Live #0: Di che colore sono i soldi su iCrewPlay?

Quando favola e videogioco si incontrano nascono opere destinate a rimanere indelebili nella memoria dei giocatori, tanto da legittimare nel tempo tributi e lettere d’amore a rimarcare il loro peso nel passato dell’industria videoludica. Su questa scia questa volta tocca ad Aggelos, un’ode a quello che è stato il platform di casa Escape, Wonder Boy.
Aggelos, sviluppato da Storybird Games e pubblicato da PQube, va a rivisitare in una chiave di gameplay un poco più al passo coi tempi la formula messa a punto nel lontano 1986. Al momento disponibile per PC via Steam, è in arrivo su console durante il corso del 2018.

 

Versione testata: PC Steam

 

Aggelos vuole essere un'ode alla leggenda di Wonder Boy

 

Cavaliere senza macchia

 

Non a caso solo una persona è in grado di cambiare il gramo destino dell’umanità: il coraggioso salvatore di principesse

In una giornata apparentemente come le altre il nostro impavido protagonista incontra la principessa del regno di Lumen, alla ricerca di aiuto in una disperata fuga da un poco raccomandabile uomo lucertola. Il nobile eroe senza pensarci due volte affronta il farabutto salvando la ragazza per poi dirigersi al castello e far inviare una scorta che la riporti a casa sana e salva.

 

Ad udienza col Re, l’avventuriero senza nome viene a conoscenza della terribile minaccia che incombe sul regno di Lumen: un misterioso guerriero con intenti malvagi di nome Valion è riuscito a raccogliere i quattro elementi fondamentali in natura, e ciò gli ha permesso di sintetizzare l’essenza oscura necessaria per una lenta ma inesorabile apertura dei alcuni portali. Questi connettono il nostro mondo a quello dell’oscurità, quest’ultimo abitato da terribili creature di cui si servirà per prendere il controllo della terra. Non a caso solo una persona è in grado di cambiare il gramo destino dell’umanità: il coraggioso salvatore di principesse.

 

Senza alcuna paura il protagonista intraprende l’avventura, in un mondo popolato da creature di ogni tipo, pronte ad ostacolarlo ad ogni angolo. Armato del fidato pugnale (che verrà presto sostituito da lame sempre più potenti), si può testare da subito un sistema di combattimento già ben collaudato nella sua semplicità da Wonder Boy (e nel 1987 anche da Zelda II). I fendenti, sempre verticali, si alternano con tagli in direzione obliqua accucciandosi, fornendo – almeno all’inizio dell’avventura assieme ad un sempre più attento studio dei pattern avversari – tutto il necessario per sconfiggere i nemici.

 

 

Con l’avanzamento potremo contare su un buon numero di abilità speciali, sia magiche (associate agli elementi) che fisiche. Buona parte di queste inoltre sono la chiave fondamentale per l’avanzamento, in quanto permetteranno di raggiungere aree altrimenti fuori dalla nostra portata.

 

Grazie anche a questi poteri, controllando in ogni anfratto potremo trovare portacuori utili a garantire una sopravvivenza più lunga (ancor più lunga acquistando pozioni ed erbe nei negozi). Inoltre per ogni creatura su cui trionfiamo si ottengono punti esperienza dall’utilità non meglio precisata: questi andranno a riempire una barra sempre presente nell’HUD di gioco, ed una volta raggiunto il livello successivo i nostri punti vita verranno totalmente risanati. Oltre questa funzione di curo però, accrescere numericamente la propria abilità sembra non avere altro scopo, visto che i danni inferti così come la propria difesa rimangono immutati.

 

Labirinti e déjà vu

 

La varietà delle piattaforme insomma si appiattisce di parecchio nelle aree chiuse, con una frequente sensazione di déjà vu

Come da tradizione, l’esplorazione del Regno di Lumen è si libera, ma spesso temporaneamente limitata da alcuni ostacoli sorpassabili solo dopo aver ottenuto determinate abilità, conferendo quindi un ordine ben preciso alla progressione. In questi termini sicuramente il level design dell’overworld risulta ben pianificato, ma finisce per scadere andando a monotonizzarsi all’interno dei vari dungeon, rappresentati da mappe caratterizzate da fastidiosi déjà vu, che troppo di frequente si fanno sentire.

 

Questa sensazione di già visto si applica maggiormente alla pianta e all’architettura stessa dei labirinti, che alle trappole o i nemici posizionati a rallentarci. La varietà delle piattaforme insomma si appiattisce di parecchio nelle aree chiuse, ed è veramente un peccato quando invece dovrebbe essere la parte più complessa e ardua in un titolo del genere. A migliorare un po’ la situazione comunque ci pensano le già citate skill collegate agli elementi , essenziali per il superamento di alcune sezioni ad-hoc, che si rivelano quasi sempre essere un gradino sopra il resto del sotterraneo che si sta visitando.

 

Ottima è invece la selezione di nemici che ci troveremo ad affrontare. In tutte le terre del regno si alternano sempre avversari differenti, ben amalgamati con l’ambiente, spaziando da animali veri e propri a mostri deformi. Se sulle prime non sarà un gran problema aggirare gli schemi antagonisti, andando avanti con la missione la situazione si farà sempre più ostica, raggiungendo verso il finale anche alcune fasi prossime al bullet hell, rimanendo comunque entro certi canoni di difficoltà.

 

 

Le terre di Lumen non sono abitate solo da ostili creature, ma anzi, ci imbatteremo in alcuni villaggi e cittadine dall’aspetto piuttosto anonimo e scialbo, ma comunque popolate da NPC che occasionalmente ci chiederanno aiuto dando il via ad una catena di eventi e ricompense che vanno poi a confluire nella missione principale, rendendo il completamento di alcune di quelle che inizialmente sembrano semplici side quest una necessità per proseguire.

 

L’esplorazione del mondo di gioco è un elemento assolutamente essenziale, e per evitare un backtracking eccessivo i giocatori più meticolosi possono anche rinvenire un artefatto che garantisce la possibilità di teletrasportarsi nei vari distretti.
Similmente interrogare ogni personalità non giocante che incontreremo sarà vitale, in quanto potrebbe essere a conoscenza di importanti informazioni sul mondo o avere indizi riguardo leggende di tesori perduti e mai più recuperati.

 

In un platform che si rifà a leggende come quella di Wonder Boy, non possono mancare di certo i puzzle, purtroppo di una semplicità spesso disarmante, contano la loro risoluzione più sull’abilità di manovra del giocatore che sul suo spirito di osservazione.

 

 

Nostalgia canaglia

 

La tragedia tecnica vera e propria si compie a livello dei controlli di gioco

Non da meno l’ispirazione tecnica coglie a piene mani da Wonder Boy, ed in generale richiama lo scenario artistico a 16 bit, mantenendo nel contempo un proprio stile che raggiunge la vetta quando si va ad osservare il bestiario, ma che non convince per quanto riguarda gli umanoidi e alcuni degli scenari. Come si può capire da una prima occhiata il titolo è davvero molto leggero e non ha problemi a girare a 60 fps su quasi qualunque fascia di PC.

 

Alti e bassi per quanto riguarda la colonna sonora. Ci sono sicuramente delle tracce orecchiabili, che riportano con la mente alla metà degli anni ’80 videoludici, ma altre tracce tanto da essere petulanti e ripetitive (come ad esempio quella presente nei quattro dungeon principali) hanno richiesto l’ospedalizzazione in reparto d’urgenza per emorragia del canale auricolare.

 

La tragedia tecnica vera e propria si compie a livello dei controlli di gioco. Nonostante nella pagina del negozio di Steam venga indicata una compatibilità parziale con i controller, questi ultimi (provati tutti: dal controller PS4 al pro controller di Switch) non funzionano, e nella migliore delle casistiche solo gli stick risultano reattivi agli input. Il team dovrebbe essere al lavoro su un fix per questa problematica già ampiamente segnalata, ma ad oggi (data di pubblicazione di questa recensione) non è stato ancora risolto nulla.

 

A rendere la situazione ancora peggiore, è che una volta arresi ai controlli tramite tastiera si viene a scoprire che gli schemi dei tasti sono fissi e non personalizzabili: abbiamo a disposizione tre tipi di configurazione per tastiera, e ciliegina sulla torta, solo uno di questi funziona realmente. Insomma, un totale disastro. È chiaro che il titolo è tranquillamente giocabile da inizio a fine, e almeno personalmente non ho trovato difficili i controlli su tastiera, ma è un disservizio che potrebbe trattenere (non a torto) dall’acquisto molti utenti. È molto probabile che vista l’entità del problema, un fix verrà rilasciato a breve.

 

Verdetto
6.5 / 10
Salva la principessa, salva il mondo!
Commento
Aggelos si è rivelato essere un buon tributo a Wonder Boy, si lascia giocare senza troppe pretese per le sue cinque o sei ore necessarie al completamento. Certo una maggiore elaborazione del level design dei dungeon avrebbe sicuramente innalzato il livello generale, così come qualche meccanica inedita avrebbe permesso al titolo di essere qualitativamente più memorabile. Nonostante ciò, Aggelos è un buon platform con elementi metroidvania, che fa il suo lavoro senza sbilanciarsi troppo né in negativo né in positivo. Menzione d’onore alla qualità artistiche con cui è stato realizzato il bestiario, soprattutto se si parla dei boss, dall’aspetto semplice ma che riescono comunque a mantenere una certa unicità. Se siete rimasti convinti dall’offerta proposta, ponderate bene se attendere un fix per i controlli o se buttarvi a capofitto e giocare scendendo a compromessi con la tastiera del PC. In assenza di questa problematica considerate tranquillamente un mezzo voto in più.
Pro e Contro
Feeling da titolo Wonder Boy ben riuscito
Art design piacevole, soprattutto per quanto riguarda i nemici...

x ...Molto meno per città e villaggi
x Level design dei dungeon abbastanza semplicistico
x Puzzle ancora più semplici
x Controller ancora non funzionanti, e tastiera con controlli non personalizzabili
x Toglietemi dalle orecchie la traccia musicale dei dungeon