Luca D'Angelo

Postcrypta #16: Quel che accadde a G██ Valley

Una giacca poggiata su una poltrona. Una kufiyah stesa da giorni sullo schienale di un divano. Cavi USB di ogni tipo sparsi sui mobili come sfere del drago. Una PlayStation 5 impolverata, come pure le decine di cover di videogiochi intoccate per settimane dall’ultima pulizia accurata, per anni dall’ultimo utilizzo di qualsiasi cosa sia all’interno.

Potrei continuare a descrivere la situazione disordinata che ho attorno ma non ha senso. È simbolico: è il caos in cui vertono una mente e una vita da anni – le mie, se chissà perché non fosse chiaro. Impolverati sono anche gli svariati articoli lasciati in bozza, idee mai concretizzate perché il mondo attorno brucia.

I videogiochi c’entrano sempre, e il mondo reale c’entra sempre. Inutile girarci attorno.

Parliamone.

Questo è un viaggio basato sulla realtà. O la finzione. O entrambe e nessuna.

Ma davvero voi avete letto One Piece (se lo avete fatto) e non avete mai avuto la sensazione che si valicasse il confine tra quel mondo e il nostro?

Ho avuto uno “shift” a un certo punto, un momento degli ultimi anni in cui ho alzato gli occhi dall’ultima pagina di un capitolo di One Piece e mi è venuta meno una transizione che c’è sempre stata. Come quando dopo un cambio di luce repentino hai bisogno di un attimo per adattare lo sguardo. Quella transizione, quella che inconsciamente ti riporta al tuo mondo – a un certo punto l’ho mancata non so come.

Vabbè, chiaro che non ho dio Usopp di fronte e che non sto dentro One Piece, ma allora perché tutto il resto lo avevo ancora di fronte? Popolazioni sterminate per puro smercio di armi, manifestanti repressi con i manganelli. Le strade piene di sangue di persone che hanno peccato solo di volere un mondo migliore rompendo un vaso di troppo nel processo. Vecchi dementi che siedono su un trono che dovrebbe essere vuoto, ubriachi di soldi, fama, potere e pure qualche stupefacente ogni tanto, che aprono le prevendite di un nuovo ordine mondiale – tutto indorato da un’insegna con scritto Governo Mondiale Board of Peace.

I videogiochi erano il mio escapismo. One Piece era il mio escapismo, l’ispirazione ad affrontare la vita sorridendo il più possibile alle difficoltà anche quando era veramente troppo da reggere. Ma non può più esserlo, perché quel che leggo in quella storia già solo sfogliando senza riflettere è esattamente ciò che accade nel nostro mondo – tanto più che ormai quel jolly roger è diventato il simbolo delle masse che chiedono a gran voce un cambiamento in meglio. Mancano giusto i frutti del diavolo, guardacaso l’unico deus ex machina con cui le persone comuni possono difendersi da tutto questo.

Nemmeno un fumetto può più essere una fuga? Anche questo deve ricordarmi in che mondo viviamo?!

Sì, potrebbe essere spoiler per One Piece.

Le lacrime volevo usarle per Orso, e invece per forza di cose devo produrne il doppio perché l’incidente di God Valley è realtà passata e accade ancora sotto i nostri occhi. Peggio ancora: perché almeno di God Valley s’è persa traccia già durante i fatti, ma nella vita reale esiste ancora e i fatti si protraggono da due anni (molti di più, in realtà, ma forse ci vorrebbero tre Postcrypta per parlarne). E peggio ancora perché di God Valley ne hanno colpa i diretti interessati e nessun altro ne sa nulla; quel che accade a Gaza Valley invece è pagato dai consumatori di un numero vomitevole di nazioni del mondo. Per carità non abbiamo ucciso nessuno direttamente, o almeno parlo per le persone che conosco e sono sicuro che anche per molti e molte di voi vale lo stesso, ma è sempre bene essere consapevoli che sottobanco in parte abbiamo finanziato tutti (sezione C).

Avendo citato sopra il rapporto di Francesca Albanese mi tocca specificare che è puramente per rafforzamento del concetto basato su scritti ufficiali. E già, è questo il bellissimo mondo in cui viviamo: devi specificare anche l’ovvio perché di fatto non lo è mai.

[…] tu hai inventato una storia su certi uomini, tre erano, che furono condannati a morte per tradimento. Tu ti sei messo in testa di aver veduto un pezzo di carta che provava, invece, la loro innocenza. Un tal pezzo di carta non è mai esistito. Tu l’hai inventato e in seguito sei stato indotto a crederci come a una cosa vera. […] Ricordi?

Di One Piece ho sempre amato come tutto il mondo fosse vivo, e in ogni momento X l’azione di una persona corrisponda a una conseguenza anche su chi non vedi – un po’ come un effetto farfalla. Fa strano doverlo sottolineare ma è la normalità su cui il mondo si basa da quando possiamo parlarci a grandi distanze. Compri qualcosa, il denaro arriva prima a un miliardario che quel qualcosa non te lo ha certo consegnato in mano (ma verosimilmente non lo ha neanche fabbricato da sé); investi “nello sviluppo dei Paesi”, e più altre persone lo fanno più si alza il valore della tua azione.

Eppure l’effetto più devastante è sempre stato sotto il tappeto. Pensi di alimentare il benessere, e invece ciò che nutri di più sono morte e distruzione. Magari poi le vedi in TV, ma in pochi si prenderanno veramente la briga di dirti come si è arrivati a tanto. E se lo fanno, nell’economia del 2026 probabilmente verranno silenziati.

Voi non avete tracciato nessuna comunicazione. Regno di Lulusia? Un posto del genere non è mai esistito, no?

Ho iniziato a scrivere questo pezzo il 21 gennaio. Lo proseguo il 26, ed è incredibile come una sola settimana sia bastata ad aggiungere altra carne al fuoco. Ma il punto è sempre lo stesso: non mi riesce neanche più bene giocare per distrarmi. Basta alzare lo sguardo e c’è qualcosa di nuovo, e orribile, di cui leggere. Qualcosa che resterà sulla bocca di tutti e sulle prime pagine per un po’.

Verrà modificato. Magari i nostri nipoti lo leggeranno esattamente in quel modo: guarderanno quattro dita e diranno, “sono cinque, no?”. Perché è così che va il mondo a quanto pare: se il più forte, il più potente dice che ci sono cinque dita, anche una mano che non c’è sarà una mano con cinque dita alzate. Se dentro quel palazzo c’erano i terroristi o un “alieno mangia-cani” allora è così e non si deve interferire. Se il fottuto bullo dice “questa è casa mia e tu non puoi avvicinarti”, allora il diritto internazionale conta fino a un certo punto – è la moralità la bussola da usare.

Ma qual è il limite della moralità? Posso camminare per strada vestito da mago nero, o meglio ancora nudo? Posso entrare in un supermercato e uscire con un filone di pane non pagato, perché il pane è un bene primario e non mi sembra sensato doverlo pagare?

Tu, tu che leggi – posso avere il tuo telefono? Dammelo. Il mio mi piace, ma a pensarci bene il tuo mi piace un po’ di più e se non me lo dai sei una pessima persona. Ma in fondo quello è mai stato il tuo telefono? Se ci pensi bene, bene, forse in realtà era proprio il mio.

È ██████ che ti ha traviato, vuol farti credere che sia tuo ma è mio.

[…] lui era sulla scena per ostruire le operazioni delle forze dell’ordine e assaltare [gli agenti]. […] Sono state usate tecniche di de-escalation comuni, che non hanno funzionato, per contrastare ciò che era verosimilmente […] configurabile come aggressione a pubblico ufficiale.

“Ti rendi conto, ora, che è almeno possibile?”

Alzo lo sguardo dalle pagine e quel che vedo è indistinguibile. Persone che coltivano il proprio orto, senza mai alzare la testa dall’unico punto ancora coltivabile – il resto è bruciato, ma dai quel punto là si può fare. Qualcuno invece abbraccia le fiamme che divampano e le accompagna, inneggia allo sterminio e alla razza pura. Inneggia al ritorno di chi la pace – la propria pace – l’ha sempre apertamente imposta nel sangue, non nella giustizia.

E quello sbagliato sono io, anzi siamo noi: le persone che nei videogiochi, nei cartoni, nelle storie di fantasia ci vedono “troppo” come se dietro non ci fossero altre persone come noi.

È sbagliato giocare a Pokémon, è più giusto concentrare le proprie energie a insultare e bullizzare chi lo fa. È sbagliato credere che se due persone in una serie TV si baciano cambia poco come siano fatte – se non sono di due sessi diversi e ancora biologici è una forzatura sporca di woke. È sbagliato raccogliere il messaggio, alzare il culo dal divano e scendere in piazza a urlare per un mondo migliore: dovresti usare tutte le tue energie a dare del subumano a chi lo fa, a dare del p3d0f1l0 a chi anche solo si accosta al “virus del woke”, a sfiatare l’aria di cui ti riempi cuore e mente contro chi vuole solo staccare da ‘sto schifo anche se paga 70 euro un gioco messo su con i domino incollati con la marmellata.

È proprio questo il punto del mio sfogo: che le energie tanto vale concentrarle su cose inutili invece che per migliorare il mondo che è di tutti e tutte. Questo Postcrypta è il mio sfogo contro di voi: vaffanculo. Di cuore. Se vi sta bene vivere come vivete siete padroni di farlo e non mi arrogherò alcun diritto di critica, ma dovete tenere la bocca chiusa sugli affari degli altri. Non ce lo avete proprio il diritto di usare le persone come punching ball – lo fa già “Bibi” con tutta la sua combriccola del cazzo. Se non ve la sentite di combattere e preferite stare a guardare fatelo pure, se avete i vostri giochi che vi piacciono e Pokémon vi fa cagare va benissimo. Ma chiudete la bocca. Piuttosto aprite occhi e orecchie, perché questo mondo è anche vostro e nessuno è mai salvo.

Nika non esiste, ma vorrei tanto che esistesse. C’è un film che ci piaceva un sacco, vi ricordate? V per Vendetta. Come diceva? “V sono io, V siamo tutti noi” o qualcosa di simile. Forse è un messaggio: Nika siamo tutti noi. La libertà dei popoli, di tutti i popoli, dobbiamo conquistarla noi. Qualcuno resterà seduto sul divano e probabilmente va anche bene così, forse dobbiamo solo imparare a mutare quei suoni che emettono ogni tanto.

Mi ripeto, qualsiasi cosa accada e chiunque sia l’artefice alzate il volume e aprite bene occhi e orecchie perché vi riguarderà.

███████ raccomandava di non badare alla prova fornita dai propri occhi e dalle proprie orecchie.
Era l’ordine finale, il più essenziale di tutti.

██ ████ ████████ ████ non è mai esistito.

Ci sono cinque ███. Vedi ███████?

E le vide, infatti, per un attimo, prima che mutasse la scena che si presentava in quel punto alla sua mente. Vedeva delle persone assaltare un pubblico ufficiale.

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