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10 anni dopo l’uscita dall’originale Atelier Rorona, si ritorna ad Arland

Nonostante le divisioni, su una cosa i fan di Atelier sono d’accordo, la saga di Arland era e resta una delle sottoserie migliori realizzate da Gust, ma è lecito farsi una domanda: valeva la pena di rilasciare nuovamente i tre giochi? Senza fare troppi giri di parole la risposta è un Si grosso quanto una casa, ma è anche bene capire perché riproporre Arland è stata un ottima mossa.

recensione
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Ritorno ad Arland

La trilogia di Arland ci racconta le storie di Rorolina Frixell (Rorona), Totooria Helmold (Totori) e la principessa Merurulince Rede Arls (Meruru).

Andando per ordine, il primo capitolo è dedicato alle vicende di Rorona, una giovanissima alchimista che suo malgrado si ritroverà a dover salvare l’atelier della sua insegnante dalla chiusura con la storia che di conseguenza ruota intorno alla crescita della ragazza come alchimista. Nel secondo capitolo facciamo la conoscenza della piccola Totori, l’allieva di Rorona, che tramite l’alchimia sogna di diventare un avventuriera come la Madre, scomparsa anni prima, e partire alla sua ricerca. In questo caso lo stile narrativo è abbastanza diverso rispetto al primo capitolo, con la protagonista che fin dall’inizio ha già in mente uno scopo preciso. Premesse simili anche in Meruru dove la principessa del Regno di Arls, apprendista di una Totori ormai adulta, sogna di avventurarsi per il mondo e diventare un alchimista, occasione che le sarà data in modo da far crescere il regno primo dell’annessione alla Repubblica di Arland.

Sarà passato tanto tempo, ma la trilogia di Arland non sente il peso degli anni grazie ad una storia coerente e un gameplay che funziona ancora.

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Nonostante facciano parte di un universo narrativo comune, i tre titoli propongono tre sistemi di gioco molto diversi tra di loro.

Andando per ordine, Atelier Rorona DX è basato sulla versione Plus, con un motore grafico nuovo e il gameplay  di Atelier Meruru. La struttura di gioco però rimane come l’originale, con il giocatore che dovrà portare a compimento una serie di prove assegnategli per fare in modo che l’Atelier non chiuda. Il tutto nel giro di 3 anni di gioco. Gli Atelier classici, infatti, propongono un sistema di limite temporale che richiede al giocatore di pensare attentamente alle sue mosse in modo da gestire il tempo nel miglior modo possibile. Nonostante questa restrizione, portare a termine i compiti risulta comunque semplice e il resto del tempo può essere impiegato ad esplorare dungeon e agli immancabili combattimenti, oppure possiamo decidere di dedicarci al crafting di oggetti tipico della serie. Non mancano ovviamente gli eventi secondari dedicati ai vari personaggi del cast, indispensabili per sbloccare i vari finali del gioco.

Il titolo più complesso dei tre è Atelier Totori, nonché il più longevo. Totori, infatti, si basa su un sistema completamente differente rispetto al suo predecessore, a farla da padrone saranno gli avventurieri della gilda . In quanto avventuriera  Totori è chiamata ad avanzare di rango, pena la revoca della licenza e bad ending. Per evitarlo il giocatore dovrà esplorare in lungo e in largo il regno di Arland, portare a termine quest e richieste specifiche, scoprire luoghi inesplorati e battere ostici mostri in giro per il mondo. Totori, quindi, è più focalizzato sull’esplorazione e sul “gioco giocato” rispetto all’uso dell’alchimia per creare oggetti, cosa che resta comunque parte fondamentale del gioco, soprattutto dopo aver ottenuto un estensione del tempo limite dove tramite di essa dovremo costruire un intera nave per continuare il gioco e arrivare al finale. Tra viaggi e craft il tempo però è indubbiamente tanto, per cui il gioco propone una serie di “adventure gear” equipaggiamenti speciali che una volta creati vanno a dimezzare e in certi casi annullare i giorni persi per muoversi da un luogo ad un altro. Totori è certamente il gioco più complesso dei tre.

Ultimo Atelier Meruru. Il gioco presenta un sistema di crescita e costruzione del regno, dove il giocatore dovrà portare a termine dei compiti per sviluppare sia le aree intorno ad Arls che le strutture interne, in modo da espandere popolazione e popolarità della principessa. Dei tre giochi, Meruru è senza dubbio quello che permette una gestione del tempo più libera, merito soprattutto del suo limite fissato in 6 anni, a questo va aggiunto il ritorno degli adventure gear ed è chiaro come il tempo a disposizione sia davvero tanto, così come le cose da fare: i compiti per sviluppare il regno sono tantissimi tra craft di determinati oggetti, liberare certe aree infestate da mostri e trovare nuovi passaggi per accedere a luoghi più lontani. A differenza di Totori, dove i combattimenti sono abbastanza semplificati, in Meruru avremo a disposizione non solo personaggi con svariate skill, ma la stessa protagonista si rivela un ottima combattente tra uso di item e abilità speciali in combinazione con gli altri membri del party.

In sostanza, Atelier Meruru è il gioco più bilanciato della trilogia e nel complesso il migliore per contenuti offerti.

La diversità dei tre giochi contribuisce a non far sentire il peso degli anni, ma lo stesso non si può dire a livello tecnico

Proprio questo è uno dei difetti di questa riproposizione della trilogia. Parliamo sempre di una serie iniziata 10 anni fa, con i giochi proposti che altro non sono che porting in HD di versioni realizzate in origine su PS Vita e che inevitabilmente presentano dei limiti a livello tecnico, in particolare a soffrire di questo è Totori, il più vecchio dei tre tenendo presente che Rorona Plus è basato su Meruru. Proprio quest’ultimo è il gioco che risente meno del tempo, complice il fatto di essere uscito a fine ciclo vitale di PS3, con Gust che ai tempi sapeva sfruttare l’hardware in maniera eccellente. Per il resto si tratta sempre dei giochi visti in passato, sia a livello di traduzione, rimasta la stessa e solo in inglese, che audio, con dialoghi in lingua inglese e giapponese, che colonna sonora, ove la trilogia di Arland propone alcuni dei brani più riusciti della saga.

 

In conclusione...
8.5
“Cute alchemists doing cute things”
Dopo le innovazioni viste negli ultimi anni, ritornare al passato poteva essere rischioso per Gust ma la trilogia di Arland si lascia giocare che è un piacere ancora oggi, tutto questo nonostante il peso degli anni ma del resto non poteva non essere che così: un cast amabile, trame piacevoli, colonne sonore di alto livello. Rorona, Totori e Meruru sono l'esempio perfetto di quello che Atelier può offrire ai giocatori, nonché un ottimo punto di partenza per avvicinarsi a questa serie di RPG...in attesa di Atelier Lulua.
Rorona, Totori e Meruru
Gameplay mai noioso
Ost tra le migliori della serie
Versioni Plus invece delle originali
x Tecnicamente si sente il peso degli anni
x Limite di tempo non adatto ai novizi

due parole sull'autore
Grande appassionato di JRPG, ma non dice di no se si tratta di altri generi. Ha iniziato a giocare all'età di 5 anni con la sua prima console portatile, il GameBoy e poi passato al mondo PlayStation, ma il primo amore non si scorda mai e dura tutt'oggi. Stufo di aspettare in eterno localizzazioni di giochi che non si vedranno mai in occidente ha intrapreso la via dell'import, causa di grandi sofferenze al suo portafogli
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