Red Candle Games è uno studio di indie di Taiwan. Uno studio davvero meritevole di attenzioni e apprezzamenti, se mi permettete una personalissima considerazione. Quando nel 2019 il team ha finalmente rilasciato Devotion, però, ha rischiato di sparire per sempre dai radar. Il motivo? Non la qualità del titolo né una finestra di lancio sfortunata. Tutt’altro. Devotion è stato ritirato da Steam a causa delle lamentele di un piccolo gruppo di giocatori cinesi che ha scoperto tra gli asset del gioco un foglio su cui era scritta una presa in giro al presidente cinese Xi Jinping. Da quel momento Devotion è stato ritirato ed è sprofondato in un oblio durato due anni, rischiando di diventare l’emulo taiwanese del P.T. di Hideo Kojima.

Dopo due anni di lotta, Red Candle Games è finalmente riuscita a rilasciare Devotion su PC in tutto il mondo tramite il proprio store, riuscendo a salvarlo dalla censura. È una fortuna incredibile, perché Devotion è uno dei videogiochi horror più brillanti dell’ultimo decennio e merita assoluta esposizione ovunque possibile. Prima di addentrarmi nella recensione di Devotion, però, devo farvi una domanda:

Avete mai visto un uomo impazzire?

Taiwan, 1980.
Du Feng Yu è uno sceneggiatore di successo che sposa la bella e talentuosa attrice Gong Li Fang. Comprano casa e si trasferiscono, ne addobbano le pareti con le loro foto e ne riempiono i mobili con i premi e i ricordi delle rispettive carriere. Poco dopo nasce Mei Shin. La sua famiglia decide che sarà lei a raccogliere l’eredità della madre: sarà una cantante di successo e viene iscritta giovanissima ad una serie di competizioni canore in TV. Poco dopo Mei Shin si ammala ma i medici non riscontrano alcun problema fisico nel suo corpo. Feng Yu vuole curarla per farla tornare a cantare ma non sembrano esistere cure per il male di Mei Shin.

A questo punto qualcosa si rompe. Feng Yu diventa ossessionato dal male della figlia e non riesce più a scrivere e cade in depressione. Pur di salvare sua figlia le prova tutte, fino a che un giorno non viene contattato dalla signora Heuh, una vicina di casa che lo introduce al culto di Cigu Guanyn. Feng Yu si affida alle parole della sua nuova guida spirituale ed elargisce corpose donazioni alla santona incrinando definitivamente il rapporto con sua moglie. È l’inizio della fine.

Devotion è un’agghiacciante esplorazione della mente umana

Devotion è la rappresentazione più fedele e terrificante che abbia mai visto di un buco nero. Non uno di quelli che stanno lassù in cielo però, ma di quelli che stanno qui sulla terra e che finiscono per inghiottire intere famiglie. Una spirale di follia che racconta la storia della famiglia Du e di come Feng Yu, sceneggiatore, marito e padre, l’abbia portata ad autodistruggersi a causa delle proprie debolezze. Quanto fatto da Red Candle Games è tra gli esempi più eccellenti e, contemporaneamente, disturbanti del filone psicologico ed intimo dell’horror e lo è perché riesce in sole tre ore ad essere tante cose tutte assieme. Devotion mi è entrato sotto pelle, mi ha reso partecipe della disperazione della famiglia Du e me ne ha fatto assaporare il dolore. Tutto questo senza che a schermo sia mai apparso un personaggio animato per più di qualche secondo.

L’orrore psicologico di Devotion si compie nella prospettiva da cui racconta sé stesso. Siamo contemporaneamente attori e spettatori della tragedia di casa Du. La visuale in prima persona, infatti, ci mette nei panni di Feng Yu. L’unica cosa che ci è permesso fare, però, è assistere inermi di fronte alle conseguenze della sua debolezza e del suo orgoglio. Siamo spettatori passivi del deragliamento della famiglia Du e tutto ciò che ci è concesso fare è di assistere inermi ai peccati di Feng Yu e alle loro conseguenze sul rapporto con la moglie Li Fang e la piccola Mei Shin. Me ne sono reso conto dopo poco tempo: non sono mai stato il protagonista attivo della storia. È proprio questa mancanza di controllo a rendere terrificante Devotion.

Devotion recensione

Se solo quei muri potessero parlare

È difficile rendere a parole ciò che Devotion rappresenta all’interno del panorama horror contemporaneo. È difficile perché Devotion stesso non ricorre quasi mai all’uso delle parole, preferendo far parlare gli ambienti che fanno da sfondo alla vicenda narrata. La stragrande maggioranza dell’opera, infatti, si svolge all’interno della casa della famiglia Du in quattro periodi storici ben precisi tra il 1980 e il 1987. In un certo senso, quindi, Devotion e P.T. non condividono solo la sfortunata storia editoriale ma anche alcune scelte narrative.

La casa dei Du è un teatro degli orrori che riesce a raccontare contemporaneamente la storia di Taiwan e quella di ogni membro della famgilia che ospita. I suoi muri sono coperti dalle foto di Li Fang nei suoi anni d’oro, la stanza di Mei Shin ne racconta l’innocenza, la purezza e la malattia, mentre i mobili in sala fanno sfoggio dei premi vinti da Feng Yu quando era all’apice della carriera. Quella casa è un mausoleo in cui sono sepolti i ricordi dei suoi abitanti e, contemporaneamente, è un muto testimone di ciò che si è consumato al suo interno.

La narrativa si sviluppa inizialmente grazie all’interazione con gli oggetti sparsi per le poche stanze. Devotion, infatti, si esprime per semplici puzzle ambientali la cui risoluzione fa da trigger per i ricordi di Feng Yu. Di fatto, Devotion non permette alcun tipo di azione: siamo condannati a rivivere in loop le memorie di Feng Yu e l’unica cosa che ci è permessa è di unire i puntini per trovare una spiegazione a ciò che sta succedendo attorno a noi. In questo Devotion è quasi più un detective game che un “semplice” walking simulator.

Una famiglia semplice in un isola di culti

Credo che la scelta più azzeccata in assoluto da parte di Red Candle Games sia stata proprio la caratterizzazione della famiglia Du. Questo piccolo nucleo famigliare della Taipei bene viene raccontato attraverso gli oggetti della loro vita quotidiana con una delicatezza incredibile. Li ho percepiti come dei potenziali vicini di casa con cui scambiare convenevoli nell’androne del palazzo, quel tipo di gente ordinaria che salutava sempre. Devotion li presenta raccontandone un passato apparentemente felice nella sua quasi banale semplicità: due genitori giovani e innamorati e la loro figlioletta carinissima che ogni tanto sento cantare attraverso le pareti dell’appartamento.

Lo schema narrativo del gioco porta per forza di cose a creare una sorta di legame con i Du. Li presenta all’apice della felicità così che vedere quel nucleo familiare sbriciolarsi sotto il peso dei problemi. Quella che viene mostrata all’inizio non è che una facciata patinata da esibire in pubblico, poi però la malattia di Mei Shin fa apparire le prime crepe che mostrano delle fondamenta instabili e pericolanti. È quando feng Yu cade vittima delle proprie debolezze che il castello di carte crolla su se stesso. È esattamente in questo momento che la storia di Devotion si lega a doppio filo con la storia di Taiwan

Di orgoglio, debolezza e sette religiose

Agli occhi di uno straniero potrà passare inosservato, ma Devotion racconta una storia come ne esistono tantissime a Taiwan. Il paese, infatti, viene spesso definito un’isola di culti, in quanto al suo interno esiste un numero enorme di sette ed organizzazioni religiose di vario tipo. La maggior parte di queste sette raggira i propri membri per scucirgli enormi somme di denaro promettendogli in cambio salute e il successo in amore o sul piano lavorativo. Parliamo di sette ed associazioni che si nutrono della credulità dei più deboli e guadagnano cifre enormi ogni anno dalle loro donazioni. Inutile dire che l’operato di queste sette ha distrutto un numero incalcolabile di famiglie e relazioni. È tenendo a mente questo aspetto che si arriva a comprendere il perché di Devotion. Per quanto mi riguarda, questo aspetto non fa che renderlo ancora più spaventoso.

Devotion Recensione

C’è però un altro fattore fondamentale da tenere in conto: Devotion si racconta dal punto di vista di Feng yu, padre di famiglia chiamato a prendersi cura della propria moglie e della propria figlia. Non è un segreto che in asia esista una forte tendenza a riconoscere nell’uomo una grande responsabilità nei confronti della propria famiglia. Non è ammesso che la propria moglie lavori dopo il matrimonio, è l’uomo dover provvedere al sostentamento della propria casa. Questo si riflette perfettamente nel rapporto instabile tra Feng Yu e Li Feng e si manifesta in maniera ancora più opprimente in seguito alla malattia di Mei Shin. Feng Yu non lavora più e non è nemmeno in grado di prendersi cura della figlia. È in questo momento che abbassa la guardia e si lascia illudere dalla signora Heuh e dalla setta di Cigu Guanyn.

Quando i mostri non si nascondono sotto il letto

L’atmosfera di Devotion è a dir poco opprimente. Per tutta la durata dell’esperienza mi sono sentito osservato e costantemente in pericolo nonostante fossi in un ambiente che dopo poco tempo è diventato estremamente familiare. Ogni tanto ho visto qualcosa muoversi nel buio, sono stato inseguito da qualcuno, ho percepito l’ambiente mutarmi attorno nonappena ho mosso il mio sguardo dove non avrei dovuto e ho fatto la conoscenza di un numero preoccupante di marionette. Ho avuto paura.

C’è però un momento in cui ogni pezzo del puzzle va al suo posto e diventa molto chiara una cosa: in Devotion il mostro siamo noi. L’ho realizzato ascoltando le parole di tutti quelli che, esattamente come Feng Yu sono caduti nella trappola della signora Heuh. Non c’era nulla nel buio, ciò che stavo vedendo erano la proiezione mentale del senso di colpa di un padre che non è stato in grado di proteggere i suoi cari e che, purtroppo, ne è perfettamente conscio. E credetemi se vi dico che è stato assolutamente terrificante.

Bastano tre ore per iniziare e concludere Devotion. Quello che vi posso consigliare io è di dedicargli una serata senza interromperne il flusso. Iniziatelo e finitelo in una sola sessione di gioco, perché così ne sarete investiti pienamente riuscendo a dimenticarvi che quello sullo schermo è “solo” un videogioco. Ne vale la pena.

Abbiate fede.

Voto e Prezzo
9 / 10
15€ /15€
Commento
Devotion è un mezzo miracolo. Da novello P.T. destinato all'oblio per la censura dei simpatici amici del governo cinese si è trasfromato in uno dei pezzi di codice indie migliori degli ultimi anni. Quella di Devotion è una storia triste e sofferente che intreccia le vite dei membri di una famiglia al collasso con il mondo delle sette religiose taiwanesi in quello che si configura come uno degli incubi digitali più vividi e disturbanti in commercio. È assolutamente incredibile quante cose è riuscita a fare Red Candle Games in sole tre ore, ma ciò che è ancora più incredibile è quanto bene funzioni l'opera nel suo insieme. Se siete orfani dell'horror psicologico a la Silent Hill 2 è in assoluto uno dei migliori titoli su cui possiate puntare.
Pro e Contro
Esempio brillante di narrativa ambientale
Atmosfera terrificante
Horror psicologico di alta caratura

x Lieve calo di ritmo nella seconda metà

Hai altre domande, bisogno di aiuto o semplicemente ti va di parlare di videogiochi? Ci trovi anche al Baretto Videoludico, a cercare di portare il nostro medium preferito oltre le regole.

#LiveTheRebellion