Recensione Hellpoint: Dark Stars o Dimensional Souls?

Aver giocato Hellpoint (attraverso la piattaforma di Steam) e in precedenza Dark Souls mi ha portato a riflettere sulla genesi di un videogioco. Il processo creativo di un autore difficilmente prescinde totalmente da influenze esterne e di vita vissuta, ma il peso di questi elementi può variare ampiamente. Se alcuni preferiscono prendere solo alcuni dettagli e portarli nelle proprie opere solo a livello puramente concettuale, altri rendono i propri lavori delle vere e proprie celebrazioni di tali elementi.

Quest’ultimo è il caso di Hellpoint, un’opera che danza sul confine tra ispirata reinterpretazione celebrativa e banale reskin dell’opera originale, ovvero Dark Souls.

Il gameplay gemellare di Hellpoint e Dark Souls

C’è da dire che Cradle Games, gli autori di Hellpoint, sono fortunati poichè Dark Souls ha creato un vero e proprio genere, i soulslike, e questo allontana a prescindere il rischio di plagio. E menomale! Il gamplay è semplicemente un reskin di quello del titolo di From Software. Il titolo è un action RPG dal combattimento punitivo e dall’esplorazione libera. La storia è volutamente criptica e la facilità con cui si muore è mitigata da punti di respawn fissi. Essi forniscono anche la possibilità di accedere al lato più GDR dell’opera: i passaggi di livello e i teletrasporti tra aree.

L'ESPLORAZIONE...

Il mondo di gioco è suddiviso in macro aree tra cui navigare con continuità. Ognuna di esse presenta un level design ben strutturato, che permette di collegare zone differenti in maniera armoniosa e che genera una genuina curiosità nell’esplorazione. Sparsi per i livelli si possono trovare oggetti, segreti, indizi, consigli di altri giocatori e nemici.

...E IL COMBATTIMENTO

Essi vantano una discreta (ma non esagerata) varietà; come in ogni soulslike, respawnano e permettono un infinito farming di esperienza e risorse. Lo stesso non si può dire per i boss che, ovviamente, sono affrontabili una sola volta e bloccano l’accesso ad aree o elementi importanti per la progressione. Non mi ha fatto impazzire il fatto che non abbiano drop unici e che alcuni vengano poi riproposti come nemici standard dopo il primo incontro; prendere il modello, rimpicciolirlo e buttarlo nelle mappe successive mi è sembrata una mossa un po’ troppo pigra. Un altra nota dolente dei nemici è l’intelligenza artificiale: davvero troppo scarsa per un gioco uscito nel 2020. In ogni caso almeno il design delle creature è ispirato e molto ben inserito nell’ambientazione.

In una galassia lontana lontana… E inquietante

Non fatevi trarre in inganno dalla citazione: l’ambientazione proposta da Hellpoint è quella dello spazio profondo, vero, ma mantiene il distacco sociale e i toni decadenti tipici di Dark Souls. L’atmosfera sci-fi è davvero ben riuscita: cittadelle spaziali con tecnologia a noi aliena, mega strutture futuristiche piene di luci e come sfondo lo spazio profondo.

UN'AMBIENTAZIONE COMPLESSA...

Esso non rappresenta solo un’ispirata cornice degli eventi, ma interviene in maniera diretta e molto incisiva. A differenza di Dark Souls, infatti, Hellpoint prevede uno scorrere del tempo con conseguenze dirette sul gameplay. Certe fasi stellari favoriscono l’avvento di nuove e terribili creature. Se già la tipica mancanza di un’effettiva pausa tiene sempre alta la tensione, la possibilità di entrare in una di queste fasi e vedersi comparire davanti una mostruosità pronta a farci a pezzi aumenta i toni horror del videogioco. Questo tipo di ambientazione permette anche l’inserimento di sezioni nello spazio profondo con difficoltà di respirazione, sebbene a mio avviso siano tra le meno divertenti. Se dovessi nominare qualche titolo che nel complesso mi ha trasmesso questo genere di emozioni, probabilmente sarebbe qualche vecchio Quake o Doom.

...PER UN PROTAGONISTA SEMPLICE

In questo contesto viene inserito un protagonista volutamente anonimo (non in senso negativo), simile ad un classico androide, che non fa troppo rimpiangere la mancanza di una fase di creazione del personaggio. Il gioco inizia con la sua “nascita” e si sviluppa con il suo interagire con l’ambiente di gioco (e con alcune entità decisamente particolari). Il suo sviluppo parametrico prevede poche differenze rispetto alla controparte soulsiana e queste poche differenze sono dettate dall’ambientazione stessa (innesti, armi da fuoco). Le tre caratteristiche su cui si basa il suo sviluppo rimangono Salute, Mana e Resistenza.

Un lato tecnico che di futuristico ha ben poco

Mi hanno sempre insegnato che un libro non si giudica dalla copertina. Qua ne ho la conferma. La schermata principale al lancio del gioco è quasi imbarazzante; approssimativa, poco espressiva e con un font che richiama fortemente gli anni 90 (e non in senso positivo o nostalgico). Da essa si può accedere ad un menù delle opzioni essenziale ma funzionale.

LA GRAFICA...

Se si supera questo scoglio iniziale e ci si getta all’avventura, la situazione migliora. Graficamente Hellpoint di comporta esattamente come Dark Souls: l’impatto visivo e atmosferico è davvero notevole, sebbene i singoli mondelli e la grafica “vista da vicino” non siano nulla di troppo curato. Alcuni dettagli, alcune texture e alcuni modelli sono tutt’altro che raffinati, ma il gameplay ci mette una buonissima pezza spostando l’attenzione sul bell’insieme.

...LE ANIMAZIONI...

Le animazioni danno l’idea di essere un po’ troppo grezze, senza però cadere nel ridicolo o rovinare troppo l’esperienza di gioco. Va bene che il protagonista ricorda un androide, ma certi fendenti e certi movimenti sono un po’ troppo legnosi. I casi in cui questo aspetto va a intaccare il gameplay sono per fortuna pochi. I salti possono risultare un po’ troppo scattosi e rendere difficili per il motivo sbagliato alcune sezioni di platforming. Alcune animazioni di danno subito sono troppo lunghe e rischiano di creare un fastidioso perma-stun in caso si attacchi ripetuti. Infine colpire alle spalle un nemico infligge un danno maggiorato, ma questo non ha alcuna rappresentazione visiva e risulta decisamente anti-intuitivo.

...L'AUDIO

Infine il comparto sonoro del gioco risulta gradevole (soprattutto per i suoi effetti sonori) senza però essere nulla di memorabile. Un gradevole accompagnamento che finirà probabilmente nel dimenticatoio.

Considerazioni finali

Per completare il paragone tra Hellpoint e Dark Souls mi pare giusto spendere ancora due parole sulla modalità multiplayer. Il secondo è diventato famoso per interazioni quasi casuali ma ben giustificate; il primo riesce a migliorare questo aspetto o per lo meno a renderlo maggiormente accessibile. Si può infatti decidere di invitare un amico e procedere insieme con relativa semplicità.

Il gioco, inoltre, sorprendentemente supporta interfaccia grafica e sottotitoli in italiano. Bel dettaglio per una casa di sviluppo di queste dimensioni.

Il prezzo è pienamente in linea con il corposo numero di ore di gioco offerte.

Per il resto il gioco è certamente acerbo sotto alcuni punti di vista, ma merita di essere provato da tutti gli appassionati di soulslike e sci-fi. Alcuni difetti potranno essere corretti agevolmente, altri meno. In ogni caso già in questo modo l’esperienza di gioco risulta godibilissima.

Verdetto
7.5 / 10
In the land of the ancient stars...
Commento
Hellpoint è un videogioco targato Cradle Games che prende a piene mani ispirazione dalla serie videoludica di Dark Souls. Il genere è esattamente lo stesso, un soulslike, ovvero un gioco di ruolo d'azione caratterizzato da un notevole livello di difficoltà. Purtroppo essa non deriva solo da sfide ben strutturate, ma anche da problemi dovuti ad animazioni e intelligenza artificiale non all'altezza. Le carenze sono, appunto, nei dettagli; anche la grafica, se presa da vicino, risulta un po' grezza. Ma se non ci si sofferma su questi elementi e si punta alla visione d'insieme, il titolo sa regalare notevoli emozioni. Si tratta di un'atmosfera fantascientifica, formata da grandi strutture futuristiche e creature che uniscono la materia organica alle macchine. L'esplorazione risulta molto avvincente e viene premiata attraverso power up importanti per lo sviluppo del proprio alter ego digitale (siano essi oggetti, formule o esperienza). Va fatto notare che il titolo è disponibile anche in italiano (per quanto riguarda interfaccia e sottotitoli) e che la modalità multiplayer risulta addirittura più semplice di quello della saga videoludica di ispirazione. In definitiva si nota che Hellpoint è nato dalla passione di un team di dimensioni ridotte, ma dalle idee molto chiare e ambiziose. Mi sento di consigliarlo a tutti gli appassionati di soulslike e sci-fi.
Pro e Contro
Atmosfera ben riuscita
Bello sviluppo del personaggio
Esplorazione libera

x Troppo "amatoriale"
x Grafica altalenante
x IA non all'altezza

#LiveTheRebellion