Redazione ILVG

Speciale Il 2022 nei videogiochi, i nostri GOTY personali

Siamo agli sgoccioli. Se ne va un altro anno, e il sipario è preceduto da retrospettive piene di dubbi e incertezze. Via ai recap di YouTube, Reddit, Spotify e quant’altro. Pro o contro non importa: per chi aderisce resta pur sempre un momento di nostalgia per guardarsi un po’ dentro.

Viviamo così anche il Game of the Year, l’annuale appuntamento che decide quali giochi siano stati i più meritevoli dell’anno corrente. E forse in modo un po’ prevedibile a giudicare dall’aspettativa che lo ha circondato, l’onore è spettato quest’anno a Elden Ring. Se lo sarà meritato?

Non siamo qui a dare risposta a questa domanda. Ma è innegabile che un po’ ci abbia ispirato – ed è così che abbiamo preso a pensare, “Cosa ho giocato quest’anno? Cosa è piaciuto così tanto a noi da meritare il titolo dato a Elden Ring?”

Giuseppe Cammarano: SCORN

La mia scelta di considerare Scorn il gioco dell’anno sta nel fatto che, nel bene e nel male, questo è un gioco irripetibile. Sia chiaro: non ha il migliore impianto grafico, né il gameplay più ricco, né tantomeno alle spalle le risorse di una produzione AAA.

Ma valutare solo partendo da queste basi, significherebbe fare una grande ingiustizia a quella che può considerarsi una vera e propria esperienza. Così peculiare nelle atmosfere e nella descrizione degli eventi, un gioco così mi sembra difficile che lo si possa riprodurre (e forse un po’ me lo auguro!). È un po’ un unicum del mondo videoludico contemporaneo. E non nego che sotto aspetti sopracitati, questo gioco possa non essere molto simpatico.

Il fatto è che Scorn, nel 2022, ci ricorda che i videogiochi possono essere qualcosa capace di superare i confini dati dal proprio “medium” di appartenenza. 

Matteo Pastori: MARTHA IS DEAD

È sempre difficile dover tirare le somme a fine anno. Nonostante la quantità di titoli che ho spulciato quest’anno, per sfoltire il mio backlog o per pura curiosità, nulla mi ha toccato tanto quanto Martha Is Dead. L’ho approcciato senza troppe aspettative, da amante dell’horror e dei giochi made in Italy.

Ora, a mesi dall’uscita, pensarci mi lascia ancora quel velo di angoscia esistenziale che pochi giochi mi hanno trasmesso. Non è tanto il fattore gore che fece rizzare i capelli a Sony, è più il modo con cui l’opera accarezza il tema della morte con una sensibilità disarmante. Graficamente stupendo e a livello di gameplay non annoia, aggiungete location di stampo italico ed una soundtrack pressoché perfetta. Il risultato? Il mio GOTY personale, ed un videogioco dallo spessore che vale la pena provare sulla propria pelle.

Mi concedo una HONORABLE MENTION: se siete amanti del survival horror vecchio stampo, fatevi un favore e recuperate Signalis, che ero ad un passo dal dedicarci questo paragrafo!

Fausto Bernardini: GOD OF WAR RAGNAROK

Da bravo alternativo il grande dilemma che mi ha attanagliato questi giorni è stato: “Perché non God of War Ragnarok?”

Pochi giri di parole, quest’anno come nel 2018, quando il primo capitolo vide la luce, sono esplose due bombe atomiche. L’epopea norrena di Kratos cominciata qualche mese prima dell’uscita di Red Dead Redemption 2 si è chiusa quest’anno, poco tempo dopo l’esordio di Elden Ring. Devo ammettere però che, nonostante la ricerca dell’Anello Ancestrale sia stata una rivelazione, forse inaspettata per i miei gusti, esattamente come 6 anni fa con lo sfortunato Arthur Morgan, il Dio della Guerra si è preso il mio cuore. La narrazione, sempre sul pezzo, scandita dall’inesorabile piano sequenza a cui Santa Monica Studios ci aveva già abituati. La crescita dell’adolescente Athreus e quella meno scontata di Kratos. La magnifica reinterpretazione della mitologia nordica e delle vicende che portano al Ragnarok.

Vorrei fare l’alternativo, ma non sarei onesto con me stesso. God of War Ragnarok merita a mani bassissime il posto da capotavola nel Valhalla.

Andrea Stampiggi: FREUD’S BONES

Sebbene io abbia giocato poco in questo 2022, tutti i videogiochi a cui mi sono dedicato meritano di apparire, per un motivo o per un altro. Se da una parte sono stato catturato dall’immensità delle Lands Between, dall’altra Monster Hunter Rise: Sunbreak mi ha mostrato come non serva una narrativa eccezionale per dimenticare il passare delle ore.

Ma a spiccare tra le mie memorie è Freud’s Bones, piccola gemma indipendente realizzata da Fortuna “AxelFox” Imperatore. Il tema della crisi avviluppa l’intera esperienza in una stretta gentile, mostrando lati dell’umano difficilmente accessibili in altri videogiochi.

Seppur esistano narrative che esplorino la contorta complessità della mente – Planescape: Torment per citarne uno – Freud’s Bones osa e comanda al giocatore di prendere decisioni, mostrando il medium nella sua forma più pura. E mi rallegro a pensare che questo videogioco sia solamente la prima opera di questa talentuosa autrice.

Stefano Greppi: WoW DRAGONFLIGHT

Per buona parte del 2022 la mia scelta sarebbe probabilmente ricaduta su Leggende Pokémon: Arceus, ma un altrettanto vecchio ed esperto contendente ha saputo, nelle ultime settimane, spodestarlo dal gradino più alto del mio personale podio: World of Warcraft Dragonflight. Certo, WoW non è sicuramente un gioco “nuovo”, ma la recente espansione Dragonflight è finalmente riuscita a fare ciò che ultimamente non avveniva più – rendermi ansioso di scoprire ogni angolo di questa nuova terra da esplorare e ogni nuova storia che il popolo dei Dracthyr aveva in serbo per me.

Finalmente Warcraft ci riempie gli occhi di quella meraviglia che da 18 anni riesce a instillare nei giocatori che scoprono la sua immensa ambientazione fatta di piccole storie tanto quanto di epiche battaglie, e lo fa a dorso di possenti e maestosi draghi. Aggiungiamoci anche l’arrivo su WoW Classic di Wrath of the Lich King (espansione più amata di sempre) e non può che essere questo l’anno in cui devo e voglio premiare questa enorme epopea videoludica.

Donato Ronca: ELDEN RING

La mia scelta non può che essere tanto banale quanto vera: Elden Ring. Sinceramente non ho giocato molte opere uscite quest’anno, ma probabilmente il risultato non sarebbe diverso. Difficilmente un gioco riesce ad assorbirmi per un tempo estremamente prolungato a prescindere da quanto mi possa piacere, ma Elden Ring mi ha rapito per 3 o 4 mesi consecutivi non facendomi mai sentire il bisogno di giocare ad altro. Credo sia stato proprio il gioco giusto al momento giusto.

È stato un viaggio in tutti sensi. In modo parallelo ho esplorato l’interregno e me stesso, è stato direi terapeutico per certi versi e non posso fare a meno di tornare a farci un giro ogni tanto. Forse non è nemmeno il mio souls preferito, ma è sicuramente quello che si è fatto voler bene di più.

Antony Teodosio: STRAY

A tratti incantevole, notevole il colpo d’occhio, quasi ipnotizzante, toccante, la storia insieme alle movenze del personaggio ed alle sue espressioni suscitano vere emozioni. Stray è anche “diverso”, l’utilizzo di un personaggio non comune invita a pensare diversamente, stimola ad avere un nuovo punto di vista. Non è un gioco difficile, molto lineare nelle meccaniche ma non per questo poco attraente.

Nonostante la presenza dei robot, c’è molta “natura” in Stray. In primis l’essenza stessa del gatto, la sua vera natura di esploratore, di arrampicatore, poi ci sono le coscienze tipicamente umane contenute in corpi di metallo ma che ancora “vivono”. La natura verde che visivamente si nota nelle prime scene scompare per tutto il viaggio, per finalmente ritornare in veste di rinascita, di ritorno alla vita vera. Ricostruire la storia durante le fasi del gioco crea un giusto livello di curiosità senza avvertire troppo la necessità di capire subito gli avvenimenti, catturando l’attenzione momento per momento per poi svelare completamente l’interessantissima trama nelle ultime battute.

È come uno shottino, va bevuto in un solo colpo, la ricetta è un concentrato di etica, estetica e storyline, breve ma intenso e ne vale la pena.

Pasquale Murano: CULTIC

3D Realms ritorna e lo fa strizzando l’occhio ad un gioco di un competitor del passato. Cultic è un gioco uscito in sordina che prende a piene mani gli FPS anni 90, dandogli una svecchiata per renderlo compatibile con gli standard odierni.

Il gioco, da alcune armi fino al livello iniziale con tanto di intro, strizza l’occhio a Blood, sparatutto in prima persona uscito nel lontano ’97. Il protagonista è un detective che sta investigando su delle persone scomparse inspiegabilmente per colpa di un culto. Al momento, però, devo anche dire che è stato rilasciato solo il primo capitolo e che nell’immediato futuro se ne aggiungeranno altri. Un must da comprare.

Ilaria Celli: PENTIMENT

“Studiare la natura e la storia di un manoscritto è come giocare a una versione di Cluedo un po’ ubriaca: hai un sacco di personaggi in gioco che non hai la minima idea di come ci siano finiti – e probabilmente nemmeno loro sanno cosa stanno facendo -, gli indizi sono frutto di errori involontari o di stupida superbia, il movente è spesso legato a questioni economiche e, alla fine, il colpevole è sempre il monaco.[cit. docente che se oso nominare potrebbe querelarmi]

Io non so se sono in grado di spiegare quanto questo gioco mi abbia fatto bene al cuore. Pentiment non è solo estremamente avvincente dal punto di vista della trama, ma è un capolavoro di maniacale attenzione ai dettagli. È un manoscritto che parla di chi i manoscritti li crea, delle loro ossessioni, di come siano perfettamente consci del potere che testo e immagine hanno non solo sulle altre persone ma, in primis, su loro stessi. Pentiment è un videogioco che si fa pelle lavorata, e che sa fin dal primo istante di essere meravigliosa realtà e astuto inganno.

Luca D’Angelo: FINAL FANTASY VII CRISIS CORE REUNION

Ci ho dovuto pensare parecchio a cosa ho giocato quest’anno – e la risposta è stata, fino a pochi giorni fa, “soltanto Pokémon”. Sì lo ammetto: mi è passato per la testa di eleggerli a mio gioco dell’anno, che fosse per un barlume di speranza nel futuro (Leggende Arceus) o per provocazione e un animo profondo nascosto sotto un Everest di problemi (Scarlatto/Violetto).

Ma in cuor mio lo sapevo che a questi presupposti nemmeno tra cent’anni Pokémon merita il GOTY. Perciò ho scelto la remaster di Crisis Core: un gioco che all’atto della scrittura se ne sta sta praticamente ancora incelofanato sullo scaffale, che so essere un mero remaster 1:1 per PS5 di un gioco che ho giocato da piccolo. Un gioco che però ho amato, che ha avuto un enorme impatto su di me e che so amerò già ai titoli di testa.

Sì: vince un remaster 1:1, piuttosto di un bellissimo colabrodo del 2022.

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