Recensione Darkest Dungeon

Se è vero che i titoli indie sono spesso in grado di rappresentare il lato più creativo dell’essere umano è anche vero che, di tanto in tanto, un tale talento preferisce manifestarsi e imprimersi nella mente dei giocatori nel modo più prepotente e “cattivo” possibile (e, per quanto possa sembrare una contraddizione, è da intendersi anche in senso buono). Darkest Dungeon è uno di quei casi in cui un estremo livello di difficoltà tenta di incontrare il lato artistico, proponendo al giocatore delle meccaniche complesse tanto quanto la curva di difficoltà dell’intera esperienza di gioco.

Sviluppato e pubblicato da Red Hook StudiosDarkest Dungeon è un turn-based-RPG basato su algoritmi di generazione procedurale, caratterizzato da uno stile artistico bidimensionale in tutto e per tutto e da una difficoltà che può raggiungere delle vette anche piuttosto frustranti.

Darkest Dungeon è ora disponibile su Steam per €22,99.

 

È doveroso far notare che Darkest Dungeon, al momento, è solo ed esclusivamente in lingua Inglese, ed è improbabile che il titolo veda una localizzazione in Italiano nel prossimo futuro. Se siete fan degli RPG complessi e pieni di cifre, probabilmente saprete già cosa aspettarvi dal titolo di Red Hook Studios, in cui statistiche, numeri e percentuali la fanno decisamente da padrone; un’ottima conoscenza della lingua Inglese, al momento attuale, è consigliata per usufruire di un’esperienza di gioco piacevole e duratura.

 

 

Ma è un gioco o un fumetto?

Di fumetti tratti da giochi di ruolo (e viceversa) se ne vedono tutti i giorni, ma quanto spesso potete dire di aver sentito parlare di un “Fumetto-RPG”? Darkest Dungeon, almeno per quanto riguarda il suo stile grafico, è quanto di più vicino ci possa essere allo stile fumettistico più ispirato in assoluto.

Se amate Lovecraft, è probabile che amerete Darkest Dungeon

Se siete degli amanti di Lovecraft, di mostri splendidamente disegnati o dell’occulto in generale, c’è una buona probabilità che lo stile grafico di Darkest Dungeon vi catturi fin dal primo istante. Grazie ai suoi colori cupi, alle sue colonne sonore tipiche del genere (seppur non troppo memorabili in sé e per sé) e all’incredibile character design, ogni partita al titolo dei Red Hook Studios darà l’impressione di guardare delle vere e proprie pagine disegnate in movimento, con figure bidimensionali e pochissimi effetti particellari elaborati al computer. Ogni singolo mostro è una celebrazione di quel senso di “Sublime” ereditato dall’epoca Romantica, quel contrasto tra “bello” e “spaventoso” che causa ammirazione e sgomento nell’occhio umano in egual misura; proprio come nel migliore dei racconti di H. P. Lovecraft.

 

Darkest Dungeon

 

Il semplice comparto tecnico di Darkest Dungeon, ovviamente, non richiede di certo un “mostro mangia-calcoli” per poter girare in maniera fluida, arrivando a toccare i 60fps stabili anche sulle macchine meno “pretenziose”. Sebbene la grafica originale e il sonoro curato (prima fra tutti, la voce del misterioso “Narratore”, prestata da Wayne June) siano sicuramente dei punti a favore del titolo, però, è chiaro fin da subito come gli sviluppatori abbiano preferito puntare sulle caratteristiche di gameplay, prima ancora che sull’impatto visivo. Per questo motivo, lo stile semplice (ma più che piacevole) di Darkest Dungeon lascia spazio a delle componenti ben più temibili, curate a livello a dir poco maniacale.

Luce, grazie!
un dungeon-crawler procedurale dalla difficoltà crescente

Come potrebbe suggerire il nome del titolo stesso, Darkest Dungeon è un dungeon-crawler a generazione procedurale, in cui ogni quest si modella autonomamente in base al livello di difficoltà, al numero delle stanze, ai corridoi pieni di mostri e, ultima ma non ultima, alla presenza di temibili Boss. Il giocatore è chiamato a vestire i panni di un membro di un’antica famiglia, ormai caduta in rovina a causa delle aspirazioni e delle brame di potere di uno dei suoi membri; sarà compito di chi imbraccia tastiera e mouse (con netta prevalenza del secondo) assemblare un team che possa farsi strada tra i corridoi del Darkest Dungeon, il temibile labirinto sotterraneo portato alla luce dallo stesso uomo che ha condotto la famiglia in rovina.

Come risultato dell’apertura del Dungeon, tutta l’area intorno al vecchio maniero di famiglia è costellata di passaggi sotterranei, rovine e mostri dalle fattezze ripugnanti, che tenteranno di impedire l’avanzata degli avventurieri verso i resti del palazzo in cima alla collina. I giocatori, però, come anticipato dal gioco stesso all’avvio, dovranno essere pronti a tutto: nel titolo di Red Hook Studios, è “perfettamente normale” fallire o abbandonare una quest, o persino perdere un intero team di avventurieri nel corso di una missione. Ogni mossa dovrà essere calcolata, ogni tattica prevista nei minimi dettagli; un’eccessiva certezza di sé, come ricordato spesso dal narratore, può portare alla sconfitta in un batter d’occhio. Questo perché in Darkest Dungeon anche la paura provata dagli stessi personaggi può essere d’ostacolo al corretto svolgimento delle quest: il più delle volte, gli avventurieri ingaggiati dal giocatore non saranno né più né meno che “aspiranti eroi”, quasi del tutto inesperti nell’arte della battaglia e sicuramente ignari di ciò che li attende nelle profondità dei dungeon. Per questo motivo, il rendimento dei personaggi sarà soggetto all’oscurità (che potrà essere dominata con delle torce, da acquistare prima di ogni quest), al numero di provviste rimaste, o persino al grado di “stress da avventura” provato da ciascun membro del party.

L’indicatore di stress è uno degli aspetti più interessanti di Darkest Dungeon

L’indicatore di stress, in particolare, è forse una delle più interessanti caratteristiche di Darkest Dungeon, nonché ciò che contribuisce maggiormente a far decollare il livello di difficoltà. Sebbene sia inevitabile che, a un certo punto, le vostre avventure siano caratterizzate da un party ben definito e “imbattibile”, infatti, non c’è dubbio che sarete costretti a ingaggiare un gran numero di eroi nel corso dell’avventura, da utilizzare “a rotazione” quando i vostri avventurieri preferiti saranno troppo stressati per rischiare un’altra battaglia. Lo stress rende gli eroi incredibilmente instabili e soggetti a comportamenti imprevedibili, che potrebbero portare persino alla morte per infarto, se spinti troppo oltre. In breve, nessuna quest può essere presa sottogamba, in Darkest Dungeon: sottovalutare l’illuminazione circostante o le condizioni psico-fisiche dei personaggi porterà inevitabilmente a terribili sconfitte, anche se non c’è dubbio che i dungeon stessi e le orde di mostri porteranno comunque un gran numero di eroi nel cimitero della vostra cittadina personale (la quale è composta da circa una decina di strutture diverse, tra taverna, sanatorio, abbazia, caserma, ecc.).

 

Darkest Dungeon

 

“Dai, ca**o! Era pure il più forte del gruppo!”

Tuttavia, a volte, la preparazione pre-quest può non essere sufficiente per superare una nuova incursione nei corridoi oscuri dei dungeon. Trattandosi di un titolo a generazione procedurale, ogni nuova avventura è sostanzialmente imprevedibile e piena di pericoli nuovi, e basta anche un errato numero di torce (o provviste) nell’inventario per compromettere l’intera missione.

La morte di un eroe può rivelarsi anche troppo frustrante

Un tale aspetto del gioco (e il mancato respawn dei propri eroi) porta inevitabilmente a situazioni in cui uno degli avventurieri migliori del proprio roster viene sterminato da un gruppo di mostri (magari neanche troppo temibili) semplicemente per un errore di calcolo, o per un’eccessiva quantità di stress che, soprattutto agli inizi, si rivela particolarmente difficile da curare. Se, da un lato, ciò contribuisce alla longevità del titolo, dall’altro la morte di un eroe può rivelarsi anche fin troppo frustrante, specie se si considera quanto sia difficile avanzare di livello nell’attesa di raggiungere la quest finale. E in alcuni casi sembra che il titolo non faccia altro che spingere la durata dell’esperienza di gioco fino all’estremo: un avventuriero di livello 3, per fare un esempio, non vorrà mai partecipare a una quest di livello 1 o 2, reputandola “una perdita di tempo” e costringendo di fatto il giocatore ad affidarsi al farming più estremo (l’azione ripetitiva e sistematica di raccolta delle risorse e dei punti esperienza) per portare tutti gli eroi allo stesso livello. E se, per un qualunque motivo, quegli stessi eroi dovessero morire o non essere più disponibili per le quest future, il giocatore sarà costretto a ricominciare da capo, con nuovi e inesperti eroi da “allevare” per un nuovo assalto al Darkest Dungeon o ai suoi dintorni.

“Ma io avevo 3 in Matematica!”

Nonostante la sua formula esplicitamente studiata per far andare il giocatore su tutte le furie (anche se, a tratti, a dir poco ridondante), Darkest Dungeon riesce comunque nel tentativo di essere un titolo complesso e con uno stimolante tasso di sfida. Grazie a un gran numero di statistiche e probabilità da calcolare, all’imprevedibilità delle sue quest, alla maestosa quantità di bottino da raccogliere e all’incredibile numero di elementi da RPG classico, il titolo di Red Hook Studios è sempre e comunque in grado di garantire un’esperienza di gioco coinvolgente e incredibilmente immersiva, che riesce in ogni caso ad appassionare i puristi del genere o anche solo i semplici amatori. Forse a causa dei contrasti all’interno del suo stesso concept e al suo elevatissimo livello di difficoltà, però, Darkest Dungeon non si presenta certamente come un gioco adatto a chiunque, e senza dubbio non risulta adatto ai meno pazienti. Perdere un potente membro del party può essere, sì, un duro colpo, ma non sono pochi quelli che potrebbero affidarsi ai più impietosi ragequit dopo aver perso una squadra intera di elementi validi; e una cosa del genere avverrà molto, molto spesso, tra un corridoio e l’altro di Darkest Dungeon.

 

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Verdetto
8 / 10
Fear Simulator 2015
Commento
Darkest Dungeon è un dungeon-crawler a generazione procedurale che fa di tutto per rendere la vita un inferno al giocatore e, soprattutto, agli eroi da lui allenati con tanta cura nei corridoi di qualche sotterraneo oscuro. Con la sua incredibile complessità e il suo gran numero di caratteristiche curate in modo a dir poco maniacale, il titolo di Red Hook Studios si presenta come un RPG di stampo estremamente classico che farà felici i più puristi del genere, ma potrebbe costringere alle imprecazioni chiunque altro. Nel complesso, tuttavia, Darkest Dungeon è sicuramente un titolo ben fatto e ben riuscito, caratterizzato da uno splendido stile artistico e da parecchie scelte azzeccate che potranno garantire un gran numero di ore di gioco a chiunque sia così folle da pensare di sfidarlo.
Pro e Contro
Splendido stile artistico
Comparto gameplay ben riuscito
Ricco di feature uniche e particolari
Incredibilmente difficile e complesso...

x ... Forse troppo
x Ragequit all'ordine del giorno
x Farming decisamente eccessivo

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