Gameromancer 27: il videogioco come viaggio atrale/sega mentale

La serie Dynasty Warriors (in Giappone Shin: Sangoku musō) è nata oltre vent’anni fa come spin-off della serie tattica Romance of the three kingdoms. Prodotte entrambe da Koei Tecmo, e a parte il primo titolo, beat’em up in stile Street Fighter, il capostipite Romance of the three kingdoms è un vero e proprio strategico a turni che ricalca fedelmente la storia narrata ne Il romanzo dei Tre Regni, scritto da Luo Guanzhong nel XIV secolo, uno dei quattro grandi classici della letteratura cinese. Dynasty Warriors, hack-and-slash basato sull’azione, invece si allontana dalla storia vera e propria pur considerandola, collocando personaggi realmente esistiti, con poteri assurdi, in un contesto storico che strizza l’occhio più volte ai romanzi  cappa e spada, quindi avventura e colpi di scena improbabili prima di tutto.

 

 

Rilasciato inizialmente nel 2013 per PlayStation 3 e Xbox 360, la Xtreme Legends Edition dell’anno successivo per PlayStation 4 includeva nuove espansioni, come elementi di storia aggiuntive e nuovi personaggi. Dynasty Warriors 8, così come i suoi predecessori, ruota intorno all’azione senza compromessi; dovrete sottomettere dinastie ostili per promuovere l’ascesa della vostra, e si basa su figure storiche reali dell’epoca, qui rielaborate tuttavia in chiave shōnen per accalappiare l’attenzione sia di otaku che anime fan.

 

 

La parte principale che vi porterà via più tempo sarà spesa nello Story Mode, una modalità vasta ed estenuante che vi vede giocare con la grande varietà di personaggi provenienti dalle diverse fazioni che hanno fatto la storia dell’era dei Tre Regni. La storia, come detto, si dirama in un contesto di fatti e personaggi realmente accaduti ed esistiti. Gli eventi attraverseranno l’esistenza di questi personaggi e fazioni man mano che la storia progredisce, permettendovi di sperimentare lo svolgersi della narrazione da punti di vista ramificati, tra alleanze e tradimenti molteplici.

 

Così come la PlayStation è divenuta spesso sinonimo di videogiochi, anche la saga creata da Koei Tecmo Games viene identificata come esponente del genere hack-and-slash con il termine Musou

 

All’inizio di ogni nuova area bisognerà occuparsi della causa del generale scelto, e verrà assegnato un obiettivo da conseguire. Il vostro traguardo vi vedrà viaggiare sulla mappa, combattere orde di implacabili nemici di volta in volta, e rivendicare ogni roccaforte o punto nevralgico per il prestigio della vostra fazione mentre procedete attraverso la vostra avventura. All’interno della mappa ci saranno anche alleati non giocabili da assistere, così come i generali nemici che dovrete sconfiggere. Gli obiettivi saranno aggiornati man mano che procedete, e alcuni di questi goal possono cambiare a seconda del personaggio scelto. Questo può sembrare molto più che familiare a chiunque abbia giocato a questa saga.

 

Ogni personaggio ha due armi a disposizione, selezionabili da una lista pressoché infinita, e si può passare da un’arma all’altra tramite la pressione del tasto R. Questa meccanica influisce sul sistema di combo e chain presente nel gamaplay, permettendovi di espandere ulteriormente le hit di colpi a vostra disposizione, infliggendo così maggiori danni ai generali e truppe nemiche in base anche ai loro punti deboli. L’abilità musō, disponibile quando riempirete l’apposita barra dedicata, darà via libera ad una super mossa che ripulirà in un batter d’occhio l’area di gioco dalle centinaia di nemici.

 

Con Dynasty Warriors 8 venne introdotta anche la modalità rage, attivabile qui con la levetta analogica destra, aumenta significamente le tue statistiche di attacco rendendoti estremamente potente, fondendo il tuo Musou in una barra più lunga che ti permette di eseguire un attacco Rage tenendo premuto il pulsante A. Premendo il pulsante X dopo una combo, potrai eseguire un attacco successivo, specifico per un particolare tipo di arma. Premendo il pulsante Y si esegue un attacco debole, mentre premendo il pulsante X si esegue un attacco forte. L’uso di una varietà di attacchi Y e X vi permetterà di legare le combo, mentre le armi dei tuoi personaggi avranno un’affinità associata tra loro; Heaven, Earth e Man.

 

Queste affinità agiscono in uno stile simile alla morra cinese, con Man più efficace dell’Heaven, ma a sua volta più efficace sull’Earth che è più efficace contro Man. Scontrasi con un generale la cui arma è intrisa con un segno più debole del tuo vedrà l’opportunità di affrontarlo in modalità Storm Race. Questo è indicato da un simbolo azzurro sopra la testa dei generali, e si tradurrà in un attacco a più colpi. Al contrario, incontrando un generale la cui arma è superiore, sarà necessario eseguire una mossa di cambio. Premendo il pulsante R per cambiare arma, proprio mentre il nemico sta per colpire, ne romperà la difesa e ti darà un vantaggio.

 

Queste piccole sfumature cercano di elevare il gioco dalla fama di hack-and-slash ripetitivo, pur tuttavia mantenendone inalterata la struttura di base che rimane troppo monotona. Giocare a Dynasty Warriors 8 Xtreme Legends Definitive Edition in qualsiasi livello di difficoltà sopra l’easy vedrà la necessità di padroneggiare, o almeno di non sottovalutare queste dinamiche aggiuntive. Per rendere più complesso un gamplay che altrimenti si risolverebbe nella sola pressione di un paio di tasti, gli sviluppatori hanno creato anche un workshop dove poter aggiornare e riforgiare le armi, o incastonare delle gemme per incantarle.

 

Altre modalità incluse sono la Free Mode e l’Ambition. La modalità Free consente di scegliere gli scenari e i personaggi già sbloccati, oltre a fazione e intraprendere i livelli in un modo leggermente diverso dallo Story Mode. La modalità Ambition, forse quella realizzata con uno spirito più tattico in un contesto d’azione, consiste nel cercare di edificare un villaggio che sia degno dell’attenzione imperiale. Affinché ciò accada, è necessario aumentarne sia lo status interno, ma anche quello dei villaggi che ti sosterranno nell’impresa. Infine, la modalità Sfida ha fini più snelli rispetto a quanto proposto e detto fin’ora.

Rispetto alle Xtreme Legends precedenti, questa edizione definitiva per Switch aggiunge nuove missioni incentrate sul leggendario eroe Lu Bu. Espansioni minori, aumento delle armi, dei costumi, e una modalità in gioco locale (Challenge Mode) e in split screen chiudono il sipario sulle novità apportate rispetto al passato.

 

Per quanto riguarda la grafica, i ragazzi di Omega Force su Switch eseguono un porting che non fa rimpiangere le piattaforme sulle quali il titolo ha militato in precedenza (e ci si chiede come mai su console più potenti non  sia stato osato di più) aggiungendo come ormai noto i pregi e i pochi difetti della natura ibrida della console Nintendo. Le cinematic realizzate con il motore del gioco sono ben realizzate e brillano di epicità in ogni dove, considerato anche l’enorme quantità di dettagli, personaggi e location messe in campo.

 

Da segnalare tuttavia qualche sporadico rallentamento e il pop up presente, ma non invasivo, che ci si potrebbe giustamente aspettare da un titolo così massivo per la presenza di orde di sprite, che arricchiscono il comparto grafico e ne fanno certamente un tratto distintivo del genere musōu, considerato che in questa sede l’hardware della piccola Nintendo non fa certo rimpiangere piattaforme più blasonate. Vago è invece il senso di confusione percepito quando si gioca in portatile, che provoca un poco di smarrimento a causa dello schermo ridotto rispetto ad un ben più ampio tv. Si chiude con un audio rocckeggiante e in linea con lo spirito battagliero della serie, con effetti sonori ben udibili e doppiaggio in inglese o giapponese tra cui scegliere.

 

Verdetto
6.5 / 10
Ma dynasty aveva senz'altro un titolo più corto...
Commento
Nel complesso, Dynasty Warriors 8 Xtreme Legends Definitive Edition è un titolo tutto sommato divertente, anche se il passare del tempo, e delle versioni, non lo salvano dalla caratteristica peculiare a cui appartiene il genere; ovvero l'eccessiva ripetitività tout court onnipresente nelle dinamiche di gioco. Nonostante il team di sviluppo abbia aggiunto qualcosa di nuovo, ciò che si respira nell'esperienza complessiva sembra solamente una variazione sul tema di un paio di tasti premuti senza sosta. E' vero che, ad esempio, l'ambition mode avvicini il giocatore a dinamiche vagamente strategiche, ma viene quasi da pensare che l'elevata monotonia del gameplay sia dovuta alla sua sostanza di hack-and-slash estremamente semplificato, come agli antipodi, restando in casa di Koei Tecmo Games, Romance of the three kingdoms rimane sinonimo di strategico senza compromessi. Chissà se per tenere alto l'onore dei tre regni in futuro Koei non scelga di realizzare qualcosa di più bilanciato e a metà strada tra i due generi.
Pro e Contro
Porting di tutto rispetto dalla Next Gen
Coinvolgente ed epico fin da subito
Consigliato ai fan della serie...

x ....Ma avrei voluto non scriverlo
x Non sempre "leggibile" in modalità portatile
x Ripetitivo sul lungo periodo