Confesso: avevo completamente rimosso dell’esistenza di questa trovata Sony. Un abominio, per un certo verso, per altri niente più di un sistema extra di ricompense. Per alcuni un modo di ripagare gli sforzi da platinisti, per altri più che altro un’aggiunta non essenziale.

A pochi giorni dal debutto la pagina italiana ancora non esiste nemmeno. Quella inglese però dipinge un certo quadro, che si apre innanzitutto con l’alzata di mani “Ah, potreste dover aspettare anche due mesi in coda prima di essere accettati nel programma”. Quando in realtà non ci sono grandi requisiti, perché Stars è gratuito e avere attivo l’abbonamento al PS Plus sblocca piuttosto una versione “premium” del programma.

Ma ve l’ho detto che tra le ricompense c’è il trattamento di riguardo del supporto clienti? Andiamo con ordine.

Che cos’è PS Stars e come si attiva

Più in dettaglio, Stars è un programma PlayStation che promette di ricompensare sia gli sforzi di gioco che gli acquisti effettuati. Nel primo caso si parla, tra le altre cose, dei trofei in-game: raccoglierne un certo numero e di un certo tipo avrà in alcuni casi delle ricompense. Si tratta principalmente o di collezionabili, o di punti da spendere poi per ottenere altri collezionabili. E per rispondere subito a una domanda, no: a giudicare dalla descrizione del sito gli stessi non si potranno acquistare in soldi.

Il programma è diviso in “Campagne”, una serie di obiettivi da completare entro un certo limite di tempo per ottenere quanto detto. E se da un lato vorrei spendere una parola su come trovi carini alcuni collezionabili, dall’altro voglio non farlo. Il perché spiegato a breve.

Ma come si entra nel programma? Chiaramente bisogna possedere un account PlayStation Network e – per quanto ovvio – una PS4 o PS5. Smarcate le probabili ovvietà, no – non serve avere attivo il PlayStation Plus, di nessun livello. Chiunque abbia un account PSN può iscriversi e accedere. Da notare però che gli utenti Plus guadagneranno Punti anche in base a “tutti gli acquisti idonei”. Brace yourself.

Oltre al completare le appena menzionate campagne possono costiruire oggetto di Campagna la partecipazione a “obiettivi di gioco, tornei online ed esplorazione delle funzionalità della console” (come riportato sul sito ufficiale).

Uff. Ho la scarpa già piena di sassi.

PlayStation presenta: il programma cashback più controverso al mondo(?)

Sì, Stars è gratuito. A me poco importa perché ho un abbonamento base PS+ perennemente attivo, ma il programma così è aperto a tutti ed è chiaramente un buon inizio. Specie perché c’è la restrizione della maggior età, che si propone di evitare che i ragazzini spendano valanghe di soldi per un trofeo di un T-rex. Ma anche qui, meglio esercitare il beneficio del dubbio riguardo l’efficacia del controllo età.

Torniamo alla frase di prima. In pratica si sta proponendo un programma di ricompense da farmare, che include anche giochi non necessariamente pensati per il farming. Si sta incoraggiando la partecipazione ad eventuali tornei, che al netto di quanto possano scadere nel tossico quantomeno promuove la socializzazione in-game.

E, ancor più pericoloso, si offre come modo più rapido di guadagnare punti l’acquisto di giochi direttamente sullo store di PlayStation. Sì, per quanto legate al proprio account e non rivendibili le ricompense non sono NFT – non dovete pagare fior di soldi per averle. No, non per comprare la ricompensa: solo per ammassare più punti in una volta per poi prenderla.

Ma veniamo al programma di cashback.

La parte più divertente ancora è che tra le ricompense ci sono anche dei giochi. Roba del calibro di It Takes Two, Sekiro, The Quarry, che a prezzo pieno spaziano dai 40 ai 70 euro ciascuno. A leggere così, sì che la ricompensa vale la spesa. È il prezzo di acquisto in Punti rapportato a quanti se ne guadagnano che mi lascia molto interdetto.

Tradotto: ogni gioco completo acquistato frutta in Punti circa dieci volte il prezzo di acquisto. Quindi, un gioco acquistato a 70€ vale 700 Punti. Ecco, ci vogliono 10000 punti per It Takes Two, che possiamo considerare la ricompensa “average” tra quelle disponibili. In soldi si tratta di 1000€ spesi in acquisti, chiaramente senza guadagnare Punti in nessun altro modo.

Un prezzo abbastanza altino, che si applica anche alle ricompense “in soldi”. Oltre ai giochi si possono acquistare un “voucher” del valore di 5 o di 20 euro, rispettivamente a 1250 e 5000 punti. Considerando di nuovo Punti ottenuti solo acquistando giochi (“idonei”), dopo aver comprato circa 125 o 500 euro di giochi dallo store. E chi ha comprato l’edizione fisica della console per uno smodato feticismo dello scaffale pieno di dischi? Fa ovviamente ancora in tempo a rivenderli tutti e riacquistarli in digitale, se proprio ci tiene ai collezionabili.

Perché se non è scritto nella pagina di presentazione del programma, i Termini di servizio sono chiari su come nessun acquisto fisico sia idoneo a ottenere Punti.

Torniamo alle Campagne, perché non sono esenti da una grossa fetta di dubbi. Tanto per citarne una, “Hit Play/1994“. L’obiettivo è seguire degli indizi per giocare determinati giochi riconducibili a vecchie canzoni. Sono sei giochi in tutto, e contano titoli come Returnal e Death Stranding – il cui prezzo pieno è tutto fuorché permissivo, contando anche che Returnal è un’esclusiva PS5.

“Serve supporto? Ahia… livello 1.”

Ma la cosa che più di tutte fa incazzare è nascosta dietro un sistema di tier account. Per contesto: completare un tot di azioni (esempio: comprare n giochi) dopo l’iscrizione a Stars farà salire di livello (tier) l’account del giocatore legato al servizio stesso. Ci sono 4 livelli, che offrono ricompense dai collezionabili digitali agli avatar di gioco, al supporto prioritario presso il servizio clienti.

Il supporto prioritario presso il servizio clienti. Questa cosa, secondo me, è davvero orribile. Ho già comprato una quantità abominevole di giochi negli anni, ci ho speso soldi e non ho voglia né tempo di platinarli. Ho prenotato una PS5 mesi prima del lancio per garantirmela al day one perché di base sì, sono malato e la volevo subito, consapevole del rischio dei difetti che aleggia sulle console da day one. E consapevole che difficilmente in seguito l’avrei potuta comprare e avere in poco tempo, ma questa è un’altra storia.

Eppure tutto questo non basta, perché devo anche guadagnare 128 trofei non comuni e acquistare quattro giochi in digitale per un servizio che dovrebbe spettare di diritto a tutti. Tutti, da chi ha speso montagne di soldi per i giochi al day one a quelli che se li sono fatti prestare o li hanno comprati usati. Ottenere un supporto rapido ed efficiente dovrebbe essere un diritto accessibile a tutti, solo per aver acquistato una PlayStation.

E invece no. Che poi sia chiaro, con tutti i giochi ammassati in decenni di gaming 128 trofei si trova il modo di raccimolarli – volendo ignorare i quattro giochi completi da comprare, s’intende. Il fatto è che il concetto è profondamente sbagliato. Immaginate se iniziassero gli operatori delle compagnie mobili: “Ah ti serve aiuto? Mmmh che peccato, dovevi aver acquistato almeno quattro telefoni a prezzo pieno presso i nostri store fisici. Dovrai attendere l’operatore venti minuti, forse di più.”

Con PlayStation Stars puoi comprare umanità quattro giochi alla volta.

Non so davvero quanto sentissi la necessità di un servizio del genere. Probabilmente rasente il “per niente”, visto che fino a qualche settimana fa me ne ero totalmente dimenticato. Lo avevo liquidato come un extra, un qualcosa di così secondario che se ce l’ho attivo bene, altrimenti dormirò lo stesso.

Sbagliavo ad etichettarlo così, perché è ciò che mi ha portato a non informarmi. Poi l’ho fatto, e ho scoperto questo. Il servizio clienti prioritario da solo mi ha irritato più di qualsiasi microtransazione o NFT abbia mai visto in un videogioco.

Praticamente si sta vendendo umanità al prezzo di 4 giochi e lo sforzo di guadagnare dei trofei “non comuni”. E questo mi schifa più di qualsiasi power-up ingiusto nascosto dietro un paywall. Speravo che almeno l’aiuto di qualcuno non dovesse, un giorno, essere comprato extra.

E mi rode davvero dover giudicare l’intero servizio in base a questo, oltre che al già importante impegno (di portafoglio) necessario ad ottenere ricompense. Mi rode perché i collezionabili a tema Ape Escape e con il T-rex della tech demo PS1 erano ai miei occhi qualcosa di sensazionale. Non solo perché io con Ape Escape ci sono nato come gamer, ma perché erano un ottimo tentativo di preservare la memoria di giochi davvero vecchi e davvero di nicchia. Un po’ come Astro’s Playroom su PS5 fa già egregiamente.

Forse è proprio questo il problema: più noi giocatori ci abbandoniamo alla nostalgia, più chi può aiutarci a soddisfarla ci viene incontro. In cambio di soldi, chiaramente – sarebbe assurdo pensare che un gigante multinazionale non prezzi i sentimenti. Non lo avete pensato, vero?

Solo che a prezzare l’umanità non c’era arrivato ancora nessuno. Si dice ci sia sempre una prima volta, ma onestamente una del genere proprio non la auguravo.

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