Donato Ronca

Postcrypta In psicoanalisi nell’Interregno

È quel giorno del mese (non quello che pensate voi, giusto per informazione, non ho un utero). Un giorno chiaro e scuro, un giorno che in alcuni attimi non vedo l’ora che arrivi ed in altri vorrei rimandarlo all’infinito.

Sono ormai quasi due anni che lo vivo periodicamente ma non mi abituo mai del tutto. È un po’ come vedere quell’amico a cui vuoi bene, lui te ne vuole altrettanto, però a volte ti mette a disagio perché a lui importa davvero di come stai e non si accontenta di un semplice “bene grazie”. Vuole sapere, ti vuole scrutare e tu non puoi fare altro che accontentarlo, perché il beneficio che ne trai è superiore rispetto allo sforzo di andare oltre la risposta di circostanza.

Mi preparo ed esco dall’ufficio. La mia armatura è un giubbino, la mia cavalcatura una Peugeot 207. La mia spada è il coraggio e l’ironia il mio scudo. Durante il viaggio cerco di immaginare come sarà, se avrò davvero qualcosa da dire, se effettivamente sento di aver fatto qualche progresso, o semplicemente di constatare il mio fallimentare immobilismo, ritrovarmi sotto la luce della grazia di casa mia e riprovare fino al prossimo quel giorno del mese.

Arrivo, scendo dalla mia fedele Peugeot e attraverso la nebbia d’entrata mentre cervello e cuore si contendono paura e speranza e la battaglia comincia.

Dons: «Buonasera, dottore»

Accompagna la mia entrata con un cenno.

Dr. Miyazaki: «Buonasera signor Dons, prego si accomodi.»

Dons: « Grazia… ehm, grazie dottore. »

Dr. Miyazaki: «Allora signor Dons cosa mi racconta, come sta?»

Mentre mi accomodo sulla solita poltroncina il mio cervello cerca disperatamente lo spunto adatto ad iniziare.

Dons: «Dottore le sedute che abbiamo fatto nell’interregno negli ultimi mesi mi hanno dato molto da pensare.»

Il dottore si mette in posizione di ascolto.

Dr. Miyazaki: «Avanti allora, coraggio tiri fuori tutto.»

Dons: «Mentre mi barcamenavo tra avventure e peripezie varie mi sono reso conto di entrare in sempre più forte empatia con un personaggio che di solito non mi tocca minimamente. Anzi a dirla tutta è il tipo di personaggio che spesso mi sta proprio sulle scatole per quanto lo percepisco limitato e misero.»

Prende il solito taccuino.

Dr. Miyazaki: «Interessante, chi era? La candida Ranni, il prode Blaidd, il goffo Alexander

Faccio un bel respiro.

Dons: «Me stesso

Lo sguardo del dottore è sorpreso.

Dr. Miyazaki: «Non ha dato una bella descrizione di sè, se posso permettermi.»

Annuisco energicamente, forse anche troppo.

Dons: «Si permetta pure.»

Dr. Miyazaki: «Cos’è cambiato? Come mai questa volta ha provato queste nuove sensazioni?»

Dons: «Devo dire che è grazie a lei dottore, sto imparando sempre meglio a leggere dentro me stesso e i miei modi di fare.»

Il suo sguardo si distende tra il tranquillizzato e anche forse un minimo compiaciuto.

Dr.Miyazaki: «Direi che è positivo, però mi spieghi cosa intende con il termine “leggere”.»

Altro bel respiro per farmi coraggio.

Dons: «Provo a spiegarglielo. Spesso di fronte a certi miei modi di fare che reputo non sani o limitati, per paura di scoprire da cosa sono generati distolgo lo sguardo, quasi mi stacco da me stesso. Mi giudico ma non mi interrogo, facendomi solo del male. Adesso invece ho sempre più spesso il coraggio di pormeli quegli interrogativi e di conseguenza mi conosco di più, ed è più facile entrare in contatto con le mie emozioni in quel momento.»

Dr. Miyazaki: «Molto interessante. Ed è soprattutto positivo il fatto che lei abbia sempre meno avversione a certi lati di sè, come per esempio i suoi limiti, che la rendono fallace in certi momenti come tutti gli esseri umani, ma lei appunto distoglieva lo sguardo perché non riusciva ad accettarli e ne sentiva tutto il peso.»

Il mio ginocchio inizia a farsi ballerino.

Dons: «Sì, direi che ha centrato il punto. Quei limiti che ho e che spesso mi porto anche all’interno delle esperienze virtuali per la prima volta non mi hanno dato troppo fastidio, al contrario. Sono quasi stato contento di averli davanti così evidenti da poterli quasi toccare, perché ci ho fatto amicizia sa?»

La sua postura tende a farsi più vicina a me.

Dr. Miyazaki: «Affascinante, com’è fare amicizia con un limite?»

Mi gratto il pizzetto come per darmi il via.

Dons: «Sicuramente non sono tipi facili. Ma in fondo non sono cattivi, spesso sono addirittura così umili da permetterti di superarli. Per esempio c’è questo mio grosso limite, probabilmente il più grande, nei rapporti umani, che nell’interregno chiamano come lei ben sa Coop o PVP. È un po’ irruento e invade spesso i tuoi spazi anche da appena conosciuti. Allora mi viene subito da tagliare i cavi ethernet. Insomma, cos’è sta confidenza repentina? Nella prima run voglio fare tutto da solo. È una questione di principio.»

Aguzza gli occhi e capisco benissimo che è andato ancora una volta ben oltre il velo delle mie parole.

Dr. Miyazaki: «Lasci che sia sincero con lei. Le questioni di principio la maggior parte delle volte sono solo scuse per autogiustificarsi di fronte agli altri per un qualcosa che si ha paura di fare.»

Beccato” penso.

Dons: «Non le si può nascondere nulla eh?»

Accenna un sorriso.

Dr. Miyazaki: «È il mio lavoro in fondo, siamo qui per scoprirla senza pietà signor Dons.»

Il mio ginocchio passa da un lento ad una lambada.

Dons: «Ha ragione, onestamente ho paura di confrontarmi con gli altri in situazioni che non ho già affrontato in prima persona in precedenza. Rischierei di far venire alla luce le mie fragilità o limiti.»

Dr. Miyazaki: «Ecco spiegata la sua avversione al contatto diretto. Questo suo costante non sentirsi all’altezza degli altri, credere che i suoi limiti la mettano un gradino sotto. Pensa che gli altri non accetterebbero i suoi limiti come in effetti non li accetta lei. Non so quanto consapevolmente, ma lei dà per scontato che gli altri non abbiano difetti rilevanti invece di considerarli persone come lei – che anzi avrebbero piacere a stare in sua compagnia più di quanto lei creda.»

Stringo i miei palmi sulle ginocchia come a cercare di fermare quegli spasmi.

Dons: «Vorrei poterle dare torto ma credo che mi abbia descritto perfettamente. In realtà non è che non mi piacerebbe un contatto diretto, ma qualcosa dentro me lo impedisce e mi manda nel panico quando succede. Sarà ansia da prestazione, paura di mostrarmi fragile, insomma meglio affrontare certe cose da soli così l’eco di un eventuale fallimento rimane circoscritto tra il mio cervello e il mio cuore senza possibili fughe esterne.»

Dr. Miyazaki: «Per poi presentarsi di fronte agli altri sicuro di sé, sentendosi al loro “livello”, al riparo da possibili fallimenti.»

Bingo, doc.

Dons: «Si, ma per poi constatare che da quel tipo di rapporto non ricavo nulla, solo frustrazione, perché mi sembra come se la connessione con l’altro non cresca mai pur condividendo esperienze.»

Il suo sguardo si fa serio.

Dr. Miyazaki: «Questo perché non c’è nulla di spontaneo in quei rapporti, almeno da parte sua. È tutto preparato, tutto strategico, tutto artificiale, e in quei momenti potrà anche mentire a sé stesso ma non alla sua anima o a quella dei suoi amici che anche inconsciamente percepiscono che non c’è la giusta risonanza tra lei e loro.»

Allento la presa dalle ginocchia.

Dons: «Per fortuna però il caro Coop ha trovato il modo di iniziare ad avvicinarsi a me senza che io mi chiudessi automaticamente dietro le mie “strategie di difesa”. Ha iniziato a mandarmi dei messaggini discreti, molti anche premurosi e utili. Non sono mancati scherzetti eh, lui è un po’ burlone, che ci vuole fare?»

Il suo sguardo torna sereno.

Dr. Miyazaki: « D’altronde è questo che fanno gli amici. Ci fanno sentire a nostro agio, a volte passano il segno e ci fanno arrabbiare, altre volte ci fanno invece ridere, altre ci prendono in giro o ci fanno sentire meglio. Coop ha compreso il suo animo ed ha agito nel modo giusto per creare un varco.»

Dons: «Credo proprio sia andata così. Sono consapevole che in realtà i messaggi siano un palliativo, un’illusione di interazione con gli altri perché è indiretta, quindi facile per me che in fondo sono molto più bravo ad esprimere quello che provo attraverso messaggi o magari canzoni. Però pian piano ho iniziato davvero a considerarlo un amico, per quanto strano ed inaspettato possa sembrare.»

Dr. Miyazaki: «Secondo lei non potrebbe essere pericoloso diventare troppo amici di un limite?»

Gli spasmi sono scomparsi e mi sento sorprendentemente rilassato.

Dons: «Pensavo anch’io di sì, per questo mi innervosivano. Ma ho scoperto che più ci entri in confidenza e più si fa sottile, quasi trasparente, tanto da permetterti di passargli attraverso e andare oltre. Non che io lo abbia già fatto, ma sa una cosa? Questa volta non ho fatto saltare i ponti ethernet ed è un grosso passo avanti per me, magari alla prossima potrei anche azzardare un’evocazione

Mi sorride.

Dr. Miyazaki: «Sarebbe bello signor Dons, oserei dire quasi necessario… se posso permettermi.»

Dons: «Si permetta pure!»

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