Ep. 26: Costruisci il tuo sito di videogiochi professionale

Alla scoperta di un puzzle-platform con tante nuove idee da proporre.

 

 

Ci sono tanti giochi complessi che nascono da idee complesse: statistiche, albero delle abilità, magie, power-up, crafting.

Ci sono tanti giochi semplici che nascono da idee semplici: salto, raccolgo monete e mangio funghi.

Al contrario, è davvero raro trovare giochi complessi che partono da un’idea semplice. Forse Breath of the Wild è l’ultimo che ricordi.

 

Beh, io ne ho una ancora più difficile: Giochi semplici che partono da un’idea complessa.

Degrees of Separation appartiene a quest’ultima categoria.

 

 

Degrees of Separation è un gioco con due protagonisti, uno che vive in un mondo caldo e l’altro in un mondo freddo. Lo schermo è tagliato da una linea mediana che divide i personaggi, perpendicolare alla retta immaginaria che li congiunge.

Siamo seri, chiunque proponga un pitch del genere come minimo si becca uno sputo in un occhio.

 

 

Ma per la serie “Un’immagine vale più di mille parole”, guardare un trailer può aiutare a capire di che gioco si tratti.

 

 

Questa è la prima cosa che colpisce di Degrees of Separation. Lo stacco tra la definizione del core gameplay e la sua implementazione in videogioco. Parliamo infatti di un gioco accessibile, dove il giocatore non si sente mai perso. Un’esperienza dalla grafica pulita e fatta di colori vibranti e incisivi, che proietta il giocatore in puzzle ambientali sempre stimolanti e impegnativi quanto basta.

 

Tra ghiaccio e fuoco, in mezzo è tiepido

 

Per quanto si possano tessere le lodi della ricercatezza artistica, lo stesso non si può certo dire delle animazioni. Probabilmente, a livello visivo, la più grande delusione di Degrees of Separation.

Il vero problema è che la classica tecnica del 2D Skeletal Animation è stata applicata utilizzando troppi pochi bones. I personaggi del gioco, in particolare il Drago, soffrono davvero tanto di questa poca cura, e spesso sembrano più dei manichini scoordinati.

La superficialità delle animazioni inficia non solo nell’impatto grafico, ma anche a livello di controlli. Spesso le animazioni sono troppo lunghe e non riescono a dare un feedback dell’effettivo stato del personaggio che si sta controllando. Fare un carpiato triplo ai salterelli vi sembrerà una passeggiata dopo aver provato ad aggrapparvi a una sporgenza in Degrees of Separation.

 

Va comunque detto che giocare a Degrees of Separation è piacevolmente rilassante. In particolare, la meccanica di base presenta tantissime variazioni sul tema, creando una varietà davvero sorprendente per un gioco indipendente. Per un totale di 7 mondi, ognuno con il proprio twist sulla meccanica, Degrees of Separation ne ha davvero per tutti i gusti e risveglia nel giocatore collezionista quella voglia di esplorazione atavica di navigare ogni percorso. In più, il sistema di backtracking è davvero ingegnoso e permette di non perdersi niente durante il percorso.

 

 

In Degrees of Separation, l’avrete capito, l’idea di gioco e la sua implementazione sono fondamenta solidissime e studiate nel dettaglio. Il vero problema sta in tutto ciò che è costruito sopra queste fondamenta. Abbiamo parlato delle animazioni non proprio eccellenti, ma c’è un’altra cosa che lascia davvero amareggiati: la narrazione.

Sulla trama non ho molto da dire, è criptica e a qualcuno può anche piacere. Come dicevo, il problema sta nella narrazione, ovvero come la trama viene raccontata. È talmente poco incisiva da far sembrare Tetris un action-adventure. Talmente scialba da far sembrare il pane toscano quasi saporito. Non esagero dicendo che la storia si dipana in un susseguirsi di frasette pretenziose e dal triste sapore di Baci Perugina. Un continuo di frivolezze smielate che viene quasi da pensare che Tetsuya Nomura ci abbia messo lo zampino.

 

Ogni volta che scrivo qualcosa di brutto su questo gioco, però, mi sento in colpa.

 

 

È un gioco che oltre ad avermi fatto arrabbiare per il potenziale sprecato, è stato in grado di regalarmi una sfida davvero appagante e variegata.

 

 

Ho provato un un genuino senso di meraviglia nel trovare le soluzioni agli enigmi proposti dagli sviluppatori. Non è un gioco che consiglierei a prescindere, ma se siete amanti dei Puzzle-platform sarà una piacevole ventata d’aria fresca. In più, l’intera avventura è giocabile in due giocatori co-op, una aggiunta davvero degna di nota.

 

 

Giochi difficili da spiegare come Degrees of Separation, prendete Ico o Psychonauts, sono sempre stati giochi poco considerati dalla massa, ma che, se fatti bene, hanno scosso nel profondo l’industria dei videogiochi. Degrees of Separation è in grado di stupire solo a metà, con una storia un po’ monotematica e qualche pecca tecnica. Ciò nonostante, eccelle in quello che fa bene e glie ne va fatto un merito.

 

C’è da dire che esistono pochi studi di sviluppo che sono in grado di condensare un’idea difficile da spiegare in una meccanica divertente e immediata. Sono quindi molto curioso di vedere cosa Moondrop ha in serbo per il futuro, perché il loro talento nel fare videogiochi è innegabile, seppur un po’ acerbo.

Verdetto
7 / 10
Né caldo, né freddo
Commento
Con Degrees of Separation, Moondrop dimostra l'incredibile abilità nel concepire videogiochi. Un titolo dal gameplay solidissimo e sfruttato in ogni sua possibile sfumatura. Peccato per i controlli davvero poco responsivi e una trama di una mielosità disarmante.
Pro e Contro
Gameplay intuitivo
Idea fresca e originale
Varietà nel Level Design
Direzione artistica curata

x Controlli imprecisi
x Animazioni bruttine
x La trama è una sequenza di frasi smielate