Lunediscord #2: Death Stranding, prima parte

Esplorare nuovi pianeti è sempre stata una prospettiva affascinante per il genere umano. Farne videogiochi a tema è, per ora, l’unico modo che abbiamo di vestire i panni del cosmonauta. Journey to the Savage Planet, in sviluppo presso Typhoon Studios e pubblicato da 505 Games, è un’interessante nuova IP che si oppone alla tendenza procedurale degli ultimi anni. Il gioco, infatti, propone mappe e razze aliene interamente “fatte a mano”. Dopo la vastità quasi opprimente di titoli come No Man Sky, l’obiettivo di questa opera prima è quello di condensare in qualche decina di ore l’essenza dell’esplorazione interplanetaria.

L'obiettivo di questa opera prima è quello di condensare in qualche decina di ore l'essenza dell'esplorazione interplanetaria.

Libertà d’azione, ma guidata

Le scuole di pensiero per i videogiochi spaziali sono essenzialmente due: c’è chi preferisce raccogliere dati e risorse e chi, invece, vuole sparare a qualche fottuto muso verde. In Journey to the Savage Planet prevale la prima e il compito principale del giocatore rimane quello di esplorare, cercando nuovi materiali, studiando le specie animali che popolano il pianeta e indagando sulle tracce rimaste di un’antica civiltà. Ciò nonostante, le due scuole di pensiero si fondono grazie ad uno shooting system che, se a prima vista può sembrare accessorio, si dimostra in grado di equilibrare il ritmo durante l’avventura. Ogni animale richiede un approccio diverso per essere cacciato, ma la strategia non risulta mai troppo criptica.

L’esplorazione si sviluppa, invece, in una serie di fasi platform in prima persona. Attraverso il menu è possibile scegliere la missione da seguire, ma la libertà lasciata al giocatore sembra non cambiare, rendendo di fatto possibile perdersi nell’ambientazione anche durante la campagna. È proprio questo che gli sviluppatori volevano, una esperienza confezionata e non generata, level design ragionato e non fatto a blocchi, pattern dei nemici scelti con cura. Il tutto mantenendo quel senso di libertà che distingue il genere dei giochi esplorativi. In sostanza, divertimento e ritmo invece di quantità astronomica di contenuti. Secondo me, hanno davvero trovato una quadra per far funzionare il tutto.

Journey to the Savage Planet
Survive for dummies

Per approfondire:
Ratchet & Clank (2016)

Journey to the Savage Planet si veste di uno stile grafico esagerato e colorato. Ogni specie di flora e fauna ha forme astruse che ne accentuano la parte comica. Gli animali sono così goffi che colpendone uno viene quasi da pensare di aver posto fine alle sue sofferenze. In generale il mood che accompagna la progressione è leggero grazie proprio alla componente ridicola del gioco. Tra alieni che esplodono, umorismo demenziale e oggetti dal dubbio gusto, è facile comparare l’atteggiamento di Journey to the Savage Planet a quello di Ratchet & Clank. Vestendo i panni di un pioniere improvvisato, il nostro alter ego è stato scelto per valutare se il pianeta AR-Y26 è adatto per ospitare una colonia umana. L’intera spedizione è organizzata dalla Kindred Aerospace, la quarta miglior compagnia di esplorazione interstellare. Il trailer qui sotto riassume molto bene il concetto:

Il risultato di questa prova di Journey to the Savage Planet è stato davvero interessante. Un gioco che forse parte un po’ troppo dal cosa non vuole essere, ma che riesce a trovare una sua forma. Di sicuro la possibilità di affrontare l’intera avventura in co-op online con un altro giocatore aumenta notevolmente le variabili e riuscirà a creare dinamiche più complesse.

Commento
Journey to the Savage Planet è un gioco che promette contenuti vari e curati. Come se non bastasse, lo stile comico-grottesco che permea l'intero gioco lo rende appetibile per chi cerca un diversivo da avventure che tendono sempre di più a prendersi troppo sul serio.
Pro e Contro
Divertente e irriverente
Design delle creature ispirato
co.op online

x Tra i giochi di esplorazione spaziale la concorrenza è tanta