Recensione
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A Way Out è una di quelle storie che ti lasciano a pezzi. Chiunque cerca una via d’uscita nella propria vita, ma non è semplice trovare quella giusta.

Presentato durante l’EA Play del giugno 2017, A Way Out è stato per gran parte dello scorso anno un mistero. Questo perchè EA e Josef Fares, creatore di Brothers: A Tale of Two Sons, hanno voluto parlare poco e, invece, dimostrare tanto. Disponibile ora su Playstation 4 e Xbox One, A Way Out è stata una delle sorprese di questo 2018 a furor di popolo. Scopritene di più nella nostra recensione.

Versione testata: Playstation 4

 

Prison Break docet

Leo Caruso e Vincent Moretti sono due persone che, per motivi diversi, si trovano a scontare una pena in un carcere di massima sicurezza. Entrambi, però, si trovano davanti alla necessità di uscire per affrontare una persona che ha rovinato le loro vite. Harvey. A Way Out è la storia di due persone che, anche se profondamente diverse, hanno bisogno l’uno dell’altro soprassedendo anche sui caratteri e le abitudini. Leo Caruso è il classico attaccabrighe, una di quelle persone che pensano solo a risolvere le cose con i pugni e dal carattere irascibile. Vincent, al contrario, è un uomo che usa il cervello e preferisce sfruttare il suo intelletto per superare le avversità. Le caratteristiche dei due galeotti sono evidenziati in maniera perfetta dall’intero team – Hazelight Studios – all’interno delle 6 -7 ore necessarie per finire A Way Out

Quello che rende questo gioco così unico è la necessità di giocare insieme a un amico, virtuale o reale, per tutta la sua durata in una co-op continua.

Ogni azione, ogni gesto sarà visibile al proprio compagno grazie a uno split screen, aumentando o diminuendo la porzione di schermo dedicata a un personaggio in base agli avvenimenti. La stessa cosa accade per l’audio, quando Leo o Vincent dialogheranno con persone esterne alla coppia l’attenzione del comparto sarà dedicata esclusivamente a quell’individuo, quasi a voler indicare al proprio compagno di star fermo ed ascoltare senza agire, pena perdersi elementi importanti. Questo split screen si sposa bene con l’impostazione che Josef Fares, il director del gioco, ha voluto imprimere ad A Way Out. Josef è anche regista cinematografico, e il taglio che ne traspare corre a metà tra il blockbuster Hollywoodiano e Prison Break. Durante l’intera avventura sarà possibile notare come determinate inquadrature e sequenze facciano l’occhiolino a chi il cinema l’ha studiato, pur non disdegnando esplosioni e situazioni “ignoranti” di più comune apprezzamento.

 

speciale
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Fuga per la vittoria

Come abbiamo ribadito più volte il punto focale dell’esperienza di A Way Out è la componente multiplayer. Hazelight Studios ha studiato ogni singola sezione e situazione per permettere ai giocatori di superare gli enigmi – a volte fin troppo facili – semplicemente comunicando. Passeremo dal dover fare un buco al muro con un oggetto, in puro stile “Scofield”, mentre il nostro compagno farrà il palo, al dover scalare, schiena contro schiena, un condotto per arrivare alla via di fuga. A Way Out è un vero e proprio capolavoro di cooperazione. Prima di ogni gesto o scelta sarà necessario comunicare per decidere il da farsi: muoversi istintivamente come farebbe Leo o pensando e usando il cervello, in puro stile Vincent. Questo si traduce in varie situazioni che purtroppo non cambiano drasticamente l’esito dell’avventura. il gioco ha solo due finali, con la biforcazione raggiunbile solamente nelle battute conclusive.

 

D’altro canto le scelte complicano o semplificano le varie sezioni di gameplay in base all’approccio scelto. Questo si riflette sia durante le prime fasi, quella della preparazione alla fuga, molto più tranquille e rilassate, che in quelle della libertà e della vendetta sul nemico comune. Se nella prima parte dovremo semplicemente premere i tasti in una giusta sequenza o creare un diversivo per il nostro compare, nella seconda avremo la possibilità di esplorare ambienti un po’ più elaborati. Infatti ci troveremo a visitare campi di roulotte, ospedali e foreste con sequenze di gameplay più impegnative e, sopratutto, più libere dove potremo prenderci il nostro tempo per esplorare e interagire con tutto ciò che ci circonda.

Uno dei punti a favore di A Way Out riguarda la possibilità di poter giocare in due con una sola copia del gioco. Infatti Josef Fares ha sempre tenuto a precisare che i giocatori avrebbero potuto cooperare, anche online, solamente acquistando una sola volta il suo gioco.

Questo come avviene?

Chi è in possesso della copia del gioco dovrà semplicemente invitare l’amico. Questo per giocare online potrà scaricare una versione gratuita dallo store di riferimento. Questa versione, però, potrà essere avviata solamente dopo l’invito del compagno e essere giocata solamente in questo modo. Non sarà quindi possibile avviarla e sfruttarla in locale, ne tanto meno sbloccare eventuali obiettivi.

 

Non tutto è rose e fiori

Quello su cui cade A Way Out è il reparto tecnico, sicuramente non all’altezza della maggior parte dei titoli usciti in questa generazione. Nonostante l’uso dell’Unreal Engine 4, il gioco creato da Fares non riesce a brillare. Non basta l’uso di uno stile grafico particolare – a metà tra l’acquerellato e il cartoon – per nascondere i difetti di texture, modellazione e la macchinosità dei movimenti. Questo, però, non spicca in mezzo alla grandiosità dello stile registico proposto da Hazelight Studios e dall’intera cornice che circonda l’avventura di Leo e Vincent, vero e proprio fiore all’occhiello dell’intera produzione. Altro piccolo difetto è la mancanza di un doppiaggio in italiano, nonostante la localizzazione dei testi, visto che ci si troverà spesso – nel caso non si capisca l’inglese – a leggere i sottotitoli perdendosi gran parte di ciò che accade su schermo.

In conclusione...
8
“Questo è il grosso vaffanculo agli Oscar che Fares ha tanto paventato ai The Game Awards”
A Way Out è uno di quei titoli che, anche solo per l'esperienza, vanno assolutamente giocati. Hazelight Studios, aiutati da EA, hanno creato un'avventura in grado di tenere attaccati i giocatori allo schermo, nonostante siano situazioni viste e riviste in televisione. La creatura di Josef Fares, infatti, pesca a piene mani da Prison Break, una delle serie tv più seguite degli ultimi anni, aggiungendoci - però - un tocco in più che rende l'intera produzione fresca. Il gameplay cooperativo è uno dei punti forti e l'interazione tra i due protagonisti, all'inizio molto fredda per poi arrivare al climax finale, è stata ben studiata dal produttore, che di professione fa anche il regista, e sfrutta molto bene tutte le situazioni per arrivare al suo obiettivo: emozionare. L'esperienza di gioco nonostante sia abbastanza corta, circa 6-7 ore, è sicuramente supportata sia dal prezzo (circa 30 euro) e dalla possibilità di giocarci con un amico acquistando solamente una copia. Una grande mossa da parte di Hazelight Studios ed EA.
Costo contenuto
Avventura co-op di pregevole fattura
Con una sola copia possono giocare due persone
x Abbastanza corto
x Situazioni non originali
x Tecnicamente non all'altezza

due parole sull'autore
Nato già con il joypad in mano, possessore di SNES prima ancora che del biberon ma cresciuto con la Playstation nel cuore. Grosso amante dei JRPG e dei titoli sportivi. Recentemente ha acquistato anche una Xbox One così da poter dire la sua su tutto il panorama videoludico attuale.
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