Ep. 31: Scoprimi 'sta cippa

Andare alle fiere è come viaggiare. Viaggi per visitare le più rinomate attrazioni turistiche. Però, i migliori ricordi di un viaggio hanno raramente a che fare con queste grandi mete. Le più forti emozioni le viviamo in quei piccoli e fortuiti momenti di inaspettato stupore. Gioielli imprevisti incastonati nella memoria. Certo, ho potuto vedere Cyberpunk 2077, ma per me giocare a Young Souls è stato esattamente questo, un imprevisto. Avevo comunque un appuntamento per provare il gioco assieme ai developers, quindi si può dire che l’unica cosa davvero imprevista sia stata la mia reazione; una reazione, un vibe che non provavo da tempo.

Lasciando perdere le introduzioni metaforiche, Young Souls è un Beat’em Up a scorrimento orizzontale. Prendendo ispirazione dai grandi classici, non manca però di originalità nello sperimentare. Il sistema di combattimento è saldamente ancorato alla struttura dei brawlers, ma con tutta una serie di particolari meccaniche che “circondano” il core-gameplay, dando al gioco un senso di freschezza e novità. Forse vi chiederete cosa succede a mischiare Battletoads e Persona 5: probabilmente troverete la risposta in questa anteprima.

Sottosopra demoniaci

I protagonisti di Young Souls sono due gemelli ginger dallo spiccato senso pratico, dove per “senso pratico” si intende andare in giro a menare con asce giganti e guidare una Vespa senza casco. In sostanza, due ragazzi vichingo-punk a Napoli, con aggiunta di una altrettanto sostanziale caterva di demoni (demoni di un altro mondo, si intende, ma fortemente intenzionati a invadere quello dei nostri giovani eroi).


Per approfondire:
Persona 5


Ed è così che Young Souls mostra la sua duplice natura. Esplorazione di città e dintorni di giorno, combattimenti nell’Upside-Down satanico di notte. Il tutto scandito dallo scorrere del tempo tramite un calendario che punta alla fine del mondo. Un mix che non può non ricordare la serie Atlus per eccellenza. Un mix che a me fa solo gridare “Cazzo, uscite questo gioco ORA!”.


Young Souls si distingue anche per una eccellente direzione artistica. Senza dubbio, ciò che colpisce di più è l’estrema cura nelle animazioni di gioco; sono veloci e brusche, ma allo stesso tempo sanno attrarre l’attenzione dell’utente verso ciò che di importante accade a schermo. In base all’equipaggiamento scelto, inoltre, i personaggi si muoveranno più o meno velocemente, in pieno stile RPG classico.

Size matters

Un po’ come l’inizio di una di quelle barzellette sui carabinieri, la mia domanda allo stand è stata “Quanti sviluppatori ci vogliono per fare 3 giochi in un unico prodotto?”. La risposta è che si parla di 1,5 giochi per sviluppatore, in media. E chi ne sa di matematica spiccia, può già capire che questi due (spoiler per discalculici) sviluppatori francesi non sono comuni mortali.


Con oltre 70 dungeons (ognuno col suo boss finale), una quantità sovrumana di asset 2D e 3D e senza parlare di cutscene semoventi uscite da un fumetto di Katsuhiro Otomo, Young Souls ha tutte premesse per ridefinire un genere andato in disuso. I Beat’Em Up sono invecchiati male e sono sempre stati in un limbo a metà casual e hardcore. Io credo proprio che una svolta è alle porte e non vedo l’ora del 2020 per poter finalmente mettere mano a questo Indie davvero promettente.

Commento
Young Souls è un'eccezione, non tutti sono in grado di confezionare un prodotto così. Un'indie creato da poche mani esperte e dall'indubitabile talento. Un gioco che non vedo l'ora di provare dall'inizio alla fine.
Pro e Contro
Animazioni di gameplay perfette
Chiare ispirazioni a Persona
Il ritorno dei Beat'Em Up

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