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Recensione Elliot Quest

Solo qualche giorno fa parlando di Axiom Verge ci siamo fermati a riflettere sulla riscoperta delle origini videoludiche da parte di molti sviluppatori. A poco più di una settimana ci troviamo fra le mani un altro titolo che guarda con piacere il passato, questa volta ispirandosi maggiormente ad uno dei capitoli più controversi della saga di Zelda: Zelda II – The Adventure of Link.
Direttamente dal Messico ad opera dei talentuosi Ansimuz Games arriva Elliot Quest, un platform 2D che fa dell’adventure e dell’RPG i suoi cavalli di battaglia. Dopo una fugace apparizione su Steam, Elliot Quest approda su eShop di Wii U al pezzo di €9.99. Scoprite insieme a noi questo viaggio nel passato.

Versione testata: Wii U.

Don’t call me Zelda
Il titolo di Ansimuz Games è figlio di una vecchia scuola

È facile rimanere ingannati dall’aspetto solare e gioioso di Elliot Quest. A vederlo sembrerebbe un platform di quelli semplici e minimali: poche azioni, abbastanza facile, soprattutto nelle prime schermate introduttive. Poi lo schiaffo che ci riporta alla realtà superato il primo livello con un mondo che si apre davanti a noi e l’insicurezza della prossima mossa da fare. Il titolo di Ansimuz Games è figlio di una vecchia scuola, di uno stile che a molti di voi oggi può sembrare acerbo e fuori dal tempo ma che per molti è stato l’inizio di tutto.

In Elliot Quest non troverete tutorial, o spiegazioni né tanto meno indicazioni su quello che dovrete fare. Una volta completato il primo livello, verremo lasciati in balia delle nostre capacità, non solo pratiche ma soprattutto intuitive. Armati di un piccolo arco e dopo aver sbloccato una delle prime abilità, un vortice verde capace di assorbire i colpi nemici, dovrete andare a tentoni nel vasto overworld, affacciandovi negli stage presenti tentando di capire dove è possibile proseguire. Siamo di fronte ad un trial & error estremizzato dove le conoscenze pregresse acquisite nel corso del gioco saranno la chiave per proseguire. Vi ricordate la prima abilità acquisita? Beh sperimentando scoprirete che servirà anche per superare alcuni passaggi (eliminando dei blocchi dello stesso colore) o sfruttando delle correnti ascensionali raggiungere alture altrimenti inaccessibili. Ogni scoperta è un piccolo passo nei meandri del mondo di gioco, un mondo nel quale se non sarete predisposti e aperti mentalmente ad ogni soluzione applicabile difficilmente riuscirete a proseguire.

Poi c’è lei, la difficoltà del gioco che in alcuni passaggi tende a diventare punitiva, quasi da far sembrare un Dark Souls a caso una passeggiata. Ma non è tanto la difficoltà dei singoli elementi a mettere in crisi il giocatore quanto il gioco nel suo complesso, e questo aspetto tende a manifestarsi maggiormente nelle ultime fasi dove il povero Elliot si troverà a dover evitare una mole infinita di nemici (proiettili annessi), quasi da far sembrare la schermata di gioco uno dei più infami bullethell. I boss di fine livello poi, sono un crescendo, e se nei primi basterà scaricare la potenza del nostro arco su di loro, man mano che ci avvieremo verso il finale ogni nemico diventerà una vera e propria sfida da portare a termine.

 Va dove ti porta il cuore
Elliot Quest è fortemente ispirato a Zelda II: The Adventure of Link e ne “copia” la struttura da action/adventure bidimensionale

Come detto, avremo il controllo di Elliot, un giovane sul cui destino incombe una terribile maledizione: l’immortalità. Paradossale direte voi. E in effetti è così. Chi non sarebbe felice di poter vivere in eterno? Purtroppo non Elliot, che vive in un incubo costante dalla morte della moglie . Consumato dai rimorsi e dal ricordo della povera compagna, Elliot si ammala, diventando sempre più debole giorno dopo giorno. Il giovane però viene messo a conoscenza dal saggio del villaggio della maledizione che pende sulla sua testa, ma soprattutto su chi l’ha lanciata: Satar, un potente demone che tenta di tornare in vita servendosi del corpo di Elliot, e se lui non farà nulla per fermarlo, di li a poco Satar tornerà a governare nel regno di Urele. Una storia triste e cupa quella di Elliot Quest che avrà dei risvolti inaspettati a seconda di alcune scelte che compiremo nel gioco e che determineranno uno dei tre finali ottenibili.

Elliot Quest è fortemente ispirato a Zelda II: The Adventure of Link e ne “copia” la struttura da action/adventure bidimensionale, l’overworld e le dimaniche RPG relative alla crescita del personaggio. Elliot Quest fa di più però nello sviluppo dei livelli, creando complessi dungeon degni del più articolato metroidvania, ognuno ricco di segreti, enigmi e scorciatoie da scoprire. Ogni area presenta un boss e solitamente l’ingresso sarà precluso fin quando non troveremo la chiave (solitamente ben nascosta) che ci aprirà la via. Il back tracking è uno degli aspetti più influenti di tutto il gioco che peserà maggiormente a chi non è avvezzo a questa pratica. Spesso dovremo tornare sui nostri passi per esplorare nuovamente i dungeon lasciati indietro o accedere a nuove aree di quelli già visitati. Da questo punto di vista il titolo fa poco per agevolare la vita del povero giocatore obbligandolo ad alcuni passaggi forzati, sebbene qua e là sia possibile accedere ad alcune shortcuts.

Crescere che fatica
l’inventario di Elliot è bello ricco e si compone di numerosi elementi indispensabili per la buona riuscita della nostra avventura

Uccidendo nemici Elliot guadagnerà dei punti esperienza che, una volta raggiunto il level-up, ci permetteranno di migliorare le nostre caratteristiche, potenziando lo sparo, il recupero di salute o punti magia e così via. Come se non bastasse, ogni volta che moriremo oltre a ricominciare dal’ ultimo check-point trovato, perderemo una piccola quantità dei punti esperienza accumulati.
Anche l’inventario di Elliot è bello ricco e si compone di numerosi elementi indispensabili per la buona riuscita della nostra avventura. Non vi vogliamo rovinare la sorpresa visto che molti dei potenziamenti ottenibili saranno parte integrante del gameplay del gioco. Vi basti sapere che Elliot potrà sfruttare attacchi congelanti o di fuoco, ottenere delle ali da usare in utilissimi doppi salti ed equipaggiamenti che potenzieranno la difesa e l’attacco. Molti degli oggetti recuperabili andranno studiati a dovere per comprenderne il reale potenziale così da avere la meglio sul gioco e sui nemici.
Su Wii U Elliot Quest guadagna il supporto del Gamepad che ci permette di accedere al menù in tempo reale, una vera manna dal cielo che ci semplifica notevolmente la vita facendoci passare da un equipaggiamento all’altro senza dover mettere in pausa il gioco. A questo si aggiunge anche l’Off Screen Play, ovvero la possibilità di poter giocare utilizzando lo schermo del Gamepad, perdendo però di fatto l’uso dell’inventario (attivabile normalmente con il tasto Start)

E’ tutto un po’ pixelloso
Tecnicamente sfrutta uno stile retrò con un approccio moderno e minimale

Sul piano tecnico il titolo sfrutta uno stile che rimanda alla memoria ad alcune opere dell’era 8-bit, scegliendo un approccio grafico moderno e minimale, già sfruttato in maniera analoga da altre produzioni indipendenti più recenti.
Elliot Quest è figlio di Kickstarter, come spesso avviene per altri titoli indie che abbiamo avuto modo di giocare in questi ultimi mesi. Diversamente da altre opere, il budget richiesto in fase di finanziamento è stato relativamente basso (la quota richiesta era di $4000, salvo poi arrivare a quasi 6000 a fine campagna) ma questo non ha impedito a Ansimuz Games di concentrarsi sul gioco e creare un opera completa sotto tutti i punti di vista, e in particolar modo è bene rimarcare sul level design, uno dei punti di forza di Elliot Quest.
Nonostante la buona qualità complessiva il gioco è afflitto da alcuni fastidiosi bug e blocchi improvvisi che obbligano a riavviare il software. Fortunatamente, sebbene non siano molti i check-point presenti nei livelli, basterà raggiugerne uno per salvare automaticamente, mitigando abbastanza il problema. Anche il frame rate ci mette del suo rendendo alcuni passaggi fastidiosi a causa di vistosi rallentamenti.

Anche musicalmente il titolo si fa apprezzare grazie alle tracce create da Michael Chait che richiamano alla memoria sonorità zeldiane, pur mantenendo integra una propria identità. Il tutto condito da tonalità retrò partorite da sintetizzatori 8-bit (e qua come per Axiom Verge la chiptune riesce a splendere di luce propria anche al di fuori del titolo) e che spaziano da allegre fanfare a temi più cupi e malinconici che si sviluppano intorno alla triste storia di Elliot.
Il gioco gode della sola traduzione inglese, ma nonostante questo, i pochi testi che ci racconteranno la storia non sono mai troppo difficili da comprendere, anche da chi ancora non mastica bene la lingua.

Verdetto
8.5 / 10
Se muoio ancora una volta spacco tutto
Commento
Elliot Quest si è rivelata un'altra sorpresa in quello che è il panorama indipendente su console. Un titolo complesso, ben articolato nel suo sviluppo (sia di trama che di gameplay) e bello tosto da portare a termine. È chiaramente indirizzato ad un pubblico che non si lascia intimorire dalle sfide, che non si arrende di fronte al primo ostacolo, ma anzi viene stimolata ad andare avanti ad ogni scoperta fatta nel gioco. Per poco meno di €10 euro, Elliot Quest è un esperienza che consigliamo ai veterani del genere action/adventure e che nonostante qualche problemino tecnico (che si spera venga risolto con una patch) saprà dare tanto al giocatore.
Pro e Contro
Stile grafico ispirato al passato ma concettualmente moderno
Gameplay solido e sfaccettato
Prezzo invitante

x Qualche problema tecnico fra frame rate e bug
x Per alcuni giocatori potrebbe essere troppo dispersivo
x Backtracking opprimente