Non troppo tempo fa ha fatto notizia la scoperta di un possibile accordo tra Microsoft e Sony per portare la serie di Call of Duty su Playstation Plus, a patto che Sony eviti di entrare nelle trattative che Microsoft starebbe tenendo in questo periodo per acquisire Activision Blizzard. I pesi massimi del mondo videoludico si accordano per spartirsi una fetta del mercato, le aree d’azione, e i rispettivi guadagni.

La vicenda racconta molto sul mondo videoludico contemporaneo, ed è possibile individuare almeno due immediate chiavi di lettura per poterla comprendere nella sua interezza.

La prima è che questa notizia, presa da sola, non rappresenta una novità. Da sempre, com’è “normale” del resto, le aziende tendono a competere e ad accordarsi tra loro per poter sopravvivere all’interno del mercato. In questo caso videoludico, ma sempre mercato. Giova tenere a mente questo dettaglio, perché il rischio, in questo caso, è che si vada a romanticizzare un settore che di “romantico” ha ben poco.

Si parla di un settore che attrae capitali che, già enormi, sono in costante crescita. Che il prodotto finale sia un videogioco, ovvero un prodotto d’intrattenimento a cui legare ricordi personali ed emozioni, è (purtroppo) ben poco rilevante.

La seconda chiave di lettura riguarda la natura stessa del mondo videoludico contemporaneo. Sony e Microsoft sono due aziende, e non deve stupire che si comportino come tali. Ciò che dovrebbe interessare, e in un certo senso preoccupare, l’utente-videogiocatore, è che i movimenti di queste aziende si tengano sempre in modo del tutto opaco. Il pubblico nella teoria ha un posto di rilievo nella piramide della produzione, visto che il suo gusto condiziona il successo o meno delle opere pubblicate, ma in realtà si trova alla sua base. A testimoniarlo ci sono eventi come questo. Il videogiocatore dovrebbe essere una parte fondamentale nei processi produttivi, ma non ha il minimo potere decisionale.

E il videogioco stesso, che comunque non è mai stato un prodotto “artigianale” per le aziende quanto più un vero e proprio investimento, è qui trattato come un terreno di scontro. La saga di Call of Duty, che ha contribuito alla crescita videoludica di milioni di persone, potrebbe non essere più disponibile sulle console Sony: è da qui che le trattative sarebbero partite.

Questa vicenda, insomma, racconta l’enorme divario tra la natura dell’industria dei videogiochi, e l’immagine che essa tiene a dare di sé. Da un lato, i movimenti che da sempre scandiscono l’attività delle aziende nel mercato, dall’altro l’”affetto” verso la clientela dei consumatori. È opportuno, in effetti, aprire una parentesi sulla totale assenza di coscienza di questi ultimi. I videogiocatori ricambiano, per così dire, questo affetto, fortificando l’attuale mercato dei videogiochi e contribuendo a rendere queste aziende sempre più opache e chiuse alla critica.

Non che ci sia qualche speranza di cambiare la natura di soggetti che valgono miliardi di dollari: il mercato è il mercato, ed è sempre stato così. Ciò che può, e deve cambiare, tuttavia, è la coscienza della massa dei consumatori, che deve farsi “critica” per poter continuare ad apprezzare i videogiochi come medium, oltre che come puro e semplice strumento d’intrattenimento.

Per concludere. La scoperta di quest’accordo tra Microsoft e Sony è una non-notizia, nel senso che non ha avuto le conseguenze che avrebbe dovuto avere. Un vero e proprio vaso di Pandora, capace di svelare a tutti un segreto che, in verità, è sotto gli occhi di tutti. Nel frattempo, le aziende continuano a comportarsi da aziende, e i videogiocatori… giocano.

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