Andrea "cakenotalie" Stampiggi

Speciale L’insostenibile ipocrisia del leak

Non vi sono dubbi: il leak di novanta clip di Grand Theft Auto 6 ha colpito il mondo del gaming con un impeto senza precedenti. Non solo; nei giorni successivi indiscrezioni hanno parlato anche di una porzione del codice sorgente, oltre a possibili estorsioni da parte dell’hacker. C’è chi, come Jason Schreier, definisce il fatto come uno dei più grandi leak della storia dei videogiochi. Ma non è necessario appellarsi al suo illustre parere per constatare la portata del danno.

Sì, non mentiamo alla nostra intelligenza, mascherando il leak per ciò che non è: non una semplice fuga di informazioni, bensì un crimine contro una proprietà intellettuale; e, nel caso in cui ci sia aggiunga anche il ricatto, si sfonda anche il confine dell’estorsione. Tuttavia, come spesso accade nel giornalismo videoludico, si tende ad edulcorare al punto da traviare completamente la natura del contenuto. In questa dispersione semantica, dove il vero significato del gesto viene posto in secondo piano rispetto alle sue conseguenze, è giusto chiedersi: fin dove può arrivare la marcescenza dell’hype?

Un leak è un crimine.

La palude del bianconiglio

Le metafore sono talmente potenti da essere spesso abusate, soprattutto nel nostro contesto culturale completamente liquido. Così, anche in questo caso, Elden Ring diventa la storia del videogiocatore medio, il Tarnished che si avventura nella Limgrave del giornalismo videoludico. Non si può rimanere indifferenti davanti all’imponenza dei suoi castelli ormai in rovina, con drappi lacerati di riviste sbiadite, all’incongruenza estetica di grandi architetture divenute tutt’uno con il terreno, lapidi di articoli persi nel mare dell’internet, all’insensatezza di impercettibili muri invisibili, tuttavia più intellegibili di molte linee editoriali.

Viaggiando ad est dalla Limgrave che fu ai tempi il sogno del giovane videogioco, di nobilitarsi attraverso la scrittura appassionata della rivista, si giunge al rossore di Caelid, terra di placida devastazione in cui sguazza il medium. Mancando di forma, la palude al suo centro garantisce alla landa tutto il putridume di cui necessita: notizie che spaziano dal cosplay, alla pubblicità malcelata, fino all’informazione di servizio senz’anima.

E nel riciclo dei contenuti, di quei boss dalla skin differente, appaiono anche le indiscrezioni degli insider, le frasi ad effetto che, esordendo con uno “stando a”, diventano echi di un Twitter, fast food della comunicazione.

Twitter, fast food della comunicazione.

La perla nella noia quotidiana

Il leak è il defibrillatore della sezione news: il momento in cui dita dissennate evangelizzano il pubblico dell’hype. Mentre i fanti e la cavalleria imbracciano le armi e si lanciano alla carica, nelle retrovie i generali contemplano lo splendore della loro battaglia: bisogna combattere l’egemonia del forum, con ogni mezzo necessario. La chiamata viene accolta da molti con zelo machiavellico, caricando le parole con link al materiale incriminato. “Comunque il pubblico lo vedrà; non ha senso nasconderglielo”.

E così la guerra dell’influenza è divampata, appicciata da un atto criminale. Vani sono i tentativi della vittima di rimuovere la sabbia dalla spiaggia dell’internet: la macchina dell’hype è ormai su di giri. Anche dopo la fine della tempesta mediatica, il mondo rimarrà macchiato della notizia del leak. Oltre ai soldi, chi viene derubato della sua proprietà intellettuale perde anche la reputazione. Mentre ai piani alti della zaibatsu comincia in gran segreto l’eziologia, la caccia alla strega che ha permesso l’increscioso atto.

“Comunque il pubblico lo vedrà; non ha senso nasconderglielo”.

La quintessenza dell’egoismo

Con la Porta di Guf aperta, le news annaspano verso i comunicati stampa delle vittime, inscenando un copione ormai recitato alla perfezione; un copione la cui la genialità ha trasceso la finta compassione.

No, si lasci perdere il leak e la sua natura criminale; bensì si vesta la maschera greca e ci si rivolga al pubblico. “Ci dobbiamo aspettare un ritardo nel rilascio di GTA 6?”, scandisce il coro che non racconta più la tragedia dell’eroe multinazionale, ma lo spettro delle conseguenze.

E davanti allo sfacelo destinato a dissolversi dopo un giorno o due, non resta altro che intonare: all’s right with the world.

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