Recensione Dragon Quest VIII: L’odissea del Re maledetto

Dragon Quest VIII per noi occidentali è forse il capitolo più rappresentativo dell’intera serie, vuoi per l’ottima qualità complessiva del gioco, o il suo sistema di combattimento semplice ma ben strutturato o semplicemente perché, rispetto ad altri capitoli della saga riuscì ad arrivare a noi senza troppi problemi, in un periodo, quello dell’era PlayStation 2, fra i più proliferi per il genere JRPG. Non stupisce quindi, a completamento dell’opera di riproposizione dei vecchi titoli sulle console attuali, di rivederlo nuovamente su Nintendo 3DS, svecchiato e pronto a far sognare ancora una volta una nuova generazione di videogiocatori. Dopo aver visto qualche mese fa l’ottimo lavoro svolto con il remake del settimo episodio della saga, oggi tocca a Dragon Quest VIII: L’odissea del Re maledetto, porting diretto del capitolo PS2 arricchito di nuovi contenuti, che sarà disponibile dal prossimo 20 Gennaio.

Cercasi Dhoulmagus disperatamente
Dragon Quest VIII riesce a superare la prova del tempo
Dragon Quest VIII: L’odissea del Re maledetto è per la serie di Dragon Quest il capitolo della svolta. Ai tempi, si parla ormai del lontano 2004 (da noi arrivato solamente due anni dopo), l’opera di rinnovo portata avanti da Level 5 fu rivoluzionaria sotto diversi aspetti: il totale passaggio dalla grafica 2D a quella 3D, una maggior cura nel racconto e nella sua messa in scena grazie ad una regia più presente ed efficace, e un rinnovo generale del sistema di combattimento, che pur rimanendo fedele ai classicismi di Dragon Quest (e dei JRPG) proponeva soluzioni alternative ai vari job system visti precedentemente. Insomma, avrete capito che Dragon Quest VIII rappresenta l’evoluzione della serie, uno di quei titoli pressoché inattaccabili che riescono a superare la prova del tempo, risultando perfettamente godibili anche a distanza di diversi anni. E questo porting per Nintendo 3DS ne è a prova.

Ma partiamo con ordine. All’inizio del gioco ci troveremo a scortare un Re brontolone e la sua amata figlia, in un viaggio alla ricerca di un misterioso figuro, Dhoulmagus, un giullare malvagio che ha distrutto il regno del Re e lanciato una potente maledizione sui due, trasformandoli rispettivamente in un mostriciattolo verdastro e in un cavallo. La missione sarà chiara fin da subito: ritrovare Dhoulmagus e fargliela pagare per i suoi crimini. Purtroppo però questa “odissea” non sarà priva di ostacoli e il nostro viaggio ci porterà a visitare tutto il continente alla ricerca di indizi che ci portino a lui. Ad accompagnarci troveremo il fido Yangus, ex bandito e ora braccio destro dell’Eroe (il protagonista del gioco), Jessica, che si unirà a noi dopo la morte del fratello da parte di Dhoulmagus e pronta a rivendicare il suo onore, e Angelo, uno sfrontato casanova anch’esso in cerca di vendetta.
Nel nostro viaggio avremo poi modo di conoscere tanti personaggi e altrettante storie, pezzi di un puzzle che ci porteranno alla scoperta di un disegno ben più grande, e sveleranno il destino che dovranno affrontare i nostri “amici” per salvare il mondo da una fine certa.

 

 

Nella sua semplicità, la storia di Dragon Quest VIII riesce a catturare fin da subito, ingranando dalle prime ore e continuando così nelle successive senza troppi tempi morti e con un ritmo ben sostenuto. I numerosi filmati che intervallano le nostre avventure contribuiscono a mantenere vivo l’interesse nella storia, creando la giusta drammaticità senza dimenticarsi mai di farci ridere, magari con qualche siparietto comico fra il Re e Yangus. Anche la durata media del gioco aiuta a non far pesare troppo l’avventura, e il tutto è completabile all’incirca in una cinquantina di ore (extra a parte), tempo distante anni luce dall’interminabile Dragon Quest VII, che per quanto altrettanto bello e divertente poteva risultare per alcuni altamente estenuante.

Prendi il mondo e vai
 

Il sistema dei punti abilità sostituisce il classico job system
Una volta entrati nel vivo della storia è bene concentrarsi sul sistema di combattimento che come detto in apertura, introdusse ai tempi qualche novità pur restando fedele alle sue origini. In Dragon Quest VIII ci troviamo nuovamente a che fare con un gioco di ruolo a turni di stampo classico. Durante la nosta fase avremo a nostra disposizione varie opzioni fra cui scegliere: l’attacco base, gli incantesimi o le tecniche, l’utilizzo di oggetti, la difesa o ricorrere alla Tensione. Le prime 3 voci non hanno bisogno di grandi spiegazioni e rientrano nella normale attività combattiva tipica dei giochi di ruolo. Più interessante invece concentrarsi sulla Tensione, una delle novità introdotte in questo capitolo. Optando per la Tensione il nostro personaggio resterà fermo per un turno caricando il suo potere d’attacco. Questo ci consentirà, una volta scelto il livello preferito, fino ad un massimo di cento, di sferrare un attacco devastante, sia questo un colpo fisico normale o una tecnica (abilità) ribaltando gli esiti dello scontro a nostro vantaggio. L’uso della Tensione (i rimandi a Dragon Ball qua si sprecano) ha pure dei risvolti tattici, in quanto “bloccando” il personaggio per diversi turni ci troveremo con un lottatore in meno e quindi in svantaggio rispetto ai nostri nemici, che ovviamente non staranno fermi ad aspettare di essere massacrati. Inoltre molti dei nostri avversari, in particolare i vari Boss, utilizzeranno mosse in grado di annullare la Tensione, rendendo inutili le nostre mosse, spingendoci a ragionare bene su come e quando utilizzarla, studiando bene i tempi e le reazioni degli avversari.

 


Altra caratteristica di Dragon Quest VIII è l’assenza di un vero e proprio Job System, qua sostituito da un sistema di crescita basato sulle abilità dei personaggi in base all’arma utilizzata. Ogni personaggio avrà a disposizione 5 categorie da potenziare (3 relative alle varie armi che è possibile equipaggiare, 1 per il combattimento a mani nude e l’ultima una caratteristica innata) con dei punti ottenibili salendo di livello. Questi punti potranno essere assegnati in base alle nostre preferenze alle varie voci, andando a sbloccare nuove abilità sia attive (le tecniche) che passive, e che formeranno la build del nostro personaggio. La scelta dovrà essere fatta in maniera rigorosa e ben cosciente in quanto non sarà possibile effettuare un reset dei punti, e a seconda di cosa andremo a personalizzare cambierà notevolmente lo stile di gioco e le abilità che sarà possibile sbloccare. Conseguenza di questo sistema di crescita diventa poi quasi fondamentale spendere tempo a “livellare” per poter avanzare nel gioco, in quanto il rapporto fra combattimenti ed esperienza ricevuta viene messo in crisi dopo le prime ore di gioco, spingendo il giocatore alla ricerca dei sempre più rari (e difficili da uccidere) Metal Slime, che serviranno a ricevere il boost di esperienza necessario.

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