DLC #3: L'esercito di Topolino

Recensione Dark Souls

Demon’s Souls è stato amato da molti giocatori. Soprattutto da coloro che hanno un’inguaribile passione per i GDR, che magari ammiccano all’Action. Con contorno di ambientazioni mozzafiato, sviluppo del PG unico nel suo genere ed un multiplayer innovativo e degno di nota.
Dopo due lunghissimi anni dall’ uscita europea di Demon’s Souls, From Software torna a colpire tutti coloro che hanno amato questo titolo epico con il sequel Dark Souls. L’ambientazione non è cambiata moltissimo ma è un po’ più cupa; i nemici sono più scaltri e nella prima run tutto è una sorpresa.

Più cattivo di prima?

La peculiarità del prequel era il suo quasi insormontabile livello di difficoltà. Tantissimo il suo predecessore aveva messo alla prova molti giocatori validi, facendoli divertire e soffrire allo stesso tempo. Nel caso di Dark Souls tutto cambia “in peggio”: non ci sono speranze nel “provare” a fare determinate cose e compiere determinate azioni, i colpi di fortuna non ci sono più e a primo acchito questo “incattivimento” potrebbe abbattere molti acquirenti.
Ma il mondo di gioco rappresenta ancora una volta un bellissimo ed irresistibile esempio di lavoro creativo, portato avanti nel pieno rispetto del precedente. Il nuovo gioiellino di casa From Software parla di un mondo ormai corrotto, plasmato anticamente da cinque Lord, i quali dettero inizio all’era del Fuoco in cui l’uomo riuscì a prosperare. Ma ben presto il segno dell’oscurità comparve a disseminare orrore sulla terra. Nati col marchio circolare della morte, come una voglia malefica incollata alla pelle, i nuovi uomini cominciarono a svuotarsi, fino a perdere il senno e vagare come Non Morti impazziti. Esiliati nelle tetre terre del Nord, questi esseri senz’anima attendono semplicemente il giorno in cui un giudizio implacabile di abbatterà su di loro. Eppure, le profezie raccontano di un non-morto speciale, in grado di fuggire dalle prigioni e raggiungere Lordran, la terra dei Lord. Sarà lui a salvare il mondo da questa piaga nera, decidendo una volta per tutte il destino della schiera di esseri vuoti che ormai si diffonde. Questi, ovviamente, è proprio il protagonista del titolo, un personaggio creato a partire dal classico editor, che porterà su di sé il peso di questa responsabilità attraversando le magiche terre di Lordran. Si va avanti nel gioco sulla base delle poche indicazioni che gli vengono fornite dagli NPC, esplorando l’ambiente di gioco per compiere la  missione principale. Prima bisogna suonare le Campane del Risveglio, situate nei borghi infestati da non-morti, poi superare le trappole infami della Fortezza di Sen, per raggiungere infine Anor Londo, l’antica città degli dei. Questo è solo un esempio di come la direzione artistica, artefice di un mondo ancor più cupo, ossessivo e gotico, riesca già da sola ad alimentare la curiosità del giocatore spingendolo ad esplorare l’intera mappa.

Forza è coraggio, la vita è un passaggio…

Il gioco comincia con il personaggio appena creato, appunto, chiuso in una cella  e destinato a smarrire la sua anima. Dietro le sbarre si apre un corridoio infestato dai ratti e li inizia questo fantastico percorso. I primi momenti costituiscono di un breve tutorial, in cui torniamo a familiarizzare con il sistema di controllo, molto simile a quello di Demon’s Souls. Si capisce immediatamente che contro il giocatore non ci sono soltanto i non-morti, ma anche l’ambiente di gioco stesso, pieno di trappole. Questo titolo è opprimente, con le sue stanze interamente avvolte nell’oscurità e i suoi angoli ciechi. Coi suoi rumori grotteschi, che ci assaltano in ogni momento: una giuntura che stride, i passi silenziosi di un essere senza più carne, o il filo di un arco che scocca una freccia letale. Il prodotto From Software non è adatto ai deboli di cuore.
Il gameplay basilare, come potete intuire, è rimasto sostanzialmente invariato, nonostante il team di sviluppo abbia fatto qualche importante modifica. Una fra tutte è la gestione degli oggetti curativi e delle magie, così come l’introduzione dei Falò. Diversamente da quanto accadeva nel precedente episodio, il mondo di gioco non è più strutturato a schemi indipendenti l’uno dall’altro, ma è un’enorme struttura in cui ogni parte è collegata all’altra. Plauso sincero al level design, che di fatto collega in maniera intelligente luoghi apparentemente lontanissimi, sbloccando di tanto in tanto scorciatoie e trasporti. Nell’intero mondo troviamo spesso i Falò, attorno ai quali è possibile sedere per riposarsi. Questi flebili fuochi fungono da checkpoint, dal momento che ad ogni morte prematura il nostro corpo tornerà a materializzarsi in prossimità dell’ultimo. L’importanza dei Falò è fondamentale per scandire il ritmo della progressione, dal momento che ogni sosta “ricarica” anche le nostre magie e le fiaschette Estus. Diversamente dal primo capitolo, infatti, adesso gli incantesimi ed i miracoli non sono regolati dall’utilizzo di Punti Magia: semplicemente, ne abbiamo a disposizione un numero predefinito prima si esauriscano. Le Fiaschette Estus, invece, servono principalmente per recuperare i PV ma, vista la difficoltà del gioco specialmente la prima volta che lo si gioca, si consumano facilmente. Di fatto il giocatore è  costretto a tornare spesso al Falò, per riempire le fiaschette. Così facendo, tuttavia, tutti i nemici uccisi fino a quel momento respawneranno.
L’avanzamento si prefigura con un lavoro lento e costante, in certi casi molti ripetitivo. Certo, ogni volta che si torna al campo base è possibile spendere le anime accumulate per incrementare il proprio livello, e quindi le prestazioni miglioreranno di conseguenza, ma per andare avanti occorre anche fare la massima attenzione e ottimizzare le proprie risorse, evitando leggerezze che porterebbero a perdere troppa vita o sprecare qualche magia.
Per procedere, poi, bisogna darsi anche al Grinding spietato, e non è detto che tutti i giocatori siano intenzionati a ripercorrere più e più volte gli stessi sentieri. In generale, tuttavia, per chi è dotato di buona volontà, la progressione è ben scandita, anche grazie alla presenza di molti mid-boss che possono essere eliminati una volta per tutte, senza tornare ad insidiare il giocatore ad un secondo passaggio spesso necessario. Seduti al Falò è possibile anche sacrificare la propria Umanità per tornare a camminare fra i vivi. L’Umanità inDark Soulsserve principalmente per ravvivare la fiamma, cosa che ci permette di ottenere il doppio delle fiaschette Estus, così da riuscire ad avanzare con meno preoccupazioni. Eppure, prima è necessario scoprire il “rito segreto”, e non sarà semplice trovarlo prima delle venti ore di gioco.

Sì, decisamente più cattivo di prima

Uno dei passi in avanti diDark Souls rispetto al suo predecessore riguarda, come si è accennato, la varietà di approcci che è possibile selezionare all’atto della creazione del personaggio. Le classi a disposizione sono molte, ma possono essere suddivise nelle tre grandi categorie classiche: combattenti, stregoni e arcieri.
I guerrieri prediligono ovviamente lo scontro frontale, nel combattimento corpo a corpo, che sia impugnando una singola arma a due mani o tenendo uno scudo saldo nella sinistra. Generalmente i danni inflitti sono minori grazie all’armatura iniziale che riesce a parare diversi colpi.
Gli arcieri operano ovviamente dalla distanza, scagliando le loro frecce precise con archi e balestra, con l’assillo di dover recuperare i dardi senza sprecarne troppi.
Fra le classi magiche troviamo principalmente gli stregoni, un po’ di come ne abbiamo visti in Demon’s Souls, che cominciano l’avventura con le frecce dell’anima, i quali però dispongono di pochissima forza e resistenza. I Piromani, invece, sono dotati di magie più potenti, ma con un ridotto numero di cariche. Grazie a dei parametri di forza e resistenza leggermente superiori, devono destreggiarsi anche nel corpo a corpo, ma senza dimenticare di potenziare sia l’Intelligenza, per aumentare i danni magici, che la Volontà, per far crescere il numero di slot incantesimi.
I chierici, infine, dispongono di miracoli curativi da lanciare possedendo il giusto valore di Fede, ma non mancano magie d’attacco che si trovano stringendo patti con altre divinità. Sono una classe mutevole, che può essere modellata come meglio si crede.
Resta però vero che l’operazione di crescita del personaggio deve essere molto attenta. Per salire di livello si impiegano molte anime, e sostanzialmente è possibile incrementare soltanto un campo alla volta (dipende anche dal numero di anime a disposizione). Di passo in passo, la richiesta di anime aumenterà spudoratamente rendendo quasi impossibile fare un livello, considerando che alla morte il PG perde le anime che dovrà poi ritrovare stando attento a non morire nuovamente per poi perderle definitivamente (così come accadeva in Demon’s Souls). Il rischio, quindi, è quello di trovarsi con un personaggio sbilanciato che non punta sulle sue caratteristiche, e che non riesce fisicamente ad avanzare, massacrato dal boss di turno.
In effetti questo è uno scoglio notevole per i meno avvezzi al genere, e potrebbe essere frustrante anche per i più navigati. Di tanto in tanto ci si trova di fronte a difficoltà davvero fuori proporzione, che bloccano l’avanzamento per lunghe ore (non bastano, per contarle, le dita di una mano).
Alcuni settori sembrano degli scogli troppo grossi da superare, altri sono così ben nascosti che trovarli richiede un meticoloso impegno di esplorazione. Solo per suonare la seconda campana del risveglio, insomma, potrebbero volerci una decina di ore, anche grazie al simpaticissimo boss che si trova nei paraggi.
Ci sono, tra le altre cose, settori in cui i nemici danno pochissime anime o a volte non ne danno proprio: come nelle catacombe, dove gli scheletri risorgono senza premiare le uccisioni, e nel borgo maledetto di Petit Londo i fantasmi possono essere affrontati solo con addosso una maledizione che riduce la vitalità del cinquanta percento o con la maledizione temporanea, che acquistarla costa parecchie anime. Ecco allora che in certi momenti la difficoltà di Dark Souls, invece che risultare stimolante, atterrisce il giocatore e lo lascia con poca voglia di proseguire.

Ma chi me lo fa fare?

Sotto il borgo medievale dei non morti si estende il Giardino Radiceoscura, una foresta maledetta che nasconde tombe di grandi eroi e molti segreti. Oltre le Catacombe, invece, le tombe dei Giganti sono popolate di scheletri immensi e negromanti, mentre nelle viscere della Chiesa dei Non Morti, nelle Profondità, troviamo la Città Infame, invasa dalla pestilenza. Ma è bellissima anche la Fortezza di Sen, zeppa di trappole e uomini serpente.
Procedere nel gioco non è semplice, ma andando avanti nel gioco e superando determinati punti/luoghi rimarrete soddisfatti già solo dalle incredibili ambientazioni.Anche gli scontri con i boss sono indimenticabili: creature minacciose, spietate, imbevute di una cattiveria inarrivabile. La loro pachidermica mole scomposta instilla nel giocatore un’ansia cattiva, un sincero timore della morte, una cautela senza fine.

Più cattivo, ma più curato

Il motore di gioco di Dark Souls è quello stesso Havok Engine che muoveva già Demon’s Souls. Il punto di forza del titolo, si è già detto, è rappresentato senza obra di dubbio dal comparto artistico. Efficaci e funzionali, i panorami di Dark Souls rappresentano un mondo affascinante, popolato da strani personaggi. Comprimari, protagonisti e nemici sono caratterizzati al meglio, dotati in verità di buone animazioni e modelli poligonali soddisfacenti. Infatti, rispetto al primo capitolo, possiamo notare un grandissimo salto di qualità a livello di programmazione della casa stessa, la quale ha puntato tantissimo su questo titolo riponendo in esso tante speranze; dal vecchio “esperimento” che è stato il fortunato Demon’s Souls, From Software si è concentrata nel migliorare il sistema di gioco, l’interazione con gli NPC (cheè molto più sentita anche grazie ai patti da stringere con essi), la grafica ora molto più realistica, e la telecamera controllabile con la levetta analogica di destra è finalmente molto più fluida e comoda. Il team ha corretto anche diversi problemi legati alla selezione del nemico, che avveniva con il tasto R3, il quale presentava non pochi problemi a livello di puntamento.

La spada a doppio taglio

Un’altra delle caratteristiche che hanno reso grande Demon’s Souls ed attesissimo Dark Souls è la modalità multiplayer che, se nel prequel è stato uno dei motivi per cui farne un seguito, in questo capitolo… Non lo è. Il vecchio multiplayer non c’è più, quello nuovo è meglio che venga rivisto in fretta.
Badate, sappiamo benissimo che From Software s’è impegnata a fondo nella realizzazione di uno di quelli che sarebbero stati i punti cardine di questo sequel, tuttavia qualcosa dev’essere andato storto perché a conti fatti questa modalità è un’accozzaglia di problemi che ha fatto crollare tutta l’attesa creatasi attorno (soprattutto per quei giocatori che non hanno potuto provare l’esperienza originale su PS3). Se infatti le versioni del gioco rilasciate su disco impedivano qualsiasi tentativo di gioco con gli amici, segno di un online basato esclusivamente sul matchmaking casuale tra un’invocazione e l’altra (che per quanto possa piacere ai giocatori giapponesi, a quanto pare l’occidente non lo gradisce), con la patch successiva rilasciata esclusivamente (e inspiegabilmente) in Giappone – pensata, tra le altre cose, a reintegrare il gioco su invito – la situazione è peggiorata rendendo difficile la connessione in generale. Ora, al momento di pubblicazione della recensione, è in arrivo per le versioni occidentali un’ulteriore patch che ha risolto gran parte dei problemi nella regione giapponese, sperando che riesca a risollevare le sorti dei giocatori occidentali. Rimaniamo fiduciosi in una celere operazione di correzione finale da parte di From Software, soprattutto per quei fan che volevano acquistare il gioco solo per questa (in linea teorica unica e sorprendete) possibilità di gioco…

Verdetto
8.5 / 10
Preparate il calendario con tutti i santi.
Commento
Dark Souls non sarà di certo un titolo che passerà inosservato negli anni; tenendo conto anche della qualità dei giochi in costante uscita, posso dire con tutta onestà che questo fantastico titolo ha superato le mie aspettative e anche quelle di molti altri giocatori. Se i problemi del multiplayer verranno risolti in fretta tutti non potranno che amare questo gioco perché, come disse un certo developer giapponese ormai trapassato, “giocare con gli amici è importante e ti fa apprezzare di più i giochi”
Pro e Contro
Più intuitivo del predecessore
Maggiormente open world

x Multiplayer non ottimale