Recensione Control: destreggiamoci nel labirinto di Remedy

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Questa recensione del labirito di Remedy, Control , è frutto della collaborazione con DLCompare, che ci ha gentilmente fornito il codice review. Per maggiori informazioni sul servizio e le nostre linee guida all’acquisto etico, fate riferimento alla News+ dedicata.

Control è un labirinto. Perché? Perché quello che ha deciso di fare Remedy è qualcosa di intricato per trama, gameplay e un universo narrativo persistente e pre-esistente. E sviluppare una narrazione che viaggia in profondo e si interconnette fra le proprie opere è sbalorditivo. Control è un labirinto di idee da risolvere: poteri paranormali, piani astrali e altre robe dimensionali, personaggi criptici… Premessa doverosa: chi scrive è un fan accanito dei lavori di Remedy già dei tempi dei primi due Max Payne. La casa finlandese si è sempre contraddistinta per provare nuove strade e trovare particolari che in altri giochi non erano presenti: componente narrativa di spessore, comparto tecnico spacca mascella o magari tentativi di immersione totale. Beh, in questa recensione di Control scoprirete che con questo ultimo capitolo sono stati in grado di convogliare tutto quello precedentemente fatto.

Control e il labirinto della mente

Non mi piace parlare troppo di trama quando essa stessa è confusa per volontà degli autori. La bellezza di Control è arrivare a capire, tassello dopo tassello, gli elementi che troviamo strada facendo. Quindi mi limito a dirvi che vestirete i panni di Jesse Faden, una ragazza particolare che entra nel Federal Bureau of Control, un’agenzia simile alla CIA o al FBI, che per certi versi ricorda quello che fanno i Man in Black, con la differenza che i suoi agenti non tengono sotto controllo le minacce aliene, bensì quelle di realtà parallele, alla ricerca di qualcosa a lei caro.

Nel giro di pochi minuti, si trova a capo dell’intero FBC, prendendo il ruolo di Direttore a causa della prematura dipartita di Trench, l’attuale capo, ormai ex. La trama di Control non ci viene raccontata solo attraverso eventi principali e cinematic, ma dovremmo intraprendere missioni secondarie e trovare i collezionabili per aver un quadro completo di ciò che ci circonda. I collezionabili che troveremo saranno, infatti, per lo più documenti del Bureau su indagini in corso o chiuse in precedenza che ci andranno a contestualizzare luoghi, eventi o oggetti. E saranno proprio gli oggetti il punto fondamentale di Control.

Control e il labirinto del potere

In Control, avremo una sola arma, ma dalla potenza inaudita. L’arma di ordinanza, infatti, è un oggetto del potere, ovvero un oggetto che subisce le influenze di una dimensione parallela a quella reale. Questo ci darà modo di trasformarla ogni volta in un qualcosa di diverso: possiamo passare dalla semplice pistola al fucile a pompa, passando da un arma a colpo singolo che potrà superare le barriere nemiche. Unite alle armi da fuoco avremo a disposizioni poteri speciali, come la levitazione o la telecinesi, acquisibili grazie ad altri oggetti del potere. Il tutto dona un enorme senso di varietà. Non immaginate quanto possa essere appagante sparare ai primi nemici di basso livello, difendersi con la barriera di macerie da attacchi psicocinetici e rispondere tirando degli interi pilastri agli ostili fluttuanti. E sezioni adrenaliniche come queste sono presenti in quasi tutti gli scontri.

Il tutto poi viene supportato dalla punta di diamante del lavoro di Remedy: la tecnica. Perché potete dire quello che volete su trama e personaggi, posso capire che non vi prendano a pieno. Ma se osate mettere becco sul lato tecnico di Control, vi meritate di finire nel piano astrale e non poterne uscire più. Il titolo finlandese ha una fisica impressionante, ancora più della componente grafica, a mio avviso. Perché si, bello visivamente, il Ray Tracing poi fa un lavoro bestiale e spacca mascella, ma vedere volare ogni possibile oggetto, distruggere interi uffici in maniera realistica, scalfire pareti e pavimenti ad ogni impatto, è una cosa che lascia senza parole dalla prima volta che succede, a quando vedrete i titoli di coda.

Control e il labirinto del posacenere: a mani basse il momento più…alto.
Control e il labirinto delle esperienze

Control è un labirinto di esperienze. Perché per risolvere il suo percorso intricato e tortuoso non vi basterà arrivare al finale. Sarà essenziale raccogliere più collezionabili possibile, in quanto all’interno sono presenti elementi di trama più o meno importanti ai fini della comprensione finale. Ma sopratutto, ed è questo perché ho parlato di esperienze al plurale, questi documenti vanno a completare anche i vecchi titoli di casa Remedy. All’interno dei fascicoli e dei dialoghi registrati su cassetta potremo trovare riferimenti ad Alan Wake, per esempio. E non sono semplici citazioni, ma una vera è propria “canonizzazione“!

Fidatevi quando vi dico che, come ogni labirinto, potrebbe spiazzarvi una volta entrati. Ma con la giusta volontà lo affronterete con il sorriso sulle labbra e perennemente in estasi, per ciò che vedrete e capirete.

Siete disposti ad arrivare in fondo a quel labirinto videoludico che è Control?
Verdetto
8.5 / 10
Take Control..
Commento
Control arriva al verdetto finale in piena forma. Tecnicamente, mostra tutti i muscoli grazie al motore proprietario di Remedy. Dal punto di vista di gameplay, risulta divertente e dona il giusto tasso di sfida. La trama è un labirinto di elementi, dove chi non è disposto ad esplorare potrebbe arrivare in fondo con più domande che risposte. Inoltre, Control è un ottimo punto di incontro fra tutte le altre per Remedy, il LA al Remedy Universe.
Pro e Contro
Tecnicamente eccelso
Divertente pad alla mano
Trama intricata e misteriosa...

x ...che se non si è disposti ad esplorare può sembrare vuota
x Un pò alienante alle prime battute