Recensione
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Quando ci si ritrova di fronte ad un’opera la cui essenza è l’omaggio a qualcuno o qualcosa, si è solito incorrere in due tipi di problemi.

Il primo è quando l’omaggio è fine a se stesso; resta una patina superficiale e l’opera al suo interno è vuota. L’altro problema si verifica quando l’omaggio risulta debole, poco riuscito, e di conseguenza l’intera operazione perde di significato.

Un terzo problema, che può interessare chi si trova a dover giudicare l’opera, è quello di non riuscire a separare il giudizio critico dalla nostalgia, che quasi sempre si ritrova ad essere interpellata quando si riportano alla nostra mente situazioni, oggetti o personaggi che hanno avuto particolare importanza per noi. Nel caso che ci interessa, il soggetto, o per meglio dire i soggetti coinvolti sono Bud Spencer e Terence Hill, al secolo Carlo Perdersoli e Mario Girotti, una delle coppie cinematografiche più famose di sempre. Inutile dire che, come per diverse generazioni di individui, l’iconico duo ha un suo spazio nell’infanzia del sottoscritto, durante i tempi dei VHS registrati e delle serate passate a guardare per l’ennesima volta Lo Chiamavano Trinità o …altrimenti ci arrabbiamo!, fregandosene di doversi svegliare presto il giorno dopo per andare a scuola.

 

Da allora è passato molto tempo, durante il quale Terence Hill ha smesso di mangiare padelle intere di fagioli alla messicana e ai pugni ha sostituito la carità cristiana di Don Matteo, mentre nel 2016 Bud Spencer ci ha rivolto il suo ultimo saluto ed è passato a miglior vita.

L’anno successivo, nel 2017, lo sviluppatore Trinity Team, dopo una fruttuosa campagna Kickstarter, ha dato vita a Bud Spencer & Terence Hill: Slaps and Beans, il videogioco ufficiale dello scoppiettante duo, uscito in un primo momento su PC e poi quest’anno su PlayStation 4, Xbox One e Nintendo Switch.

 

Versione testata: Nintendo Switch

 

...altrimenti ci giochiamo!

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Appena ci ritroviamo di fronte al menù principale, il gioco inizia a stuzzicare i nostri ricordi con le note di Bulldozer degli Oliver Onions, canzone tratta dalla colonna sonora di Lo Chiamavano Bulldozer. Veniamo subito in contatto con uno dei punti di forza dell’intera produzione, cioè la presenza delle musiche originali dei film di Bud Spencer e Terence Hill.

Dal punto di vista grafico e stilistico invece, è come se ci trovassimo di fronte ad un cabinato, pronti ad inserire la monetina o il gettone per iniziare a giocare. Del resto anche il gioco vero e proprio percorre questo sentiero nostalgico, e quale genere se non un Beat’em up 2D a scorrimento verticale poteva assecondare questo taglio nostalgico e allo stesso tempo rendere al meglio le scazzottate infinite che hanno reso celebri Bud Spencer e Terence Hill?

 

La nostra avventura comincia nel Far West di Lo Chiamavano Trinità e seguendo una storia completamente inedita, ci porterà ad intraprendere una specie di tour tra la filmografia dei due, con situazioni amalgamate in modo estremamente naturale, senza che il giocatore possa rintracciare forzature o linee di demarcazione nette tra uno stage di gioco e l’altro. E’ possibile giocare in solitaria oppure immergersi completamente nello spirito del gioco affrontando l’avventura in co-op locale. Sparsi nei livelli ci sono dei semplicissimi enigmi ambientali che richiedono l’azione simultanea di due giocatori per essere risolti (nel caso giochiate da soli ci penserà la IA) oppure ci sono ostacoli che richiedono la forza di Bud Spencer o l’agilità di Terence Hill per essere superati (anche in questo caso, se siete da soli basterà cambiare in tempo reale il personaggio che controllate).

 

La versione Nintendo Switch è afflitta da diversi problemi tecnici

In alcuni livelli, invece di farci strada con la forza dei pugni, affronteremo dei simpatici mini-giochi che si rifanno a situazioni iconiche dei film, come ad esempio la corsa con la Dune Buggy; risultano abbastanza divertenti, se non fosse che durante questi vengono a galla seri problemi di prestazioni che affliggono la versione Nintendo Switch del gioco, con cali di framerate evidenti e addirittura il freeze completo dell’immagine per alcuni istanti. Fortunatamente la semplicità dei mini-giochi fa sì che che risultino comunque giocabili, scongiurando gravi conseguenze. Purtroppo anche il resto del gioco è minato da piccoli problemi, come bug che impediscono alla IA di agire, menù che non compaiono e animazioni che vanno in loop; nel peggiore dei casi basterà riavviare il gioco, una cosa spiacevole ma non particolarmente gravosa. Da sottolineare il fatto che ho giocato la versione 1.0 e si spera che nel tempo tali problemi vengano corretti.

 

 

Bud

 

 

Il gameplay rappresenta il punto debole della produzione

Chiusa questa breve digressione tecnica, torniamo al gameplay del gioco, che come detto in precedenza è quello tipico di un brawler 2D. Scorrendo nei livelli affronteremo decine e decine di nemici divisi in una manciata di tipologie, che si differenziano dal numero di cazzotti necessari per mandarli al tappeto. I nostri due eroi avranno i loro tratti caratteristici: Bud Spencer con la sua forza userà il famoso pugno in testa per stordire i nemici, mentre Terence Hill con la sua destrezza assesterà una rapida successione di schiaffi ai malcapitati. Queste abilità speciali possono essere usate per un massimo di tre volte di fila e poi necessitano di essere ricaricate a suon di mazzate. Oltre alle mani, i due potranno servirsi di vari oggetti sparsi nei livelli per spazzare via i nemici, così come potranno usare gli stessi nemici come armi, afferrandoli e lanciandoli contro i loro simili.

Abbiamo un gameplay che se in superficie riesce a ricreare le scazzottate dei film restituendone una sensazione fedele, da un punto di vista pratico risulta troppo semplice e ripetitivo.

Nonostante le tre ore necessarie a finire il gioco la sensazione di star pigiando tasti senza una precisa strategia o impegno si farà strada nel giocatore già dopo poco tempo, andando a scalfire la magia che il gioco era riuscito a creare. Per fortuna a spezzare la noia ci sono i già citati mini-giochi e dei momenti platform abbastanza semplici, ma che comunque risultano una gradita aggiunta. Anche i nemici non brillano, risultando tutti uguali e poco impegnativi da superare. I boss invece spingono il giocatore a pensare e agire in modo un tantino più complesso per essere abbattuti, ma ciò nonostante il grado di sfida resta molto basso.

 

Bud

 

Possiamo dire che il gioco non è affetto dai due problemi di cui parlavo all’inizio della recensione.

L’elemento lampante che suffraga questa affermazione è la passione, l’amore, che gli sviluppatori hanno dimostrato di avere sia verso il videogioco che verso Bud Spencer e Terence Hill; un sentimento rintracciabile a partire dalla presenza di una storia originale con dialoghi e situazioni che catturano pienamente la personalità del duo; passando per i contenuti ludici come la co-op, i mini-giochi o la possibilità di cambiare il colore degli abiti dei personaggi; fino ad arrivare all’eccellente comparto audio-visivo, con con una grafica in pixel art splendida, animazioni fedeli, il classico suono dei cazzotti e le musiche originali dei film. 

 
 

 

 

In conclusione...
7
“Più forte ragazzi!”
Bud Spencer & Terence Hill: Slaps and Beans è un buon mix di citazionismo e originalità, un gioco con un'anima propria che intrattiene decentemente per tutta la sua durata, nonostante un gameplay che mostra il fianco già dopo poco tempo. I punti di forza della produzione sono il comparto audio-visivo, la cura con la quale è stato sviluppato il prodotto e la presenza di contenuti simpatici come i mini-giochi. Il team di sviluppo è riuscito traslare ludicamente una classica avventura di Bud Spencer e Terence Hill, catturando e facendo propri tutti gli elementi che hanno contribuito a rendere memorabile il duo cinematografico.
Un omaggio riuscito benissimo
Situazioni di gioco divertenti
Musiche originali e pixel art fantastica
x Gameplay ripetitivo
x Grado di sfida basso
x Problemi tecnici

due parole sull'autore
Appassionato di videogiochi sin dalla tenera età. Cresciuto a pane e PC, negli ultimi anni ha scoperto che le console, in fondo, non sono solo dei soprammobili di dubbio gusto.
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