caotico
x IA compagna indecente
x Stage da rivedere
x Assenza di un multiplayer locale "classico"
x Problemi online

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