Lunediscord #1: Je suis Valve

Così come i vini, certi videogame invecchiano in maniera egregia, riuscendo persino a distanza di anni a catturare i giocatori nella loro rete di divertimento a maglie strette. Che si tratti di remake o di sequel che mantengono lo stesso stile, sebbene con una necessaria e adeguata “modernizzazione” alla base, questi sono i titoli che hanno fatto la storia dell’industria videoludica moderna, e che probabilmente verranno (o vengono già) continuati a giocare anche dopo l’abbandono del supporto da parte degli sviluppatori, affidati alle amorevoli cure delle community di fan.
In altri casi, la maggior parte a dirla tutta, molti giochi finiscono nel dimenticatoio a pochi mesi di distanza, vuoi perchè falliscono nel proprio obiettivo, o perchè, semplicemente, non sono pensati con in mente un ampio strascico di giocabilità negli anni a venire.
In alcuni, rari casi, tuttavia, si ha una strana commistione di eventi, in cui un vecchio classico a tutt’ora amato dai fan, viene tirato a lucido per proporne un ritorno in grande stile, ma nel farlo non vengono prese quelle misure necessarie per svecchiare efficacemente il titolo, al punto tale che il risultato finale appare perlopiù come una pallida copia dell’originale, persino con i vari anni sulle spalle.
E’ questo il caso di quanto successo con Age of Empires 2: HD Edition, la cui opera di rimasterizzazione in alta definizione realizzata da Hidden Path non riesce a convincere quanto meriterebbe per un caposaldo della storia degli rpg.

Un impero decadente

Tecnicamente parlando, la riedizione HD non varia alcunchè rispetto alle meccaniche collaudate (e forse addirittura sorpassate) dell’originale Age of Empires 2, cosa che se da una parte non dispiace affatto ai fan, dall’altra agisce come un’arma a doppio taglio.
Nell’originale Age of Empires 2, le limitazioni al gameplay erano diverse, a partire da un calcolo del percorso delle unità tutt’altro che perfetto, che rendeva la maggior parte degli spostamenti come delle frustranti marce in linea retta (anche impostando le formazioni) nelle quali tenere costantemente d’occhio i propri soldati, passando per l’impossibilità di muoversi attaccando, sino alla mancanza di aggiungere in contemporanea alle code di produzione uomini e tecnologie negli edifici che permettono le due tipologie di sviluppo. Tuttavia, mentre nel 1999 situazioni del genere potevano in qualche modo essere scusabili come limitazioni tecniche, alcuni di questi problemi si sarebbero tranquillamente potuti risolvere se non fosse stato per una volontà di aderenza allo stile di gioco originale persino eccessiva.
Se a questo aggiungiamo il fatto che la stessa community di modder che ha mantenuto attivo il supporto al vecchio classico durante gli ultimi quattordici anni, è la stessa a cui è probabilmente mirato il titolo, ed aveva già escogitato delle metodiche per aggirare parzialmente tali problemi, appare evidente come l’errore di Hidden Path non sia più considerabile una banale dimenticanza.

In gruppo è meglio!

La situazione appare abbastanza problematica anche se confrontata dal punto di vista del gioco online, laddove in molti casi ci si trova a doversi confrontare con delle unità che rispondono in ritardo o con un lag anche in presenza di connessioni stabili, e la rimozione del gioco in locale non contribuisce a tale proposito. I server di Steam sono una necessità attraverso la quale è obbligatorio passare, impedendo di fatto di rivivere i fasti delle partite in LAN dell’originale.
Al di là dell’effetto nostalgia, una decisione del genere costringe di fatto a dover accettare le varie problematiche legate al gioco online, e al supporto non particolarmente egregio che è stato dato alla versione HD. Tuttavia, anche in questo caso la faccia della medaglia è duplice, e se da una parte abbiamo problemi paradossalmente non presenti nel titolo originale, il multiplayer obbligatorio online significa avere costantemente sottomano i contenuti dello Steam Workshop, rendendo più semplice ai giocatori occasionali entrare in contatto con la community e ricevere i contenuti creati dai fan, o persino crearne di nuovi aggiungendo il proprio contributo al gioco.
Fortunatamente, anche il sistema di matchmaking non ha subito grandi rimaneggiamenti, e, accettando le problematiche legate alla partita vera e propria, quello che si presenta è un titolo la cui natura è profondamente mirata al gioco di gruppo.

Un’HD a bassa definizione

Sotto il punto di vista grafico, ancora una volta, la conversione HD non brilla particolarmente, ma nemmeno si limita a non peggiorare la situazione originale, rendendo decisamente più semplice controllare i dintorni del campo di battaglia. Nonostante l’assenza di texture HD vere e proprie di base, quindi, il gioco consente comunque di osservare gli scontri da una visuale più ampia, sacrificando una visuale dettagliata per offrire il beneficio illusorio di una grafica più nitida. Come piacevole aggiunta, laddove non arrivano gli sviluppatori originali, però, ancora una volta corre in soccorso la community, grazie allo Steam Workshop, sul quale sono a tutt’ora presenti diversi pacchetti di texture più dettagliati.
Inoltre, a differenza dell’originale, la conversione HD è stata progettata con in mente il supporto alle varie tipologie di risoluzione disponibili in una moderna configurazione, ed elimina le problematiche di compatibilità con gli hardware più recenti che, lanciando il titolo classico, portavano a situazioni di colori sfalsati e glitch grafici.

Tamburi di guerra

Se sinora non fosse chiara la natura decisamente poco innovativa ma tuttavia non tale da rendere il titolo completamente indigesto, un ulteriore esempio è dato dal comparto audio, nel quale non vi sono stati tentativi da parte di Hidden Path di ottimizzare il fastidioso e ripetitivo suono degli scontri, sincronizzandolo con quanto effettivamente è presente sullo schermo. Come da quattordici anni a questa parte, i soldati continuano a picchiare sulle mura con un clangore di spade reso persino più rumoroso per sottolinearne l’enfasi, o falciando dei campi che crollano con gli stessi effetti audio degli edifici in maniera comicamente poco credibile. Tuttavia, resta anche in questo caso una componente positiva, data dalle musiche di sottofondo che favoriscono il rilassamento o l’adrenalina nei momenti più adeguati, particolare da non sottovalutare affatto quando si ha a che fare con un titolo così pesantemente improntato al micro-management delle varie unità e risorse.

Verdetto
6 / 10
Nulla di nuovo sotto il sole della storia
Commento
Nel bene o nel male, Age of Empires 2: HD Edition è praticamente lo stesso titolo uscito quattordici anni fa, con l'unica aggiunta degna di nota data dal supporto Steam, ma se per qualcuno una stretta aderenza al classico è un vantaggio, difficilmente saranno in molti quelli che esulteranno nel ritrovarsi al costo di quasi venti euro un titolo così datato. Certo, è indubbio che molto del supporto perdurato nel tempo ad Age of Empires sia dovuto ad una community di fan che continua a dimostrare il proprio affetto, ma forse è proprio a questi fan che Hidden Path avrebbe dovuto guardare con più rispetto nel ritirare fuori dalla capsula del tempo la riedizione HD, offrendo qualcosa di più significativo di un titolo invecchiato in maniera non particolarmente egregia con un centro d'aggregazione per lo scambio di materiale personalizzato, in un'opera di cavalcatura dell'onda della nostalgia che tuttavia lo rende poco digeribile sia ai nuovi che ai vecchi giocatori. In definitiva, sebbene non si tratti di un fallimento completo, Age of Empires 2: HD Edition non riesce a convincere completamente, risultando come un'occasione sprecata per svecchiare un titolo classico.
Pro e Contro
Supporto Steam Workshop
Atmosfera profondamente aderente al classico storico

x Nessuna reale innovazione
x Assenza di supporto al gioco in locale